Bedycasa: un viaggio chez l’habitant

Bedycasa: un viaggio chez l’habitant

Avete scelto Parigi come destinazione delle prossime vacanze e vi apprestate a scegliere un alloggio?
Vi piacerebbe risparmiare e al tempo stesso vivere un’esperienza unica che vi permetta di immergervi nel cuore della cultura francese?
Bedycasa è quello che fa per voi!
Il portale creato da Magali Boisseau nel 2008 offre ai viaggiatori di tutto il mondo la preziosa possibilità di trovare una sistemazione presso gli abitanti del luogo e di scoprire nuovi posti arricchendosi dal punto di vista personale e culturale.
Il nome BedyCasa nasce dalla fusione dei termini Bed (che si riferisce la Bed & Breakfast) e Casa (che rimanda al concetto di Casa Rural, la versione spagnola e portoghese della chambre d’hôte francese).
Sul sito si trovano offerte di alloggi in casa, famiglie ospitanti, camere indipendenti, bed&breakfast, chambres d’hotes, gites (in Francia), Casas Rurales (in Spagna e Portogallo), Guest House, Homestay, Fattorie, Riad (in Marocco), Minshuku e Ryokan (in Giappone).
L’obiettivo primario di Bedycasa è quello di mettere in relazione viaggiatori e ospitanti creando solidi legami relazionali che molto spesso rimangono anche dopo l’esperienza dell’accoglienza.
I prezzi sono molto più ragionevoli delle cifre esorbitanti richieste dagli hotel parigini e avrete la fortuna di condividere la vostra esperienza all’estero con la persona che vi ospita.
Il vostro ospitante sarà lieto di fornirvi consigli utili e preziose informazioni per scoprire la città e i suoi segreti.
Tanti sono gli annunci che riguardano Parigi, come per esempio questa sistemazione proposta da Brigitte, in zona Place d’Italie, con colazione inclusa, a partire da 31€ a notte.
BedyCasa vi offre un’équipe all’ascolto dei vostri bisogni sette giorni su sette, pagamenti veloci e sicuri on line, i feedback che vengono puntualmente scambiati tra viaggiatore ed ospitante a fine soggiorno, i prezzi 2/3 volte più bassi di una camera di hotel e l’accoglienza calorosa e ospitale di una famiglia che vi apre le porte di casa.

L’équipe di Bedycasa

Gioco – concorso – quiz

Gioco – concorso – quiz

Il blog Italiani a Parigi, blog franco-italo-siculo-parigino, ha il piacere di presentarvi la quinta edizione dell’unico concorso del web in cui non si vince una beata mi…zzica.
Il principio del gioco è semplice, per vincere il quiz dovete indicare nel vostro commento:

– In quale via di Parigi siamo
– Cosa ospita l’edificio ritratto nella foto
– Secondo la leggenda, chi ha ucciso il gigante

La prima persona che risponderà esattamente alle tre domande vincerà il concorso.
Non si vince nulla (a parte un piccolo momento di gloria), ma prometto di inviare al vincitore una simpatica cartolina direttamente dalla ville lumière.
L’unica restrizione per partecipare: non abitare a Parigi. Inviare una cartolina parigina a chi già abita nella ville lumière perderebbe il suo fascino.
Che vinca il migliore!

Il bacio di Marsiglia

Il bacio di Marsiglia

Cosa c’è più bello di un bacio?
Cosa scatena una carica emotiva più coinvolgente di quell’intenso scambio di feromoni che ci trattiene avvinghiati alla persona amata?
Alcuni baci, ritratti da fotografi o immortalati da altri artisti, fanno oramai parte dell’immaginario collettivo e materializzano in maniera vivida quell’ideale romantico capace di far vibrare gli animi più sensibili.
Si pensi al celebre bacio dell’Hotel de Ville di Parigi immortalato dal fotografo Doisneau, il bacio di Klimt che raffigura due innamorati avvolti da una coperta multicromatica, il bacio etereo tra Amore e Psiche (famosa statua di Canova esposta al museo del Louvre) o ancora il bacio romantico tra Clark Gable e Vivien Leigh in Via col Vento.
Oltre a manifestare un tenero sussulto del cuore, un bacio può anche trasformarsi in un simbolo di protesta se viene contestualizzato nella situazione adatta.
E’ quanto è successo recentemente in Francia e più precisamente a Marsiglia, dove la fotografia di un bacio, scattata durante una manifestazione, è rapidamente divenuta il manifesto di un movimento di protesta caricandosi di un forte valore simbolico e mediatico.

La manifestazione era quella organizzata il 23 ottobre scorso dal movimento cattolico Alliance Vita per protestare contro il matrimonio gay e la concessione delle adozioni alle coppie omosessuali, che il governo Hollande si appresta a legalizzare in Francia, e il bacio contestatario ha visto come protagoniste Julia e Auriane, una coppia che non ha resistito alla voglia di scambiarsi dolci effusioni in pubblico.
Le due ragazze hanno dichiarato di non essere state al corrente della manifestazione in corso e che, passando dalla zona in cui si svolgeva il corteo, hanno voluto baciarsi per manifestare simbolicamente il proprio diritto di amarsi liberamente.
La foto, scattata per caso da Gérard Julien che si trovava al posto giusto al momento giusto, è foriera di significati forti ed è stata adottata dal movimento LGBT come vivido manifesto delle proprie rivendicazioni.
Lo scatto che immortala le due ragazze mentre si baciano appassionatamente scatenando lo sdegno bigotto dei manifestanti è un significativo affresco sociale che riassume sentimenti antitetici ed emozioni contrastanti.
E voi con chi state? Con Julia e Auriane che hanno osato sfidare la composta morale dei manifestanti o con il corteo che protestava contro il progetto di legge del governo Hollande che estenderà il matrimonio e la possibilità di adottare anche agli omosessuali?

L’orologio della Conciergerie

L’orologio della Conciergerie

Dopo più di un anno di lavori, la Conciergerie ha mostrato ai parigini il suo nuovo volto.
Fino a poco tempo fa la facciata del famoso palazzo parigino era nascosta da un’enorme impalcatura che ha permesso a una squadra di restauratori di dare nuova luce al prospetto del monumento.
I lavori continueranno ancora all’interno della Conciergerie fino al 21 novembre 2012 e, fino a tale data, non sarà possibile visitare il palazzo che solitamente si visita unitamente alla vicina Sainte Chapelle.
Se la Conciergerie (che durante la rivoluzione fu adibita a prigione e accolse Maria Antonietta prima della fatidica esecuzione capitale sotto la ghigliottina) resta chiusa, è possibile apprezzare la facciata da poco restaurata, il nuovo tetto della torre dell’orologio e soprattutto lo splendido orologio che da il nome alla strada in cui si trova il palazzo, quai de l’Horloge per l’appunto.
L’orologio che si trova sull’omonima torre situata di fronte al pont au Change, fu costruito dal meccanico tedesco Henri de Vic intorno al 1370, sotto il regno di Carlo V, e rappresenta il primo orologio pubblico apparso in Francia.
La torre dell’orologio fu costruita nel 1310 da Philippe le Bel e un tempo ospitava una campana che suonava per le grandi cerimonie: la campana risuonava per tre giorni e tre notti consecutive per le nascite e le morti dei re o per la nascita dei loro primogeniti.
La campana della torre dell’orologio è tristemente passata alla storia per avere dato il segnale d’inizio del massacro di San Bartolomeo, il 25 agosto 1572, quando tantissimi ugonotti (protestanti) furono sterminati dalla fazione cattolica.

Ma torniamo allo splendido orologio dorato che campeggia sulla facciata della Conciergerie.
L’orologio è stato restaurato, sotto il regno di Enrico III, dallo scultore Germain Pilon che realizzò due statue rappresentanti la Legge e la Giustizia.
Il quadrante misura un metro e mezzo ed è decorato da raggi dorati fiammanti, la lancetta più lunga rappresenta la lama di una lancia, quella più piccola è ornata da un fiore di giglio, il meccanismo odierno risale al 1849 e le ore sono indicate in numeri romani in rilievo sulla pietra.
Il frontone dell’edicola contiene questa iscrizione latina Qui dedit ante duas, triplicem dabit ille coronam mentre la parte inferiore dello stilobato porta questa frase Machina quae bis sex tam juste dividit boras Justitiam servare monet legesque tueri.
Quest’orologio, vero e proprio gioiello di tecnica e arte, merita sicuramente una visita da vicino.

Gioco – concorso – quiz

Gioco – concorso – quiz

Il blog Italiani a Parigi, blog franco-italo-siculo-parigino, ha il piacere di presentarvi la quarta edizione dell’unico concorso del web in cui non si vince una beata mi…zzica.
Il principio del gioco è semplice, per vincere il quiz dovete indicare nel vostro commento:

– Di quale parco parigino si tratta
– Cosa ospitava anticamente l’edificio ritratto nella foto
– Le statue di quali animali si trovano all’ingresso del parco

La prima persona che risponderà esattamente alle tre domande vincerà il concorso.
Non si vince nulla (a parte un piccolo momento di gloria), ma prometto di inviare al vincitore una simpatica cartolina direttamente dalla ville lumière.
L’unica restrizione per partecipare: non abitare a Parigi. Inviare una cartolina parigina a chi già abita nella ville lumière perderebbe il suo fascino.

Che vinca il migliore!

Mi scappa la pipì…a Parigi

Où faire pipi à Paris

Parigi è una città piena di fascino che custodisce perle di rara bellezza accessibili solamente agli spiriti sensibili e agli sguardi curiosi.
La visita della città a piedi è il miglior mezzo per godere pienamente del suo fascino e dei suoi incantevoli scorci urbani.
Le lunghe camminate tra i boulevards e le avenues della ville lumière oltre a stimolare la nostra voglia di conoscenza potrebbero anche stimolare un altro bisogno fisico: la pipì!
I veri conoscitori di Parigi, quelli che attraversano instancabilmente le vie della ville lumière da nord a sud, sanno bene che le chilometriche passeggiate parigine impongono ripetute soste liberatorie.
Quando il bisogno pressante di fare pipì ci coglie, nel bel mezzo della visita culturale della città o di uno spensierato girovagare senza metà, si cerca immediatamente una toilette e il più delle volte si finisce nella brasserie più vicina.
Pur di liberare la nostra vescica debordante, noi poveri italiani a Parigi siamo costretti a ingurgitare imbevibili caffé pur di ottenere l’anelato accesso al bagno.
Conoscendo la gentilezza dei cugini francesi, sappiamo bene che il gestore del locale consentirebbe di malavoglia l’uso del suo bagno senza alcuna consumazione.
Accettiamo, allora, di mandare giù quella zuppetta nerastra che i parigini chiamano caffé e ci dirigiamo con l’amaro in bocca verso le toilettes del locale che spesso sono sporchissime.

Se volete evitare il supplizio di dover ingerire pseudo-caffé per usare i bagni delle brasserie, vi consiglio di leggere la guida où faire pipi à Paris scritto da Cécile Briand.
La Briand ha vagabondato da un quartiere all’altro della capitale francese testando le toilettes gratuite di Parigi e classificandole in base alla pulizia e la praticità.
Più di 200 toilettes sono catalogate nel volumetto e descritte dettagliatamente: parchi, municipi, biblioteche e parcheggi.
Grazie a questo utile libricino, fare pipì a Parigi non sarà più un’impresa: potremo reperire facilmente le toilettes più vicine (e pulite) e non saremo più obbligati a rovinarci il palato con il disgustoso caffé francese.

Il furto della Gioconda

La Gioconda

Era il 21 agosto 1911 quando il viso sorridente della Monna Lisa scomparve dalle sale del Louvre.
Approfittando di una giornata di chiusura del celebre museo parigino, un ladro si introdusse nella sala che accoglieva il capolavoro di Leonardo da Vinci e se ne impossessò.
La polizia si mise subito al lavoro per cercare il colpevole del furto dell’enigmatico quadro di Leonardo che ritrae una giovane donna, con le braccia incrociate, su uno sfondo montagnoso.
Tra i sospettati del furto vi furono anche personaggi famosi del calibro di Pablo Picasso e Guillaume Apollinaire che aveva precedentemente dichiarato di voler distruggere i capolavori di tutti i musei per far posto all’arte nuova.
Gli investigatori francesi brancolarono a lungo nel buio e arrivarono a ipotizzare che il delitto fosse stato commesso dall’Impero tedesco, nemico della Francia.
In realtà la soluzione dell’enigma del Louvre era molto più semplice e legata a ragioni sentimentali e patriottiche: Vincenzo Peruggia, un impiegato italiano del Louvre, aveva trafugato l’opera per restituirla all’Italia.

Il 20 agosto Peruggia aveva trascorso la notte al museo e il giorno seguente era uscito dal Louvre con la Gioconda sotto al cappotto.
Dopo averla tenuta per ventotto mesi sotto il letto del suo appartamento parigino, il ladro decise di portare il capolavoro a Luino, il suo paese natale.
Giunto in Italia, Peruggia contattò un antiquario fiorentino chiamato Alfredo Geri inviandogli il seguente messaggio “Il quadro è nelle mie mani, appartiene all’Italia perché Leonardo è italiano”.
Il messaggio era firmato simbolicamente da Leonardo e il misterioso mittente chiedeva cinquecento mila lire come riscatto.
L’antiquario fu molto incuriosito da quello strano messaggio e decise di incontrare Peruggia.
I due si incontrarono a Firenze, presso l’hotel Cerratani (che in seguito cambierà il nome in hotel Gioconda) e Alfredo Geri si fece accompagnare da Giovanni Poggi, direttore della galleria degli Uffizi.
I due esperti d’arte si resero immediatamente conto che non si trovavano davanti uno dei tanti falsi che giravano in quell’epoca e decisero di trattenere l’opera per verificarne l’autenticità.
Il dipinto fu riconosciuto come originale e Peruggia fu arrestato per furto.
La reclusione del ladro, considerato mentalmente minorato, durò soltanto sette mesi anche in virtù dello spirito patriottico che lo aveva spinto a compiere quel gesto.
La Gioconda fu restituita alla Francia e tornò a occupare il suo posto al museo del Louvre.

Prima di essere riconsegnata, l’opera di Leonardo fu esposta per un breve periodo agli Uffizi di Firenze, al Palazzo Farnese e alla Galleria Borghese di Roma.
Da quel momento il sorriso di Monna Lisa ha abbandonato solo poche volte il museo del Louvre: nel 1963 è stata spedita al Metropolitan Museum of Art di New York e nel 1974 è stata accolta in Russia e in Giappone.
Dal 2005 la Gioconda beneficia di una sala specialmente concepita per accoglierla, la sala degli Stati, che ospita anche anche tele di Tiziano, Raffaello, Veronese (Le nozze di Cana) e di altri artisti rinascimentali.
Protetto da una speciale teca in vetro che lo preserva da vibrazioni, fonti di calore, umidità, proiettili e qualunque altro oggetto contundente, il viso della Gioconda continua a risplendere sotto lo sguardo estasiato di milioni di turisti che ogni anno giungono da tutto il mondo per osservare il suo sorriso misterioso.
Il furto del quadro ha sicuramente contribuito ad amplificare il mito della Gioconda.