A cosa è servito l’OXI in Grecia?

La Grecia sull'orlo della crisi

La Grecia sull’orlo della crisi

Il primo ministro greco, Alexis Tsipras, era inizialmente riuscito a opporsi alle severe condizioni dell’accordo proposto dalla Banca Centrale Europea (BCE), la Commissione Europea e il Fondo Monetario Europeo (FMI).
Il risultato del referendum di domenica 5 luglio ha dimostrato che esiste una netta maggioranza della popolazione greca, formata principalmente dalle classi popolari e proletarie, che si oppone alle politiche di austerità imposte dalla Troika europea sotto la pressione del governo tedesco e delle banche.
A più di una settimana di distanza dalla larga vittoria del NO (OXI), 61,31% dei voti, e dopo le dimissioni del ministro dell’economia Varoufakis, sacrificato sull’altare dell’austerità, il leader di Syriza ha intensificato le discussioni e i negoziati con i creditori.
Di fronte alla tirannia economica e politica della Troika, Tsipras ha cercato di capitalizzare il successo ottenuto e rifiutare ogni concessione o azione deleteria per le masse popolari e le classi operaie.
Dopo oltre 30 ore di negoziati e una riunione-fiume dell’Eurosummit, l’accordo è stato raggiunto questa notte: la Grecia beneficierà di un terzo piano di auti dal fondo salva-Stati (circa 85 miliardi in tre anni) in cambio di un pacchetto di riforme che il governo greco dovrà approvare rapidamente.
La serata di ieri è stata incandescente e le trattative durissime: Tsipras ha dovuto fare i conti con l’intransigenza e la severità della Germania di Angela Merkel che fino all’ultimo si è mostrata ostile alla firma dell’accordo.
Secondo le testimonianze di vari giornalisti, durante uno scambio di battute particolarmente acceso tra il premier greco e gli interlocutori europei Tsipras si sarebbe tolto la giacca dicendo in modo sprezzante  “Prendete anche questa!”.

L’accordo è stato finalmente raggiunto e le ipotesi più pessimiste e drammatiche per la Grecia, ovvero il Grexit e il Grexident, sono state scongiurate.
Il Grexit, termine che nasce dalla crasi della parola Grecia e del termine inglese Exit, si tradurrebbe in un’uscita “amichevole” della Grecia dalla zona Euro: il Paese uscirebbe dalla moneta unica ma resterebbe nell’Unione Europea conservandone il sostegno politico e tecnico.
La Grecia ritornerebbe alla dracma e teoricamente l’economia greca potrebbe beneficiare di una moneta svalutata.
Durante questa fase di transizione, il controllo dei capitali verrebbe mantenuto dalla BCE che continuerebbe a sostenere le banche greche.
L’UE fornirebbe l’aiuto tecnico necessario per la stampa delle banconote e la conversione in euro delle obbligazioni private e pubbliche.
I costi di un’eventuale uscita della Grecia dall’UE sarebbero enormi e le conseguenze geopolitiche potrebbero essere catastrofiche trasformando la  penisola ellenica in una porta d’accesso per i migranti e i rifugiati verso l’Europa.
Il Grexident, invece, consisterebbe in un’uscita accidentale della Grecia dalla zona Euro: la Grecia verrebbe dichiarata insolvente e la BCE sospenderebbe gli aiuti alle banche elleniche condannandole al fallimento.
La Grecia si troverebbe con le spalle al muro, incapace di pagare le pensioni e i salari ai suoi funzionari e lo Stato sarebbe costretto a stampare una moneta parallela destinata a crollare di fronte all’Euro.
I prezzi dei prodotti importati salirebbero alle stelle e il potere d’acquisto sprofonderebbe nell’abisso.

Il peggio è stato, dunque, evitato grazie a un finanziamento ponte per ridare liquidità alle banche e all’alleggerimento del debito con scadenze più lunghe e un periodo di grazia sui pagamenti.
Tuttavia la situazione della Grecia resta delicatissima.
Due giorni di passione attendono Tsipras che dovrà convincere il parlamento greco a votare le riforme, imbevute di lacrime e sangue, imposte dalla Troika: l’aumento dell’IVA, la riforma del sistema pensionistico, l’adozione del nuovo codice di procedura civile e la trasposizione delle norme europee per la risoluzione bancaria.
Il premier greco dovrà fare i conti con il suo partito, Syriza, che spaccatissimo al suo interno accusa il primo ministro di avere tradito il programma iniziale e di avere umiliato la Grecia.
Alexis Tsipras ha appena affrontato una nottata infernale battendosi come un leone contro le dure richieste di austerità di Angela Merkel, il rigore cieco del ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, e lo squallido cinismo dei Paesi del Nord-Est europeo (soprattutto Finlandia, Lettonia e Slovacchia) pronti a spingere la Grecia verso il baratro del fallimento.
Le ore che seguono rischiano di essere ancora più complicate per Tsipras: il tempo stringe per la Grecia che, in caso di mancato accordo, dovrà restituire 3,5 milioni di euro alla BCE entro il 20 luglio.

La Grecia ha dato una grande lezione di democrazia all’Europa intera con il referendum di domenica 5 luglio e ha manifestato la volontà del suo popolo di lottare per la propria identità e dignità nazionale.
Ma il risultato del referendum è servito veramente a qualcosa?  Le grida delle migliaia di manifestanti in piazza Syntagma che gridavano OXI contro le asfissianti richieste di austerità hanno forse scosso le coscienze della Merkel, Junker & Co.? La risposta è NO!
La sovranità delle banche imperialiste e di una manciata di dirigenti della BCE e dell’FMI si sono sostituite alla sovranità nazionale e al volere del popolo greco.
L’ipocrita Unione Europea sotto l’egida della Germania chiede ancora una volta al popolo di stringere la cintura per difendere gli interessi delle banche capitaliste.
Se non si tratta di un colpo di Stato, non siamo lontani.
Ma dove sono finiti gli ideali di solidarietà e democrazia su cui si fonda la Comunità Europea?

La Grecia e l'austerità

La Grecia e l’austerità

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