Paura e tensione

Paura e tensione

Ancora una volta si respira una brutta atmosfera in Italia, un clima d’instabilità e di precarietà che richiama tristemente gli anni di piombo e tiene gli italiani con il fiato sospeso.
Dopo l’attentato di Brindisi, le bombe davanti le sedi di Equitalia e la selvaggia “gambizzazione” dell’imprenditore Adinolfi di Ansaldo Nucleare, rivendicata dal gruppo anarchico FAI (Fronte Anarchico Informale), il Paese sembra sprofondare nuovamente nell’incubo stragista.
Non si conoscono ancora i colpevoli materiali e i mandanti del barbaro attentato di Brindisi e tutte le ipotesi restano aperte.
Sebbene gli investigatori dispongano di preziose immagini che ritraggono un uomo intento ad azionare un telecomando, il colpevole non è ancora stato identificato.
La Sacra Corona Unita è immediatamente stata accusata di questa tragedia che è costata la vita alla giovane Melissa Bassi, originaria di Mesagne, e ha ferito gravemente le sue compagne dell’istituto professionale Morvillo-Falcone.
In ogni caso si tratta di un gesto carico di una forte valenza simbolica perché ha colpito una scuola, che tra l’altro aveva ricevuto un premio per il suo impegno anti-mafioso, intitolata ai due magistrati siciliani uccisi il 23 maggio 1992 nel tragico attentato di Capaci.
In molti hanno ripensato alle bombe del 92-93, le cosiddette “bombe del dialogo”, con le quali la mafia trattò con lo Stato riguardo a temi delicati come l’articolo 41 bis relativo al carcere duro per i mafiosi.
Cosa Nostra utilizzò gli attentati di quel periodo per far sentire la propria voce violenta all’indomani dell’instabilità politica generata dall’operazione “Mani Pulite”.
Oggi, come allora, attraversiamo una delicata fase di cambiamento istituzionale caratterizzata dall’emergere di nuovi movimenti politici (come il movimento 5 stelle di Beppe Grillo) e la mafia potrebbe attirare l’attenzione su di se e rivendicare il suo ruolo a suon di bombe.

Il modus operandi dell’attentatore farebbe escludere in prima analisi la responsabilità della mafia locale che non suole piazzare bombe per colpire indistintamente i cittadini.
L’ipotesi maggiormente avvalorata dagli inquisitori sembra essere il gesto isolato di uno squilibrato che avrebbe fabbricato artigianalmente una bomba collegando tra loro alcune bombole del gas.
Per molti italiani, invece, l’attentato di Brindisi ratifica con forza e violenza l’avvento di una nuova stagione di stragi e l’odiosa strategia della tensione che ha tristemente segnato la storia del nostro Paese.
L’espressione “strategia della tensione” è stata coniata per designare un bieco progetto, che va da Portella della Ginestra ai nostri giorni, finalizzato a “stabilizzare destabilizzando” e alla conservazione del potere di fronte a qualsiasi forma di cambiamento.
Loschi individui e variegate correnti ideologiche si mescolano dentro questa parentesi temporale che ha insanguinato e messo in ginocchio l’Italia: mafia, servizi segreti, gruppi anarchici, neofascisti, lobby segrete, massoni e uomini politici.
All’indomani della Seconda Guerra mondiale l’Italia, fragile custode di una democrazia pericolosamente insidiata dall’avanzata del comunismo, rappresentava un’importante pedina nello scenario internazionale segnato dalla Guerra fredda.
La logica degli attentati che hanno terrorizzato l’Italia in quegli anni è da ricercare nella volontà di destabilizzare il popolo affinché esso cercasse protezione e sicurezza nello Stato.
Le bombe degli anni 60-70 crearono un costante clima di violenza finalizzato a mantenere un equilibrio politico che escludesse ogni influenza dei partiti comunisti occidentali.
Viscidi personaggi hanno tirato per lunghi anni le fila di uno sporco disegno volto a creare tensione e panico per rafforzare la figura di uno Stato forte capace di garantire la sicurezza dei suoi cittadini.
L’Italia ricorda ancora quel periodo drammatico e le tantissime vittime innocenti di attentati anonimi.
In quel periodo le correnti comuniste avanzavano prepotentemente anche nel nostro Paese di fronte a una Democrazia Cristiana in gravi difficoltà.
Quest’ultima trasse giovamento dalla “strategia della tensione”, messa in atto dalle frange extraparlamentari violente come la rete Stay Behind e la P2, per imporre la propria egemonia e rispondere alla volontà geopolitica americana.
Quando gli attentati anonimi cessarono, la violenza politica prese il volto delle Brigate Rosse che legarono drammaticamente il loro nome ai tristemente noti “anni di piombo”.

Le strazianti immagini dell’attentato di Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969 nel salone degli sportelli della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano, sono ancora impresse nella memoria degli italiani che in quell’occasione impararono ad avere paura.
La strage di Piazza Fontana fu seguita da altre pagine nere nella storia dell’Italia: il caso Pinelli, la bomba sul treno Italicus, l’attentato alla stazione di Bologna e piazza della Loggia, i vari omicidi durante le manifestazioni e una lunga scia di sangue e terrore che segnò tragicamente gli anni 60-70.
Questi tragici eventi rimasti senza colpevole sono stati etichettati come stragi di Stato per via dell’implicazione di una parte dei servizi segreti italiani e stranieri in queste vicende.
I parenti delle vittime, ancora oggi, non conoscono i nomi e i volti dei responsabili.
La speranza generale è che gli avvenimenti recenti non siano legati a una nuova strategia della tensione e non aprano una nuova stagione di stragi.
Tuttavia le analogie e i parallelismi con quel periodo sono tanti.
Oggi come allora, si respira un clima d’instabilità politica e il governo tecnico, chiamato a risollevare le sorti del paese in piena crisi economica, non è stato in grado di creare un’identità e un progetto comune.
Orfana di Berlusconi e del suo governo che ha contribuito a creare un’enorme voragine democratica, l’Italia si è ritrovata in balia di se stessa e si è affidata ciecamente allo staff di tecnici capeggiato da Mario Monti per ritrovare stabilità nazionale e credibilità internazionale.
Il vuoto di potere che si è creato rappresenta una ghiotta opportunità per quelle forze oscure che ambiscono ad impossessarsi del potere con atti violenti.

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