I francesi traducono tutto

I francesi traducono tutto

I matematici sono come i francesi: se si parla con loro, traducono tutto nella loro lingua, e diventa subito qualcosa di diverso“.
Questa splendida citazione del famoso poeta e romanziere tedesco Wolfgang Goethe sintetizza egregiamente la mania francese di tradurre tutto, ma proprio tutto!
Il nazionalismo gallico invade prepotentemente la sfera linguistica sostituendo anglicismi universalmente riconosciuti con improbabili termini francesi.
Un esempio? Se anche le tribù selvagge della foresta amazzonica e gli eschimesi del freddo polo Nord usano il termine computer, i francesi devono distinguersi utilizzando il termine ordinateur.
Il morboso processo di purificazione linguistica dei cugini di Asterix tocca eccessi spaventosi quando si cimentano a tradurre nella loro lingua i termini del campo informatico: e così se anche i monaci tibetani usano il byte e i suoi multipli per indicare la capacità dei supporti informatici, i francesi hanno coniato l’octet (ottetto?!?).
Potrei continuare con moltissimi altri esempi relativi agli scempi linguistici compiuti dai francesi che si ostinano a tradurre anche l’impossibile: il mouse (la souris), il walkman (le baladeur), il marketing (la mercatique), il software (le logiciel), il DNA (ADN), l’AIDS (SIDA) e non infierisco ulteriormente.

Il delirio franco-francese che porta i nostri cugini d’Oltralpe a tradurre anche l’aria che respirano, raggiunge livelli altissimi quando si tratta di tradurre i titoli dei film.
Raramente questi ultimi vengono tradotti letteralmente:A message in a bottle diventa Un message dans la bouteille o The mummy tradotto come La momie.
La maggior parte delle volte viene coniato un nuovo titolo in francese che non ha nulla a che vedere con il titolo originale: Notting Hill diventa Coup de foudre a Notting Hill, Means girls si tramuta in Lolita malgré moi! , Patch Adams diventa Docteur Patch o ancora Cinderella man che nelle sale francesi è uscito come De l’ombre à la lumière.
Nel film Lost in Translation Bill Murray si perdeva tra i meandri della lingua giapponese ma, come vedete, è molto facile perdersi anche tra quelli della lingua francese.

14 Risposte

  1. È vero che i francesi traducono tutto, ma è anche vero che, per molte cose, noi non traduciamo nulla (tranne i film, spesso stuprandoli :-D).
    Mi sento, fra l’altro, di sfatare un mito: i termini informatici sono tradotti quasi ovunque.
    Noi italiani siamo fra i pochi a chiamare il mouse con il nome inglese: quasi ovunque si utilizza l’equivalente locale di “topo”.
    Se poi vogliamo parlare di computer, in Spagna è Computador, in Svezia è dator, in Finlandia è tietokone, nella Repubblica Ceca è Počítač e così via. Siamo noi Italiani, e pochi altri, ad essere l’eccezione.🙂

    E per quanto riguarda i titoli dei film, anche da noi ci sono degli scempi mica male (a partire da tutte le volte che viene aggiunto “I segreti di”, “I misteri di”, senza alcun motivo)…😀

  2. Sono d’accordo con il commento precedente: siamo noi e pochi altri a tradurre poco (e male) e, purtroppo, pensiamo anche di esagerare!
    Io ho fatto quasi un anno di erasmus in Spagna, e posso dirvi che gli spagnoli (e, in generale, tutto il vasto mondo ispanofono) traducono più dei francesi: i “pop corn” sono le “palomitas”, il McChicken è il “McPollo” (http://www.flickr.com/photos/super-kirin/2712134359/), il “talet” è “tableta” (nel dizionario della Real Academia dall’edizione 2014), ecc.

    Più che preoccuparci dei francesi dovremmo preoccuparci che, in nome di una finta internazionalizzazione (massacrare l’italiano e non inventare nuovi termini non è essere internazionali) stiamo demolendo dall’interno una lingua aprezzata e studiata in tutto il mondo, tra il giusto scherno di inglesi, francesi, spagnoli, polacchi e via dicendo.

  3. correzione: “tablet”, non “talet”, e “apprezzata”😉
    ps. ovvio che non propongo di tradurre Mc Chicken, ma nemmeno accetto l’esterofilismo e il complesso di inferiorità verso l’inglese che hanno contagiato i mezzi di comunicazione e i presunti esperti…che probabilmente parlano itanglese per darsi un tono, visto che tanto esperti non sono.

  4. La francia e il francese? Li amo. Il francese è la mia seconda lingua,a tratti quasi lingua madre e la francia la mia seconda terra.
    Una lingua sublime, ricca, musicale, varia capace di catturarti e farti innamorare con una sola espressione: questo è il francese.
    Da sempre il francese è la lingua della diplomazia, della cultura, delle élites, e fino agli annoi ’90 anche la lingua della comunicazione internazionale. Poi è arrivato lui, l’inglese, una lingua un pò vuota e decisamente meno musicale del francese, dove un verbo ha 15 significati e in tutto ci sono al massimo due forme per esprimere lo stesso concetto. Certo è una lingua più semplice per quanto riguarda l’aspetto grammaticale, una sorta di lingua jolly per capirsi un pò ovunque.
    Ma, perché mai un popolo detentore di una delle lingue più belle al mondo dovrebbe piegarsi ad utilizzare termini inglesi, quando in francese i medesimi termini sono nettamente più belli?
    L’inglese ormai è una lingua bistrattatta un pò ovunque, tutti lo parlano, ma pochi lo conoscono veramente bene. La maggior parte degli anglofani non studiano e non parlano nessuna lingua al di fuori della propria.
    Parlare francese è uno stile di vita. Si nasce per questa lingua, non si apprende.

    • Se vogliamo parlare della lingua della diplomazia dovremmo usare allora il latino, la lingua madre di gran parte delle lingue più parlate al mondo. Basta pensare che “Manchester” include la parola Chester che deriva dal Castrum/Castra latino.
      L’inglese ha semplicemente fatto al francese quello che il francese aveva fatto con il latino.
      Inoltre i francesi hanno quel sorrisino alla Vincent Cassel che vorrei tanto togliere a bastonate ogni volta che dicono che l’Italia è “provincia francese”. Ma sti pezzenti, che se non fosse stato per Cesare, la civiltà gli sarebbe arrivata più di mezzo millennio dopo..

  5. ma guardate che.. e mi stanno antipatici i francesi, fanno bene! Sono gli italiani che stanno perdendo la loro cultura e inglesizzano tutto, presto parleremo tutti in inglese, magari facessimo come i gallici

  6. Vedo che per un italiano che vive a Parigi da tanti anni hai capito ben poco della cultura francese : quello che tu risenti come nazionalismo è percepito in Francia come una cosa normale, integrata da (quasi) tutti : diffendere la propria lingua che non ha (come qualunque altra lingua) niente da invidiare all’inglese (o al cinese, o all’albanese etc). Solo che al contrario degli italiani (che tra l’altro nei cinema traducono – e malissimo – proprio tutti i film anglossassoni mentre nelle grandi città francesi si possono sempre vedere i film in versione originale…) in Francia si ha capito che diffendere la propria lingua non è nazionalismo o senso di superiorità ma diffesa della diversità e coscienza della propria storia e, si, che si deve essere fieri della propria cultura (senza che questo sia una posizione reazionaria)…E si vivi a Parigi avrai notato come molti titoli di film non sono più tradotti, come molte pubblicità hanno uno slogan in inglese etc. E che negli altri paesi europei, compresa l’Italia, molti dei termini che tu pensi essere tradotti soltanto dai Francesi lo sono ugualmente (e menon male!). E poi in cosa c’è di ridicolo a dire octet : tutti lo usano in Francia ed è più ridicolo secondo me sentire un italiano pronunciare “byte” quando potrebbe arrichire la lingua del Petrarca di un nuovo termine. Poi, se conosci un po’ di storia saprai che prima si traduceva quasi tutto (guarda un po’ i titoli dei film americani in Italia negli anni cinquanta o sessanta : tutti tradotti) e che è quindi un falso processo quello che fai oggi : i francesi sono sfortunatamente diventati troppo laxisti riguardo la difesa della loro lingua (pur essendo orgogliosi della loro lingua). Parlando sempre di storia, saprai probabilmente che tutte le lingue europee moderne, dal medioevo in poi, si sono arrichite traducendo termini estranei, e non solo riprendendoli : l’inglese per esempio : il suo voccabolario è per metà di origine francese ma la maggior parte delle parole sono modificate, anglicizzate, a volte tradotte leteralmente. Vedo in questo articolo, come spesso nel tuo blog, una leggera francofobia mescolata con una specie d’inconcia gelosia. Un consiglio quindi : se il “delirio” francese (scusa, gallico come dici tu) ti dà fastidio, da bravo italiano che ama la sua lingua e Dante ritorna nel tuo MacDonald con il tuo computer e il tuo mouse, fiero della tuà neutralità linguistica e della tua sottomissione ad un triste pensiero unico.

  7. Mi hai scoperto Brento, sono invidioso e geloso dei francesi. Cerco di nascondere la mia francofobia con uno stupido atteggiamento critico ma adesso che mi hai beccato devo uscire allo scoperto. I francesi sono i migliori in tutti i campi, è sbagliato criticarli perchè primeggiano in tutto. Sono l’esempio da seguire, la luce che ci indica il cammino. Adesso scusami ma devo andare, il gestore del Macdonald mi ha chiesto di spegnere il computer e di andare via. Deve chiudere il suo Mcdo.

  8. Ma scusate, da italiani diciamo questo?? Boh mi sento preso in giro. Tutto il mondo(paesi del terzo mondo compresi) studia una seconda lingua(l’80% degli it non parla una seconda lingua), non abbiamo mai guardato un film in lingua originale e ci siamo arrangiati con doppiaggi scandalosi(dai titoli alle libere interpretazioni delle battute). E’ vero che è un paese libero, ma non è necessaria OGNI opinione.

  9. I francesi sono un po’ pazzi a tradurre tutto ma noi siamo scemi che non traduciamo quasi niente! Se le parole le abbiamo perché non usarle? Tralasciando termiti come byte ecc. Ho visto il titolo di un telefilm “person of interest” perché non si poteva tradurlo in italiano? Quasi quasi preferisco i pazzoidi francesi che almeno conservano la loro lingua!

  10. Il nazionalismo non c’entra, si chiama “ecologia linguistica”, in soldoni utilizzare termini adattati alla lingua che si sta parlando in genere rende il discorso più fluido e più chiaro. “Adozione del figlio del partner” è più chiaro di stepchild adoption, “revisione della spesa” e “legge sul lavoro” di “spending review” e “jobs act”, “collaborazione volontaria” più trasparente di “voluntary disclosure”. Non occorre tradurre tutto (anche in Francia sono diffusi termini come smartphone o hashtag) ma tutto sta nelle percentuali di forestierismi e a che livello si inseriscono.

    I Francesi hanno molto più rispetto della loro lingua di quanto non lo abbiano gli Italiani e sono meno vittime di complessi d’inferiorità.

    • PS: anche gli spagnoli “traducono (quasi) tutto”, “el computador”, “el ratòn optico”, “la contrasena”, o lo traslitterano secondo la grafia spagnola (leader diventa lìder). Ma si come ci stanno più simpatici dei francesi nessun italiano li critica per questo😉

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