Una giornata di ordinario sciopero parigino

Un vagone dell’RER A

La sveglia suona puntuale alle 07h15 in questo martedì 7 Settembre 2010 che si presenta come una giornata nera per i trasporti parigini a causa dello sciopero generale.
Uno sciopero indetto dai sindacati francesi per protestare contro la proposta di legge del primo ministro francese Francois Fillon d’innalzare l’età pensionistica.
La maggior parte degli impiegati parigini non si recherà al lavoro per evitare la galère dei trasporti pubblici ma il sottoscritto non puó prendersi questo lusso.
Devo recarmi vicino Villejuif e sarò costretto a prendere la fatidica RER B che durante gli scioperi risulta essere maggiormente colpita.

Avvito rapidamente la caffettiera e divoro voracemente una colazione frugale cercando di recuperare minuti preziosi alla battaglia metropolitana che si avvicina.
Mando giù la dose mattutina di caffè e mi catapulto fuori casa per lottare con la massa di pendolari inferociti che mi aspettano al varco.
La prima tappa del viaggio prevede uno spostamento in RER A da Nation a Chatêlet.
Lascio passare il primo treno perché troppo carico e al solo tentativo di entrare nel vagone i passeggeri già saliti esprimono vivacemente la loro ostilità al mio ingresso.
Il secondo treno dai classici colori bianco e blu spalanca le porte e questa volta mi tuffo dentro il vagone diventando parte di un’indistinta amalgama umana.
La sirena suona, si chiudono le porte e inizia il viaggio-calvario verso Chatêlet.
Il vagone sembra un carro bestiame e tutti gli spazi utilizzabili sono stati riempiti da viaggiatori stressati e nervosi: alla mia destra una signora mi starnutisce sulla spalla e mi guarda sconsolata (come a dire “Non é mica colpa mia se siamo così tanti oggi”), alla mia sinistra un omaccione mi calpesta il piede e mi lancia un’occhiataccia (come a dire “Bien fait pour ta gueule! La prossima volta impari a stare a casa quando c’e’ lo sciopero”).
Il viaggio, che comporta solo due stazioni, mi sembra lunghissimo e tutt’intorno la gente sbuffa, impreca, parla da sola e accompagna i propri soliloqui con mille odiose smorfiette.

Finalmente arrivo a destinazione a Chatêlet, uno dei principali punti di snodo dei trasporti parigini, dove oggi domina un’atmosfera surreale: poca gente in giro e una voce stridente continua a ripetere che il traffico è molto perturbato a causa dello sciopero.
Le poche anime disperate che, come me, si sono lanciate in questa odissea per raggiungere il luogo di lavoro vagano in cerca di risposte, orari e soprattutto treni.
Ritrovo fiato e coraggio, mi reco sulle banchine dell’innominabile RER B che mi condurrà fino alla stazione Laplace.
Mi rendo rapidamente conto che sono uno dei pochi sognatori che credono ancora che prima o poi un RER passerà: il tabellone degli orari è spento e una voce petulante ripete incessantemente che nessun treno circolerà in questa giornata di sciopero.
Persa ogni ultima speranza di prendere l’RER B, mi resta un’ultima possibilità per andare a Villejuif: prendere la linea 7.
Sgomitando tra la folla raggiungo le banchine della linea 7 e stipato in uno dei suoi vagoni-bestiame raggiungo il capolinea.
Sceso a Villejuif, aspetto il bus-navetta, che naturalmente ritarda tantissimo, che mi conduce al luogo di lavoro.
Morale della favola: 1h e 10 minuti di ritardo. Dopo tutto è andata bene, sono sopravvissuto e sono arrivato a destinazione!

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