Sei diventato parigino se…

Sei diventato parigino se...

Sei diventato parigino se…

Anche se non vuoi ammetterlo a te stesso, ormai sei diventato un parigino DOC.
I sintomi sono evidenti e parlano chiaro:

- Ti sembra normale pagare 800€ al mese per un monolocale minuscolo

- Conosci a memoria le stazioni della tua linea della metropolitana

- Appena un timido raggio di sole accarezza la città, ti precipiti a comprare baguette e formaggio per un pic-nic al Bois de Vincennes

- Consideri tutto ciò che si trova al di là del périphérique come un continente sconosciuto e selvaggio

- Sei diventato un campione dello sport cittadino più diffuso: la gimkana tra gli escrementi dei cani parigini che tappezzano i marciapiedi

- Non vai mai sugli Champs Elysées, a meno che non devi farli visitare a qualcuno

- Hai visto almeno una volta una troupe cinematografica girare un film per le strade della città…e non ti ha scioccato.

- Se hai fame e non hai tempo, compri un grec…non un kebab

- Conosci tutti i colori delle linee della metro

- Non hai paura di prendere il Noctilien

- I 3 animali che odi di più sono il topo, il piccione e …il turista

- Assaggi le cucine di tutto il mondo cambiando di quartiere

- Incroci la miseria ogni giorno e, purtroppo, non ci fai più caso

- Sai imitare alla perfezione la voce che annuncia le stazioni della metro, soprattutto la versione spagnola della linea 14 a Gare de Lyon

- Nel tuo appartamento ricevi più di venti segnali Wi-fi diversi

- Conosci tutti i quartieri di Parigi…ma vai sempre negli stessi posti

- Cerchi sempre di evitare di prendere la corrispondenza a Chatelet e di perderti nei suoi interminabili corridoi

- Anche se il sole splende e il cielo è azzurro, esci da casa con l’ombrello perchè… non si sa mai

- Adori Parigi in Agosto quando la città si libera del suo male peggiore (i parigini!)

- Ti metti a sbuffare e a fare smorfiette se, prendendo la scala mobile, qualcuno resta immobile a sinistra e ti blocca il passaggio.

Una tradizione francese: la galette des rois

La galette des rois

In Francia ci si augura il buon anno durante tutto il mese di gennaio.
Un’altra tradizione che si estende a tutto il mese di gennaio è quella della galette des rois in occasione della quale i francesi degustano una fragrante torta di frangipane che solitamente accompagnano con un bicchiere di sidro.
Dissimulata tra le soffici sfoglie del delizioso dolce, si nasconde una minuscola statuetta che anticamente era costituita da una fava.
Chi trova la cosiddetta fève viene eletto re o regina della giornata e riceve una luccicante corona di carta.
La tradizione vuole che il più giovane invitato si nasconda sotto il tavolo e decida l’assegnazione delle parti di torta.
Pronunciando a voce alta il nome della persona, il giovane sceglie a chi attribuire ogni fetta e, inconsapevolmente, decide a chi consegnare la parte contenente la fève.

L’originale idea di nascondere un oggetto nella torta proverrebbe da un’usanza romana che consisteva nello scegliere il re della festa lanciando una fava.
Il rito di celebrare l’adorazione dei magi ritrovandosi attorno a una torta di frangipane risale al XIV secolo.
Il dolce veniva diviso in tante parti quanti erano gli invitati e una parte supplementare, chiamata la fetta del Signore o la fetta della Madonna, destinata al primo povero che si presentava.
La forma rotonda e il colore dorato del tipico dolce dell’epifania richiama il culto solare celebrato durante i Saturnali.
Oggi all’interno della galette si può trovare di tutto: personaggi del mondo Disney, miniature di Batman, l’uomo ragno, Asterix e persino gioielli.
La tradizione della galette comincia il giorno dell’epifania, il 6 gennaio, in cui si ricorda la visita da parte dei re magi al divino bambino e quindi la rivelazione e la manifestazione di Gesú a tutti i popoli del mondo.
Giunti dall’Oriente, i tre re giunsero fino a Betlemme seguendo la luce di una stella cometa e si inginocchiarono dinanzi al figlio di Dio.
Melchiorre portò in dono l’oro (simbolo reale), Baldassarre offrì l’incenso (simbolo di divinità) e Gaspare regalò la mirra (simbolo della sofferenza redentrice).

Igiene parigina

Lavarsi le mani è importante

Lavarsi le mani è importante

Un recente sondaggio ha rivelato che per i francesi l’igiene non è una priorità essenziale.
Conoscevamo già l’antipatia dei nostri cugini verso il bidet, adesso apprendiamo che un francese su cinque non si lava tutti i giorni.
Il sondaggio realizzato dalla società BVA ha evidenziato dati inquietanti riguardo le cattive abitudini igieniche dei francesi:
- Il 20% dei francesi saltano la doccia quotidiana e si contentano di lavarsi un giorno su due
- Il 55% degli intervistati non si lava le mani sistematicamente dopo aver preso la metropolitana o i bus pubblici; 1 francese su 5 non si lava le mani prima dei pasti; il 12,5% dei francesi non si lava le mani prima di uscire dal bagno.
Lo studio Bagel, un delirante canale di video su Youtube, ha interpretato alla sua maniera i risultati di questo sondaggio.
Il risultato è una parodia esilarante che stigmatizza con grande ironia le cattive abitudini dei francesi.

Simpatia parigina

Un affollato vagone della metropolitana parigina

Di solito leggo in metropolitana, altre volte ascolto musica, talvolta osservo semplicemente gli altri pendolari e gioco ad immaginare le loro vite.
Questa mattina mi andava di leggere ma il vagone della linea 9 sul quale mi trovavo era talmente pieno che non sono riuscito nemmeno ad uscire il libro dallo zaino.
Eravamo stretti come sardine e ogni azione che comportasse un minimo movimento era totalmente impossibile.
Tuttavia avevo voglia di leggere qualcosa.
Visto che l’anziana signora che mi stava accanto era stata talmente coraggiosa da tirar fuori il suo “Direct Matin” (un giornale gratuito distribuito nella metro) ho osato allungare lo sguardo per sbirciare qualche notizia.
Cercando di non farmi scoprire, inizio a leggere la pagina che l’arzilla parigina stava esaminando.

Il mio sguardo sornione riesce a carpire il titolo dell’articolo “Carla Bruni ha partorito una bambina questa mattina”.
Francamente me ne infischio ma cerco di continuare a leggere per tenere la mente occupata e far passare in fretta il tragitto in metropolitana.
Tra una spinta e l’altra e schivando gli starnuti dei vicini, rubo informazioni dal giornale della signora e apprendo che la piccola si chiama Dalia e ha visto la luce presso la clinica La muette, nel XVI arrondissement.
Mancano ormai due fermate alla stazione Chaussée d’Antin Lafayette dove scenderò come ogni mattina e, spinto dalla curiosità, allungo un pò di più il collo per vedere la foto che correda l’articolo.
Sfortunatamente quello che temevo accade inesorabilmente: la signora si è accorta che sto leggendo il SUO giornale.
La vecchietta non dice niente ma mi fulmina con uno sguardo acido che racchiude efficacemente il suo pensiero “come ti permetti di spiare il mio giornale, gran pezzo di maleducato! Non sai che non si leggono i giornali degli altri!”…e naturalmente chiude il suo prezioso giornale in modo tale che possa leggerlo solo lei.
Simpatiche le signore parigine!

I parigini e i soldi

Arpagone: L'avaro di Moliere

Sabato sera in un elegante ristorante parigino.
La coppia che occupa il tavolo di fronte al nostro sembra passare una stupenda serata insieme.
Si tratta di due eleganti ragazzi francesi e dai loro sorrisi sembra che tra loro ci sia una sintonia perfetta.
Le luci soffuse del locale in cui ci troviamo e un’atmosfera decisamente romantica fanno da contesto agli allegri discorsi dei due giovani.
Anche noi approfittiamo pienamente di questa bella serata e ci godiamo l’ottima cena.
Ogni tanto il mio sguardo si dirige incosciamente verso il tavolo di fronte per carpire scene d’intimità della coppia che continua a scambiarsi effusioni e coccolarsi.
I due piccioncini intervallano dolci moine alle squisite portate della cena.
E’ davvero una bella scena e mi dico che è bello vedere coppie così legate e in sintonia.
Dal comportamento e dalle premure del ragazzo, mi rendo conto che si tratta di una delle loro prime uscite insieme.
Mi godo la cena ascoltando le risate felici del tavolo vicino e ogni tanto mi capita di lanciare un’occhiata invadente.
Ad un certo punto rilevo un radicale cambio d’atmosfera, il tono della voce dei due diventa immediatamente serio e le risate spensierate hanno lasciato il posto ad un gelo glaciale che avvolge tristemente la coppia.
Mi chiedo cosa abbia potuto causare quel cambiamento repentino d’atmosfera, quale evento abbia trasportato violentemente quella coppia dalla più totale sintonia all’imbarazzo e alla serietà.
Lancio una rapida occhiata al tavolo per cercare una spiegazione e capisco immediatamente cosa sta succedendo: e’ il momento del pagamento, il momento della fatidica addition!
Il ragazzo che fino a quel momento si era comportato come un perfetto gentiluomo ricoprendo di attenzioni e carinerie la sua compagna si trasforma in un severo contabile e, tirata fuori una mini-calcolatrice, inizia ad esaminare minuziosamente lo scontrino.
Dopo aver individuato il montante relativo al SUO pasto, passa lo scontrino alla sua compagna invitandola a fare la stessa cosa.
Accanto allo scontrino si trovano adesso due carte di credito: quella della ragazza e quella del ragazzo che divideranno salomonicamente il costo della cena.
L’alone di magia che circondava quel tavolo si sgretola miseramente davanti i miei occhi increduli e, lasciando il ristorante, ringrazio il cielo di essere italiano.

Gli italiani avranno mille altri difetti ma di certo non l’avarizia che è, a mio avviso, uno dei peggior difetti esistenti.
Ogni volta che torno in Sicilia assisto sistematicamente a divertentissime scenette al bancone del bar: la gente sgomita letteralmente per poter pagare il caffé, la birra o il pranzo ai propri amici…perchè vuole avere questo piacere e perchè si sente onorata di poterlo fare.
Non voglio etichettare tutto il popolo francese come avaro ma durante la mia permanenza a Parigi ho potuto assistere a numerose scene di tirchiaggine acuta che mi hanno portato a scrivere questo post.
Ricordo di una collega che pur di non pagare 30 centesimi per avere un caffé dal distributore automatico, veniva al lavoro con delle bustine di thé che immergeva in una tazza d’acqua calda riscaldata al microonde.
E che dire di Marie Laurence che mi ha chiesto con un gran sorriso i 20 centesimi che mi aveva prestato il giorno prima durante la pausa pranzo?
Conosco varie coppie di francesi che sono sposati da tempo , hanno figli…e continuano a dividere tutto!!!
Vogliamo parlare poi di quei genitori mangia baguette che chiedono ai figli il pagamento di un affitto mensile ?!?

In ogni caso non è solo il sottoscritto che pensa che i cugini francesi abbiano le braccine corte.
Un recente sondaggio realizzato dal sito turistico Expedia.fr, che ha intervistato circa 4500 hotel del mondo intero, ha incoronato i cugini d’Oltralpe come i turisiti più tirchi del mondo.
Sono sicuro che in questo momento state pensando a quel vostro amico francese che, come Arpagone nell’Avaro di Molière, calcola costantemente le sue spese e che non trova mai il portafoglio al momento di pagare.

Morale della favola: quando uscite con i francesi non ragionate troppo alla maniera italiana di pagare tutto per tutti e non fate troppo gli splendidi o rischiate di fare la fine dell’Alouette …farvi levare le piume!

Alouette, gentille Alouette
Alouette, je te plumerai.
Je te plumerai la tête,
Je te plumerai la tête,
Et la tête, et la tête,
Alouette, Alouette, Aaaah…
Alouette, gentille Alouette,
Alouette, je te plumerai.
Alouette, gentille Alouette,
Alouette, je te plumerai.
Je te plumerai le bec,
Je te plumerai le bec,
Et le bec, et le bec,
Et la tête, et la tête,
Alouette, Alouette, Aaaah…
Alouette, gentille Alouette,
Alouette, je te plumerai.
et le nez… et le dos… et les jambes…
et les pieds… et les pattes… et le cou.

Una giornata di ordinario sciopero parigino

Un vagone dell'RER A

La mia sveglia suona puntuale alle 07h15 in questo martedì 7 Settembre 2010 che si presenta come una giornata nera per i trasporti parigini a causa dello sciopero generale.
Uno sciopero generale indetto dai sindacati francesi per protestare contro la proposta di legge del primo ministro francese Francois Fillon che mira a innalzare l’età pensionistica.
La maggior parte degli impiegati parigini non si recherà al lavoro per evitare la “galère” dei trasporti pubblici ma il sottoscritto non puó prendersi questo lusso.
Devo recarmi vicino Villejuif e sarò costretto a prendere la fatidica RER B che durante gli scioperi risulta essere maggiormente colpita.

Avvito rapidamente la caffettiera e divoro voracemente la colazione cercando di recuperare minuti preziosi alla battaglia metropolitana che si avvicina. Mando giù la mia dose mattutina di caffè e mi catapulto fuori casa per lottare con la massa di pendolari inferociti che mi aspettano al varco.
La prima tappa del mio viaggio prevede uno spostamento in RER A da Nation a Chatêlet. Sono costretto a lasciare passare il primo treno perché troppo carico e al solo tentativo di entrare nel vagone i passeggeri già saliti esprimono vivacemente la loro ostilità al mio ingresso.
Il secondo treno dai classici colori bianco e blu spalanca le sue porte e questa volta mi tuffo dentro il vagone diventando parte di un’indistinta amalgama umana. La sirena suona, si chiudono le porte e inizia il viaggio-calvario verso Chatêlet.
Il vagone sembra un carro bestiame e tutti gli spazi utilizzabili sono stati riempiti da viaggiatori stressati e nervosi: alla mia destra una signora mi starnutisce sulla spalla e mi guarda sconsolata (come a dire “Non é mica colpa mia se siamo così tanti oggi”) , alla mia sinistra un omaccione mi calpesta il piede e mi lancia un’occhiataccia (come a dire “Bien fait pour ta gueule! La prossima volta impari a stare a casa quando c’e’ lo sciopero).
Il viaggio, che comporta solo due stazioni, mi sembra lunghissimo e tutt’intorno la gente sbuffa, impreca, parla da sola e accompagna i propri soliloqui con mille odiose smorfiette.

Finalmente arrivo a destinazione a Chatêlet, uno dei principali punti di snodo dei trasporti parigini, dove oggi domina un’atmosfera surreale: poca gente in circolazione (la maggior parte è rimasta a casa) e una voce stridente continua a ripetere che il traffico è molto perturbato a causa dello sciopero.
Le poche anime disperate che, come me, si sono lanciate in questa odissea per raggiungere il proprio luogo di lavoro vagano in cerca di risposte, di orari e soprattutto di treni.
Ritrovo fiato e coraggio,  mi reco sulle banchine dell’innominabile RER B che mi condurrà fino alla stazione Laplace.
Mi accorgo, allora, che sono uno dei pochi utopisti che credono ancora che prima o poi un RER passerà: il tabellone degli orari è spento e una voce petulante ripete incessantemente che nessun treno è in circolazione in questa giornata di sciopero.
Persa ogni ultima speranza di prendere l’RER B, mi resta un’ ultima possibilità per andare a Villejuif ovvero prendere la linea 7.
Sgomitando tra la folla raggiungo le banchine della linea 7 e stipato in uno dei suoi vagoni-bestiame raggiungo il capolinea.
Sceso a Villejuif, aspetto il bus-navetta, che naturalmente ritarda tantissimo, che mi conduce al mio luogo di lavoro.
Morale della favola: 1h e 10 minuti di ritardo…ma dopo tutto è andata bene, almeno sono arrivato!

I parigini e lo sciopero

Lo sciopero in Francia

Lo sciopero é lo sport preferito dai francesi e dai parigini in particolar modo.
Se decidete di visitare Parigi e non parlate nemmeno una parola di francese, imparate almeno la parola ”grève”. Questo termine francofono potrebbe esservi utile a darvi delle risposte quando vi troverete davanti le porte sbarrate del Centro Pompidou che volevate visitare o quando osserverete sbalorditi un vagone dell’RER B riempito all’inverosimile.
Per i francesi lo sciopero é una condizione essenziale nella quale s’identificano e si realizzano.
Da quando sono in Francia ho sempre guardato a questa sfumatura combattiva del carattere dei francesi con una certa invidia…soprattutto se paragonata al fatalismo del popolo italiano.

Il francese medio è intransigente e “il ne se laisse pas faire” per niente al mondo.
Il popolo francese é sempre pronto a scendere in piazza, ad alzare la voce, a manifestare, a bloccare tutto e ad incrociare le braccia quando un principio democratico viene messo in discussione o quando il governo cerca di far passare leggi che vanno ad intaccare gli ideali di “libertà, uguaglianza e fraternità” sui quali si fonda la costituzione francese.
Dopo tutto sono i nostri cugini mangia-baguette ad aver fatto la rivoluzione francese….
Uno spirito combattivo e rivoluzionario che ho sempre invidiato ai francesi perché dotati di un forte spirito solidale e una coscienza comune che, ahimé, manca nello Stivale.

L’italiano preferisce lamentarsi al bancone del bar con i suoi amici, fare e disfare il mondo davanti una pizza, immaginare un sistema ideale in cui tutto funzioni  ma difficilmente scende in piazza per difendere i suoi ideali.
I francesi, invece, sono sempre pronti a scioperare e a incrociare le braccia… forse anche troppo pronti.
Se è vero che gli italiani scioperano e manifestano poco, bisogna pur riconoscere che i francesi abusano dello sciopero e cadono nell’eccesso opposto.
Durante i 7 anni trascorsi a Parigi ho visto scioperi d’ogni genere: scioperi generali, scioperi durati settimane, estenuanti bracci di ferro tra governo e sindacati, manifestazioni colorate.
Ogni pretesto é buono per far scendere in piazza i francesi: le pensioni, l’inflazione, i diritti sociali, le vacanze, la pioggia.
Emblematico é l’episodio che ha caratterizzato il mondiale di calcio della nazionale francese quando  i giocatori, in sciopero, hanno rifiutato di scendere dall’autobus e di allenarsi prima della partita.

Le Parisien, il vaut mieux l’avoir en journal

I parigini non sono uno dei popoli più simpatici del mondo.
Non è solamente il sottoscritto a pensarlo ma si tratta piuttosto di una cattiva reputazione che grava sulla testa degli abitanti della capitale da diversi anni.
Camerieri scorbutici, taxisti stressati, cittadini incivili….un selvaggio campionario umano che rende acide le vie della ville lumière.
Da quando ho iniziato a scrivere questo blog ho cercato di stigmatizzare ed enfatizzare i difetti dei nostri amici parigini attraverso vari articoli che li riguardano.
Il giornale “Le Parisien” in una famosa campagna pubblicitaria riesce perfettamente a rendere in immagini ciò che ho cercato di fare a parole.
Lo slogan azzeccatissimo della campagna è “Le Parisien, il vaut mieux l’avoir en journal” ovvero “Il parigino, meglio averlo come giornale (che come essere umano)”.

Il mese ideale: Parigi in Agosto

Parigi in Agosto

Le vacanze estive sono oramai lontane per il sottoscritto che, dopo aver respirato un pò di brezza marina sicula e sguazzato tra le onde di un mare indimenticabile, é tornato a vivere nella giungla metropolitana parigina.
Il ritorno a Parigi, dopo le vacanze estive trascorse in Sicilia, rappresenta sistematicamente un trauma dolorosissimo che necessita almeno una settimana di somatizzazione per essere pienamente assorbito.
Lo sbalzo é enorme: si passa da un clima prettamente estivo e vacanziero a uno, quello parigino, instabile e imprevedibile (si dice che ogni giornata d’Agosto a Parigi racchiude in se le 4 stagioni!) ma soprattutto si viene violentemente trasportati dal calore di una mentalità gioiosa e festiva come quella mediterranea al grigiore e alla grettezza d’animo dei parigini che vedono il mondo in bianco e nero.
Mi sono gradualmente abituato al clima del Paese che mi accoglie ma non riesco a fare lo stesso riguardo la diffidenza e l’ipocrisia della maggior parte dei suoi abitanti.

Mi capita spesso di partire durante il mese di Luglio per le vacanze estive.
Si tratta di una scelta strategica che mi permette da una parte di godere pienamente della mia bella isola che in questo mese dell’anno non é eccessivamente invasa dai turisti e risplende di colori e sapori estivi, dall’altra parte di alleviare gli effetti del succitato sbalzo meteo/culturale.
Parigi diventa infatti meno “parigina” ad Agosto: i parigini abbandonano le loro abitazioni e la routine quotidiana per svagarsi per qualche giorno al mare o nella loro “provence” natale.

La ville lumière cambia pelle e indossa, per un mese, una veste piú umana e rilassante.
I pochi “luteziani” rimasti si concentrano lungo le banchine della Senna per concedersi una pseudo-abbronzatura, mangiando pseudo-gelati, nella pseudo-spiaggia di Paris Plage.
Tutti coloro i quali, come me, devono affrontare la routine lavorativa durante il mese di Agosto possono accorgersi fin dal mattino del cambiamento avvenuto.
La metropolitana non é piú popolata esclusivamente da sagome umane impenetrabili perché troppo occupate a leggere o a trapanarsi le orecchie con musica ad alto volume ma si incontrano soprattutto turisti che, eccitati dalla loro vacanza, riempiono i vagoni di una strana atmosfera festiva.
Visitare la cittá, poi, diventa un vero e proprio piacere; si puó “flanare” da un punto all’altro della cittá con grande facilitá, a piedi o in auto, assaporando con calma ogni metro quadrato di storia e di bellezze architetturali che ci circondano.
I camerieri dei bistro, tristemente conosciuti per la loro mancanza di buon umore e buone maniere, sorridono piú spesso e si mostrano piú gentili.
Vi state chiedendo ancora qual é il miglior mese per visitare Parigi?

I saldi estivi comiciano il 30 giugno

I saldi cominciano il 30 Giugno

Gli attesissimi saldi estivi sono ormai alle porte.
Preparate le vostre carte di credito che tra pochi giorni diverranno fumanti e iniziate a identificare i prodotti che più vi interessano per evitare che altri clienti indiavolati ve li soffino sotto il naso.
Ogni anno l’inizio dei saldi rappresenta un evento atteso da migliaia di parigini riposseduti dal demonio dello shopping e da turisti venuti appositamente per svaligiare la capitale francese.

I luoghi che diventano maggiormente affollati durante questo periodo di sconti sono i centri commerciali, il boulevard Saint Michel, la rue de Rivoli e in generale tutte le zone più spiccatamente commerciali e tappezzate di negozi.
I saldi parigini cominceranno il 30 giugno e termineranno il 3 agosto 2010. Disponete, dunque, di un pò più di un mese per scatenarvi in uno shopping sfrenato e acquistare quanto più possibile.
Buoni acquisti!

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