Anche quest’anno sono tornato in Sicilia per le vacanze natalizie e per “recharger les piles”, come dicono qui a Parigi (per ricaricare le pile), per affrontare un nuovo anno.
Ogni volta che torno a Cinisi, ho l’impressione di non essere mai partito dalla Sicilia, di non aver mai abbandonato la mia vita siciliana ma di averla soltanto messa in “stand-by” premendo il pulsante pausa del telecomando della vita. Ogni qualvolta mi catapulto in Sicilia per riassaporare un pò di quella vita che un tempo mi era così cara, è come se mi teletrasportassi in una dimensione parallela in cui il tempo resta immutato e tutto è cristallizzato da sette anni a questa parte.
Tornare in Sicilia durante le feste natalizie è stato essenziale per me: passare del tempo con la mia famiglia, rincontrare vecchi e “veri” amici, riassaporare i deliziosi piatti siciliani e tuffarmi nelle tradizioni natalizie del mio caro paesello.
La prima cosa che ho fatto quando sono atterrato a Cinisi (l’aeroporto Falcone-Borsellino, ex Punta Raisi, si trova nel territorio del mio paese), è stata, come ogni volta che torno in Sicilia, andare in spiaggia.
Ho spento la macchina e sono rimasto una quindicina di minuti a fissare una delle cose che più mi manca qui a Parigi: il mare.
Per chi abita in un paese bagnato dal mare, guardare l’orizzonte oltre quell’immensa distesa d’acqua, diventa un’azione abituale, quotidiana e quasi meccanica: l’anima si abbandona in divagazioni metafisiche, cullata dalle onde, e i problemi reali, per pochi minuti, sembrano lontani.
Dopo l’abituale sosta in spiaggia, ho continuato il mio giro panoramico del paese con la classica “salita” del Corso Umberto. Si tratta del corso principale del paese e ricordo che da ragazzo, in scooter, lo percorrevo una quindicina di volte al giorno.
Giunto in piazza, l’atmosfera natalizia ha invaso il mio spirito: un particolarissimo albero di Natale, realizzato attraverso l’intelligente sovrapposizione di bottiglie di plastica, dominava maestosamente la piazza. L’opera natalizia realizzata quest’anno dal comune di Cinisi è veramente particolare e va riconosciuta l’originalità di una creazione che ha saputo combinare ecologia e spirito natalizio. Un vero e proprio albero a costo zero!
Il maestoso palazzo dei benedettini, sede del municipio, ha saputo degnamente fare da sfondo all”albero di plastica” per la cui realizzazione sono state necessarie circa 6 mila bottiglie di plastica.
Tra le altre iniziative che hanno movimentato il Natale cinisense va ricordato, inoltre, l’immancabile presepe semovente di Giacomo Randazzo che ogni hanno, per la sua bellezza, lascia senza fiato piccoli e grandi.
Il presepe quest’anno era ancora più grande e, come sempre, le riproduzioni in miniatura erano curate nei dettagli.
Un vero e proprio paese in miniatura con tanto di fontane, chiese e artigiani di ogni sorta.
Quest’anno, inoltre, il presepe di Randazzo era maggiormente legato al territorio di Cinisi grazie alla presenza della magnifica riproduzione della mitica “torre del mulinazzo” e della costa antistante. Una vera e propria perla che ha impreziosito un’opera già dotata di un suo particolarissimo fascino.
Poco distante dal presepe semovente è stato allestito un suggestivo presepe vivente. L’iniziativa è stata proposta per la prima volta quest’anno ma sono sicuro che sarà riproposta nuovamente negli anni successivi.
Seguendo il percorso della visita si presentavano davanti agli occhi estasiati dei visitatori tante scene che richiamavano un passato lontano, alternate a scene bibliche come la riproduzione della natività.
Durante la visita del presepe, infatti, era possibile allietare le proprie papille gustative con le deliziose pietanze realizzate sul posto e offerte gratuitamente: dolcissime sfincie, pane caldo con l’olio, ricotta calda, patate bollite e tanto altro ancora.
Tre le altre iniziative che hanno caratterizzato il periodo natalizio nel mio paese mi piace ricordare, infine, “Officina 183″ una mostra collettiva di artisti di Cinisi e Terrasini.
Entrando nell’immenso salone situato al piano superiore, un brivido gelido mi percorre la schiena e mi dico che probabilmente è in quella stanza che l’uccisione di Peppino Impastato è stata firmata con il sangue da Tano Seduto.
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