Un bicchiere di assenzio?

Un bicchiere di assenzio?

Vert d’absinthe è il solo negozio di Parigi interamente dedicato all’assenzio.
Bevanda controversa in voga tra i poeti maledetti del XIX secolo, l’assenzio fu vietato in Francia nel 1915 per via dei suoi effetti allucinogeni.
Nel 1988, una direttiva europea ha riabilitato il consumo del liquore verde limitando il tasso di tujone presente.
Nella boutique della rue d’Ormesson, nel IV arrondissement, troverete varie qualità d’assenzio, libri, bicchieri, utensili e strumenti originariamente utilizzati per la sua preparazione e distillazione.
Inizialmente utilizzato come pianta medicinale, l’assenzio venne per la prima volta usato per la produzione di liquore dall’azienda Pernod et Fils intorno la fine dell’800.
Soprannominato la fée verte (la fata verde) in virtù del suo inconfondibile colore, questo distillato è stato a lungo bistrattato e considerato nocivo.
L’abuso di qualsiasi alcool è dannoso per l’uomo ma gli effetti prodotti dall’assenzio, in particolare, sono stati mitizzati nell’immaginario letterario dell’epoca.
Tanti sono stati i poeti, letterati, scrittori e artisti d’ogni sorta che utilizzarono il liquore verde per trovare ispirazione per la propria arte e per evadere dalla realtà: Monet, Picasso, Gaugin, Allan Poe, Wilde, Shakespeare, Hemingway, Lautrec, Van Gogh.
Manet gli dedicò un quadro, Zola lo ha citato nel romanzo intitolato Nana e Baudelaire gli consacrò il poema Enivrez-vous della collezione Spleen.

Enivrez-vous
Il faut être toujours ivre. Tout est là: c’est l’unique question. Pour ne pas sentir l’horrible fardeau du Temps qui brise vos épaules et vous penche vers la terre, il faut vous enivrer sans trêve.
Mais de quoi? De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise. Mais enivrez-vous.
Et si quelquefois, sur les marches d’un palais, sur l’herbe verte d’un fossé, dans la solitude morne de votre chambre, vous vous réveillez, l’ivresse déjà diminuée ou disparue, demandez au vent, à la vague, à l’étoile, à l’oiseau, à l’horloge, à tout ce qui fuit, à tout ce qui gémit, à tout ce qui roule, à tout ce qui chante, à tout ce qui parle, demandez quelle heure il est; et le vent, la vague, l’étoile, l’oiseau, l’horloge, vous répondront: «Il est l’heure de s’enivrer! Pour n’être pas les esclaves martyrisés du Temps, enivrez-vous ; enivrez-vous sans cesse! De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise.»

(Baudelaire, Le Spleen de Paris, XXXIII).

L’assenzio divenne intorno la fine dell’800 la bevanda degli artisti maledetti, il simbolo del decadentismo e della dissoluzione bohemienne, un marchio di protesta contro i valori e le convenzioni della borghesia.
L’assenzio consumato in quel tempo, assunto in forti dosi, poteva effettivamente causare allucinazioni e crisi di delirium tremens.
Sono tantissime le leggende legate agli effetti della fata verde: si dice che Van Gogh fosse in preda a un’intossicazione di assenzio quando si recise l’orecchio e che lo stesso Verlaine fosse ubriaco del liquore verde quando ferì alla mano l’amico Rimbaud con un colpo di pistola.
Lo stesso Verlaine, conosciuto nel quartiere latino per le sue frequenti sbronze a base di assenzio, consumò il liquore verde fino agli ultimi giorni della sua vita.
L’assenzio che viene commercializzato oggi non ha poteri allucinogeni e non possiede la stessa gradazione di quello dell’800.
Il liquore, ottenuto per distillazione dell’intera pianta, va bevuto solitamente ghiacciato e il gusto richiama quello dell’anice.

Vert d’Absinthe
11, rue d’Ormesson
75004 Paris

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