Il pozzo dell’amore

Il pozzo dell’amore

Nel punto in cui s’incrociano la rue de la Grande Truanderie e la rue Pierre Lescot, nel quartiere Les Halles, si trovava anticamente il cosiddetto pozzo dell’amore (puit d’amour).
Esistono varie teorie che spiegano il nome particolarmente romantico legato al pozzo che sorgeva in questo punto della città.
Molte fonti affermano che tale denominazione risale al regno di Filippo Augusto e sarebbe legata al triste destino di Agnès Hellebick che si gettò nel pozzo in seguito a una delusione amorosa.
La leggenda racconta che il fantasma della giovane donna infestò la zona del pozzo per diverso tempo.
Il luogo divenne rapidamente una metà di pellegrinaggio di tanti amanti che si ritrovavano qui per cantare, danzare e scambiarsi promesse eterne.
Pochi anni dopo, sotto il regno di Francesco I, un giovane in preda alla disperazione sentimentale per il rifiuto ricevuto dalla sua amata, si gettò a sua volta nel pozzo.
Il ragazzo si salvò miracolosamente dalla rovinosa caduta e la donna, intenerita dal gesto, decise di sposarlo.
Il giovane innamorato fece restaurare il pozzo e vi fece incidere la scritta Amour m’a refait, en 1525 tout à fait (L’amore mi ha ridato la vita nel 1525).
Agli inizi del regno di Luigi XIV, in seguito alla richiesta dell’episcopato che vedeva negativamente le pratiche pagane degli innamorati, il pozzo fu distrutto.
Jean-Aymar Piganiol, un autore del XVI secolo, ha sfatato questa leggenda spiegando che il pozzo si chiamava pozzo dell’amore perché i servitori, con il pretesto di andare a prendere l’acqua, vi si davano appuntamento per i loro incontri amorosi.

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Cagliostro a Parigi

Il leggendario conte Cagliostro

Il mitico conte di Cagliostro, figura mitica a metà strada tra mago e ciarlatano, abitò a Parigi per un breve periodo.
Il leggendario alchimista, che costruì la sua immagine misteriosa durante il regno di Luigi XIV, occupò una casa al numero 1 della rue Saint Claude, nel quartiere del Marais.
Nato il 2 giugno 1743 a Palermo in una famiglia modesta, Giuseppe Balsamo (detto Alessandro) fu educato nel convento di Misericordia di Caltagirone dedicandosi particolarmente allo studio di medicina e alchimia.
Nel 1768 il giovane Balsamo sposa la bella Lorenza Feliciani e, grazie alla sua ricca dote, i due viaggiano attraverso l’Europa: Venezia, Milano, Genova, Aix en Provence, Londra e l’Inghilterra, Bruxelles, Berlino, Russia, Polonia e la Francia intera.
Nel 1776, a Londra, si affiliò alla massoneria e creò una loggia dedicata al  rito egiziano che contribuì ad accrescere l’alone di mistero attorno alla sua figura.
Utilizzando i suoi poteri ipnotici, le conoscenze nel campo dell’occultismo e la forza della suggestione, il giovane acquistò la reputazione di mago e guaritore e cominciò a farsi chiamare il conte di Cagliostro.

Il conte raccontava di essere capace di fabbricare diamanti, trasformare la canapa in seta e il metallo in oro, di aver conosciuto Gesù Cristo e di aver preso parte alle nozze di Cana.
Cagliostro si stabilì a Parigi nel 1785 e conobbe un grande successo grazie anche all’amicizia con il marchese Rohan.
Le sue sedute di magia riempivano i saloni parigini e la sua fama di guaritore raggiunse rapidamente le strade della capitale francese.
Il conte Cagliostro, coinvolto nell’affare della collana della regina Maria Antonietta, fu costretto a lasciare la Francia.
Tornato in Italia, il conte fu arrestato, processato dal tribunale dell’Inquisizione e condannato a morte perché fondatore di una setta massonica.
La pena di morte fu commutata dal Papa nel carcere a vita e Cagliostro morì nella fortezza di San Leo, dopo alcuni anni di prigionia, nel 1795.

Il Poltergeist della rue des Noyers

Il Poltergeist della rue des Noyers

Tra le tante leggende urbane che interessano Parigi occupa un posto particolare il Poltergeist della rue Noyers.
Nel 1860 il signor Lesage, che aveva da poco affittato un appartamento in quella via, si rese conto della presenza di fenomeni misteriosi e inquietanti.
Strane presenze nella dimora si divertivano a rompere i vetri e gli oggetti della casa terrorizzando gli occupanti.
L’intellettuale Léon Dénizarth Hippolyte Rivail s’interessò a quegli strani fenomeni e grazie alle sue doti di medium entrò in contatto con lo spirito che generava quegli eventi.
Rivail scoprì che lo spirito che infestava quella casa apparteneva a un uomo alcolizzato, morto 60 anni prima, che voleva vendicarsi per gli insulti di cui era stato oggetto in vita a causa del suo vizio.

La fecondità di Dalida

La statua di Dalida situata nell'omonima piazza

Parigi è la città dell’amore, del romanticismo, della cultura, dell’arte e delle superstizioni.
La capitale francese ha sempre convissuto con leggende metropolitane e credenze nate dalla fantasia dei suoi abitanti.
Come avviene per la statua di Victor Noir al Père Lachaise, il busto di bronzo di Dalida è diventato un oggetto di culto da quando si è diffusa una singolare diceria.
Entrambe le statue sono diventate nel corso degli anni l’oggetto di carezze e palpatine selvagge da parte dei tantissimi turisti che vengono appositamente da tutto il mondo.
La leggenda vuole che una carezza alle parti intime della statua di Noir o al seno di quella di Dalida garantiscano un’immediata fecondità.
Quando vi troverete a passare dalla Place Dalida, nel cuore di Montmartre, e vi chiederete come mai una parte della statua della famosa cantante si sta gradualmente scolorendo, ripenserete a questo post.

La scarpa di Montaigne

La scarpa di Montaigne

Lungo la rue des Ecoles, nel quartiere latino che ospita la celebre università della Sorbonna, si trova una statua del celebre umanista francese Michel de Montaigne.
La statua si trova di fronte allo square Painlevé che ospita, tra l’altro, una riproduzione della lupa che allattò Romolo e Remo.
L’autore degli Essais è rappresentato seduto con le gambe incrociate, un libro in mano, e la punta del piede destro rialzata.
Montaigne indossa un vestito tipico del XVI secolo e la punta del piede viene considerata dai parigini come un porta-fortuna: chi la tocca avrà fortuna negli studi e nella vita.
Se vi trovate a passare da quelle parti, quindi, non dimenticate di strofinare lo scarpino di Montaigne!

Mummie e rivoluzionari a Bastille

Il Genio della Liberta’

La centralissima place de la Bastille si caratterizza per la presenza di un obelisco surmontato da una statua dorata che ricorda la presenza dell’antica prigione.
La statua dorata posta in cima alla colonna rappresenta il Genio della Libertà che prende il volo spezzando le catene e propagando la luce: la mano sinistra della statua tiene le catene spezzate del Despotismo mentre quella destra sorregge la fiaccola della Civiltà.
La decisione di erigere un monumento che commemorasse la rivoluzione del luglio 1830 (rivoluzione del 27, 28 e 29 luglio conosciuta come Les Trois Glorieuses) risale al 1833 quando Luigi Filippo decretò la realizzazione di una colonna posta su un piedistallo ornato d’iscrizioni che ricordassero l’evento.

Il monumento fu inaugurato il 28 aprile 1840 e un’ampia galleria funeraria, situata sotto la colonna, venne destinata a contenere le spoglie dei martiri della rivoluzione.
La leggenda racconta che i due grandi sarcofagi posti nella galleria funeraria non contengano soltanto i resti dei rivoluzionari ma anche mummie egiziane portate in Francia da Napoleone!
Il trasferimento dei corpi dei rivoluzionari fu realizzato di gran fretta e i resti delle mummie egiziane, poste accanto ai corpi dei martiri delle Trois Glorieuses, sarebbero state aggiunte per sbaglio.

Il concerto privato della rue Vaugirard

Les jardins du Luxembourg

Molti di voi ignorano che Parigi oltre a essere stupenda e romantica è anche una città infestata!
Tantissime sono le leggende metropolitane che aleggiano sulle vie della capitale francese, dai giardini delle Tuileries a Notre Dame, e che vedono Parigi popolarsi di spiriti e fantasmi al calar della notte.
Una di queste leggende riguarda i bellissimi giardini del Lussemburgo, situati nel cuore del quartiere latino, che sarebbero la dimora di un misterioso uomo in soprabito.

Nel 1925 Jean Ramier, un giovane studente, incontrò un uomo chiamato Alphonse Berruyer che indossava un lungo soprabito nero.
L’uomo si sedette accanto al giovane e gli propose di assistere ad un concerto privato.
Ramier accettò volentieri l’invito dell’uomo e insieme si recarono presso la sua abitazione di rue Vaugirard dove il concerto si svolse in maniera elegante e raffinata.
Il giovane discusse di musica con le altre persone che assistevano al concerto e abbandonò la casa di Berruyer soddisfatto dell’esperienza vissuta.
Lo studente, appena uscito dal concerto, si rese conto di aver dimenticato l’accendino in quella casa e si precipitò a recuperarlo.
Bussò a lungo e violentemente alla porta della casa in cui, poco prima, aveva assistito allo spettacolo.
Un vicino informò il giovane Ramier che la casa era abbandonata da parecchio tempo visto che Alphonse Berruyer era morto da una ventina d’anni.