Indifferenza metropolitana

La metro di Parigi

La metro di Parigi

Lo scrittore Jean Cocteau diceva che i francesi sono “italiani di cattivo umore.
Non posso confermare il simpatico motto di Cocteau perché non ho vissuto in tutta la Francia e non ritengo di avere un grado di conoscenza tale da poter giudicare un intero popolo. Si aggiunga poi il fatto che odio le generalizzazioni e le etichette.
Tuttavia da più di cinque anni vivo a Parigi, a stretto e quotidiano contatto con gli abitanti della capitale francese, e penso che per gli amici parigini la definizione di Cocteau calzi a pennello.
Questo post inaugura una sezione del blog dedicata ai parigini per stigmatizzare i difetti e le idiosincrasie degli abitanti della ville lumière ed enfatizzarne le differenze, talvolta abissali, con la cultura italiana.
Iniziamo con l’atmosfera sui trasporti pubblici.

A Palermo prendevo spesso i mezzi pubblici e vi posso assicurare che, sia sul treno che mi portava da Cinisi alla Facoltà di Lettere e Filosofia in Viale delle Scienze, che sui bus cittadini, l’atmosfera era conviviale e la gente non faceva altro che parlare.
L’ambiance nella metro parigina è totalmente diversa.

Non voglio dire che prendere il treno o l’autobus a Palermo fosse un’esperienza fantastica, né che gli altri passeggeri mi accogliessero a braccia aperte dicendomi quanto fosse bello condividere quel tragitto insieme ma avevo l’impressione di viaggiare con altre persone “umane”; gente che spesso, senza neanche conoscermi, ha condiviso con me le proprie emozioni rendendomi partecipe dei loro racconti e delle loro vite.
A Parigi non ho mai avuto quest’impressione.
Quando penso all’indifferenza agghiacciante di questa città e della gente che la abita, il mio pensiero va subito alla metropolitana.
Non possedendo macchina, i miei spostamenti in città sono legati essenzialmente a quel serpentone mangia-uomini che quotidianamente si snoda nel ventre di Parigi.
Gruppi di persone salgono e scendono senza sosta, il rettile metallico si riempie via via di una massa amorfa e multiforme costituita da gente d’ogni razza ed etnia, d’ogni credo e cultura, ognuno con la sua storia, ognuno con il suo silenzio.
Nella metro parigina raramente avrete l’occasione di ascoltare due persone, che non si conoscono tra loro, scambiare due parole.
La diffidenza e l’indifferenza regnano sovrane: la persona che ci sta vicino potrebbe essere un potenziale pericolo e quindi è meglio restare in silenzio, meglio restare nella propria solitudine per proteggersi, meglio non proferire parola chiudendosi nel proprio guscio.
C’è chi si crea un guscio impenetrabile sparandosi musica a palla nelle orecchie durante tutto il tragitto, chi legge Direct Soir o A Nous Paris o un’altro dei quotidiani gratuiti, chi si fa un solitario utilizzando l’ultima applicazione scaricata sull’Iphone, chi invia email dal proprio Blackberry, chi pensa, chi mangia, chi sogna.

Anche questa è Parigi.

5 Risposte

  1. Bellissima descrizione.mi piacerebbe sentire di nuovo la ragazza che parla nella metro, che dice il nome di ogni fermata.se la prendi la metro potresti registrarmi la ragazza qnd parla?

    mi faresti un regalo enorme. xke mi manca molto quell’atmosfera della metro, non so xke ma mi è piaciuta un casino

  2. Ciao Riccardo,

    Vedrò di accontentarti e di catturare la voce della ragazza della metropolitana…ma non posso assicurarti niente.

    Un abbraccio
    G

  3. è vero la metro ha un’atmosfera surreale ma a mio giudizio sono i centri commerciali che fanno letteralmente rabbrividire .. senti solo il rumore dei tacchi delle persone senza contare i supermercati mentre da noi ci sono le voci delle persone, gli autoparlanti delle casse e i bambini che ridono piangono etc lì si sentono solo le ruote dei carrelli che stridano sul pavimento .. roba da alfred hitchcock!! O_O

  4. hahaha vero,quando siamo stati li con la mia ragazza eravamo gli unici che parlavano nella metrò…e io pure in dialetto calabrese,gliele alzo io le barriere😀 hahahaha😀

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