Una storia parigina – VII

Un ballo al tramonto

Un ballo al tramonto

Odalys aveva preso la mano di Simone che, sorpreso dall’audacia della ragazza cubana, si lasciava guidare per le vie di Parigi.
Il giovane catanese, euforico per l’inattesa avventura che stava vivendo, osservava la ville lumière con uno sguardo nuovo: quella che solitamente vedeva come una metropoli affollata, caotica e trafficata era diventata una romantica città capace di far convivere popoli e razze diverse in un magico equilibrio.
La forte luminosità di quell’assolato pomeriggio di maggio e lo stato di trance estatica in cui Simone era piombato, avevano conferito una luce particolare a ogni singolo elemento urbano. Fontane, statue e palazzi rilucevano di uno strano bagliore.
Un sorriso compiaciuto si era stampato involontariamente sul viso del ragazzo che rivolgeva sguardi languidi ai passanti.
Dopo un periodo tormentato e difficile, Simone si trovava a passeggiare tra le vie di Parigi senza meta, in compagnia di una perfetta sconosciuta, e soprattutto senza pensieri negativi per la testa.
Avevano da poco superato il Pont d’Arcole, quando Odalys gli rivolse una domanda.
– Ti va se passiamo dal lungo-Senna?
– Va bene. Io adoro osservare il fiume da vicino.
– Anche io! Vado spesso a passeggiare lungo le banchine della Senna se devo prendere una decisione difficile o affrontare una situazione delicata. Le sue acque mi aiutano a calmare i miei impulsi e ad essere più razionale.
– Non sempre essere razionali aiuta a prendere la migliore decisione.
– Forse hai ragione. In ogni caso, osservare l’incessante scorrere del fiume mi aiuta a riflettere, disse Odalys assumendo un’espressione seria.
– Ti capisco perfettamente. La Senna mi fa lo stesso effetto…e mi porta anche fortuna, aggiunse Simone stimolando volutamente la curiosità della ragazza cubana.
– In che senso?
Continuando a seguire il passo deciso e gli ancheggiamenti regolari della giovane sudamericana, Simone aveva cominciato a raccontare gli eventi che lo avevano portato a occupare il posto di guida da crociera: la passeggiata sulla neve, la scoperta inattesa dell’annuncio dei Bateaux Parisiens, la chiamata di Madame Tivolier, il colloquio e la formazione con il simpatico napoletano.
– Che bella storia! Come dicono qui in Francia “le hasard fait bien les choses” (il caso fa le cose per bene), aveva esclamato Odalys rallentando il passo.
– Sembra una tela colorata tessuta dal destino.
– E io faccio parte di questa tela?
– Beh! Suppongo di si, visto che ti ho conosciuto sul posto di lavoro ovvero sul battello, rispose Simone sfidando la sfrontatezza della ragazza. Non ho fatto che parlare durante tutto il tragitto. Parlami di te, aggiunse guardandola fisso negli occhi.
– Non c’è tempo. Siamo arrivati al famoso marciapiede! Esclamò Odalys indicando una zona del lungo-Senna animata da coppie di ballerini che si scatenavano in danze indiavolate.

Erano giunti sul Quai Saint Bernard, all’altezza della piazzetta Tino Rossi decorata da sculture contemporanee, luogo prediletto dagli appassionati di salsa e tango.
Le sere di primavera e d’estate, quando un tiepido sole si riflette sui flutti della Senna, un’allegra moltitudine di ballerini invade i marciapiedi per ballare al ritmo frenetico delle musiche sudamericane.
Chi non sa ballare gusta semplicemente la frizzante atmosfera del posto contemplando una splendida cartolina vivente.
Da questa posizione privilegiata, che si estende dal ponte di Sully al ponte di Austerlitz, ballerini e spettatori godono di una splendida vista panoramica sull’isola Saint Louis.
Simone osservava incantato le pose plastiche e le posizioni simmetriche assunte dai ballerini professionisti e si rimproverava la sua totale incapacità di ballare.
– Ci lanciamo anche noi? Aveva chiesto la ragazza che aveva già cominciato a muovere il bacino a ritmo di musica.
– Veramente preferirei osservare se non ti dispiace, rispose Simone camuffando goffamente la sua avversione verso ogni tipo di ballo.
– Va bene. Accomodati sui gradini. Io devo ballare. E’ il mio corpo che me lo chiede!
Odalys aveva avuto giusto il tempo di terminare la sua frase che un ballerino dal corpo statuario l’aveva invitata a raggiungerlo sul marciapiede.
Il ragazzo, che indossava una maglietta con i colori del Brasile, guidava il corpo sinuoso della cubana con abilità facendola piroettare graziosamente da una parte all’altra della banchina.
Simone, seduto poco distante dalla piattaforma da ballo, osservava con un pizzico di gelosia il vortice sensuale creato da quei corpi che ondeggiavano in sintonia col battito frenetico della città.
Dopo circa mezz’ora e dopo aver cambiato vari compagni di ballo, Odalys si era seduta accanto a lui.
– Ho avuto la mia dose, disse la cubana alternando le parole al fiatone crescente.
– Sei fantastica quando balli! Immagino che sarai stanchissima.
– Mi servono soltanto dieci minuti per ricaricare le batterie e sarò pronta per ricominciare, rispose Odalys accennando un sorriso.
– Complimenti. Che energia! Allora vuoi restare qui e continuare a scatenarti?
– No. Andiamo via. Ti porto in un altro posto che adoro.
– Un altro marciapiede? Aveva chiesto Simone con un chiaro tono ironico.
– Lo scoprirai tra poco. Seguimi e fidati.
La frizzante sudamericana aveva ripreso la mano di Simone e aveva ricominciato a camminare tra le vie della capitale.
Attraversato il boulevard Diderot, i due si erano ritrovati sull’animata rue du Faubourg Saint Antoine, poco lontano da Bastille.
– Siamo giunti a destinazione. Ti presento il mio quartiere generale: il Barrio Latino, un’oasi cubana nel centro di Parigi, esclamò soddisfatta la ragazza.
Simone osservava con curiosità l’imponente facciata del palazzo e ne contemplava l’eleganza.
– Dentro quest’edificio di quattro piani mi sento a casa, disse Odalys.
– Cos’è esattamente?
– E’ il punto di riferimento dei sudamericani parigini: è un ristorante cubano dove gustare deliziose pietanze esotiche, è un bar che serve ogni sera centinaia di cocktail e, naturalmente, è una sala da ballo dedicata agli amanti dei ritmi latini, spiegò la ragazza accompagnando le parole con ampi gesti.
– E noi cosa siamo venuti a fare qui: mangiare, bere o ballare?
– Tutte e tre le cose senza moderazione!
–  Perfetto! Disse Simone spingendo il pesante portone d’ingresso.
Penetrato all’interno del locale, era rimasto senza fiato osservando la magnificenza delle decorazioni e la bellezza della scalinata centrale.
– La scala che stai osservando è stata realizzata dalla stessa mente che ha creato la Tour Eiffel, spiegò la ragazza osservando lo sguardo contemplativo del siciliano.
– Vuoi dire Gustave Eiffel?
– Esattamente.
– Che notizia! E’ una vera e propria perla nascosta agli occhi della maggior parte dei parigini. Mai avrei immaginato di scoprire un tale gioiello artistico in questo posto, disse Simone continuando a fissare la maestosa scalinata in legno massiccio.
– Non cominciare a parlare di storia dell’arte. Avrai tempo di farlo domani sul battello. Adesso andiamo a divertirci!

La coppia italo-cubana aveva cominciato la serata al bancone del bar alternando scambi di opinioni politiche con cocktail dall’alta gradazione alcolica.
Il loro acceso dibattito era continuato anche a tavola davanti abbondanti piatti di tapas, quesadillas, guacamole, picadillo (un piatto a base di carne accompagnata da riso e platani fritti) e una caraffa stracolma di sangria.
I due discutevano con grande accanimento della situazione cubana e ciascuno voleva convincere l’altro della propria tesi.
Simone riconosceva il valore della rivoluzione cubana del 1959 che, grazie soprattutto al carisma di Che Guevara, aveva portato al potere Fidel Castro. Il ragazzo, però, criticava duramente la situazione odierna dell’isola caraibica e affermava che, se quello era il risultato finale, la rivoluzione era stata fallimentare.
La ragazza controbatteva colpo su colpo le critiche al sistema organizzativo cubano. Il volto di Odalys, acceso dalla foga politica, si era infuocato e le parole uscivano dalla sua bocca come dal cratere di un vulcano in eruzione.
La giovane cubana difendeva con passione la sommossa popolare che aveva sottratto il potere al dittatore Batista.
– Grazie al Che, a Fidel e a migliaia di altri uomini valorosi, il popolo unito ha preso il potere, aveva esclamato Odalys alzando il tono della voce.
– E cosa hanno ottenuto alla fine? Aveva ribattuto in maniera provocatoria Simone.
– Hanno ottenuto la riforma agraria, espropriato e ridistribuito equamente le terre e fatto soffiare un vento di giustizia su Cuba.
– Certamente. Ma adesso la gente riesce a malapena a campare.
– E’ colpa degli americani! Esplose la giovane alzandosi in piedi. Sono loro che ci hanno spezzato le gambe con l’embargo. Quei bastardi ci vogliono schiacciare! Vogliono dominarci come fanno con il resto del mondo, vogliono conquistare la nostra isola e farne il loro giocattolo. Che provino a invaderci se hanno il coraggio. Resisteremo fino alla morte e li scacceremo uno a uno come abbiamo fatto alla Baia dei Porci.
– Che foga! Manca solo che ti metti a cantare El Pueblo unido jamas sera vencido.
– Non dire scemenze. Non mi piace scherzare su questo argomento.
– Va bene. Ma sei convinta che tutta la miseria della vostra isola derivi dall’embargo americano? Secondo te, il regime comunista non ha nessuna responsabilità?
Odalys non rispose all’ennesima provocazione di Simone ma lo guardò fisso mostrandogli la fiamma ardente che bruciava dentro i suoi occhi.
Quello sguardo valeva più di mille parole e bastò a far desistere il ragazzo.
– Mi hai fatto salire il sangue alla testa con le tue teorie strampalate. Adesso devo sfogarmi in qualche modo. Voglio ballare e questa volta tu vieni con me!
– Ma veramente…
– Non discutere. Ti guiderò io. Tu dovrai soltanto seguire i miei passi. Nei balli latini, e nella salsa in particolare, di solito è l’uomo che guida la donna. Ma se mi consenti di comandare la danza, ti insegnerò le basi per muoverti bene.
– Ok. Guida pure. Io non ho nemmeno la patente per ballare, rispose Simone riempiendosi un bicchierone di sangria. L’idea di ballare goffamente davanti a decine di sconosciuti lo terrorizzava e si era affidato all’alcool per sciogliere i suoi saldi freni inibitori.
Nel giro di pochi attimi si era ritrovato sulla pista da ballo e seguiva i movimenti della ragazza che lo dirigeva sorridendo.
– Segui il mio corpo e lasciati andare, lo aveva incoraggiato Odalys.
– Ci sto provando, aveva risposto il ragazzo che cercava di mascherare il suo disagio.
Simone osservava le mosse dei ballerini che lo circondavano e si rendeva conto che il suo corpo sembrava un pezzo di legno rispetto a quelle sagome snodabili dai fisici perfetti.
– Sai Odalys, penso che hai sbagliato persona. Se è un ballerino che cerchi, non sono io il tipo che fa per te.
Simone aveva avuto giusto il tempo di terminare la sua frase. La ragazza cubana aveva posato le sue labbra su quelle del giovane siciliano e lo aveva baciato intensamente.
– Non è un ballerino che cerco, stupido!
Il bacio di Odalys, l’effetto dell’alcool ingerito e l’eccitazione crescente aiutarono il ragazzo a sciogliersi e a scatenarsi sulla pista da ballo.
I due danzarono fino a notte fonda, alternando baci appassionati e balli indiavolati.
– Ora devo proprio andare, disse la ragazza intorno le tre di notte.
– Ti accompagno a casa.
– No. Grazie lo stesso. Prendo un taxi.
– Grazie per la serata. Sono stato bene con te. Ci rivedremo?
– Certo. Non abbiamo concluso la nostra conversazione su Cuba! Rispose Odalys con un sorriso fresco e luminoso. Se ti va, vienimi a prendere al lavoro domani.
– Verrei con piacere…se solo sapessi dove lavori.
– E’ vero. Non te l’ho detto. Sono infermiera al pronto soccorso dell’ospedale Saint Antoine.
– Infermiera? Non l’avrei mai detto!
– Aiutare gli altri è il mio scopo nella vita. Ballare mi aiuta a dimenticare la sofferenza che vedo durante il giorno.
– Quello che fai ti fa onore, disse Simone guardando la ragazza sotto una luce diversa.
– Ti aspetto domani.
Odalys prese un taxi e Simone tornò a casa a piedi assaporando ogni centimetro quadrato di quella città che gli aveva restituito la felicità.
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La VIII puntata tra cinque giorni…

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