Le manoir de Paris: brividi parigini

Le manoir de Paris: brividi parigini

Le Manoir de Paris vi permette di rivivere 13 leggende parigine attraverso  le rappresentazioni di bravissimi attori e splendide scenografie che ricostruiscono la Parigi d’un tempo.
Questo posto misterioso, nel cuore di Parigi, vi svelerà i segreti della capitale francese attraverso i personaggi ambigui e tenebrosi che hanno percorso le strade della ville lumière : Quasimodo, la maschera di ferro, il fantasma dell’Opera, il fantasma delle Tuileries e i vampiri di Parigi sono solo alcuni dei personaggi che incontrerete durante la visita.
Il Manoir occupa i locali che anticamente ospitavano il Museo della Pubblicità e si colloca a metà strada tra un museo e un parco d’attrazioni.
Un castello infestato, situato paradossalmente nella rue du Paradis, presenta su due piani un percorso interattivo destinato agli amanti delle sensazioni forti.
Il pubblico partecipa in prima persona alla rivisitazione delle leggende parigine diventando protagonista del mistero.
Un’idea originale che vi consentirà di conoscere le storie e i dettagli curiosi che si nascondono dietro le leggende parigine e di trascorrere una giornata particolare con qualche brivido che vi percorrerà la schiena.

Le Manoir de Paris
18 rue de Paradis
75010 Paris

Aperto il venerdi, sabato e domenica dalle 15h alle 20h
Tariffa : 20€

Il cannone di mezzogiorno

Il cannone del Palais Royal

Dal 1 gennaio 2011 il piccolo cannone del Palais Royal è tornato a rombare fragorosamente a mezzogiorno preciso di ogni mercoledì.
Nel 1795, un certo Rousseau (non filosofo ma ingegnere esperto di strumenti matematici), appassionato d’orologeria, inventò un nuovo tipo di gnomone per rimpiazzare l’orologio solare della rue Bons-enfants.
Questo piccolo cannone, munito di una miccia e caricato con polvere da sparo, è sormontato da una lente d’ingrandimento, orientata perfettamente verso il passaggio del sole lungo la linea del meridiano di Parigi.
Quando il sole si trova nel punto zenit, i suoi raggi si concentrano grazie alla piccola lente d’ingrandimento, infiammando la miccia e provocando la detonazione.
L’arguta invenzione era molto utile per permettere di regolare gli orologi in un’epoca in cui gli orologi al quarzo non esistevano ancora.
Nel 1891 l’ora del cannone del Palais Royal fu imposta a tutta la Francia.
Il rituale venne abbandonato nel 1911 quando anche la Francia si allineò al meridiano di Greenwich.
Rimesso in funzione nel 1990 dal ministero della cultura, il cannone continuò a suonare fin quando non venne messo fuori servizio per questioni di sicurezza.
Rubato nel 1998, oggi suona una volta alla settimana a mezzogiorno in punto. L’iscrizione sulla base del cannone Horas non numéro nisi serenas, ci informa che il simpatico cannoncino conta solamente le ore felici.

I francesi traducono tutto

I francesi traducono tutto

I matematici sono come i francesi: se si parla con loro, traducono tutto nella loro lingua, e diventa subito qualcosa di diverso“.
Questa splendida citazione del famoso poeta e romanziere tedesco Wolfgang Goethe sintetizza egregiamente la mania francese di tradurre tutto, ma proprio tutto!
Il nazionalismo gallico invade prepotentemente la sfera linguistica sostituendo anglicismi universalmente riconosciuti con improbabili termini francesi.
Un esempio? Se anche le tribù selvagge della foresta amazzonica e gli eschimesi del freddo polo Nord usano il termine computer, i francesi devono distinguersi utilizzando il termine ordinateur.
Il morboso processo di purificazione linguistica dei cugini di Asterix tocca eccessi spaventosi quando si cimentano a tradurre nella loro lingua i termini del campo informatico: e così se anche i monaci tibetani usano il byte e i suoi multipli per indicare la capacità dei supporti informatici, i francesi hanno coniato l’octet (ottetto?!?).
Potrei continuare con moltissimi altri esempi relativi agli scempi linguistici compiuti dai francesi che si ostinano a tradurre anche l’impossibile: il mouse (la souris), il walkman (le baladeur), il marketing (la mercatique), il software (le logiciel), il DNA (ADN), l’AIDS (SIDA) e non infierisco ulteriormente.

Il delirio franco-francese che porta i nostri cugini d’Oltralpe a tradurre anche l’aria che respirano, raggiunge livelli altissimi quando si tratta di tradurre i titoli dei film.
Raramente questi ultimi vengono tradotti letteralmente:A message in a bottle diventa Un message dans la bouteille o The mummy tradotto come La momie.
La maggior parte delle volte viene coniato un nuovo titolo in francese che non ha nulla a che vedere con il titolo originale: Notting Hill diventa Coup de foudre a Notting Hill, Means girls si tramuta in Lolita malgré moi! , Patch Adams diventa Docteur Patch o ancora Cinderella man che nelle sale francesi è uscito come De l’ombre à la lumière.
Nel film Lost in Translation Bill Murray si perdeva tra i meandri della lingua giapponese ma, come vedete, è molto facile perdersi anche tra quelli della lingua francese.

La Rue René Goscinny

La Rue René Goscinny

A Parigi esistono numerose strade di recente creazione, soprattutto negli arrondissement situati nella zona sud-est della città.
La zona limitrofa alla Biblioteca Francois Mitterand, nel XIII arrondissement, vanta la presenza di una via dedicata al celebre René Goscinny, autore del mitico fumetto Asterix.
Il fumettista che ha immaginato un villaggio di galli capaci di resistere ai numerosi attacchi dei romani di Cesare, gode di una via personalizzata.
La stradina che porta il nome di Goscinny è caratterizzata da decorazioni che richiamano le avventure di Asterix, Obelix e degli altri personaggi nati dalla sua matita.
Simpatiche nuvolette che rimandano al mondo dei fumetti sono appese sui pali della stradina e incollati sui marciapiedi.
E’ un omaggio ad uno dei più popolari autori di fumetti francesi, ideatore di “Lucky Luke“, “Iznogoud“, “Le petit Nicolas” e “Oumpah-pah“.
La “rue Goscinny”, parallela alla rue Primo Levi e alla rue Thomas Mann, collega l’avenue de France e il quai Panhard e Levassor.
La via ospita la libreria Goscinny specializzata in fumetti e alle opere di René Goscinny.

La colorata fontana Stravinsky

La fontana Stravinsky

La fontana Stravinsky, o fontana dei robot, è stata realizzata nel 1983 da Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle.
Situata dietro il museo d’arte moderna Georges Pompidou, la fontana rappresenta un omaggio alla vita del compositore russo Igor Stravinsky.
Costruita sulla place Stravinsky, la fontana si compone di sedici sculture che ricordano la carriera del celebre musicista e che si muovono grazie ai getti d’acqua.
Le sculture sono fatte d’alluminio, dipinte con colori vivi e munite d’un motorino elettrico.
Il suono prodotto dalla fontana evoca la musica e il movimento delle statue conferisce un fascino particolare all’opera.
Questo luogo è particolarmente apprezzato dai bambini che amano osservare le forme e i movimenti delle sculture e dai fotografi che cercano nuove prospettive per la loro immaginazione.

La scarpa di Montaigne

La scarpa di Montaigne

Lungo la rue des Ecoles, nel quartiere latino che ospita la celebre università della Sorbonna, si trova una statua del celebre umanista francese Michel de Montaigne.
La statua si trova di fronte allo square Painlevé che ospita, tra l’altro, una riproduzione della lupa che allattò Romolo e Remo.
L’autore degli Essais è rappresentato seduto con le gambe incrociate, un libro in mano, e la punta del piede destro rialzata.
Montaigne indossa un vestito tipico del XVI secolo e la punta del piede viene considerata dai parigini come un porta-fortuna: chi la tocca avrà fortuna negli studi e nella vita.
Se vi trovate a passare da quelle parti, quindi, non dimenticate di strofinare lo scarpino di Montaigne!

Miss.tic: street art parigina

Miss.tic: street art parigina

Artista plastica eccentrica, poetessa, creatrice di pin-up more che campeggiano sulle mura parigine, Miss.Tic decora il manto urbano della capitale francese dal 1985.
L’originale artista francese si diverte a dare una forma femminile alle mura dei più famosi quartieri parigini attraverso disegni di donne accompagnati da simpatici aforismi.
Rappresentante di spicco della street art parigina, Miss.tic ha imposto il suo stile nel panorama artistico urbano.
Miss.tic ha preso il suo nome d’arte dai fumetti della Disney riprendendo il nome della strega (in Italia si chiama Amelia) che tenta invano di rubare la numero uno a zio Paperone.
I quartieri prediletti dall’artista sono la Butte aux Cailles (XIII), Ménilmontant e Belleville (XX), il Marais (IV) e Abbesses (XVIII).
Le sue creazioni portano titoli originali come Maudites sorcièresFemmes murMuses et hommes e recentemente è stata messa in commercio una serie di francobolli raffigurante le opere di Miss.Tic.