Gli Hommen bloccano la città

Gli Hommen bloccano Parigi

Gli Hommen bloccano Parigi

Il gruppo femminista Femen ha saputo rapidamente catturare l’attenzione dell’opinione pubblica grazie a una lunga serie di manifestazioni scioccanti e disinibite.
Gli interventi delle Femen non passano mai inosservati visto che le attiviste del movimento si presentano in topless ai sit-in di protesta: col seno al vento e qualche cartellone che indica le ragioni della mobilitazione, le giovani militanti invadono un luogo pubblico provocando le reazioni del pubblico e l’immancabile intervento della polizia.
Nato in Ucraina nel 2008, il movimento Femen ha scelto la capitale francese per trovare nuove reclute da arruolare tra le fila del movimento.
Le attiviste in topless devono adesso fare i conti con gli Hommen, un nuovo movimento formato da manifestanti rigorosamente a petto nudo.
A differenza delle Femen, gli Hommen manifestano per un unico obiettivo: impedire che il governo francese approvi la legge sui matrimoni gay.
La legge per il mariage pour tous (matrimonio per tutti), già approvata in Senato, continua a creare malumori e a provocare proteste da parte di gruppi di cittadini e associazioni contrari alla politica di Hollande e alla sua scelta di estendere il diritto al matrimonio e alle adozioni alle coppie gay e lesbiche.
L’ultima protesta degli Hommen è avvenuta lunedi sera quando hanno tentato di bloccare la trafficata rue de Rivoli, nel I arrondissement di Parigi.
Legati uno all’altro attraverso manette e camuffati da maschere bianche, una trentina di uomini hanno tentato di bloccare una delle arterie urbane principali della capitale francese.
I manifestanti sono stati rapidamente allontanati dalle forze dell’ordine e il traffico è ripreso regolarmente.
Gli Hommen hanno dichiarato di non voler arrendersi e di preparare nuove azioni di protesta contro la riforma del matrimonio.

E voi che ne pensate? A favore o contro il mariage pour tous?

La lettera di motivazione

Un colloquio di lavoro

Un colloquio di lavoro

Inviare la propria candidatura per un posto di lavoro in Francia equivale ad inviare una copia del curriculum accompagnata da una lettera motivazionale.
Creare una lettera di motivazione attraente e interessante può rapidamente trasformarsi in un vero rompicapo.
La chiave di volta per riuscire a redigere una lettera efficace è la personalizzazione e l’uso di un vocabolario mirato al posto che ci interessa.

Ecco alcuni spunti per comporre una lettera valida che lasci trapelare la vostra motivazione.

Capire il ruolo della lettera motivazionale
La lettera non ha nulla a che vedere con il CV e ha il compito di trasmettere la vostra motivazione al datore di lavoro. Se il curriculum illustra le vostre competenze e le esperienze lavorative, la lettera decanta la voglia di fare bene e di fare parte di quella azienda.
La lettera di motivazione si colloca a metà tra il CV e il posto di lavoro e svolge un essenziale ruolo intermediario tra questi due elementi.
Il CV e la lettera sono complementari: si completano e si rinforzano tra loro in un gioco di continui collegamenti e rimandi.
La lettera motivazionale ha il compito di focalizzare l’attenzione dell’interlocutore sui punti forti del vostro CV che corrispondono all’offerta di lavoro.

Usate il giusto tono
Scrivere una lettera di motivazione rappresenta molto di più di un semplice esercizio di stile nel quale riempire un foglio di belle parole su di noi.
Tre paragrafi (15 o 20 righe) bastano per riassumere i concetti fondamentali.
La lettera deve essere scritta in un francese corretto, senza nessun errore di ortografia o sintassi (fatela rileggere a un madrelingua prima di inviarla), in uno stile elegante che si avvicini più al tono professionale che a quello letterario.
Cercate il giusto mezzo tra l’originalità, che potrebbe non piacere, e la banalità, che vi amalgama alla massa.

Non parlate soltanto di voi
Il principale difetto di una lettera di motivazione è il fatto di incentrarla esclusivamente su voi e sul vostro percorso formativo-professionale.
Creare una sorta di doppione del vostro CV e non parlare minimamente dell’azienda rischia di far perdere l’interesse della lettera.
Parlate di voi ma dedicate anche alcune riflessioni all’azienda e ai progetti che vi attirano.

Collegate il vostro progetto ai bisogni dell’azienda
Rendete la lettera attraente creando collegamenti tra il vostro profilo professionale e i bisogni della ditta. Mostrate la vostra affinità alla cultura aziendale. Più le vostre argomentazioni saranno precise e coerenti, più susciterete l’interesse del vostro interlocutore che avrà voglia di conoscervi maggiormente in occasione di un colloquio.

Adattate la lettera
Non confondete le risposte agli annunci di lavoro e le “candidature spontanee”. In quest’ultimo caso potete inviare una lettera standard con un tono abbastanza generico e vago.
Nel caso di una risposta a un annuncio, dovrete utilizzare riferimenti precisi e specifici relativamente al posto che vi interessa.

Non rispondete a tutti gli annunci
Concentrate la vostra ricerca di lavoro solamente verso gli annunci che vi interessano e per i quali possedete i giusti requisiti. Evitate di inviare la vostra candidatura per tutti gli annunci di lavoro includendo i posti troppo tecnici per voi. Sprechereste tempo ed energia.

Una tradizione francese: la galette des rois

La galette des rois

In Francia ci si augura il buon anno durante tutto il mese di gennaio.
Un’altra tradizione che si estende a tutto il mese di gennaio è quella della galette des rois in occasione della quale i francesi degustano una fragrante torta di frangipane che solitamente accompagnano con un bicchiere di sidro.
Dissimulata tra le soffici sfoglie del delizioso dolce, si nasconde una minuscola statuetta che anticamente era costituita da una fava.
Chi trova la cosiddetta fève viene eletto re o regina della giornata e riceve una luccicante corona di carta.
La tradizione vuole che il più giovane invitato si nasconda sotto il tavolo e decida l’assegnazione delle parti di torta.
Pronunciando a voce alta il nome della persona, il giovane sceglie a chi attribuire ogni fetta e, inconsapevolmente, decide a chi consegnare la parte contenente la fève.

L’originale idea di nascondere un oggetto nella torta proverrebbe da un’usanza romana che consisteva nello scegliere il re della festa lanciando una fava.
Il rito di celebrare l’adorazione dei magi ritrovandosi attorno a una torta di frangipane risale al XIV secolo.
Il dolce veniva diviso in tante parti quanti erano gli invitati e una parte supplementare, chiamata la fetta del Signore o la fetta della Madonna, destinata al primo povero che si presentava.
La forma rotonda e il colore dorato del tipico dolce dell’epifania richiama il culto solare celebrato durante i Saturnali.
Oggi all’interno della galette si può trovare di tutto: personaggi del mondo Disney, miniature di Batman, l’uomo ragno, Asterix e persino gioielli.
La tradizione della galette comincia il giorno dell’epifania, il 6 gennaio, in cui si ricorda la visita da parte dei re magi al divino bambino e quindi la rivelazione e la manifestazione di Gesú a tutti i popoli del mondo.
Giunti dall’Oriente, i tre re giunsero fino a Betlemme seguendo la luce di una stella cometa e si inginocchiarono dinanzi al figlio di Dio.
Melchiorre portò in dono l’oro (simbolo reale), Baldassarre offrì l’incenso (simbolo di divinità) e Gaspare regalò la mirra (simbolo della sofferenza redentrice).

Igiene parigina

Lavarsi le mani è importante

Lavarsi le mani è importante

Un recente sondaggio ha rivelato che per i francesi l’igiene non è una priorità essenziale.
Conoscevamo già l’antipatia dei nostri cugini verso il bidet, adesso apprendiamo che un francese su cinque non si lava tutti i giorni.
Il sondaggio realizzato dalla società BVA ha evidenziato dati inquietanti riguardo le cattive abitudini igieniche dei francesi:
- Il 20% dei francesi saltano la doccia quotidiana e si contentano di lavarsi un giorno su due
- Il 55% degli intervistati non si lava le mani sistematicamente dopo aver preso la metropolitana o i bus pubblici; 1 francese su 5 non si lava le mani prima dei pasti; il 12,5% dei francesi non si lava le mani prima di uscire dal bagno.
Lo studio Bagel, un delirante canale di video su Youtube, ha interpretato alla sua maniera i risultati di questo sondaggio.
Il risultato è una parodia esilarante che stigmatizza con grande ironia le cattive abitudini dei francesi.

Più birra, meno Nutella

Pane e Nutella

“Piove, governo ladro!” è un motto utilizzato spesso ironicamente per apostrofare il potere costituito e l’eccessiva imposizione tributaria da parte del governo.
Secondo alcuni l’espressione risalirebbe al regno lombardo-veneto (1815-1848) durante il periodo dell’occupazione austriaca.
In quel tempo i contadini dei territori del nord Italia venivano tassati in base al raccolto che era più copioso se l’annata era stata piovosa. Più abbondante era il raccolto, maggiori erano le tasse da pagare al governo.
I francesi, invece, potranno imprecare contro il governo ogni qualvolta mangeranno una crêpe alla Nutella o un  qualunque altro dolce farcito con la deliziosa crema al cioccolato di origine italiana.
E’ di questi giorni, infatti, la decisione del governo francese di tassare la Nutella in virtù della presenza, tra gli ingredienti, dell’olio di palma considerato nocivo per la salute dell’uomo e per l’ambiente.
La tassa sull’olio di palma che è presente in molti altri prodotti (come margarina, burro, fritture, prodotti da forno, torte, biscotti, zuppe, ecc. ecc.), é stata aumentata del 300% per venire incontro al parere espresso dall’agenzia nazionale di sicurezza sanitaria (ANSES) che ha decretato l’eccessivo consumo di acidi grassi saturi da parte dei francesi.
La sera del 14 novembre i senatori hanno approvato, con 212 voti favorevoli e 133 contrari, quello che è stato soprannominato il “decreto Nutella” e il conseguente aumento di prezzo dei prodotti interessati dalla tassa. Non ci sarà un certo anti-italianismo in questo accanimento contro la Nutella? I francesi arriveranno a tassare anche la pizza e la pasta?
Risulta inoltre paradossale che durante la stessa seduta del Senato, sia stata votata la riduzione della tassa sulla birra. Ma la birra non fa ingrassare ugualmente?
La lotta all’obesità del governo francese si può riassumere nello slogan “più birra, meno Nutella”.

Piccola parentesi nazionalista dedicata ai molti francesi che pensano che la Nutella l’abbiano inventata loro: la Nutella è un prodotto italianissimo creato dall’industria dolciaria piemontese Ferrero. Esistono moltissime copie o tentativi di riprodurre la ricetta originale che è e resta italiana.

Panzani…questo sconosciuto

La pasta Panzani

Mimetizzata tra spaghetti Barilla, fusilli Garofalo e bucatini De Cecco, la pasta Panzani campeggia fieramente in tutti i supermercati francesi.
La Panzani è una delle marche di pasta più consumate in Francia e agli occhi dei francesi rappresenta un simbolo d’italianità e della cucina del Belpaese.
Peccato che in Italia questa pasta non sia mai stata commercializzata e probabilmente non lo sarà mai.
Sebbene le pubblicità insistano sulla sua italianità, la Panzani è prodotta interamente in Francia, nella zona di Lione, e non ha nulla a che vedere con l’Italia.
I pubblicitari della marca, al fine di incrementare le vendite, hanno pensato bene di giocare con la bandiera italiana per decorare le confezioni e di concepire spot pubblicitari che abbondano di riferimenti allo Stivale.
L’unico legame con l’Italia è la nazionalità del fondatore della marca Giovanni Ubaldo Panzani che nel 1929 prese la nazionalità francese e si fece chiamare Jean Panzani.
Il giovane Panzani decise di continuare il mestiere del padre e cominciò a produrre pasta artigianale che consegnava in bicicletta.
Il gruppo Panzani, che oltre a vari tipi di pasta produce anche salse e condimenti, ha conosciuto un rapido sviluppo ed è oggi una delle marche preferite dei francesi.
Il problema è che i francesi considerano la Panzani come una pasta italiana e pensano che noi italiani la divoriamo fin da piccoli.
Pur essendo estremamente nazionalisti, sciovinisti e fedeli alla bandiera, i francesi accarezzano il tricolore italiano pur di vendere qualche pacco di pasta in più.
Tutto è concesso nel marketing e la Panzani riuscirà pure a infinocchiare la sua pasta pseudo-italiana ai francesi, gli italiani la snobberanno e continueranno ad acquistare le marche prodotte in Italia.
In ultima analisi voglio comunque sottolineare che anche la qualità delle marche italiane di pasta risulta più scarsa in Francia, probabilmente a causa della qualità di grano utilizzata: essendo destinate a palati meno esigenti di quelli italiani, le marche di pasta prodotta in Italia per l’esportazione prendono il lusso di abbassare la qualità del prodotto (per la gioia di noi italiani all’estero!).

Chi li ha visti?

Un ponte con la terra degli scomparsi

Un caro amico che gestisce un blog dedicato al delicato tema delle persone scomparse mi ha chiesto di pubblicare un post relativo ad alcuni casi di scomparsi che potrebbero trovarsi in Francia.
Si tratta di Michele Radicchi (scomparso da Pisa l’8/4/12) Mario Allegretti (scomparso da Potenza il 16/08/12) e  e Marcello Volpe (scomparso da Palermo il 12/07/2011). Cliccando sul nome di ciascuno, otterrete la scheda di ogni persona corredata da foto e preziose informazioni che potrebbero contribuire al loro ritrovamento.
Questo blog è consultato da molti italiani residenti a Parigi e nel territorio francese e spero che, se veramente queste persone si trovano attualmente in Francia, possa partecipare in maniera attiva al reperimento di indizi o tracce, seppur minime, di speranza.
Il fenomeno delle persone scomparse è purtroppo in forte aumento in Italia dove il numero delle persone inghiottite inspiegabilmente dal vuoto è, dal 1974 a oggi, di circa ventisei mila.
Sono tantissime le denunce presentate per segnalare la scomparsa di un caro e dietro ogni denuncia si nasconde una famiglia in preda alla disperazione.
Si tratta di storie tristi di vite spezzate misteriosamente che lasciano uno straziante e drammatico senso di sconforto nelle famiglie implicate.
Se siete in grado di dare un minimo contributo al ritrovamento di queste persone, inviate le informazioni in vostro possesso ai responsabili del blog “un portale con la terra degli scomparsi” .

Il bacio di Marsiglia

Il bacio di Marsiglia

Cosa c’è più bello di un bacio? Cosa scatena una carica emotiva più coinvolgente di quell’intenso scambio di feromoni che ci trattiene avvinghiati alla persona amata?
Alcuni baci, ritratti da fotografi o immortalati da altri artisti, fanno oramai parte dell’immaginario collettivo e materializzano in maniera vivida quell’ideale romantico capace di far vibrare gli animi più sensibili.
Si pensi al celebre bacio dell’Hotel de Ville di Parigi immortalato dal fotografo Doisneau,  il bacio di Klimt che raffigura due innamorati avvolti da una coperta multicromatica, il bacio etereo tra Amore e Psiche (famosa statua di Canova esposta al museo del Louvre) o ancora il bacio romantico tra Clark Gable e Vivien Leigh in Via col Vento.   
Oltre a manifestare un tenero sussulto del cuore, un bacio può anche trasformarsi in un simbolo di protesta se viene contestualizzato nella situazione adatta.
E’ quanto è successo recentemente in Francia e più precisamente a Marsiglia, dove la fotografia di un bacio, scattata durante una manifestazione, è rapidamente divenuta il manifesto di un movimento di protesta caricandosi di un forte valore simbolico e mediatico.
La manifestazione era quella organizzata il 23 ottobre scorso dal movimento cattolico Alliance Vita per protestare contro il matrimonio gay e la concessione delle adozioni alle coppie omosessuali, che il governo Hollande si appresta a legalizzare in Francia, e il bacio contestatario ha visto come protagoniste Julia e Auriane, una coppia che non ha resistito alla voglia di scambiarsi dolci effusioni in pubblico.
Le due ragazze hanno dichiarato di non essere state al corrente della manifestazione in corso e che, passando dalla zona in cui si svolgeva il corteo, hanno voluto baciarsi per manifestare simbolicamente il proprio diritto di amarsi liberamente.
La foto, scattata per caso da Gérard Julien che si trovava al posto giusto al momento giusto, è foriera di significati forti ed è stata adottata dal movimento LGBT come vivido manifesto delle proprie rivendicazioni.
Lo scatto che immortala le due ragazze mentre si baciano appassionatamente scatenando lo sdegno bigotto dei manifestanti è un significativo affresco sociale che riassume sentimenti antitetici ed emozioni contrastanti.
E voi con chi state? Con Julia e Auriane che hanno osato sfidare la composta morale dei manifestanti o con il corteo che protestava contro il progetto di legge del governo Hollande che estenderà il matrimonio e la possibilità di adottare anche agli omosessuali?

Disoccupazione in aumento

Disoccupazione in aumento

La Francia ha reagito mediamente bene alla crisi e il solido sistema economico dei cugini transalpini ha evitato l’incubo della recessione.
Tuttavia il numero dei disoccupati che risiedono in Francia aumenta in maniera esponenziale.
Il ministro del lavoro Michel Sapin ha recentemente annunciato che il numero dei francesi alla ricerca di un impiego supera la soglia dei tre milioni.
Dal 1999 il numero dei disoccupati non era mai stato così elevato in Francia.
Il governo di François Hollande, già impegnato a fare i conti con il malcontento popolare per le misure d’austerità, ha promesso di mettere in atto tutti i mezzi a sua disposizione per diminuire il tasso di disoccupazione.
Ma come funziona il sistema dello chomage (disoccupazione) in Francia? Come ci si inscrive all’agenzia di collocamento e quale retribuzione spetta ai disoccupati?
Le indennità di disoccupazione ARE (allocation de retour à l’emploi) spettano a tutti quei lavoratori che sono stati privati del proprio lavoro (licenziamento o rupture conventionnelle) e che hanno cumulato i diritti necessari in una o più aziende.

La prima tappa per beneficiare dell’ARE è l’iscrizione a Pole Emploi, l’agenzia di collocamento francese.
L’ex lavoratore che desidera iscriversi come disoccupato e percepire le relative indennità deve prendere un appuntamento utilizzando il sito internet di Pole Emploi o chiamando il numero 3949 (chiamata gratuita da un telefono fisso).
In occasione del suo primo appuntamento lo chomeur (disoccupato) deve presentare un dossier d’iscrizione che riassume la sua vita lavorativa e i seguenti documenti:
- un documento d’identità valido
- un’attestazione vitale rilasciata dalla sécurité sociale o una copia della carte vitale
- un RIB (ovvero i dati del conto bancario)
- l’attestazione destinata a Pole Emploi, rilasciata dall’ex datore di lavoro

Effettuata l’iscrizione, il disoccupato riceve una attestazione che certifica il suo stato di demandeur d’emploi (alla ricerca di un lavoro) e una lettera informativa che ricapitola la sua nuova situazione nei confronti dello Stato francese.
Conservate gelosamente l’attestazione rilasciata da PoleEmploi se volete beneficiare di alcuni vantaggi sociali destinati ai disoccupati. Ecco i principali:
-  La maggior parte dei musei sono gratuiti per i disoccupati (Louvre e museo d’Orsay inclusi)
- Le principali catene di cinema francesi (MK2, Pathé, Gaumont) propongono interessanti riduzioni, dal lunedì al venerdì, sui prezzi dei biglietti.
- Se siete disoccupati, tutte le piscine parigine vi aprono le porte gratuitamente.
- I principali operatori telefonici (Orange, SFR, Bouygues) propongono interessanti offerte, a partire da 10€ al mese, dedicate a chi cerca un lavoro.
- Per quanto riguarda i trasporti, la SNCF (ferrovie dello stato) offre uno sconto del 25% per viaggiare in Francia.Pole Emploi vi comunicherà per posta la somma delle indennità che percepirete ogni mese, il cosiddetto ARE (allocation de retour à l’emploi).
La durata del versamento di queste indennità dipendono dalla durata del lavoro che il disoccupato aveva prima della sua iscrizione a Pole Emploi.
Il periodo durante il quale il disoccupato sarà indennizzato equivale ai diritti che ha cumulato nei 28 mesi (per chi ha meno di 50 anni) precedenti alla perdita del lavoro.
Bisogna aver lavorato almeno 122 giorni (610 ore) per beneficiare dell’ARE e la durata dell’indennizzo non può essere nè inferiore a 4 mesi nè superiore a 2 anni (i disoccupati che hanno più di 50 anni possono ricevere l’indennizzo fino a 3 anni).
La somma versata mensilmente omprende una parte fissa e una parte variabile che viene calcolata in funzione dei salari percepiti nel precedente lavoro.
La parte fissa è uguale a 11.57€ mentre la parte variabile equivale al 40.4% del salario giornaliero di riferimento (SJR).
La somma totale percepita dal disoccupato non può essere inferiore al 57.4% ne superiore al 75% del SJR.

Il disoccupato che si iscrive a Pole Emploi non viene retribuito immediatamente.
Bisogna rispettare, infatti, un periodo di attesa (carence) che viene calcolato in base:
- i congedi rimanenti alla data del licenziamento
- le somme percepite in seguito alla rottura del contratto
- 7 giorni applicati sistematicamente
Il periodo di attesa non può superare i 75 giorni.
Completate le procedure d’iscrizione e trascorso il periodo di attesa, Pole Emploi vi verserà ogni mese il montante della vostra indennità ARE.
Il versamento si basa sulla dichiarazione di ricerca di lavoro che il disoccupato effettua ogni mese via internet, telefonicamente o recandosi in un’agenzia Pole Emploi.
Questa formalità è indispensabile per il pagamento dell’indennizzo di disoccupazione.

Per beneficiare del pagamento dell’ARE, il disoccupato deve inoltre:
- Giustificare una ricerca attiva di lavoro
- Risiedere nel territorio francese
- Presentarsi fisicamente agli appuntamenti fissati da Pole Emploi

La fine di un contratto

La fine di un contratto

Nell’ambito di questo blog ho già sviluppato tematiche legate al mondo del lavoro a Parigi: cercare e trovare un lavoro, le varie forme contrattuali o ancora le sfumature culturali.
Gli italiani che si trasferiscono a Parigi per motivi di lavoro possono anche imbattersi in un problema diverso dalla ricerca del lavoro: la perdita dell’impiego.
Se è vero che la ricerca del lavoro è un tassello essenziale nel cammino di un italiano che decide di mollare tutto per inventarsi una nuova vita nella ville lumière, è ugualmente vero che perdere un lavoro rappresenta un momento delicato sia materialmente che psicologicamente.
Per questo motivo è bene informarsi e studiare attentamente i propri diritti per evitare che il datore di lavoro, magari approfittando del fatto che siete italiani e non conoscete bene la legislazione francese, approfitti della situazione per privarvi di ciò che vi spetta.

Ecco le principali forme di rottura di un contratto a durata indeterminata in Francia.

Dimissioni
La volontà di interrompere un rapporto lavorativo può talvolta provenire dall’impiegato.
Un lavoro troppo stressante, fenomeni di mobbing orizzontale (da parte di uno o più colleghi) o verticale (da parte dei dirigenti) o semplicemente il desiderio di cambiare impiego possono indurre un lavoratore a interrompere spontaneamente la collaborazione con il proprio datore di lavoro.
Il diritto di un salariato di dimissionare rappresenta il corollario del diritto del datore di lavoro di licenziare i suoi impiegati: la differenza principale risiede nel fatto che la dimissione non deve necessariamente essere motivata.
Il metodo più utilizzato per manifestare al proprio capo la volontà di lasciare la propria funzione lavorativa è attraverso una lettre récommandée avec avis de réception (lettera raccomandata con avviso di ricevimento).
La dimissione non ha bisogno nè di essere motivata nè di essere accettata dal datore di lavoro.
La legge francese non prevede l’obbligo di eseguire alcun periodo di preavviso prima di lasciare il proprio lavoro.
Tuttavia il contratto che avete firmato all’assunzione e la convenzione collettiva che regolano la vostra professione stabiliscono sicuramente un periodo di preavviso (solitamente un mese) che potrete negoziare con il vostro capo chiedendo di esserne dispensati.
In seguito alle dimissioni riceverete, nell’ultima busta paga, un’indennità compensatrice per le ferie rimanenti e un’indennità di preavviso (se il datore di lavoro ha accettato di dispensarvene).
Lo svantaggio principale delle dimissioni è il fatto che (a parte pochissimi casi particolari: dimissioni per seguire il coniuge, dimissioni di un giovane per seguire i genitori, dimissioni a causa di molestie sessuali subite sul lavoro) non consente di percepire l’ARE (allocation de retour à l’emploi) ovvero le indennità di disoccupazione.
In buona sostanza, se decidete di dare le dimissioni non avrete diritto allo chomage .

Licenziamento
Secondo la legge del 13 luglio 1973, il licenziamento di un salariato deve essere fondato su un valido motivo relativo al comportamento del lavoratore interessato o su ragioni economiche indipendenti dal salariato.
Un datore di lavoro non può licenziare un suo impiegato senza una giusta causa altrimenti il licenziamento sarà giudicato abusivo e i pregiudizi subiti dal salariato dovranno essere risarciti.
Esistono vari motivi e gradi d’importanza per licenziare un impiegato, il diverso tipo di licenziamento ha importanti conseguenze sulle indennità percepite e sui successivi diritti del lavoratore.
Il licenziamento per motivi personali comprende tre diverse categorie: per giusta causa (cause réelle et sérieuse), errore professionale grave (faute grave), errore professionale gravissimo (faute lourde).

Licenziamento per giusta causa
La giusta causa può essere considerata la forma di licenziamento meno severa che un datore di lavoro possa opporre a un lavoratore.
Questa forma di licenziamento può essere applicata solamente se i fatti rimproverati al lavoratore sono esatti, verificati (materialmente verificabili o giuridicamente provabili), precisi e oggettivi.
Il dirigente dell’azienda può utilizzare come giusta causa anche degli elementi inerenti alla mansione professionale dell’impiegato: il non raggiungimento degli obiettivi fissati, ritardi reiterati, il rifiuto di accettare una leggera modifica degli orari di lavoro o il rifiuto di partecipare a un progetto aziendale.
Il lavoratore che reputa che la causa sollevata dal datore di lavoro sia ingiusta può fare ricorso al conseil de prud’hommes che riesaminerà il suo caso.
Se la legge francese stipulerà che il licenziamento è infondato e abusivo, il lavoratore avrà diritto a un rimborso proporzionato al pregiudizio subito.

Licenziamento per errore professionale grave
Il datore di lavoro può licenziare il lavoratore per errore grave se riscontra una chiara violazione degli obblighi legati al contratto di lavoro (assenze ingiustificate senza autorizzazione, comportamento scorretto verso la dirigenza, ecc.) .
Il salariato viene privato immediatamente del suo impiego e non ha il diritto di effettuare un periodo di preavviso in azienda.
Questa forma di licenziamento priva il salariato delle indennità di preavviso e di licenziamento; solamente le indennità relative ai congedi non utilizzati saranno pagate al lavoratore.

Licenziamento per errore professionale gravissimo
E’ la forma di licenziamento più grave. Si applica nei casi di evidente intenzionalità da parte del lavoratore di causare danni all’azienda e ai suoi membri: spionaggio industriale, divulgazione di segreti professionali, appropriazione illecita di fondi, aggressione fisica, falsificazione di documenti, ecc. ecc.
Le conseguenze del licenziamento per errore gravissimo sono le più estreme.
Il lavoratore viene allontanato immediatamente dall’azienda (la cosiddetta mise à pied) e gli vengono negate tutte le indennità legate al contratto di lavoro.

Licenziamento per motivi economici
Il licenziamento per motivi economici viene effettuato per motivi indipendenti dal lavoratore e legati alle difficolta economiche dell’azienda.
Il datore di lavoro può decidere di utilizzare questa forma di licenziamento solo dopo aver proposto al lavoratore un’altra funzione all’interno dell’azienda.
Il lavoratore che subisce un licenziamento economico può beneficiare della convenzione CSP (Contrat Sécurisation Professionnelle) che gli garantisce un periodo di orientamento, di consulenza professionale e soprattutto l’80% del suo salario lordo durante 12 mesi.

Qualunque sia la forma di licenziamento subita (anche per errore grave) il lavoratore licenziato avrà comunque diritto all’ARE, ovvero alle allocazioni di disoccupazione (chomage), che equivale a circa il 60% del salario lordo percepito.
Importante: Per percepire l’ARE bisogna aver lavorato almeno quattro mesi nel corso dei 28 mesi precedenti al licenziamento.

Rupture conventionnelle
La rottura convenzionale (rupture conventionnelle) si piazza a metà tra le dimissioni e il licenziamento.
Il datore di lavoro e il lavoratore decidono di comune accordo di porre fine alla loro collaborazione professionale.
Si tratta di un ottimo compromesso per entrambe le parti: l’azienda pone fine al contratto di lavoro senza utilizzare il licenziamento, il lavoratore beneficia delle indennità di disoccupazione.
Questo tipo di rottura del contratto di lavoro si rivela particolarmente vantaggioso per il lavoratore che può negoziare con l’azienda una somma forfettaria relativa alle sue indennità di rupture conventionnelle sulla base dell’anzianità del salariato e il pregiudizio subito.
La negoziazione delle indennità di rottura è un momento cruciale di questo processo che va affrontato con la giusta dose di razionalità e sangue freddo.
Se vi troverete al tavolo della trattativa con l’azienda, non giocate al ribasso.
Mirate a ottenere una cifra elevata e tenete presente che spesso le aziende cedono alle richieste dei lavoratori poiché preferiscono accordare una rottura convenzionale piuttosto che un licenziamento economico (che è più fastidioso e limitante per un’azienda).
Trovato un accordo, le due parti firmano un documento che attesta l’avvenuta rottura del rapporto lavorativo.
La definitiva rottura del contratto sarà effettiva dopo un periodo di omologazione e l’avallo dell’ispettore del lavoro.

A prescindere dal tipo di rottura (dimissioni, licenziamento, rottura convenzionale o altro) del vostro contratto, il datore di lavoro deve in ogni caso consegnarvi alla fine del rapporto di lavoro i seguenti documenti legali:
- un certificato di lavoro
- un documento chiamato solde de tout compte che riassume le somme percepite dal lavoratore
- un’attestazione destinata a Pole Emploi (l’agenzia di collocamento francese).

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