Addio Giuseppe

Purtroppo in pochi conoscono la storia di Giuseppe Gatì, ragazzo siciliano morto ad appena 22 anni, ucciso da un destino beffardo.
Lo conoscono in pochi perché in Italia di queste storie non se ne parl, storie sconvenienti e fastidiose, storie da seppellire e da dimenticare in fretta.
I media italiani sono già troppo impegnati a parlare di gossip e a riempire le loro pagine con veline seminude e notizie ridicole per parlare di piccoli eroi sconosciuti come Giuseppe Gatì.
Tuttavia Giuseppe continua a vivere e a gridare la sua rabbia grazie all’informazione libera, grazie ai blog e grazie alla rete.
Anche se l’informazione italiana continuerà a offuscare e omettere la sua storia e tutte le storie di cui non si deve parlare, chi conosce la storia di Giuseppe la porterà per sempre nel cuore e ne farà un modello da seguire.

Giuseppe era apparso per la prima volta in televisione qualche giorno prima la sua morte, grazie a un video girato dai suoi amici che hanno immortalato il momento in cui il ragazzo siciliano ha fatto irruzione nella biblioteca di Agrigento mentre il neo-eletto sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, stava tenendo una conferenza.
Giuseppe è entrato nella sala gridando il suo sdegno verso quel personaggio viscido, ha gridato la sua stima al Pool Antimafia di Caselli su cui Sgarbi aveva gettato fango, ha urlato a squarciagola che una Sicilia giusta e pulita esiste e non ha bisogno di elementi come Vittorio Sgarbi.
Avevo visto il video in diretta su Blob quando il fatto avvenne e due cose mi colpirono di quel filmato: la veemente irruzione di Giuseppe che spinto dalla sua sete di giustizia e sentendo la sua dignità di siciliano offesa, si era  precipitato senza esitazione in mezzo alla gente per gridare il suo sdegno; in secondo luogo, mi aveva scioccato, negativamente, il fatto che la gente avesse respinto con indifferenza e violenza il gesto di Gatì, prendendolo per un ragazzetto che osava infangare la figura del grande Vittorio.
Il video mi aveva profondamente sconvolto: rendermi conto che la gente respingeva il grido di giustizia di Giuseppe e che preferiva non sentire la sua voce mi ha profondamente deluso.
Forse è questo che noi siciliani ci meritiamo, mi sono detto.
Quest’episodio diventa assurdo e inverosimile se si pensa che esattamente un mese dopo quel suo intervento coraggioso al discorso di Sgarbi, l’autore di quel gesto muore.
Giuseppe muore a Campobello di Licata, il suo paese, a seguito di un incidente mentre stava lavorando: apre un rubinetto senza fare attenzione a un cavo elettrico difettoso e la folgorazione é fatale.
Un’inchiesta é stata aperta per accertare le cause di quanto accaduto. Il mistero resta.

Non scrivo questo post per accusare qualcuno ma piuttosto per farvi riflettere sul fatto che un’altra Sicilia é possibile se prendiamo coscienza della nostra situazione, se siamo capaci di carpire il significato del gesto di Giuseppe, se siamo disposti a mettere da parte i nostri egoismi, se siamo capaci si gridare con forza che non ci identifichiamo nei fantocci che ci governano, se crediamo nella giustizia.
Giuseppe ha avuto una vita breve ma densa di significato e carica di valori.
I suoi amici lo ricordano così: “E’ morto un amico, una persona pulita, con sani principi. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che raro fiore fosse.
Voleva difendere la sua terra, non voleva abbandonarla, era rimasto a Campobello di Licata, un paesino nella provincia di Agrigento che offre poco e dal quale è facile scappare. Lavorava nel caseificio di suo padre, con le sue “signorine”, le sue capre girgentane, che portava al pascolo. Era un ragazzo ONESTO, con saldi principi volti alla legalità e alla giustizia. Aveva fatto di tutto per coinvolgere i dormienti giovani Campobellesi, affinchè si ribellassero contro questa società sporca e meschina.”

Il blog di Giuseppe e’ ancora attivo e consultabile.

Ciao Giuseppe!

Una Risposta

  1. Io ho sentito parlare di Giuseppe Gatì.

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