Il digicode: la combinazione segreta

Il Digicode

Nell’utopica società immaginata da Thomas More, Utopia, non vi è proprietà privata e le case sono aperte a tutti, dal momento che nessuno ruba.
Si cambia casa ogni dieci anni, scegliendone un’altra attraverso un sorteggio.
“La proprietà privata non esiste” sosteneva Karl Marx, ispiratore dell’ideologia comunista, “essa è solo la causa primaria delle differenze tra classi e, di conseguenza, delle lotte che ne derivano”. Andatelo a spiegare ai parigini…..
I parigini pensano che la loro abitazione sia la cosa più preziosa di questo mondo e che per tale ragione vada protetta limitandone l’accesso a pochi eletti in possesso di un codice: il digicode.
Per avere accesso ai palazzi parigini, raramente troverete un citofono (l’interphone, come lo chiamano loro) per annunciarvi alla persona che vi aspetta, molto più spesso vi troverete di fronte una tastierina fatta di cifre e lettere che vi sbarrerà il passaggio.

Se vi siete trasferiti da poco a Parigi, dovrete imparare a convivere con questo diabolico apparecchio che vi chiederà il misterioso codice a ogni vostro passaggio.
Se l’accesso agli appartamenti resta legato all’uso di chiavi e serrature, i portoni dei palazzi, invece, si aprono soltanto grazie all’utilizzo di un codice.
Si tratta di una combinazione alfanumerica di quattro o cinque cifre (di solito tre o quattro cifre dallo 0 al 9 unite alla lettera A o B) che vi sarà necessaria per accedere al vostro appartamento o per recarvi dalla persona che vi ha invitato.
In buona sostanza, se vi capiterà di essere invitati a casa di qualcuno qui a Parigi, il vostro amico oltre all’indirizzo vi comunicherà una combinazione segreta.
Quella che il vostro amico vi ha fornito non è una parola d’ordine che un omaccione muscoloso vi chiederà all’ingresso per lasciarvi passare ma un codice che vi permetterà di aprire il portone del suo palazzo.
In questo modo i parigini si sentono più protetti nelle loro case-casseforti, al riparo da sconosciuti e intrusi indesiderati, protetti da un codice che li separa dal mondo esterno.

In realtà per poter accedere a un qualsiasi edificio parigino, basterebbe aspettare l’ingresso di un inquilino e entrare insieme a lui (dicendo che si va da un amico che abita in quel palazzo e che ha dimenticato di comunicarci il codice) senza contare che in molti edifici il codice entra in funzione soltanto la sera e durante il giorno basta premere un bottoncino posto sopra la magica tastierina.
Naturalmente i codici dei digicode parigini vengono cambiati sistematicamente per motivi di sicurezza: se vi capiterà di tornare dalle vacanze in Italia e ritrovarvi, davanti al portone del vostro palazzo, a comporre un codice che non ne vuole sapere di spalancarvi l’ingresso di casa, non imprecate! Ringraziate piuttosto i parigini e il loro amore per la tecnologia.
Personalmente preferisco il caro vecchio citofono che permette di identificare la persona che vuole accedere all’abitazione prima di trovarcela sorridente davanti la porta.

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3 Risposte

  1. io ho digicode+citofono, che connubio. ogni volta che rientro dalle vacanze dimentico il code …. sara freudiano?

  2. Quando stavo a Montparnasse avevo il digicode che però non apriva il portone, bensì metteva in comunicazione con l’appartamento (cioè si trasformava in interphone) come un citofono.

    Adesso che vivo altrove ho il digicode e anche l’interphone (quasi sempre scassato).

    Bel blog, félicitations !

    Dimenticavo… Bonjour, Monsieur.,.. 🙂

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