Una storia parigina – III

Un nuovo inizio

Un nuovo inizio

Seduto sul divano rosso fuoco che troneggiava al centro del suo piccolo appartamento, Simone sfogliava svogliatamente le pagine del Parisien leggendo le ultime novità e scrutando gli annunci di lavoro.
Teneva in mano un evidenziatore giallo per sottolineare le offerte più interessanti che avrebbe contattato successivamente.
Quel giorno, come spesso accadeva, il giornale non si tinse di giallo e gli annunci consultati non suscitarono l’attenzione del giovane in cerca di occupazione.
Disilluso e stanco di cercare invano, accese la televisione e si sintonizzò su TF1 per ascoltare le ultime notizie e cercare di ingannare la mattinata.
La presentatrice aveva appena dato la linea alla collega meteorologa che annunciava con molta enfasi l’arrivo di una nuova perturbazione sulla regione parigina.
Non sarebbe stato il cielo, quindi, a risollevare il morale del trentenne catanese.
Erano appena passate le undici, quando il cellulare di Simone si mise a squillare e a saltellare sul tavolo per via delle vibrazioni.
Allô?
– Buongiorno, parlo con il signor Puglisi? Chiese una voce femminile mai sentita prima.
– Si. Chi parla?
– Sono Madame Tivolier dei Bateaux Parisiens.
Simone rimase in silenzio aspettando il seguito della comunicazione.
Sono la responsabile delle risorse umane. Lei è stato scelto per il posto di guida. Aggiunse la voce sconosciuta con un tono serio e deciso.
Oui Madame, furono le sole parole che fu in grado di pronunciare.
– E’ disponibile per un colloquio questo pomeriggio?
– Certamente, rispose Simone la cui salivazione si era improvvisamente azzerata.
– Perfetto. La aspettiamo alle 16h30. A dopo.
– Va bene, a più tardi.
Au revoir.

Simone non credeva alle sue orecchie. Erano passate due settimane dal giorno in cui, trovatosi per caso davanti all’annuncio della compagnia di navigazione fluviale, aveva lasciato una copia del suo curriculum.
Aveva atteso inutilmente una chiamata o un’email nei giorni successivi e con il passare del tempo era arrivato alla conclusione che il suo CV non era stato selezionato.
Uno squillo di telefono aveva squarciato il vuoto di quella fredda mattina di febbraio e il tono di voce professionale di Madame Tivolier gli aveva annunciato il suo imminente incarico lavorativo.
La donna le aveva parlato di un colloquio pomeridiano e Simone non stava nella pelle all’idea di cominciare un’esperienza nuova che vedeva come una svolta radicale alla monotonia delle sue giornate.
Colto da un improvviso panico per l’appuntamento imminente, si mise a percorrere in lungo e in largo i venticinque metri quadrati del suo monolocale simulando di trovarsi su un battello stracolmo di turisti.
Gesticolando freneticamente il ragazzo descriveva, ora in spagnolo ora in inglese, i principali monumenti parigini aiutandosi con i pochi elementi d’arredamento presenti nell’appartamento: la piantana alogena si era trasformata nell’obelisco di Luxor che domina Place de la Concorde, il tavolo di legno era diventato l’Arco di Trionfo voluto da Napoleone per celebrare le sue vittorie e l’appendiabiti posto all’ingresso era stato magicamente mutato nella Torre Eiffel.

Simone aveva indossato il vestito elegante delle grandi occasioni, acquistato un paio d’anni prima alle gallerie Lafayette, si era rasato meticolosamente, aveva studiato il sito internet della compagnia e si era spruzzato qualche goccia di eau Sauvage prima di lasciare il suo appartamento.
Aveva preso la metropolitana e si era recato alla sede della compagnia situata nel settimo arrondissement, sul porto della Bourdonnais, ai piedi della Tour Eiffel.
Dopo aver lanciato uno sguardo fugace alla maestosa costruzione metallica realizzata da Gustave Eiffel in occasione dell’esposizione universale del 1899, aveva sceso una decina di gradini per raggiungere l’ufficio in cui si sarebbe svolto il colloquio.
Era arrivato con dieci minuti d’anticipo all’appuntamento e aveva aspettato in religioso silenzio nella saletta d’attesa.
Pochi istanti dopo, una robusta signora in tailleur apparve da una porta rimasta socchiusa fino a quel momento e gli strinse vigorosamente la mano.
Era Madame Tivolier, la stessa persona con cui aveva parlato al telefono in mattinata.
Bienvenue Mr Puglisi, esordì la signora sfoggiando un sorriso accogliente.
Merci Madame, rispose Simone con cortesia.
– Il suo CV è molto interessante. Testeremo rapidamente le sue conoscenze linguistiche e, se tutto va bene, potrà cominciare la formazione.
La corpulenta signora aveva acceso un computer posto sulla scrivania vicina e aveva lanciato un programma che prevedeva vari test.
Vous avez une demi heure. Madame Tivolier aveva annunciato che il tempo a disposizione era di mezz’ora.
Era la prima prova da superare. Simone rispose minuziosamente ai numerosi test di grammatica e sintassi che scorrevano sullo schermo del PC e terminò la prova con un certo ottimismo.
In seguito, la stessa responsabile delle risorse umane lo accolse nel suo ufficio ponendogli varie domande sul percorso professionale e invitandolo a presentarsi nelle lingue straniere richieste per il lavoro.
Alla fine del colloquio, Madame Tivolier aveva ritirato un foglio dalla stampante e lo aveva esaminato mantenendo un’espressione seria. Erano i risultati dei test informatici che Simone aveva svolto pochi attimi prima.
Il volto della donna s’illuminò improvvisamente con lo stesso sorriso con cui lo aveva accolto.
Félicitations Mr Puglisi. Le poste de guide est à vous!
Simone avrebbe voluto abbracciarla, ma si limitò a ringraziarla e chiedere informazioni pratiche sulla missione lavorativa.
Avrebbe cominciato la formazione il giorno successivo nella stazione adiacente alla cattedrale di Notre Dame, dove aveva originariamente letto l’annuncio e dove la guida attuale aveva dato le dimissioni.
Merci Madame, disse Simone prima di congedarsi.
– Siamo lieti di averla nella nostra équipe, rispose la donna.
– Con chi ho appuntamento domani? Aggiunse il giovane catanese.
– La guida attualmente in servizio si occuperà della sua formazione. Lei è molto fortunato, è un italiano anche lui!
Simone lasciò l’ufficio carico di nuove speranze. Aveva superato brillantemente il colloquio, aveva ottenuto il posto e la persona che lo avrebbe formato al lavoro era un suo connazionale.
I suoi occhi vedevano finalmente sorgere sul cielo di Parigi l’alba incerta della speranza.
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La IV puntata tra cinque giorni…

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Una storia parigina – II

L’alba incerta della speranza

L’alba incerta della speranza

Un raggiante sorriso aveva illuminato il volto spento di Simone alla vista di un foglio A4, che esponeva una sola frase, capace di infondere fiducia al giovane siciliano “Nous cherchons un guide de croisière parlant anglais, français, italien et espagnol”.
Ipnotizzato davanti al bancone dei Bateaux Parisiens, una delle principali compagnie di trasporto fluviale turistico della città, Simone aveva visto materializzarsi un’inaspettata possibilità per un nuovo inizio e si immaginava già impegnato a spiegare la storia dei principali monumenti parigini ai turisti.
Puis-je vous aider, Monsieur? Voulez-vous réserver une croisière sur la Seine? Aveva chiesto una ragazza bionda dall’altro lato del bancone.
Simone continuava a fissare l’annuncio.
La bigliettaia, convinta che il suo interlocutore fosse interessato a un giro turistico in battello aveva cominciato a presentare i dettagli della crociera, l’orario di partenza, il percorso, le varie tariffe e le regole di sicurezza.
Je suis interessé à l’annonce, la interruppe bruscamente il catanese indicando il foglio affisso sulla vetrina.
Très bien. Il faut remplir le formulaire et laisser une copie de votre CV, rispose la ragazza prima di scomparire per qualche istante nell’ufficio adiacente.
La biondina ricomparve rapidamente con un foglio e una penna in mano e lo invitò a lasciare i suoi dati personali e il suo curriculum.
Simone riempì meticolosamente tutti i campi del documento, appose la firma conclusiva e vide sfilare davanti ai suoi occhi gloriose scene di successo. Si immaginava vestito di un’ elegante uniforme, alla prua di un maestoso battello, attorniato da splendide turiste che pendevano dalle sue labbra, intento a decantare e raccontare le bellezze artistiche e architettoniche della città.
Il lavoro di guida di crociera calzava a pennello con il suo profilo: bella presenza, socievole, conosceva a menadito Parigi e la sua storia, amava il contatto con il pubblico e grazie all’Erasmus e ai viaggi effettuati in gioventù padroneggiava le lingue richieste per occupare il posto.
Ca va? Vous avez terminé? Lo incalzò la ragazza da dietro il bancone.
Oui. C’est bon. J’ai fini, rispose Simone abbandonando il mondo dei sogni e ritornando con i piedi per terra.
Parfait. On vous contactera, disse la bigliettaia accennando un sorriso evasivo.
Il catanese incassò l’ennesimo “le faremo sapere” e si allontanò dal lungo-Senna rimproverandosi di aver riposto troppe speranze su quell’offerta di lavoro.
Ritornando sui suoi passi per ritrovare il cammino verso casa, Simone decise di proseguire il suo vagabondare tra le vie del Marais.
Aveva poca voglia di ritrovarsi tra le quattro mura del suo monolocale e sapeva che perdersi tra i sentieri dedalici di quel quartiere medievale era un’ottima soluzione per occupare la giornata.

I suoi passi svagati calpestavano i pavé delle strade ripide e il suo sguardo curioso si posava sul paesaggio urbano che conosceva bene ma che osservava sempre con lo stesso fascino e con immutata meraviglia: sinagoghe traboccanti di fedeli in preghiera, graziosi negozietti di souvenirs, coppie che passeggiavano scambiandosi tenere effusioni e turisti smarriti intenti a studiare la mappa della città.
Arrivato alla fine della rue des Rosiers, non seppe resistere alle profumate fragranze provenienti dal ristorante vicino e decise di proseguire la camminata degustando una deliziosa falafel, un panino d’origine mediorientale ripieno di polpette di ceci o fave.
Salade, tomate et oignon (insalata, pomodoro e cipolla)? Chiese il cameriere aggiustandosi la kippah che portava sulla testa.
Oui. Et un peu des carottes aussi (Si. E anche un pò di carote).
Voilà. Esclamò il giovane ebreo porgendogli una pita fumante ripiena fino all’orlo.
Simone agguantò il panino e salutò il ristoratore con un cenno del capo.
Nel momento in cui addentò l’ultimo boccone della falafel, il ragazzo si rese conto di essere arrivato a Place des Vosges, la piazza che ospita la casa di Victor Hugo.
Mimetizzata tra le numerose gallerie d’arte sotto le arcate, la casa del grande scrittore si nasconde agli occhi dei turisti frettolosi conservando gelosamente il suo fascino misterioso.
Seduto al balcone della dimora che si affaccia direttamente sulla piazza quadrangolare, Hugo aveva immaginato le avventure di Fantine, Cosette, Jean Valjean, Gavroche e degli altri protagonisti dei Miserabili.
Simone si era soffermato a pensare alla Parigi dell’Ottocento che faceva da contesto al romanzo di Hugo e si era proiettato inconsciamente in quell’epoca ricca di storia e segnata da drammatici eventi.
Colto da un improvviso sentimento di nostalgia, si era avvicinato al centro della piazza per accarezzare il soffice tappeto di neve che ricopriva il manto erboso.
Riscaldata da timidi raggi di sole, la neve aveva cominciato a sciogliersi e la nuova luminosità irradiava il paesaggio invernale con calde sfumature arancioni.
Un fascio di luce solare si era posato sull’arcata antistante alla casa dell’autore francese e aveva messo in evidenza una frase scritta in maiuscolo con uno spray blu elettrico.
Incuriosito da quelle parole emerse magicamente dalla pietra anonima, Simone si era accostato all’arcata per leggere la frase impressa sul muro. Un fan di Hugo aveva sentito il bisogno di manifestare l’apprezzamento per il suo idolo riportando una delle sue citazioni più belle: “L’espoir c’est l’aube incertaine sur notre but sérieux. C’est la dorure lointaine d’un rayon mistérieux
“La speranza è l’alba incerta sul nostro vero obiettivo. E’ la luce lontana di un raggio misterioso” così risuonavano le parole della citazione nella lingua madre di Simone e lo invitavano a riflettere sull’importanza che la speranza riveste nella vita d’ogni uomo.
– E’ proprio una bella citazione. Dovremmo essere tutti capaci di sperare nel futuro e di fidarci maggiormente gli uni degli altri. Queste parole caddero su di lui come una pioggia inaspettata e si girò di scatto in cerca della voce che le avesse pronunciate.
Un pittore di strada accovacciato poco distante lo fissava con un sorriso sornione e allungandogli una bottiglia di whisky lo invitava a farsi un goccetto.
– No, grazie. Non bevo….almeno non a quest’ora. Comunque hai ragione, la speranza è linfa vitale per l’uomo.
Prima di allontanarsi dalla piazza, Simone fece scivolare due euro nel piattino dell’artista e lo salutò con uno sguardo complice.
Il suo peregrinare senza meta lo aveva portato a discutere con un bohémien a Place des Vosges e a riflettere sul valore della speranza.
Adesso, sazio di esperienze inaspettate e citazioni colte, aveva solamente voglia di tornare nel suo appartamento e prepararsi un buon caffé utilizzando la sua vecchia moka.
Non sapeva cosa Parigi e il futuro avevano in serbo per lui, ma sapeva cosa doveva fare. Sperare.
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La III puntata tra cinque giorni…

Una storia parigina – I

Orme sulla neve

Orme sulla neve

Cari lettori di Italiani a Parigi,

Le pagine virtuali di questo blog accoglieranno, a partire da oggi, un racconto scritto dal sottoscritto.
Il mini-romanzo è ambientato a Parigi e sarà pubblicato a puntate alla maniera dei Feuilleton del XIX secolo.
Ogni cinque giorni pubblicherò un nuovo episodio. In totale saranno dodici.
Affido a voi, se avete tempo e voglia, il compito di scegliere il titolo di ogni capitolo.
Alla fine di ogni episodio inserirò un commento con la mia proposta di titolo e aspetterò che voi, cari lettori, proponiate le vostre. La proposta più originale e adatta sarà selezionata.
Dopo la lettura dell’epilogo della storia, ovvero del XII capitolo, lo stesso procedimento permetterà di scegliere il titolo dell’intera storia. Una storia parigina è solamente un’etichetta provvisoria in attesa che scegliate voi stessi il titolo del racconto.
Vi chiedo, infine, di esprimere un piccolo parere dopo ogni episodio o semplicemente alla fine dell’intero racconto. Mi basta anche un “mi piace” o “non piace” alla maniera dei social network.
I vostri commenti mi consentiranno di capire se la pubblicazione è stata di vostro gradimento e se l’esperienza merita di essere ripetuta.
Vi lascio al primo episodio.

Buona lettura.
Gaspare

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La neve cadeva soffice quella domenica mattina di gennaio sfiorando delicatamente i comignoli di terracotta. Minuscoli fiocchi candidi si depositavano sui tetti parigini e avvolgevano la città in una surreale atmosfera di calma.
Un insolito silenzio dominava le avenues e i boulevards della capitale francese. Il suono delle campane domenicali, il gracchiare lontano di stormi di corvi inquieti e i sospiri di stupore di bambini estasiati interrompevano casualmente la nivea serenità.
Parigi si svegliava indossando una magnifica veste bianca. I suoi abitanti, affascinati dal candore inaspettato, si fermavano ad ammirare la bellezza di una metamorfosi mozzafiato che aveva cambiato radicalmente l’aspetto di ogni quartiere.
Le cupole innevate del Sacro Cuore rilucevano in contrasto con il cielo plumbeo e minaccioso. Le statue dei giardini delle Tuileries, imbiancate da una fitta coltre di neve, fissavano i viali deserti ricoperti da un manto candido.
Piccoli cristalli di ghiaccio scendevano giù dal cielo, si ramificavano, si univano tra loro creando forme geometriche irregolari che s’inseguivano e si depositavano discretamente sull’erba dei prati e sulle acque della Senna.
Intorpidita dai sogni notturni, la città si risvegliava lentamente. Qualche sporadico raggio di sole illuminava le facciate dei palazzi ancora avvolte dall’ombra. I lavoratori della domenica eseguivano con precisione e puntualità i rituali mattutini: fare colazione, radersi, lavarsi i denti, scegliere una camicia, seguire il telegiornale, prendere la metro.

Spalancando la piccola finestra del suo monolocale nel cuore del Marais, Simone non aveva resistito allo spettacolo che si dispiegava davanti al suo sguardo meravigliato.
Eccitato dall’inattesa nevicata, aveva indossato guanti e sciarpa e si era precipitato fuori dal suo piccolo appartamento situato nella rue du Roi de Sicile.
Il destino aveva voluto che il giovane catanese giunto a Parigi in cerca di fortuna, trovasse un alloggio proprio nella via dedicata all’antico re della sua ridente isola.
Aveva attraversato la rue de Rivoli contemplando il magnifico paesaggio e, in preda all’entusiasmo, era arrivato all’Hotel de Ville.
Il monumentale municipio avvolto da un sottile velo di neve aveva un fascino particolare e meritava una sosta contemplativa.
Osservando le statue e gli elementi decorativi che abbellivano l’edificio, Simone aveva sentito un chiaro gorgoglio proveniente dallo stomaco ancora a digiuno.
Il bistrot Marguerite, situato all’angolo tra la Place de l’Hotel de Ville e il quai de Gesvres,
era il luogo ideale per placare le richieste golose della sua pancia vuota.
Seduto al tavolo del bistrot, Simone aveva fatto segno al cameriere per ordinare.
– Un pain au chocolat e un caffé ristretto, per favore
– Desidera altro?
– No. E’ tutto per il momento.
Il cameriere aveva accennato un sorriso forzato e si era allontanato in direzione di un altro cliente.
Dal suo tavolo vicino alla finestra, il ragazzo osservava il maestoso palazzo municipale.
Pensieri e preoccupazioni si aggrovigliavano nella sua mente in un disarmonico caos e lo tormentavano già da parecchi mesi.
Camminare senza meta per le vie della città era una delle poche attività che gli permettevano di razionalizzare le paure e di placare il suo animo tormentato.
– Ecco la colazione, disse seccamente il cameriere.
– Grazie! rispose Simone osservando la tazza traboccante di caffé.
Da quando abitava a Parigi non era ancora riuscito a trovare un bistrot capace di servire un caffé bevibile.
Constatando che il ragazzo non andava via, Simone chiese se tutto andasse bene.
– Veramente dovrei incassare adesso se non le dispiace.
– Nessun problema, rispose mettendo le mani in tasca.
Il giovane assaporava il delizioso pain au chocolat che si forzava di accompagnare con un caffé annacquato e senza aroma, e osservava le torri della vicina cattedrale di Notre Dame.
Il suo spirito irrequieto lo portava spesso a girovagare ai piedi dell’enorme tempio gotico e, anche questa volta, sentiva il bisogno di passare qualche ora nell’Ile de la Cité.
– Au revoir.
Disse distrattamente e si catapultò fuori dal locale.
Tornato all’aria aperta, attraversò il Pont d’Arcole e continuando per un centinaio di metri si trovò ai piedi della cattedrale.
L’affluenza di turisti e di fedeli, sicuramente a causa dell’abbondante nevicata, era assai ridotta rispetto al solito.
Rimase un paio di minuti a guardare i dettagli della facciata di Notre Dame soffermandosi su alcuni elementi: la statua di Saint Denis con la testa in mano, i gargoyles di pietra che sembrano pronti a prendere vita da un momento all’altro, le imponenti torri, il massiccio portone decorato, il maestoso rosone centrale, le colonnine finemente levigate.
Né la facciata della cattedrale, né l’interno della chiesa, potevano calmare i suoi tumulti interiori.
La meta di quella peregrinazione mattutina era più lontana, alla fine del Petit Pont.
Scendendo una ventina di gradini in pietra, si raggiunge il lungo-Senna e si può osservare da vicino il perpetuo movimento dei flutti.
Simone passeggiava spesso lungo le sponde accarezzate dal fiume e affidava alla Senna le sue angosce e le sue speranze. Lei sapeva ascoltarlo.

Immerso in un vortice di pensieri, il giovane siciliano avanzava sulle banchine lasciando dietro di se una lunga scia di impronte sulla neve fresca.
Erano passati oramai dieci anni da quando aveva lasciato la Sicilia natale per iniziare l’avventura parigina.
Simone era rimasto affascinato dalla cultura e dalla letteratura francese durante gli anni del liceo.
Sfogliando i romanzi di Zola e le poesie di Rimbaud, aveva iniziato a sentire una voce lontana e irresistibile che lo invitava a seguire l’istinto e a lasciarsi andare.
Il suono di quella voce si era fatto più forte e insistente durante gli anni universitari in virtù degli studi umanistici e letterari che avevano rafforzato la sua visione ideale della Francia.
Terminati gli studi, aveva rivolto uno sguardo malinconico al cratere fumante dell’Etna e aveva deciso di trasferirsi a Parigi.
Dieci anni intensi, vissuti con passione, avevano forgiato il suo carattere, levigato le sfumature della sua personalità e lo avevano reso una persona diversa da quella che aveva vissuto all’ombra del vulcano.
Amori tumultuosi, amicizie discontinue e missioni lavorative appassionanti avevano costellato questo lungo periodo e adesso, a Parigi, si sentiva a casa.
Da più di un anno, però, la solitudine era diventata la sua sola compagna.
Dopo la fine della sua ultima relazione si era ritrovato da solo e la perdita del lavoro aveva amplificato il senso di alienazione che lo attanagliava.
Il potere di seduzione che la ville lumière aveva esercitato su di lui aveva perso parte della sua magia, l’entusiasmo iniziale era scemato con il passare del tempo e la voglia di mollare tutto e tornare a Catania era tanta.
Il richiamo che lo aveva portato a lasciare gli affetti siciliani era diventano una flebile vocina. Il suo ferreo ottimismo e la fiducia nel futuro erano le uniche armi di cui disponeva e che gli consentivano di non abbandonare Parigi.
Che cosa avrebbe fatto dopo avere speso anche gli ultimi risparmi rimasti? A chi avrebbe chiesto aiuto? Come abbandonare quella città che aveva imprigionato la sua anima?
Perché a dispetto del suo amore e del legame profondo per la sua Sicilia natale, Simone aveva affondato largamente le radici nella sua città d’adozione. Il suo era uno stato d’animo particolare, quello di chi vive sospeso tra due paesi, confinato in un limbo di emozioni e speranze, costretto alla nostalgia e condannato alla malinconia, una struggente dicotomia dello spirito che si dibatte tra presente e passato, ricordi e realtà.
Questi erano i pensieri che si affollavano nella sua mente, lo tormentavano, e turbavano la sua tranquillità.
L’angusta sensazione di oppressione che faceva da sottofondo a quella passeggiata domenicale scomparve improvvisamente per lasciare spazio a un barlume di speranza.
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La II puntata tra cinque giorni…

Un dinosauro a Parigi

Un dinosauro a Parigi

Un dinosauro a Parigi

Un tirannosauro è tornato a Parigi.
Questa volta non è venuto per terrorizzare la popolazione ma per osservare l’eterno scorrere della Senna e accogliere i passeggeri a bordo dei Bateaux-Mouches.
La famosa compagnia parigina di trasporto fluviale ha scelto il terribile mostro preistorico come insolita mascotte incaricata di accogliere i turisti sui battelli.
Lungo 7 e alto 4 metri, la scultura dell’artista Philippe Pasqua è composta da 350 ossa, modellate a partire da un vero scheletro preistorico.
L’opera di Pasqua rappresenta la fragilità della vita e l’effimero trascorrere del tempo: questo dinosauro è scomparso milioni di anni fa come, probabilmente, scomparirà la specie umana dopo aver distrutto la biosfera.
Il Tyrannosaurus Rex gigante, in alluminio cromato, si trova sul bordo della Senna, ai piedi del ponte d’Alma.

Uno schiaffo di troppo

Uno schiaffo di troppo

Uno schiaffo di troppo

La Fondation pour l’Enfance si è recentemente dotata di una nuova campagna choc per sensibilizzare l’opinione pubblica contro le punizioni corporali inflitte dagli adulti ai bambini.
Il video mostra una madre che, dopo aver rimproverato il figlio, lo schiaffeggia per richiamarlo all’ordine.
Lo schiaffo viene mostrato in slow motion per far comprendere allo spettatore la violenza di quel gesto e il trauma che viene vissuto dal bambino.
La Fondazione stima che circa il 50% dei genitori francesi alza le mani ai propri figli, talvolta prima che abbiano compiuto due anni, e stigmatizza come gesti istintivi possono diventare ferite indelebili.
Ogni schiaffo e ogni sculacciata non sono atti insignificanti e possono avere conseguenze nefaste sui bambini.
La pubblicità è stata duramente criticata da buona parte dei genitori francesi che contestano il fatto che uno schiaffo, con fini educativi, non può traumatizzare un bambino.
Le critiche hanno sottolineato il messaggio negativo veicolato dal video.
Campagne come queste favoriscono un’educazione sbagliata e portano allo sviluppo degli enfants-rois: bambini superbi, viziati, capricciosi e fastidiosi abituati a ricevere sempre “si” da parte dei genitori.

E voi, cosa ne pensate?  State dalla parte di chi ha ideato la pubblicità o siete d’accordo con le critiche?

Gioco – concorso – quiz

Gioco - concorso - quiz

Gioco – concorso – quiz

Eccovi un nuovo quiz parigino per testare la vostra conoscenza della ville lumière.
Questo concorso fotografico non è facilissimo ma è alla portata dei veri amanti della capitale francese, di chi ama ogni elemento decorativo di questa città che trasuda arte e di tutti coloro i quali cercano sempre i significati profondi nascosti dietro le apparenze.
Il blog Italiani a Parigi, blog franco-italo-siculo-parigino, ha il piacere di presentarvi la dodicesima edizione dell’unico concorso del web in cui non si vince una beata mi…zzica.
Il principio del gioco è semplice, per vincere il quiz dovete indicare le tre risposte richieste.
Un simpaticone si è divertito a modificare il nome di una via dell’undicesimo arrondissement creando un doppio senso. 

– Sapreste spiegarmi il gioco di parole?
– A cosa deve il suo nome questa via?
– Quale linea della metro passa vicino?

La prima persona che risponderà esattamente alle tre domande vincerà il concorso.
Non si vince nulla (a parte un piccolo momento di gloria), ma prometto di inviare al vincitore una simpatica cartolina direttamente dalla ville lumière.
L’unica restrizione per partecipare: non abitare a Parigi. Inviare una cartolina parigina a chi già abita nella ville lumière perderebbe il suo fascino.
Che vinca il migliore!

I giganti della strada

I giganti della strada

I giganti della strada

Cento edizioni ed ancora in perfetta forma.
Per festeggiare questo grande appuntamento, gli organizzatori del Tour de France hanno previsto parecchie manifestazioni.
Il prossimo 20 luglio, presso il Velodromo Jacques Anquetil (ex Cipale), 52 Avenue de Gravelle, 75012 Paris, il grande pubblico avrà l’occasione di incontrare direttamente alcuni dei grandi campioni che hanno scritto le indimenticabili pagine del Tour.
Gli sportivi delle due ruote giungeranno dall’Italia, dal Belgio e da numerose regioni della Francia e d’Europa per condividere i loro più bei ricordi con coloro che li hanno applauditi lungo il percorso e trasmettere la passione che li ha animati nel corso delle loro partecipazioni alla Grande Boucle.
Una giornata che sarà solamente il prologo del grande omaggio che Amaury Sport Organisation (ASO, società organizzatrice del Tour,) renderà loro, domenica 21 luglio, nella tribuna ufficiale di Place de la Concorde.
E’ in questo contesto che La Voce, la rivista degli italiani di Francia, ha accettato di rendersi partecipe della manifestazione e di associarsi simbolicamente con l’Amicale du Cyclisme per garantire l’arrivo a Parigi del più numeroso gruppo di “Géants” italiani, come si è deciso di chiamare ogni ciclista che nel corso della sua carriera sia riuscito a portare a termine almeno un Tour.

Occasione unica nella storia dello Sport, la Voce ha deciso di stampare un numero speciale: “i Giganti , le Tour de France vécu et raconté par les Italiens” il cui padrino è Felice Gimondi.
All’interno della rivista numerose rubriche: la storia del Tour, tutti i podi associati ai fatti storici dell’epoca, i ritratti dei vincitori italiani (in 99 partecipazioni l’Italia è salita sul podio in 39 occasioni), i nomi di tutti i partecipanti italiani alla grande epopea del Tour, le testimonianze dei “gregari” delle famiglie dei campioni, senza dimenticare i ritratti di coloro che hanno “pedalato nell’ombra” ed i giovani, i Gigantini…..un’analisi della vita dopo lo sport.
E per chi sarà a Parigi, un’occhiata anche all’esposizione, che LA VOCE organizza dal 15 al 20 luglio presso il CISP Ravel (75012), che svelerà non la storia del Tour, ma “Le storie del Tour”, con foto inedite, affiches e soprattutto gli annedoti di questa carovana viaggiante, raccontati con entusiasmo da Jean Gille, scrittore ed appassionato della vita a due ruote.