Una storia parigina – XII

Sogni di cristallo

Sogni di cristallo

Simone e Odalys uscirono dall’ufficio del notaio e camminarono senza meta per le vie di Parigi.
Le verità apprese pochi minuti prima nello studio del signor Lemaitre avevano scombussolato le certezze dei due ragazzi che, increduli, cercavano di razionalizzare e dare un senso agli eventi.
Simone si era fermato improvvisamente davanti a un internet point e aveva chiesto alla ragazza cubana di accompagnarlo all’interno.
– Hai bisogno di un caffè? Chiese Odalys scrutando il volto preoccupato del suo compagno.
– Si. E soprattutto ho bisogno di informazioni.
Entrati nel locale, ordinarono due caffè e occuparono una delle tante postazioni multimediali disponibili.
Simone, che si era connesso immediatamente a Google, aveva inserito il nome Filippo e il cognome Maggiorana come chiavi di ricerca.
Il motore di ricerca aveva restituito svariate pagine di risultati relativi alla ricerca selezionata: numerosi links, talvolta corredati da fotografie, rinviavano a siti che parlavano dello scienziato foggiano.
Il ragazzo cliccò i primi tre siti della lista ed esaminò i contenuti mostrati sullo schermo.
Le informazioni fornite dal notaio e scritte nella lettera erano reali. Filippo Maggiorana era un personaggio molto conosciuto in Italia e il web traboccava di notizie sulla sua scomparsa.
Leggendo gli articoli trovati in rete, la memoria di Simone ebbe un risveglio improvviso e il catanese si ricordò di avere già sentito la storia di quello scienziato scomparso misteriosamente.
Maggiorana era sparito da Peschici, un comune nel foggiano, nel settembre del 1945, poco dopo i bombardamenti nucleari in Giappone. L’ultima volta era stato avvistato al porto di Brindisi sul punto di imbarcarsi su una nave per Palermo, dove doveva recarsi per trascorrere un periodo di riposo.
Numerose ipotesi erano state sollevate dall’opinione pubblica per giustificare la sua sparizione, tra queste anche la teoria di un possibile suicidio per espiare le colpe legate ai suoi studi in ambito nucleare che avevano portato alla creazione dell’ordigno atomico.
Simone e Odalys erano i soli a sapere che Maggiorana era ancora vivo, anche se non sapevano più dove si trovasse.
– E’ tutto vero! Esclamò Simone rivolgendosi alla sua compagna.
– Che facciamo? Sono molto confusa, chiese la cubana con tono dubitativo.
– L’unica cosa che ci resta da fare, cara Odalys.
– E cioè?
– Trovare la sorella di Maggiorana in Puglia, comunicarle che il fratello è ancora vivo e consegnarle l’intero patrimonio che ci ha lasciato.
– Ottima idea. Purtroppo non sappiamo nulla di lei a parte il fatto che si chiama Sofia.
– E’ un buon inizio. Non è tantissimo, ma è quello che ci basta per cominciare la ricerca, disse Simone che aveva già cominciato a digitare sulla tastiera del computer il nome della sorella dello scienziato.

Il motore di ricerca non aveva trovato nessun risultato interessante.
Decise di proseguire la ricerca online consultando i profili che portavano quel nome e il sito dell’elenco telefonico di Peschici. In entrambi i casi la sua ricerca si concluse con un nulla di fatto. La rete multimediale non conservava nessuna traccia di quella donna.
– Credo che ci rimanga una sola soluzione, disse Odalys fissando Simone. Andare in Puglia e cercare personalmente la sorella di Philippe.
– Hai ragione. Non ci resta nessun’altra alternativa. Controllo subito i prossimi voli.
Il siciliano si era connesso sul sito della compagnia Easyjet ed era riuscito ad ottenere due biglietti sul volo per Brindisi delle tre del pomeriggio.
– Abbiamo giusto il tempo di preparare le valigie, avvisare i nostri datori di lavoro e recarci all’aeroporto di Orly.
I due ragazzi si precipitarono a casa, improvvisarono in pochi minuti due valigie, e corsero all’aeroporto.
Arrivati a Orly, il catanese e la sudamericana effettuarono il check-in, verificarono il numero del cancello d’imbarco e si accomodarono nella sala d’attesa aspettando di accedere all’aereo.
Odalys era molto tesa e un poco pessimista. Simone sembrava più tranquillo e ottimista.
– Come fai a essere così sereno?
– Sono fiducioso. Penso che troveremo facilmente la sorella di Maggiorana. Peschici è un comune che conta poche migliaia di abitanti. E’ uno di quei piccoli borghi in cui tutti si conoscono e le notizie viaggiano alla velocità della luce.
Il viaggio in aereo si svolse senza particolari problemi e arrivarono puntuali a Brindisi.
Scendendo dalla scaletta dell’aereo, Simone aveva respirato con gioia la ventata d’aria pungente che lo aveva investito. Era aria di casa che profumava di terra bagnata, agrumi e ulivi, erano delicate fragranze del sud dell’Italia che gli accarezzavano l’anima.
I due ragazzi avevano affittato una Twingo al bancone dell’aeroporto e si erano alternati alla guida dell’auto per percorrere i duecento chilometri che separano Brindisi da Peschici.
Avevano impiegato tre ore per raggiungere la piccola cittadina in provincia di Foggia e, stremati dalla fatica, erano entrati nel bar della piazza principale per ordinare qualcosa da mangiare.
Seduti in un tavolo accanto alla vetrata, avevano chiesto due piatti di spaghetti alla carbonara, accompagnati da una birra ghiacciata e una coca-cola.
Dopo aver consumato il meritato pasto, Simone aveva chiesto due caffè all’anziano barista.
– Finalmente un buon caffè italiano, esclamò soddisfatto e appagato.
– Da dove venite? Chiese il barista incuriosito dall’esclamazione del ragazzo.
– Non sono straniero. Sono italiano anch’io, ma vivo in Francia insieme alla mia compagna.
– Siete qui in vacanza? Siete venuti a vedere i trulli di Alberobello e i sassi di Matera? Se volete posso consigliarvi alcuni ristoranti a buon prezzo e ottimi locali dove ballare la pizzica.
– Veramente non siamo turisti, rispose Odalys inserendosi nella conversazione.
– Allora siete venuti a trovare i parenti?
– Non esattamente, rispose Simone. Abbiamo fatto un lungo viaggio per cercare una persona.
Si chiama Sofia Maggiorana. Temendo di non essere preso sul serio, il siciliano non accennò alla storia di Filippo e al loro incontro a Parigi.
– Sofia? La sorella dello scienziato? Esclamò il barista. Adesso ho capito. Siete una coppia di giornalisti. Da quando Filippo è scomparso Peschici è diventata un viavai di macchine fotografiche e telecamere, aggiunse l’anziano dietro il bancone lasciando trapelare un certo rammarico.
– Lei lo conosceva? Chiese Odalys rivolgendosi al barista.
– Certo. Qui in paese ci conosciamo tutti. Abbiamo fatto le scuole medie insieme. Era il mio compagno di banco. Posso dirvi solamente che era una brava persona. Un uomo onesto e sincero.
– E sua sorella Sofia? Chiese Simone tornando al punto essenziale che aveva motivato il loro viaggio.
– Se siete giornalisti vi è andata male. Sofia ci ha lasciato l’anno scorso. Pace all’anima sua.
La povera donna ha trascorso la sua vita in attesa del fratello. Non si è sposata e non ha avuto figli. Filippo era il suo unico affetto, la sua famiglia. Quando il fratello ha fatto perdere le sue tracce, il sorriso non è più ricomparso sul volto di Sofia. Chissà che fine ha fatto.
– Grazie per le informazioni. Comunque non siamo giornalisti. Volevamo solamente salutare Sofia.
– Se lo desiderate, potete portarle un fiore. Entrando dall’ingresso principale del cimitero, la sua tomba si trova nella terza fila a destra, disse il barista indicando la vicina collinetta su cui sorgeva il cimitero. Potete andarci a piedi. Dista cinque minuti da qui, ma sbrigatevi o lo troverete chiuso.
– E’ molto gentile da parte sua. Ci andiamo immediatamente.

Proseguirono mano nella mano percorrendo velocemente la centinaia di metri che li separava dal cimitero. Si erano fermati pochi istanti per raccogliere alcune viole selvatiche.
Arrivati al tramonto davanti al cimitero, incontrarono il guardiano che li avvisò della chiusura imminente dei cancelli.
Simone e Odalys si addentrarono tra i viali alberati e, seguendo le indicazioni del signore del bar, trovarono la tomba di Sofia, all’ombra dei cipressi.
Era una tomba semplice, in marmo bianco, priva di fiori e candele.
Odalys si avvicinò per leggere la frase, incisa sulla pietra, che campeggiava sulla lapide e la lesse ad alta voce.
Sofia Maggiorana, sorella devota e fedele. Pianse, per tutta la vita, la scomparsa del fratello che si fece carico della sofferenza dell’umanità.
La cubana aveva scandito lentamente le parole dell’epitaffio e si era rivolta verso Simone in cerca di risposte.
– Abbiamo fatto quello che dovevamo. La vita non è stata clemente con questa donna, disse Simone cercando di consolare la ragazza sudamericana visibilmente scossa.
– E adesso che facciamo?
– Torniamo a casa, rispose il giovane cingendole le spalle. Parigi saprà illuminarci.
I due ragazzi trascorsero la notte in un ostello vicino alla piazza e si svegliarono prestissimo.
Dopo aver bevuto un caffè e un cappuccino nello stesso bar dove avevano cenato la sera prima, salirono a bordo della Twingo per recarsi in aeroporto e prendere il primo volo per Parigi.
Come all’andata, si alternarono alla guida della piccola utilitaria e scambiarono alcune impressioni sulle rocambolesche vicende che li avevano visti protagonisti.
– Philippe ci ha cambiato la vita. Ci ha insegnato a fidarci del prossimo, a sperare nel futuro, a credere in un mondo migliore e a diffidare delle apparenze, disse Odalys spezzando il gelido silenzio di quella mattinata invernale.
– Non dimenticherò mai gli occhi espressivi di quel senzatetto barbuto che esprimeva affetto e riconoscenza senza parlare, rispose Simone non distogliendo lo sguardo dalla guida.
La coppia proseguì il resto del viaggio in macchina osservando il paesaggio desolato della campagna pugliese: una miriade di ulivi, fichi d’india e vigneti si estendeva a perdita d’occhio alternandosi a costruzioni rurali in pietra bianca.
Giunti all’aeroporto, si recarono al banco informazioni per acquistare i biglietti per il primo volo disponibile.
Fortunatamente una decina di posti erano ancora liberi sul volo Brindisi-Parigi di mezzogiorno.
L’aereo decollò puntuale staccandosi dal suolo pugliese con un potente rombo di motori.
Al momento della partenza, Simone e Odalys si erano tenuti stretti per la mano e avevano accompagnato con lo sguardo gli ultimi scorci della macchia mediterranea.
La cubana si addormentò quasi immediatamente. Stanca e provata dalla lunga giornata precedente, Odalys riposava accovacciata sul petto del ragazzo impegnato a rimuginare sul groviglio di idee che si infittiva nella sua mente.

Atterrati con venti minuti di ritardo a Orly, scesero dall’aereo che li aveva riaccompagnati in terra francese e furono accolti da una pioggia fitta e un gelo siberiano.
Simone fermò con un gesto della mano il primo taxi di passaggio e comunicò al conducente l’indirizzo della rue du Roi de Sicile.
– Andiamo a casa mia, disse il ragazzo rivolgendosi alla compagna.
– D’accordo, disse Odalys con una voce ancora impastata di sonno.
La Mercedes grigia aveva raggiunto rapidamente il centro storico e, all’altezza del quai de Montebello, si era fermata a un semaforo poco distante dalla cattedrale di Notre Dame.
Monsieur, on voudrait descendre ici (Vorremmo scendere qui, Signore), disse la ragazza rimasta in silenzio per quasi tutto il tragitto.
D’accord. Ca vous fait 40€ (Va bene. Mi dovete 40€), rispose il conducente spegnendo il motore dell’auto.
Il siciliano pagò il costo della corsa e ringraziò il taxista per il servizio.
Poi si rivolse verso la sua compagna con un’espressione stranita.
– Perché hai voluto fermarti qui? C’è un freddo pazzesco e, come se non bastasse, abbiamo le valigie.
– Ricordi cosa faccio quando devo prendere una decisione importante o riflettere a una scelta difficile?
– Ho capito, rispose Simone sollevando i due trolley e dirigendosi verso la scaletta d’accesso al lungo-Senna.
Scesero una piccola rampa di scale e si ritrovarono a camminare sulla stessa sponda del fiume dove tutto era cominciato.
La coppia italo-cubana procedeva, mano nella mano, contemplando lo scorrere incessante della acque della Senna.
Il silenzio che li avvolgeva era intervallato dal rumore regolare provocato dalle rotelle delle valigie trascinate sul marciapiede.
A un certo punto Odalys si fermò, si sedette sul bordo della banchina e diresse lo sguardo verso il cielo.
– Guarda! Disse la sudamericana al suo Simone.
– Che magia! Esclamò il ragazzo alzando gli occhi al cielo.
Un velo delicato fatto di minuscoli fiocchi di neve scendeva lentamente sulla città. Lievi e soffici, migliaia di cristalli luminosi imbiancavano il paesaggio trasformandolo in uno scrigno candido e ovattato.
La neve cadeva lenta da un cielo compatto e, come una coperta, avvolgeva l’atmosfera urbana coprendo i rumori della città e regalando una gioia inaspettata ai bambini e agli adulti.
Petali nivei si libravano soavemente nell’aria, in un silenzio senza tempo, come polvere di stelle cullata dal vento, ricoprendo di magia le speranze e i sogni di Simone e Odalys.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: