J’accuse – Zola difende Dreyfus

L’edificio che ospitava la sede dell’Aurore

E’ in questo edificio della rue de Montmartre, che ospitava gli uffici del giornale l’Aurore, che il 12 gennaio 1898, Emile Zola diede a Georges Clémenceau, capo-redattore del giornale, la sua lettera al Presidente della Repubblica Félix Faure dimostrando l’innocenza d’Alfred Dreyfus e proclamando la vérité est en marche et rien ne l’arrêtera (la verità è in marcia e niente la fermerà).
Il testo apparve il giorno dopo con il famoso titolo J’accuse!.
Zola scrisse questo famoso articolo per difendere l’ufficiale Dreyfus che era stato imprigionato ingiustamente di aver complottato contro la Francia.
Per capire meglio il senso dell’articolo di Zola bisogna contestualizzarlo nel periodo in cui venne scritto ovvero alla fine del XIX secolo durante la terza Repubblica.
La Francia era da poco stata sconfitta inaspettatamente dall’esercito prussiano nell’ambito della guerra franco-prussiana.
Il popolo francese aveva accettato di malavoglia la sconfitta e cercò un pretesto o un capro espiatorio per giustificare la batosta subita: si disse che la sconfitta era dovuta ad un complotto architettato dagli ebrei che avevano favorito l’esercito prussiano.
Questa insinuazione alimentò inevitabilmente l’odio antisemita in Francia.
Nel 1894, una spia francese che lavorava presso l’ambasciata tedesca come donna delle pulizie trovò in un cestino della spazzatura un documento contenente segreti militari.
L’esercito francese accusò l’ufficiale Alfred Dreyfus di aver consegnato documenti segreti al nemico e lo imprigionò immediatamente presso l’isola del Diavolo.

Emile Zola, indignato per quanto avvenuto, scrisse il famoso articolo intitolato J’accuse in cui denuncia le bugie e le mistificazioni che hanno condotto all’arresto di Dreyfus.
Zola spiega nel suo testo le ragioni per le quali Dreyfus deve essere giudicato innocente e svela il complotto di cui è stato vittima.
Dreyfus è stato scelto come capro espiatorio della sconfitta per poter accusare i cospiratori ebrei.
L’ufficiale francese rappresentava secondo Zola la perfetta vittima di un simile complotto: un militare di successo di razza ebrea.
Dreyfus sarà giudicato colpevole ma nel 1906, 7 anni dopo il suo arresto, il verdetto sarà annullato e l’ufficiale francese sarà rilasciato.
Con la sua iniziativa Zola sfida il sistema giudiziario dell’epoca enfatizzandone le enormi falle e stigmatizzando l’abominevole scandalo di un uomo innocente che viene imprigionato.
Il caso Dreyfus ha diviso a lungo l’opinione pubblica francese tra sostenitori e oppositori della sua colpevolezza e rappresenta un simbolo moderno di un’ingiustizia perpetrata nel nome della ragion di Stato.
Il J’accuse di Zola è ancora oggi considerato un grandissimo capolavoro di giornalismo.

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