Il colloquio di lavoro – 3 parte

Il colloquio di lavoro

Il colloquio di lavoro

Nell’ambito di un colloquio di lavoro spesso vengono poste alcune domande rituali per esaminare la personalità e le competenze del candidato.
Non esiste un’unica maniera per rispondere a queste domande ma alcuni approcci sono migliori di altri.
Ecco qualche consiglio per rispondere alle domande classiche da colloquio.

– Potrebbe parlare un poco di lei?
Anticipate questa domanda frequente, spesso posta all’inizio del colloquio, preparando un riassunto che valorizzi la vostra carriera e il vostro percorso formativo.
Sintetizzate al massimo le vostre esperienze e ponete l’accento sulle competenze acquisite e gli obiettivi raggiunti.
Il vostro discorso deve permettere al datore di lavoro di capire ciò che potete offrire all’azienda.
Evitate di raccontare la vostra vita dilungandovi in dettagli inutili, citate solo gli elementi in relazione con il posto di lavoro per cui vi candidate.

– Perchè volete entrare nella nostra azienda?
Per rispondere a questa domanda non bastano le conoscenze di base che già possedete sul marchio.
Effettuate una ricerca approfondita sul web e cercate le informazioni principali sulla storia dell’azienda e sulla sua reputazione e sulla sua cultura.
Più disporrete di informazioni e più potrete argomentare le ragioni per le quali vi considerate il candidato ideale per quel posto.

– Qual è il vostro punto debole?
Questa domanda viene posta spesso nel corso di un colloquio e sono tanti i candidati che restano in silenzio o, peggio ancora, elencano una lista interminabile di difetti.
Rispondere a questo quesito equivale a dimostrare che vi conoscete e che conoscete i vostri limiti.
Rispondete citando un ambito in cui potreste migliorarvi e sottolineate gli sforzi che avete fatto per avanzare.

Come vi vedete tra cinque anni?
Proiettatevi nel futuro immediato con realismo, flessibilità e un pizzico di ambizione. Parlate della vostra voglia di assumere nuove responsabilità e di evolvere professionalmente.
Citate l’eventualità di seguire una formazione che vi consenta di sviluppare ulteriormente le vostre competenze o di acquisirne nuove.
Evitate risposte megalomani o inaccessibili. Un colloquio di lavoro non è il buon contesto per sognare a voce alta.

Perchè ha lasciato il suo precedente posto di lavoro?
Ponendovi questa domanda il datore di lavoro vuole capire cosa vi ha portato a postulare per la sua azienda, vuole vedere se siete veramente motivati per quel posto di lavoro o se vi serve soltanto una fonte di sostentamento.
Mostrate il vostro interesse e non date l’impressione di essere scappati dal vostro precedente lavoro.
Siate sinceri e non parlate male del vostro precedente contesto lavorativo.

Ecco le altre domande maggiormente poste durante un colloquio:

Sul passato
– Qual è la vostra formazione?
– Che studi avete fatto?
– In quale materie eccellevate?
– Durante gli studi avete lavorato?
– Siete soddisfatti degli studi che avete fatto?
– Avete fatto degli stages o delle formazioni?

Sul presente
– Siete disponibile immediatamente?
– Accettereste di viaggiare spesso?
– Potreste traslocare per questo lavoro?
– Qual è la vostra situazione familiare?
– Da quanto tempo cerca lavoro?
– Che lavoro fa sua moglie/marito?
– Ha già effetuato dei colloqui con altre aziende?
– Ha ricevuto altre proposte?
– Quanto vorrebbe guadagnare?

Sul futuro
– Qual è il vostro obiettivo professionale?
– Come vede il suo futuro nella nostra azienda?
– Quali sono i vostri obiettivi a breve, medio e lungo termine?
– Come vede la sua carriera tra 20 anni?

Sull’azienda
– Perchè vuole lavorare nella nostra azienda?
– Cosa conosce del nostro marchio?
– Perché desidera lavorare in una grande (o piccola) azienda?
– Cosa pensa di poterci offrire?
– In che modo pensa di partecipare allo sviluppo della ditta?

Sul posto di lavoro
Cosa vi piace di questo posto?
– Quali possono essere gli svantaggi di questo lavoro?
– Vi sentite all’altezza per questa missione professionale?
– Quali sono le competenze necessarie?

Sull’esperienza
– Quali funzioni avete occupato nel passato?
– Cosa vi è piaciuto maggiormente? Perchè?
– Quali obiettivi avete raggiunto?

Sulle competenze
– In quale ambito vi reputate maggiormente competenti?
– Perchè vi dovrei scegliere?
– Parlate lingue straniere?

Sulla personalità
– Quali sono i vostri hobbies?
– Preferite lavorare soli o in gruppo?
– Quali sono le vostre qualità e difetti?
– Vi piacciono i lavori monotoni?
– Riuscite a lavorare sotto pressione e stress?
– Come vi ponete nei confronti della gerarchia?

Il colloquio di lavoro – 2 parte

Il colloquio di lavoro

Il colloquio di lavoro

Affrontare un colloquio di lavoro mette i nervi a dura prova. Bisogna mantenere la calma, avere fiducia in se stessi e scegliere attentamente le risposte.
Il nervosismo può talvolta giocare brutti scherzi e una semplice domanda potrebbe farvi sudare freddo ed entrare nel panico.

Ecco qualche affermazione da evitare nel corso di un colloquio:

– Detestavo il mio ex capo!
Il vostro capo vi tormentava e vi rendeva la vita impossibile. Facevate incubi terribili nei quali vi inseguiva chiedendovi di sbrigare pratiche interminabili in tempi brevissimi. Non perdeva occasione per umiliarvi davanti ai colleghi.
Sicuramente avete vissuto un’esperienza difficile e traumatica ma non menzionatela durante il colloquio.
Se parlerete male del vostro ex capo, il vostro futuro datore di lavoro potrà pensare che tra poco tempo direte la stessa cosa di lui.

– Non conosco questa azienda
La persona che avrete di fronte vi chiederà sicuramente di parlare dell’azienda.
Evitate di fare scena muta e informatevi appropriatamente la vigilia del colloquio.
Studiate la storia del marchio e il suo sviluppo nel corso degli anni.
Mostrando la vostra conoscenza dell’azienda, dimostrerete che il posto vi interessa non soltanto per i soldi ma sopratutto perché desiderate fare carriera in un gruppo che stimate.

– Non ho altre domande
Allo stesso modo di dire che non conoscete l’azienda, dire che non avete altre domande equivale a una mancanza di interesse da parte vostra. Anche se il datore di lavoro ha risposto a tutte le domande e i dubbi che avevate formulato, preparate una domanda che mostri l’interesse verso il posto di lavoro offerto.
Il giorno prima del colloquio, fate una rapida ricerca su internet e spulciate attentamente le informazioni della ditta.
Troverete sicuramente spunti interessanti da utilizzare per il colloquio.

– Avrei bisogno di prendere alcuni giorni di vacanza
La persona che vi riceverà per il colloquio sa che avete delle esigenze familiari e personali che vi terranno lontano dal lavoro qualche giorno. E’ fuori luogo e fortemente negativo iniziare l’incontro con il vostro futuro capo parlando di vacanze e giorni di assenza.
Rischiereste di apparire presuntuoso e di lasciare intendere che riteniate che il posto sia già vostro.
Conservate le domande relative alle domande per le fasi avanzate del colloquio quando sarete in fase di negoziazione salariale.

– Fra quanto tempo potrò avere una promozione
Anche se volete mostrare che siete dei tipi ambiziosi e che vi siete fissati degli obiettivi, evitate di porre questo tipo di domanda al vostro primo incontro.
Il vostro interlocutore potrebbe avere l’immagine di uno spietato arrivista pronto a tutto per scalare i gradini della gerarchia aziendale.
Chiedete in maniera diplomatica quali sono le eventuali possibilità evolutive del posto.

Il colloquio di lavoro

Il colloquio di lavoro

Il colloquio di lavoro

Terminata la stesura del curriculum e la redazione di una lettera di motivazione accattivante, non vi resta che incrociare le dita es sperare che l’azienda vi contatti per un colloquio di lavoro.
Il colloquio è una fase essenziale del processo di assunzione che permette al datore di lavoro di effettuare una prima selezione delle candidature ricevute e al futuro lavoratore di conoscere preziosi dettagli aggiuntivi riguardo al posto (missioni da compiere, responsabilità, condizioni di lavoro, retribuzione, orari di lavoro e vantaggi aziendali).
Il dialogo che si sviluppa nel corso di questo incontro serve a completare le informazioni già illustrate nel CV e ad approfondire i dettagli di un’eventuale collaborazione lavorativa.

Nel corso del colloquio di lavoro il vostro interlocutore vi interrogherà relativamente alle informazioni incluse nel vostro curriculum e agli elementi che sono stati omessi o che non figurano: le esperienze precedenti, le attività extra-professionali, la natura esatta delle vostre competenze e il vostro grado di adattabilità.
L’incontro tra voi e il datore di lavoro e l’occasione che gli permette di conoscervi meglio, di carpire la vostra personalità e di testare la vostra motivazione.
Durante il tempo che vi sarà concesso, il rappresentante dell’azienda cercherà di valutare le vostre competenze in funzione del posto di lavoro proposto: dinamicità, capacità d’analisi, rigore, senso di responsabilità, organizzazione e cosi via.
Se, per esempio, avete postulato per un lavoro di commerciale, il vostro interlocutore insisterà particolarmente sulle qualità necessarie per svolgere questo tipo di lavoro: presa d’iniziativa, buona espressione orale, capacità d’argomentazione.

La forma classica de colloquio di lavoro si traduce in un incontro face to face tra il candidato e il datore di lavoro.
Alcune aziende preferiscono incontrare i candidati insieme per testare lo spirito di squadra e la capacità di collaborare a uno stesso progetto.
Un incontro collettivo permette all’azienda di studiare le sfumature psicologiche e le personalità dei vari candidati e di selezionare il profilo ricercato.
In base alle aziende o al posto di lavoro, il colloquio di lavoro può non rappresentare fase finale di un’assunzione.
Il primo incontro può essere seguito da ulteriori colloqui o da prove tecniche e/o psicologiche finalizzate a testare le competenze del candidato.

Il colloquio di lavoro comprende tre fasi fondamentali: la presentazione, il dialogo e la conclusione.
La presentazione è una fase essenziale poichè la prima impressione che lascerete al vostro interlocutore è quella che ricorderà dopo il vostro incontro.
Ricordate che, come diceva daniel Swansson, non avrete mai una seconda possibilità per fare una buona prima impressione.
Generalmente i primi 30 secondi rappresentano il breve arco di tempo in cui gli elementi visivi vengono analizzati: l’aspetto, l’abbigliamento, la postura, la gentilezza, il tono della voce.
Cercate di offrire un’immagine positiva, fresca e che rappresenti il vostro modo di essere.
Lo scopo della fase di dialogo è uno scambio reciproco di informazioni.
Voi avete bisogno di approfondire i dettagli relativi al posto di lavoro (responsabilità, gerarchia, missioni attribuite) e il vostro datore di lavoro vuole sondare la vostra motivazione.
Durante questa fase del colloquio, ascoltate pazientemente le spiegazioni di chi parla e ponete domande pertinenti per mostrare il vostro interesse per il posto.
Alla fine del colloquio, se l’argomento non è stato affrontato, parlate dell’eventuale retribuzione e delle condizioni di lavoro.
Prima di congedarvi dalla persona che vi ha ricevuto, chiedete quale sarà il seguito dell’incontro, chi riprenderà contatto e in che modo e se un secondo colloquio e previsto.

Infine, eccovi qualche consiglio per affrontare serenamente il colloquio:

Prima dell’incontro
– Identificate il tragitto che dovrete percorrere e la zona in cui si terrà il colloquio per evitare brutte sorprese il giorno X
– Partite con un pò d’anticipo per evitare imprevisti durante il tragitto
– Arrivate in anticipo per essere calmi e sereni durante il colloquio
– Osservate i luoghi e le persone che si trovano nella sala d’attesa, potreste trovare interessanti dettagli sull’azienda
– Scegliete un abbigliamento corretto che vi faccia sentire a vostro agio, non eccessivamente elegante e non troppo sportivo.
– Portate con voi il CV, la lettera di motivazione e ogni elemento che possa essere utile per ratificare la vostra motivazione e per giustificare le vostre precedenti esperienze lavorative.

Durante il colloquio
– Salutate il vostro interlocutore con una stretta di mano ferma e decisa. Guardatelo in faccia
– La vostra attitudine corporale rivela il vostro modo di essere. State seduti correttamente e sorridete.
– Mettetevi in valore decantando le vostre qualità ma evitate inutili eccessi.
– Alla fine dell’incontro vi sarà posta la fatidica domanda “Avete delle domande?”. Preparatene una!

Dopo il colloquio
– Non esitate a richiamare l’azienda se non ricevete più nessuna notizia. Confermerete la vostra motivazione per il posto di lavoro proposto.

Il Pass Navigo…da casa

Il lettore USB di PASS Navigo

Il lettore USB di PASS Navigo

Siete stanchi di aspettare davanti interminabili file d’attesa per caricare il vostro Pass Navigo?
Per evitare le lunghe code che si creano ogni primo del mese, la RATP in collaborazione con la SNCF e Optile propone un nuovo sistema di ricarica della scheda magnetica direttamente dal proprio domicilio.
Dal 4 febbraio 2013 è possibile ricaricare il Pass Navigo utilizzando una connessione internet e un apposito lettore USB.
Se desiderate beneficiare di questo comodo servizio, potete acquistare il lettore USB (al costo di 7€) in una delle tante boutique RATP presenti nelle principali stazioni della metropolitana parigina.
La ricarica si effettua collegandosi al sito Navigo.fr e seguendo passo passo le istruzioni del servizio.

Gioco – concorso – quiz

Gioco - concorso - quiz

Gioco – concorso – quiz

Eccovi un nuovo quiz parigino per testare la vostra conoscenza della ville lumière.
Questo concorso fotografico non è facilissimo ma è alla portata dei veri amanti della capitale francese, di chi ama ogni elemento decorativo di questa città che trasuda arte e di tutti coloro i quali cercano sempre i significati profondi nascosti dietro le apparenze.

Il blog Italiani a Parigi, blog franco-italo-siculo-parigino, ha il piacere di presentarvi l’ottava edizione dell’unico concorso del web in cui non si vince una beata mi…zzica.
Il principio del gioco è semplice, per vincere il quiz dovete indicare nel vostro commento:

– In quale museo è stata scattata questa foto
– A cosa è dedicato il museo
– Come si chiamano i due edifici che lo ospitano

La prima persona che risponderà esattamente alle tre domande vincerà il concorso.
Non si vince nulla (a parte un piccolo momento di gloria), ma prometto di inviare al vincitore una simpatica cartolina direttamente dalla ville lumière.
L’unica restrizione per partecipare: non abitare a Parigi. Inviare una cartolina parigina a chi già abita nella ville lumière perderebbe il suo fascino.
Che vinca il migliore!

La dignità del voto dall’estero

Votazioni 2013...dall'estero

Votazioni 2013…dall’estero

Ho appena inviato al consolato italiano il mio voto per le elezioni politiche 2013.
Le schede elettorali sono arrivate direttamente nella mia cassetta delle lettere qualche giorno fa.
La busta che mi è stata recapitata conteneva il tagliando elettorale, le liste dei candidati, due schede (per l’elezione dei rappresentanti della camera dei deputati e del senato della Repubblica) e le dettagliatissime istruzioni relative alla procedura di voto.
Ho segnato con una croce il simbolo del partito scelto, ho espresso le mie preferenze scrivendo due nomi accanto al logo del partito, ho piegato le due schede, le ho inserite nella busta bianca, ho messo la busta bianca all’interno della busta pre-affrancata insieme al tagliando elettorale e ho inviato il tutto al consolato italiano di Parigi.

Il voto per corrispondenza è riservato agli italiani residenti all’estero regolarmente iscritti all’AIRE (albo italiani residenti all’estero).
Non possono votare dall’estero, quindi, studenti Erasmus, o italiani che effettuano missioni lavorative temporanee o vacanze di alcuni mesi.
Il diritto di voto spetta agli emigrati di nuova e vecchia generazione: gli italiani che in tempi non lontanissimi lasciarono l’Italia con la valigia di cartone in cerca di fortuna e le nuove generazioni andate via dall’Italia perchè il Belpaese gli ha chiuso le porte in faccia.
Lo stesso diritto vale anche ai loro figli e nipoti che, se possiedono il doppio passaporto, possono esprimere il loro voto per le elezioni italiane.

Votare direttamente da casa è semplice e comodo…ma siamo sicuri che questo sistema di voto comporti solamente vantaggi per l’elettore.
Confesso che quando ho lasciato scivolare il plico contenente il mio voto nella buca delle lettere sono stato assalito da un certo senso di insicurezza.
Ho affidato la mia scheda a un piccione viaggiatore ma chi mi garantisce che il piccione arriverà a destinazione? Chi mi da la sicurezza che quel piccione non venga intercettato da un cacciatore malintenzionato che preferisca mangiarselo con contorno di patate (i piccioni, tra l’altro, sono uno dei piatti preferiti dei francesi)? Come faccio a essere sicuro che il mio voto non si perda nell’etere e che termini il suo viaggio all’interno di un’urna elettorale?
La busta pre-affrancata inviatami dal consolato non era nè una raccomandata nè un invio tracciabile. Non dispongo, dunque, di alcun mezzo per seguire il percorso della mie schede elettorali.
Capisco che inviare una lettera raccomandata pre-pagata a ogni elettore sarebbe stato troppo costoso ma esiste anche il “courrier suivi” che è molto meno caro e permette al mittente di seguire il percorso della lettera inviata. Sarebbe stata una valida alternativa alla modalità di voto proposta agli italiani all’estero.
Le mie riflessioni nascono fondamentalmente dalla costatazione che in occasione delle elezioni precedenti si sono verificati imbrogli e inciuci vergognosi relativi alle schede degli italiani all’estero.
E cosa e’ stato fatto per impedire che questa squallida pantomima non si ripeta?
Meno di niente.

Il voto di noi italiani all’estero viene tristemente snobbato perchè le nostre preferenze, secondo la legge Tremaglia del 27 Dicembre 2001, serviranno solamente a eleggere i 18 parlamentari della circoscrizione estera (12 deputati e 6 senatori): la circoscrizione Europa eleggerà 5 deputati e 2 senatori, la circoscrizione Sudamerica 4 deputati e 2 senatori, la circoscrizione Nordamerica 2 deputati e un senatore e la circoscrizione Asia-Africa-Oceania un deputato e un senatore.
Il nostro voto avrebbe molta più rilevanza se andrebbe ad amalgamarsi al voto degli italiani residenti in Italia.
Gli italiani all’estero sono oltre 4 milioni (Europa: 2.365.170; America Meridionale: 1.338.172; America Settentrionale e Centrale: 400.214; Africa, Asia, Oceania e Antartide: 237.600) e il loro voto potrebbe essere decisivo per le elezioni nazionali e/o regionali se solo venisse conteggiato insieme a quello degli altri italiani.
Invece no. Il voto di chi, spesso a malincuore, ha lasciato l’Italia serve solo all’elezione di 12 deputati e 6 senatori che dovrebbero fare gli interessi degli italiani all’estero.
Dico “dovrebbero” perchè 18 mi sembrano eccessivi e perchè il ruolo di intermediario tra gli italiani all’estero e la madrepatria dovrebbe essere rivestito da consolati, ambasciate, COMITES e altri organismi che beneficiano di fior di finanziamenti.
Se si sopprimessero questi 18 parlamentari, inoltre, i soldi loro destinati (circa 3 milioni e mezzo di euro) potrebbero essere utilizzati per finanziare organismi e associazioni presenti sul territorio e in grado di aiutare concretamente gli italiani all’estero.
Diciotto parlamentari per rappresentare gli italiani all’estero sono al tempo stesso pochissimi: come farà un italiano che vive in Svezia a rappresentare me che vivo a Parigi? Certo, condividiamo il fatto di essere due italiani all’estero ma ciascuno di noi vive problematiche specifiche legate indissolubilmente all’area geografica di residenza.
Se proprio si è deciso di creare una rappresentanza della circoscrizione estera nel Parlamento italiano, sarebbe giusto sostituire la ripartizione in macroregioni geografiche con un sistema che rispetti e prenda in considerazione tutte le comunità italiane sparse nel mondo.

Il voto degli italiani all’estero non sarebbe svuotato di significato se partecipasse all’elezione del parlamento italiano e non si limitasse a eleggerne una fetta minuscola e poco efficace. Il voto di ogni emigrato italiano avrebbe allora il giusto valore.
L’obiezione a questa mia affermazione è prevedibile: ma perchè gli italiani all’estero dovrebbero avere il diritto di votare per un Paese (l’Italia) nel quale non risiedono, per il quale non pagano le tasse e che hanno abbandonato?
Ecco la risposta.
1) La maggior parte degli italiani all’estero ha abbandonato l’Italia suo malgrado (mancanza di lavoro, assenza di prospettive, situazioni estremamente precarie, aiuti sociali carenti, ecc. ecc.) lasciando nel Belpaese gli affetti più cari e una parte del proprio cuore.
2) Gli italiani residenti all’estero sognano di tornare un giorno e trovare un’italia diversa, giusta, democratica, meritocratica e dove il lavoro sia un diritto come recita l’art.1 della nostra Costituzione.
Per realizzare questo cambiamento, gli italiani emigrati devono avere la possibilità di votare per scegliere una classe politica dirigente diversa da quella che non gli ha garantito un futuro e che li ha costretti ad andare via dall’Italia.
3) Gli italiani all’estero seguono molto più la politica italiana che la politica del Paese in cui vivono. Il loro punto di visita e il loro voto nasce da una conoscenza approfondita della situazione politica nazionale e dalla consapevolezza che una svolta radicale è l’unica possibilità per ridare speranza al proprio Paese. Per realizzare questo cambiamento, gli emigrati italiani devono poter votare e il loro voto deve avere il giusto peso e la giusta dignità.

La lettera di motivazione

Un colloquio di lavoro

Un colloquio di lavoro

Inviare la propria candidatura per un posto di lavoro in Francia equivale ad inviare una copia del curriculum accompagnata da una lettera motivazionale.
Creare una lettera di motivazione attraente e interessante può rapidamente trasformarsi in un vero rompicapo.
La chiave di volta per riuscire a redigere una lettera efficace è la personalizzazione e l’uso di un vocabolario mirato al posto che ci interessa.

Ecco alcuni spunti per comporre una lettera valida che lasci trapelare la vostra motivazione.

Capire il ruolo della lettera motivazionale
La lettera non ha nulla a che vedere con il CV e ha il compito di trasmettere la vostra motivazione al datore di lavoro. Se il curriculum illustra le vostre competenze e le esperienze lavorative, la lettera decanta la voglia di fare bene e di fare parte di quella azienda.
La lettera di motivazione si colloca a metà tra il CV e il posto di lavoro e svolge un essenziale ruolo intermediario tra questi due elementi.
Il CV e la lettera sono complementari: si completano e si rinforzano tra loro in un gioco di continui collegamenti e rimandi.
La lettera motivazionale ha il compito di focalizzare l’attenzione dell’interlocutore sui punti forti del vostro CV che corrispondono all’offerta di lavoro.

Usate il giusto tono
Scrivere una lettera di motivazione rappresenta molto di più di un semplice esercizio di stile nel quale riempire un foglio di belle parole su di noi.
Tre paragrafi (15 o 20 righe) bastano per riassumere i concetti fondamentali.
La lettera deve essere scritta in un francese corretto, senza nessun errore di ortografia o sintassi (fatela rileggere a un madrelingua prima di inviarla), in uno stile elegante che si avvicini più al tono professionale che a quello letterario.
Cercate il giusto mezzo tra l’originalità, che potrebbe non piacere, e la banalità, che vi amalgama alla massa.

Non parlate soltanto di voi
Il principale difetto di una lettera di motivazione è il fatto di incentrarla esclusivamente su voi e sul vostro percorso formativo-professionale.
Creare una sorta di doppione del vostro CV e non parlare minimamente dell’azienda rischia di far perdere l’interesse della lettera.
Parlate di voi ma dedicate anche alcune riflessioni all’azienda e ai progetti che vi attirano.

Collegate il vostro progetto ai bisogni dell’azienda
Rendete la lettera attraente creando collegamenti tra il vostro profilo professionale e i bisogni della ditta. Mostrate la vostra affinità alla cultura aziendale. Più le vostre argomentazioni saranno precise e coerenti, più susciterete l’interesse del vostro interlocutore che avrà voglia di conoscervi maggiormente in occasione di un colloquio.

Adattate la lettera
Non confondete le risposte agli annunci di lavoro e le “candidature spontanee”. In quest’ultimo caso potete inviare una lettera standard con un tono abbastanza generico e vago.
Nel caso di una risposta a un annuncio, dovrete utilizzare riferimenti precisi e specifici relativamente al posto che vi interessa.

Non rispondete a tutti gli annunci
Concentrate la vostra ricerca di lavoro solamente verso gli annunci che vi interessano e per i quali possedete i giusti requisiti. Evitate di inviare la vostra candidatura per tutti gli annunci di lavoro includendo i posti troppo tecnici per voi. Sprechereste tempo ed energia.