Peppino Impastato è vivo

peppino

L’alberello d’ulivo divelto

La figura di Peppino Impastato e tutto ció che essa rappresenta continua a dare fastidio a molti.
Se per tanti, soprattutto giovani, Peppino è stato un esempio da seguire che con il suo sacrificio ha saputo insegnare il valore della giustizia e della legalità, per altri è stato solo un poco di buono che non faceva altro che perdere tempo.
Peppino ha sacrificato la sua vita per la lotta alla mafia, si è ribellato alla sua famiglia pur di gridare il suo odio e il suo sdegno contro ogni forma di sopruso e d’ingiustizia.
Se la figura di Peppino, ancora oggi, stenta ad essere accettata e valorizzata al Sud dove ha vissuto e lottato, nel Nord padano trova tutte le porte sbarrate perchè per un paladino “terrone” della giustizia e dell’antimafia non c’è posto.
E così, il mese scorso, il nuovo sindaco leghista del piccolo comune di Ponteranica, Cristiano Aldegani, ha fatto rimuovere la targa voluta un anno e mezzo fa dal suo predecessore di centrosinistra che aveva dedicato la biblioteca civica al giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978.
Un’iniziativa motivata dalla volontà e dal desiderio di rendere omaggio a personalità locali e nella fattispecie a tale Padre Baggi.

Dunque via il nome di Peppino dalla biblioteca per far posto a quello del prete locale.
Tuttavia il suddetto sacerdote è morto nove anni fa e per dedicargli la biblioteca, bisogna aspettare che trascorrano dieci anni.
La targa dedicata a Peppino, dunque, sarebbe potuta rimanere fino al maggio prossimo ma il sindaco leghista ha voluto rimuoverla per rimpiazzarla con la scritta “biblioteca di Ponteranica”.
Un’affollatissima manifestazione è stata organizzata il 26 Settembre: un corteo coloratissimo e pacifico ha sfilato per le vie della cittadina bergamasca per dare un segnale al sindaco e per cercare di sensibilizzare la gente del luogo.
Più di settemila persone hanno portato in giro per il paese una gigantografia della targa dedicata a Peppino.
La manifestazione può benissimo essere riassunta dalle parole di Giovanni Impastato, fratello di Peppino: “Non siamo qui per il provvedimento di un sindaco. Qui c’è un disegno ben chiaro che va da Bossi a Berlusconi, un disegno che vuole cancellare la memoria. Risvegliamo le nostre coscienze”.
Per meglio ratificare il loro disprezzo verso questo martire terrone, l’allegra combriccola leghista ha avuto l’infelice idea di sradicare l’albero d’ulivo che era stato piantato in onore di Peppino lasciando accanto la frase “Me che ole u pagher” (Io qui voglio un pino), come per dire “Tenetevelo voi il vostro Peppino, che qui in Padania non c’e’ posto per lui”.

Quell’albero spezzato, purtroppo, dovrebbe fare riflettere molta gente.

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