Un recente sondaggio ha rivelato che per i francesi l’igiene non è una priorità essenziale.
Conoscevamo già l’antipatia dei nostri cugini verso il bidet, adesso apprendiamo che un francese su cinque non si lava tutti i giorni.
Il sondaggio realizzato dalla società BVA ha evidenziato dati inquietanti riguardo le cattive abitudini igieniche dei francesi:
- Il 20% dei francesi saltano la doccia quotidiana e si contentano di lavarsi un giorno su due
- Il 55% degli intervistati non si lava le mani sistematicamente dopo aver preso la metropolitana o i bus pubblici; 1 francese su 5 non si lava le mani prima dei pasti; il 12,5% dei francesi non si lava le mani prima di uscire dal bagno.
Lo studio Bagel, un delirante canale di video su Youtube, ha interpretato alla sua maniera i risultati di questo sondaggio.
Il risultato è una parodia esilarante che stigmatizza con grande ironia le cattive abitudini dei francesi.
“Piove, governo ladro!” è un motto utilizzato spesso ironicamente per apostrofare il potere costituito e l’eccessiva imposizione tributaria da parte del governo.
Secondo alcuni l’espressione risalirebbe al regno lombardo-veneto (1815-1848) durante il periodo dell’occupazione austriaca.
In quel tempo i contadini dei territori del nord Italia venivano tassati in base al raccolto che era più copioso se l’annata era stata piovosa. Più abbondante era il raccolto, maggiori erano le tasse da pagare al governo.
I francesi, invece, potranno imprecare contro il governo ogni qualvolta mangeranno una crêpe alla Nutella o un qualunque altro dolce farcito con la deliziosa crema al cioccolato di origine italiana.
E’ di questi giorni, infatti, la decisione del governo francese di tassare la Nutella in virtù della presenza, tra gli ingredienti, dell’olio di palma considerato nocivo per la salute dell’uomo e per l’ambiente.
La tassa sull’olio di palma che è presente in molti altri prodotti (come margarina, burro, fritture, prodotti da forno, torte, biscotti, zuppe, ecc. ecc.), é stata aumentata del 300% per venire incontro al parere espresso dall’agenzia nazionale di sicurezza sanitaria (ANSES) che ha decretato l’eccessivo consumo di acidi grassi saturi da parte dei francesi.
La sera del 14 novembre i senatori hanno approvato, con 212 voti favorevoli e 133 contrari, quello che è stato soprannominato il “decreto Nutella” e il conseguente aumento di prezzo dei prodotti interessati dalla tassa. Non ci sarà un certo anti-italianismo in questo accanimento contro la Nutella? I francesi arriveranno a tassare anche la pizza e la pasta?
Risulta inoltre paradossale che durante la stessa seduta del Senato, sia stata votata la riduzione della tassa sulla birra. Ma la birra non fa ingrassare ugualmente?
La lotta all’obesità del governo francese si può riassumere nello slogan “più birra, meno Nutella”.
Piccola parentesi nazionalista dedicata ai molti francesi che pensano che la Nutella l’abbiano inventata loro: la Nutella è un prodotto italianissimo creato dall’industria dolciaria piemontese Ferrero. Esistono moltissime copie o tentativi di riprodurre la ricetta originale che è e resta italiana.
Pubblicato il 27 settembre 2012 da italianiaparigi
Legale e illegale
Gli Stati Uniti d’America sono un Paese dalle mille contraddizioni.
La legge americana stabilisce, per esempio, che bisogna avere compiuto 21 anni per acquistare dell’alcool.
Il secondo emendamento della stessa costituzione americana afferma che “essendo necessaria, per la sicurezza di uno Stato libero, una milizia ben organizzata, non è violato il diritto del popolo di tenere e portare armi”. Dunque tutti (collezionisti, cacciatori, veterani di guerra e psicopatici) possono acquistare una pistola o un fucile da tenere in casa.
I nostri amici a stelle e strisce, oltre ad esportare la democrazia, amano emanare leggi inverosimili che sistematicamente lasciano di stucco l’opinione pubblica mondiale.
L’ultima trovata, in ordine cronologico, proviene dal governo della California che ha vietato la produzione e la distribuzione di foie gras (fegato d’oca) nel suo territorio.
La produzione di questa prelibatezza francese comporta effettivamente orrende torture alle oche che vengono ingozzate (il cosiddetto gavage) di mangime, attraverso un tubo infilato in gola, per ottenere l’accumulo di grasso nel fegato.
Si tratta di una pratica immorale e violenta, vietata in molti Paesi del mondo, che da molti anni fa dibattere gli ambientalisti riguardo la liceità di questo procedimento.
Tuttavia la decisione di vietare il foie gras in uno Stato come la California, dove vige ancora la pena di morte, risulta una decisione paradossale e contraria al libero mercato.
I ristoratori californiani che proporranno il fegato d’oca nei loro menù rischiano una multa di mille dollari.
I golosi estimatori californiani saranno costretti ad acquistare la prelibatezza francese di nascosto al mercato nero, come se acquistassero marijuana.
Il foie gras è soltanto l’ultima vittima delle obsolete leggi degli USA.
Nel Paese dello zio Sam non possono essere importati nemmeno la maggior parte dei formaggi a pasta molle fabbricati a partire dal latte pastorizzato e persino il mitico ovetto Kinder non è il benvenuto (per via di una legge che impedisce di introdurre materiale non commestibile nei prodotti alimentari)!
Pubblicato il 18 settembre 2012 da italianiaparigi
Le suggestioni di Google per François Hollande
Il concetto di laicità in Francia è qualcosa di sacro.
Questa affermazione ossimorica riassume perfettamente lo spirito dei francesi che sventolano orgogliosi la bandiera della laicità ma che, in realtà, danno un grande peso alla religione.
I francesi puntano il dito contro noi italiani e stigmatizzano, ridendo sotto i baffi, l’ingerenza della chiesa sullo Stato e sulla cultura italiana.
I cugini mangia-baguette inorridiscono nell’apprendere che sui muri della maggior parte delle scuole pubbliche italiane campeggia un crocifisso e gridano in coro slogan laici che inneggiano alla libertà di culto e al rispetto di tutte le religioni.
La nostra costituzione (come quella francese) dice che l’Italia è uno stato laico ma la presenza del Vaticano nel territorio italiano ha conferito un maggiore peso alla compagine cattolica nel Belpaese e ha contribuito a forgiare un popolo condizionato dal pensiero cristiano.
La Francia, invece, rivendica fieramente la sua laicità e il rispetto incondizionato di tutti i culti religiosi.
In occasione del paradossale caso del presepe sugli Champs Elysées dello scorso Natale, avevo già sottolineato come l’eccessiva ricerca del rispetto di tutte le religioni raggiunga momenti parossistici che rasentano l’assurdità.
Se i francesi dichiarano di essere un Paese laico in cui religione e politica sono due sfere nettamente separate e distinte, i fatti dimostrano il contrario.
La prova dell’importanza della religione nella società francese è stata palesata recentemente.
Numerose associazioni francesi hanno attaccato la società Google perché il suo motore di ricerca associa automaticamente il termine “ebreo” al nome di varie personalità politiche tra le quali François Hollande.
Se provate a scrivere il nome del presidente della repubblica francese su Goolgle.fr, il motore vi consiglierà di associare al nome di Hollande al termine “juif”.
Lo stesso esperimento funziona anche scrivendo il nome di altre personalità politiche come Nicolas Sarkozy, Jean-Marc Ayrault e Bill Clinton, Google associa il nome di queste personalità al termine ebreo.
I responsabili di Google hanno spiegato di non potere intervenire sull’algoritmo del loro software e che le suggestioni proposte dal motore sono basate sulla frequenza di ricerca degli internauti. In pratica se la maggior parte dei francesi cerca di sapere se Hollande è ebreo, Google memorizza il dato e lo propone sistematicamente agli utenti.
Quello che emerge sintomaticamente da questo caso è che i francesi, che cercano informazioni sulle personalità politiche del proprio Paese, vogliono innanzitutto avere informazioni riguardo il loro orientamento religioso.
Ma la Francia non era un Paese laico? Ma i francesi non se ne fregavano del culto religioso dei propri uomini politici?
Evidentemente non è così e il peso della religione si fa sentire anche in Francia.
In un Paese veramente laico i cittadini dovrebbero disinteressarsi del culto religioso dei politici.
La religione non dovrebbe essere un criterio talmente importante da condizionare lo sguardo e il giudizio che rivolgiamo al nostro prossimo.
Le fotografie sono degli insostituibili cristalli di memoria che ci permettono di ricordare in maniera vivida il nostro passato e la nostra storia.
Alcune foto, scolpite nella memoria collettiva, sono più emblematiche di altre e veicolano valori e significati profondi.
Si pensi alla foto-icona di Ernesto Che Guevara in cui il rivoluzionario e guerrigliero cubano appare con la barba incolta e il berretto sulla testa o alla foto del famoso bacio dell’Hotel de Ville di Robert Doisneau.
La foto che ritrae Georges Brassens, Jacques Brel e Leo Ferré occupa un posto particolare tra i tasselli che formano il mosaico di immagini della memoria visiva universale .
Lo scatto immortala l’unica occasione in cui questi tre mostri sacri della musica, cultura e poesia francese si sono riuniti.
I tre cantautori s’incontrarono il 6 gennaio 1969 nell’ambito di una tavola rotonda organizzata dalla rivista Rock & Folk e dalla radio RTL per intervistarli e per conoscere le loro differenti opinioni su vari argomenti.
Le scene delle lotte studentesche del maggio 68 erano ancora vive negli occhi dei francesi che cercavano figure emblematiche che incarnassero gli ideali di libertà, ribellione e rivolta verso il conformismo.
Jean-Pierre Leloir, il fotografo che ha realizzato lo scatto, non sapeva ancora che stava catturando nella sua pellicola una goccia di memoria.
L’incontro si svolse in un appartamento della rue Saint placide, lungo la rive gauche, in cui l’aria divenne rapidamente irrespirabile: Brassens fumava la pipa, Brel accendeva e spegneva le sue Gitanes, Ferré aspirava incessantemente le sue Celtiques e Cristiani, l’intervistatore di RTL, fumava ugualmente la pipa.
Una canzone di Leo Ferré intitolata “Avec le temps” enfatizzava l’inellutabilitá del tempo che scorre inesorabile, la fotografia di Leloir ha arrestato il tempo e ha sublimato quel grande momento di musica e cultura.
Se avete lavorato in una compagnia francese condividendo il vostro spazio professionale con dei simpatici colleghi mangia-baguette avrete sicuramente notato alcune piccole sfumature culturali.
Naturalmente il contenuto di questo post è assolutamente legato alla mia esperienza personale e ogni italiano che si è trovato a lavorare a Parigi può non identificarsi con quanto scritto.
Una delle cose che mi ha maggiormente scioccato nel contesto lavorativo delle società francesi in cui ho lavorato è la distanza che gli impiegati mettono immediatamente tra loro.
In Francia la gente va in ufficio per lavorare e non per farsi degli amici o per conoscere nuova gente. Il francese medio se ne frega altamente se avete una famiglia, dei figli o se non sapete cosa fare il sabato sera, quello che gli interessa è che facciate il vostro lavoro.
Da questo atteggiamento pragmatico nasce una profonda distanza tra gli individui che compongono l’azienda; ognuno si chiude nel proprio guscio evitando di discutere di argomenti personali o di condividere momenti emozionali con gli altri.
Mi sono recentemente sposato e quando ho annunciato alla mia decina di colleghi che erano tutti ufficialmente invitati alla festa mi hanno guardato sbalorditi con gli occhi spalancati.
In seguito, una collega mi ha spiegato che in Francia non si usa.
Un altro argomento da non toccare assolutamente nell’ambito lavorativo francese, oltre a politica e religione naturalmente, è quello dello stipendio.
Il salario degli impiegati francesi rappresenta un taboo insormontabile, un segreto da conservare gelosamente, una domanda da non porre mai a un proprio collega se si vogliono evitare scene imbarazzanti.
Personalmente non capisco tutta questa riservatezza su un dato che dovrebbe essere trasparente e pubblico.
Che dire poi dei problemi legati all’eccessiva frammentazione della gerarchia interna?
Spesso le aziende comprendono un eccessivo numero di capi e capetti che fanno a gara per far pesare la propria posizione di forza sui subordinati.
Si tratta di piccoli impiegatucci che si permettono di fare la voce grossa con i colleghi solamente perchè il loro titolo è più lungo o più pomposo.
Naturalmente queste problematiche legate alla gerarchia aziendale non sono legate alla cultura francese ma, ahimè, fanno parte dell’ambiente lavorativo in generale e dell’intricato e difficile universo delle relazioni umane.
Sabato sera in un elegante ristorante parigino.
La coppia che occupa il tavolo di fronte al nostro sembra passare una stupenda serata insieme.
Si tratta di due eleganti ragazzi francesi e dai loro sorrisi sembra che tra loro ci sia una sintonia perfetta.
Le luci soffuse del locale in cui ci troviamo e un’atmosfera decisamente romantica fanno da contesto agli allegri discorsi dei due giovani.
Anche noi approfittiamo pienamente di questa bella serata e ci godiamo l’ottima cena.
Ogni tanto il mio sguardo si dirige incosciamente verso il tavolo di fronte per carpire scene d’intimità della coppia che continua a scambiarsi effusioni e coccolarsi.
I due piccioncini intervallano dolci moine alle squisite portate della cena.
E’ davvero una bella scena e mi dico che è bello vedere coppie così legate e in sintonia.
Dal comportamento e dalle premure del ragazzo, mi rendo conto che si tratta di una delle loro prime uscite insieme.
Mi godo la cena ascoltando le risate felici del tavolo vicino e ogni tanto mi capita di lanciare un’occhiata invadente.
Ad un certo punto rilevo un radicale cambio d’atmosfera, il tono della voce dei due diventa immediatamente serio e le risate spensierate hanno lasciato il posto ad un gelo glaciale che avvolge tristemente la coppia.
Mi chiedo cosa abbia potuto causare quel cambiamento repentino d’atmosfera, quale evento abbia trasportato violentemente quella coppia dalla più totale sintonia all’imbarazzo e alla serietà.
Lancio una rapida occhiata al tavolo per cercare una spiegazione e capisco immediatamente cosa sta succedendo: e’ il momento del pagamento, il momento della fatidica addition!
Il ragazzo che fino a quel momento si era comportato come un perfetto gentiluomo ricoprendo di attenzioni e carinerie la sua compagna si trasforma in un severo contabile e, tirata fuori una mini-calcolatrice, inizia ad esaminare minuziosamente lo scontrino.
Dopo aver individuato il montante relativo al SUO pasto, passa lo scontrino alla sua compagna invitandola a fare la stessa cosa.
Accanto allo scontrino si trovano adesso due carte di credito: quella della ragazza e quella del ragazzo che divideranno salomonicamente il costo della cena.
L’alone di magia che circondava quel tavolo si sgretola miseramente davanti i miei occhi increduli e, lasciando il ristorante, ringrazio il cielo di essere italiano.
Gli italiani avranno mille altri difetti ma di certo non l’avarizia che è, a mio avviso, uno dei peggior difetti esistenti.
Ogni volta che torno in Sicilia assisto sistematicamente a divertentissime scenette al bancone del bar: la gente sgomita letteralmente per poter pagare il caffé, la birra o il pranzo ai propri amici…perchè vuole avere questo piacere e perchè si sente onorata di poterlo fare.
Non voglio etichettare tutto il popolo francese come avaro ma durante la mia permanenza a Parigi ho potuto assistere a numerose scene di tirchiaggine acuta che mi hanno portato a scrivere questo post.
Ricordo di una collega che pur di non pagare 30 centesimi per avere un caffé dal distributore automatico, veniva al lavoro con delle bustine di thé che immergeva in una tazza d’acqua calda riscaldata al microonde.
E che dire di Marie Laurence che mi ha chiesto con un gran sorriso i 20 centesimi che mi aveva prestato il giorno prima durante la pausa pranzo?
Conosco varie coppie di francesi che sono sposati da tempo , hanno figli…e continuano a dividere tutto!!!
Vogliamo parlare poi di quei genitori mangia baguette che chiedono ai figli il pagamento di un affitto mensile ?!?
In ogni caso non è solo il sottoscritto che pensa che i cugini francesi abbiano le braccine corte.
Un recente sondaggio realizzato dal sito turistico Expedia.fr, che ha intervistato circa 4500 hotel del mondo intero, ha incoronato i cugini d’Oltralpe come i turisiti più tirchi del mondo.
Sono sicuro che in questo momento state pensando a quel vostro amico francese che, come Arpagone nell’Avaro di Molière, calcola costantemente le sue spese e che non trova mai il portafoglio al momento di pagare.
Morale della favola: quando uscite con i francesi non ragionate troppo alla maniera italiana di pagare tutto per tutti e non fate troppo gli splendidi o rischiate di fare la fine dell’Alouette …farvi levare le piume!
Alouette, gentille Alouette Alouette, je te plumerai. Je te plumerai la tête, Je te plumerai la tête, Et la tête, et la tête, Alouette, Alouette, Aaaah… Alouette, gentille Alouette, Alouette, je te plumerai. Alouette, gentille Alouette, Alouette, je te plumerai. Je te plumerai le bec, Je te plumerai le bec, Et le bec, et le bec, Et la tête, et la tête, Alouette, Alouette, Aaaah… Alouette, gentille Alouette, Alouette, je te plumerai. et le nez… et le dos… et les jambes… et les pieds… et les pattes… et le cou.
Enologia parigina: Alla scoperta dei vini francesi
All’interno delle antiche cantine a volta del re Luigi XV, situate a due passi dal Louvre, si svolgono dei fantasmagorici incontri sul tema del vino. I nostri sommelier ti invitano a partecipare, per offrirti la possibilità di scoprire, gustare e capire i grandi vini francesi.
Tre corsi di enologia ludici e conviviali ti sono proposti: vino e formaggio, vino e cioccolato o un giro di Francia dei vini.
Imparerai divertendoti a riconoscere gli accordi, i vitigni e le denominazioni dei vari domini viticoli, assaggiando un assortimento di nettari divini, selezionati espressamente per le loro caratteristiche e le loro sapori… Da non perdere!
Informazioni pratiche Prezzo della degustazione: Da 60 euro a persona
Durata della prestazione: 2 ore
Luogo della degustazione: Nelle antiche cantine reali a volta, situate vicino al Louvre
“A Nous Paris” è una delle tante riviste gratuite disponibili a Parigi.
La rivista pubblicata per la prima volta nel 1999, reperibile ogni lunedì nelle principali stazioni della metropolitana parigina, si è imposta rapidamente come il primo successo della stampa gratuita in Francia.
Magazine d’attualità urbana, “A Nous Paris” trasforma il tempo del trasporto urbano in un momento d’informazione e di cultura: in 56 pagine, la rivista informa il lettore sulle tendenze, gli svaghi, gli eventi, e l’attualità culturale nell’Ile de France.
La rivista informa, inoltre, sull’attualità legata al circuito della metropolitana gestito dalla RATP: i lavori di rinnovamento, le iniziative, le attività culturali e tanto altro.
Una sezione di questo utile magazine è dedicata agli annunci che includono anche un’interessante pagina di annunci di lavoro.
Il suo stile al passo con i tempi, l’approccio editoriale eclettico e l’attenzione particolare rivolta verso l’attualità urbana hanno fatto in modo che “A Nous Paris” si sia rapidamente fatta largo tra le riviste gratuite della capitale.
Un altro momento in cui la pseudo-mielosità del popolo parigino tocca il suo culmine è la pretesa del “Bonjour”.
Che c’ è di male a salutare la gente con un cordiale “Buongiorno”? direte Voi.
Il difetto morboso, rispondo io, sta nel pretenderlo questo sacrosanto saluto!!!
Mi spiego meglio: il parigino medio pretende che quando gli indirizziate la parola, per chiedere un’informazione, iniziate la vostra frase salutando con un “Bonjour/Bonsoir”; solo allora potrete formulare la vostra domanda o richiesta.
Se sarete talmente scellerati e la Vostra distrazione vi porterà a omettere la formula di saluto dalla vostra frase, il simpatico parigino non esiterà a farvi notare la vostra maleducata dimenticanza.
Se per esempio chiedete un’ indicazione a un passante dimenticando l’indispensabile incipit di cortesia e di saluto, il gentile sconosciuto al posto di rispondere alla vostra domanda vi risponderà con un …”Bonjour” in modo tale da sottolineare quanto siete stati maleducati a non salutarlo.
Caso paradigmatico di questa pretesa di buone maniere spinta all’eccesso dal popolo parigino è “Madame Bonjour”.
Si tratta di una boulangère/panettiera dove io e Valeria andavamo sistematicamente a comprare la nostra baguette quotidiana quando abitavamo nel quartiere Mouffetard.
L’arzilla Signora sembrava veramente progettata per schiaffare “Bonjour/Bonsoir” in faccia ai clienti, qualunque cosa essi chiedessero; il fatto che avesse una voce particolarmente acuta ha immortalato la sua immagine nella mia memoria.
Così se il cliente esordiva dicendo “Une baguette de tradition, s’il vous plait”, la vecchietta parigina, da dietro il bancone, rispondeva “Bonjour” e il cliente doveva sistematicamente ripetere la sua richiesta…il tutto per la gioia di chi stava in fila ad attendere e a godersi queste scenette quotidiane.