Un Natale siciliano

L’albero di Natale a costo zero

Anche quest’anno sono tornato in Sicilia per le vacanze natalizie e per recharger les piles, come dicono qui a Parigi (per ricaricare le pile), per affrontare un nuovo anno.
Quando torno a Cinisi, ho l’impressione di non essere mai partito dalla Sicilia, di non aver mai abbandonato la mia vita siciliana ma di averla soltanto messa in stand-by premendo il pulsante pausa del telecomando.
Ogni volta che mi catapulto in Sicilia per riassaporare un pò di quella vita che un tempo mi era così cara, è come se mi teletrasportassi in una dimensione parallela in cui il tempo resta immutato e tutto è cristallizzato da sette anni a questa parte.
Tornare in Sicilia durante le feste natalizie è stato essenziale: passare del tempo con la mia famiglia, rincontrare vecchi e “veri” amici, riassaporare i deliziosi piatti siciliani e tuffarmi nelle tradizioni natalizie del mio caro paesello.
La prima cosa che ho fatto quando sono atterrato a Cinisi (l’aeroporto Falcone-Borsellino, ex Punta Raisi, si trova nel territorio del mio paese), è stata, come ogni volta che torno in Sicilia, andare in spiaggia.
Ho spento la macchina e sono rimasto una quindicina di minuti a fissare una delle cose che più mi manca qui a Parigi: il mare.
Per chi abita in un paese bagnato dal mare, guardare l’orizzonte oltre quell’immensa distesa d’acqua, diventa un’azione abituale, quotidiana e quasi meccanica: l’anima si abbandona in divagazioni metafisiche, cullata dalle onde, e i problemi reali, per pochi minuti, sembrano lontani.

L’albero realizzato con 6 mila bottiglie di plastica

Dopo l’abituale sosta in spiaggia, ho continuato il mio giro panoramico del paese con la classica “salita” del Corso Umberto, il corso principale del paese.
Ricordo che da ragazzo, in scooter, lo percorrevo una quindicina di volte al giorno.
Giunto in piazza, l’atmosfera natalizia si è materializzata sottoforma di un particolarissimo albero di Natale, realizzato attraverso l’intelligente sovrapposizione di bottiglie di plastica.
L’opera natalizia realizzata quest’anno dal comune di Cinisi è veramente particolare e va riconosciuta l’originalità di una creazione che ha saputo combinare ecologia e spirito natalizio. Un vero e proprio albero a costo zero!
Il maestoso palazzo dei benedettini, sede del municipio, ha saputo degnamente fare da sfondo all’albero di plastica per la cui realizzazione sono state necessarie circa 6 mila bottiglie.

La torre del mulinazzo nel presepe di Giacomo Randazzo

Tra le altre iniziative che hanno movimentato il Natale cinisense va ricordato l’immancabile presepe semovente di Giacomo Randazzo che ogni hanno, per la sua bellezza, lascia senza fiato piccoli e grandi.
Il presepe quest’anno era ancora più grande e le riproduzioni in miniatura curate nei dettagli: un paese in miniatura con tanto di fontane, chiese e artigiani di ogni sorta.
Quest’anno il presepe di Randazzo era maggiormente legato al territorio di Cinisi grazie alla presenza della magnifica riproduzione della mitica torre del mulinazzo e della costa antistante, una perla che ha impreziosito un’opera già dotata di un fascino particolarissimo .

Il presepe vivente di Cinisi

Poco distante dal presepe semovente è stato allestito un suggestivo presepe vivente. L’iniziativa è stata proposta per la prima volta quest’anno ma sono sicuro che sarà riproposta nuovamente negli anni successivi.

Il calzolaio

Tre le altre iniziative che hanno caratterizzato il periodo natalizio nel mio paese mi piace ricordare, infine, Officina 183 una mostra collettiva di artisti di Cinisi e Terrasini organizzata nell’ex casa del boss Tano Badalamenti, il responsabile dell’assassino di Peppino Impastato.
Oggi, quasi simbolicamente, quel luogo di dolore e tristezza è stato attribuito all’associazione che tiene viva la memoria di Peppino e se le mura di quella casa potessero parlare, griderebbero a squarciagola la propria felicità.

L’ex casa di Tano Badalamenti

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Homo panormitanus

Il mercato della Vucciria visto da Guttuso

L’ultimo libro che ho portato con me dalla mia recente vacanza nella mia Sicilia natia è Homo Panormitanus di Daniele Billitteri.
Ho divorato il volumetto in pochi giorni e le storielle dell’autore palermitano hanno saputo rallegrare le mie grigie giornate parigine. 
Emblematico è il sottotitolo dell’opera “E se la follia del mondo dovesse lasciare un deserto solo agli scarafaggi, da qualche parte ci sarà un palermitano che frigge panelle” che racchiude nella sua ironia la capacità del palermitano di cavarsela in ogni situazione e di friggere sempre e comunque.
Homo panormitanus è un manifesto della palermitanità, l’opera somma sul palermitano, un codice culturale che racchiude l’essenza più genuina degli abitanti del capoluogo siciliano, un dipinto simpatico e intelligente del popolo panormita che viene rappresentato in tutte le sue sfumature.
Billitteri racconta gli aneddoti più significativi legati alla cultura dei palermitani e le mille tradizioni strettamente connesse alla loro vita.
Ogni palermitano ritroverà le proprie abitudini tra le pagine di Billitteri, da quelle culinarie (panelle, stigghiole, mussu, carcagnolo, quarumi) a quelle popolari (i riti di corteggiamento, fidanzamento  e matrimonio, i proverbi, le credenze) passando per quelle sportive (includendo un’ampia descrizione dei rituali del palermitano DOC allo stadio).
Un’attenta descrizione antropologica della razza palermitana che è capace di barcamenarsi in ogni situazione e che sa affrontare tutto con la risata, talvolta amara, sulla bocca.
Lo slogan preferito dal palermitano è l’ineluttabile futtitinni , una sorta di don’t worry be happy  che l’homo panormitanus sfodera con orgoglio in ogni situazione.
Usando finemente la sua sagace ironia, Billitteri traccia un identikit perfetto del palermitano trattengiandone vizi e virtù.
L’immagine un pò grottesca che viene fuori è quella di un’uomo capace di sopravvivere anche alla fine del mondo grazie al suo sarcasmo e alla sua umanità.

Peppino Impastato – Un giullare contro la mafia

Peppino Impastato – Un giullare contro la mafia

La nostra amica Giusy viene spesso a trovarci a Parigi e ogni suo passaggio nel nostro appartamento parigino è sublimato dagli sfiziosi dolci siciliani di cui ci fa omaggio.
Conoscendo la mia debolezza per i dolci con la ricotta, Giusy sa prendermi sistematicamente per la gola.
Dopo averci deliziato con poetiche guantere di cannoli, la nostra amica palermitana ci ha onorato con un indimenticabile vassoio di sfince di San Giuseppe (per chi non le conoscesse, sono i dolci tipici del palermitano in occasione del Santo del 19 marzo).
Oltre al regalo goloso, Giusy mi ha anche offerto un libro: “Quando l’ho visto ho pensato a te” mi ha detto porgendomi il volumetto.
Si tratta di un libricino intitolato Peppino Impastato: un giullare contro la mafia che racconta la storia di Peppino a fumetti.
Ho divorato il libro nell’arco di un pomeriggio e mi ha positivamente sorpreso per la qualità dei disegni e per l’originalità nel raccontare la storia di questo eroe-martire siciliano.

Il libro, pubblicato dalla casa editrice Becco Giallo, è scritto a quattro mani dagli autori siciliani Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso che riescono a riassumere con vivide immagini la breve esistenza di Peppino Impastato.
Seguendo la scia del film I cento passi di Marco Tullio Giordana che ha egregiamente proposto sul grande schermo la storia di Peppino sensibilizzando l’opinione pubblica nazionale, Peppino Impastato: un giullare contro la mafia riesce a trasmettere attraverso l’arte del fumetto il significato più profondo dell’impegno e del sacrificio di Peppino.
128 pagine arricchite da intensi disegni capaci di suscitare forti emozioni nel lettore: le scene che rappresentano l’assassinio sono particolarmente forti.
La violenza delle immagini è un effetto voluto, come spiega Marco Rizzo, per far riflettere il lettore sulla violenza e sulla brutalità del potere mafioso che ha spezzato gli ideali e la vitalità di un uomo libero.
L’opera è impreziosita da due interviste, una al fratello Giovanni Impastato e una all’amico Salvo Vitale, che sottolineano l’importanza di tenere vivo il ricordo della storia di Peppino che ancora oggi si rivela un personaggio scomodo.

“Alla mafia, Peppino si è ribellato con le armi che i boss odiano di più: l’ironia e lo sfottò”. (dalla prefazione di Lirio Abbate, autore de I complici con Peter Gomez)

“Peppino è un personaggio ancora scomodo: si prova disperatamente a istituzionalizzarlo, ma ci si accorge che la sua figura e la sua carica eversiva rischiano di spalancare orizzonti pericolosi per l’ipocrisia del perbenismo borghese e il conformismo generalizzato”. (Salvo Vitale, braccio destro di Peppino)

Lucia Iraci: una parrucchiera sociale

Lucia Iraci davanti al suo salone

Questo post racconta una bella storia che ha per protagonista una siciliana a Parigi: Lucia Iraci.
Lucia, originaria di Canicattì, è oggi una delle parrucchiere più gettonate della capitale francese come dimostra la grande affluenza di clientela nel suo salone in rue du Vieux Colombier (VI arrondissement).
Un salone di coiffure chic ed elegante dove si possono incrociare donne sofisticate e alla moda ma anche donne più sfortunate e in situazione di precarietà: ragazze-madri, donne picchiate dai mariti o vittime di altre violenze, disoccupate o in preda alla depressione.
Lucia ha creato un’associazione chiamata Joséphine pour la beauté des femmes per aiutare queste donne in difficoltà a ritrovare la fiducia in se stesse e a reintegrarsi nella società: tagli, shampo, acconciature e altri servizi di bellezza sono offerti gratuitamente alle donne bisognose d’aiuto.

Un’iniziativa lodevole da parte della parrucchiera siciliana che nel suo salone “sociale” si occupa di coccolare le donne maltrattate per aiutarle a credere di nuovo nella vita e per tornare a sperare.
Ogni ultimo lunedì del mese, Lucia, accompagnata da un’amica truccatrice, riceve nel suo salone queste donne segnate dalle sofferenze della vita.
Le donne che chiedono l’aiuto di Lucia trovano in lei una donna capace di ascoltare e capire i loro problemi, un essenziale conforto psicologico e un’importante valvola di sfogo.
Lucia Iraci, che ha collaborato con i più grandi creatori e fotografi (Christian Dior, Yves Saint-Laurent, Bettina Rheims e Peter Lindbergh) ha voluto aprire le porte del suo salone a quelle donne che la gente non guarda più, per ridare loro dignità e rispetto.

Salon de coiffure Lucia Iraci
13, rue du Vieux Colombier
75006 Paris

Polifemo in Sicilia : “Nessuno” trova lavoro

Polifemo in Sicilia : “Nessuno” trova lavoro

Cari lettori del blog,
Ho il grande piacere di condividere con voi un mio articolo da “italiano a Parigi” pubblicato su Focus In di questo mese. Spero vi piaccia.

Il mio volo atterra puntuale all’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo e appena sceso dall’aereo la canicola estiva mi avvolge.
Un accogliente caldo soffocante, intriso di gelsomino e zagara, mi riporta alle estati della mia infanzia.
Dolci profumi familiari giungono alle mie narici, intervallati da ventate di un fetore nauseabondo che mi obbligano a chiudere i finestrini dell’auto.
Cataste di rifiuti sono sparse dappertutto ai bordi delle strade : “La discarica di Bellolampo è satura” mi dice mio padre “e aspettando che l’amministrazione trovi una soluzione dobbiamo sopportare questa situazione”.
La gente, da quanto ne deduco, sembra aver accettato passivamente l’invasione pestilenziale dell’immondizia e ha imparato a conviverci.
Il mio pensiero vola immediatamente a Parigi e allo spirito combattivo e intransigente dei francesi che in una situazione simile avrebbero scioperato e manifestato per giorni e giorni paralizzando l’intero Paese.
Avevo dimenticato il fatalismo italiano che fa rapidamente diventare normalità anche le situazioni piú assurde, la mia visione delle cose è ormai formattata alla maniera “esagonale” e non riesco piú a tollerare situazioni che un tempo avrei lasciato passare.

Motivato dallo spirito vacanziero, cerco di dimenticare il mio arrivo agrodolce nel Belpaese e chiamo qualche amico per organizzare un’uscita.
Ci ritroviamo la sera stessa davanti a una pizza fumante a parlare dei giorni spensierati trascorsi insieme.
Finalmente una vera pizza italiana con ingredienti freschi e genuini che cancella di colpo le mediocri imitazioni propinatemi nelle pseudo-pizzerie di Parigi.
I sapori mediterranei e l’affetto dei miei amici mi riscaldano il cuore e mi fanno dimenticare lo sbalzo culturale e la diversità che separa i due Paesi.
Il piacevole momento che sto vivendo mi fa pensare che, tutto sommato, si sta bene anche in Italia e che avrei dovuto pensarci meglio prima di fare fagotto e partire per la Francia.
Tuttavia il mio slancio nostalgico non dura molto e le mie idiosincrasie si risvegliano rapidamente quando l’argomento della conversazione diventa il lavoro.
I miei amici sono curiosi di sapere cosa faccio a Parigi per vivere e mi bombardano di domande sul mercato del lavoro in Francia e sulle condizioni lavorative.
Rispondo con piacere a tutte le loro domande colorando di sfumature esotiche le mie spiegazioni e cercando di citare esempi chiari e di facile comprensione.
Cala il gelo quando rispondo a uno dei presenti che mi chiede quale sia la forma contrattuale che mi lega attualmente al mio datore di lavoro.
Faccio mente locale e mi rendo conto che l’acronimo CDI che ho utilizzato non è comprensibile a chi non ha mai vissuto in Francia (ma ormai anche il mio modo di esprimermi è influenzato dall’universo francese e tendo ad abbreviare tutto) e tento di argomentare meglio la mia risposta spiegando che si tratta di un “contratto a tempo indeterminato”.
La risposta sembra non aver placato lo stupore dei miei amici che continuano a fissarmi con gli occhi spalancati e pretendono maggiori delucidazioni.
Nel tentativo di chiarificare ulteriormente la mia situazione lavorativa, aggiungo che non si tratta del primo CDI che ottengo ma che nel corso dei sette anni trascorsi a Parigi ne ho collezionati parecchi.
A quel punto la tensione nella tavola è palpabile e nel silenzio irrompe la vocina timida del mio vicino di posto che mi chiede se ho veramente detto “indeterminato”. Confermo la mia risposta e spiego che a Parigi è la forma contrattuale più utilizzata in quanto garantisce, in uguale maniera, il lavoratore (che gode di una garanzia contrattuale fondamentale) e il datore di lavoro (che può contare su una collaborazione a lungo termine).
La tavolata è in fermento e tutti mi guardano come se mi fosse spuntato un occhio in mezzo alla fronte.
Alessandro, il mio migliore amico, mi spiega lo sconcerto degli altri commensali : “Sai Gaspare” mi dice con rammarico “da quando sei partito, la situazione lavorativa non è cambiata e le garanzie contrattuali restano scarse. Lavoro interinale, lavoro a progetto, lavoro a chiamata e soprattutto tanto lavoro in nero, questi sono i contratti che ci propongono qui. Il tuo CDI resta solo un’utopia per noi. I datori di lavoro non pensano a come garantirsi a lungo la tua presenza ma cercano piuttosto di sbarazzarsi facilmente di te. Qui pensano tutti a fregare il prossimo!”.
L’imbarazzo mi invade l’anima e divento rosso come il peperone che condisce la mia pizza. Come ho potuto dimenticare il precariato che affligge l’Italia e parlare di “tempo indeterminato” come se fosse una cosa normale? Cosa mi è passato per la testa?

Ancora una volta ho dimenticato che, nonostante poche ore di viaggio separino i due Paesi, differenze abissali li allontanano inesorabilmente.
La serata termina in questo modo e mi congedo con una grande amarezza.
Scosso dalla conversazione che ho appena avuto con i miei amici, pago la mia parte di conto e intasco il resto.
Sono rattristato soprattutto per i termini utilizzati dal mio migliore amico per spiegarmi lo stupore che le mie parole avevano destato: quanta disillusione e quanto fatalismo nel suo “Qui pensano tutti a fregare il prossimo !”.
Nella strada del ritorno rimango assorto nei miei pensieri e rifletto a lungo sulla discussione della serata.
Giungo alla conclusione che i miei amici si sbagliano e che non tutti vogliono fregare il prossimo.
Cerco di autoconvincermi che la loro è una visione eccessivamente pessimistica e fatalista dovuta al fatto che non hanno viaggiato abbastanza.
Gli italiani non possono essere così egoisti! Decido di prendere un caffé prima di rientrare.
Gusto l’aroma intenso del buon caffé italiano e dimentico rapidamente le divagazioni mentali della serata.
Metto una mano in tasca per recuperare il resto della pizzeria e pagare il caffè e mi accorgo che il cassiere mi ha rifilato le vecchie “500 lire” al posto di una moneta da due euro.

Programma del Forum Sociale Antimafia Felicia e Peppino Impastato 2010

Forum sociale 2011 - Peppino e Felicia Impastato

Giovedi’ 6 maggio Salone Comunale: dalle ore 17,00 alle 20,00 Forum SPAZI SOCIALI

Da Genova 2001 ad oggi…come si sono evoluti i rapporti tra gli spazi sociali e il territorio, quali sono le dinamiche e quali le prospettive future.

Moderatore: Nino Termotto – Laboratorio Zeta Palermo

Interventi di:

Alfonso De Vito – InsuTV

CP Experia Catania

Cloro Rosso Taranto

Figlie femmine Bologna

Venerdi’ 7 maggio Aula consiliare Peppino Impastato: dalle ore 9,00 alle 13,30 e dalle 16,00 alle 20,00 Forum AMBIENTE

Ore 9,00: Proiezione Video “emergenza rifiuti in Campania”

Ore 10,00: Interventi di:

Doriana Sarli: La situazione attuale in Campania

Paola Nugnes e Giuseppe Cristofori: I risvolti economici delle scelte fatte e le alternative possibili

Santina Mondello – Ass. Rita Atria: La responsabilità del sistema rifiuti

Gabriele Dulcetta – Cenciaiolo Coop APAS Pa

Ore 13,00: Presentazione del dossier “Munnizzopoli a Catania e provincia”, a cura dell’ “Ass lavori in corso”

Ore 16,00: Presentazione del nuovo libro di Antonio Mazzeo “I padrini del ponte”, per capire il legame esistente tra la problematica ambientale e gli interessi affaristico-mafiosi che stanno dietro la costruzione del ponte.

Ore 17,00: Forum sull’acqua “Si scrive acqua si legge democrazia”, a seguire proiezione video

Interventi di:

Vincenzo Miliucci – COBAS Nazionale

Lorella Lari – Attac – Forum dei movimenti per l’acqua Bergamo

Antonio Valassina – Associazione Lib-Lab Roma

Presentazione del dossier “Privati dell’acqua” a cura dell’Ass. Lavori in corso

Durante i lavori del forum verrà formulato un questionario sulla gestione dell’acqua che verrà distribuito alla popolazione di Cinisi. I risultati emersi verrano comunicati pubblicamente nella piazza del paese e riportati all’amministrazione comunale.

dalle ore 20,30 SPETTACOLI Piazza Vittorio Emanuele Orlando:

Spettacolo teatrale della compagnia Arte Vox RADIO.
Malasuerte Firenze SUD

Concerto dei Talco gruppo ska-punk .

Sabato 8 maggio Salone Comunale: dalle ore 9,00 alle 13,00 Forum LAVORO

La giornata è divisa in tre aree:

MIGRANTI – LAVORO PRECARIO – RESISTENZA OPERAIA
Moderatore: Fabrizio Fasulo

Si comincia con approfondimenti sul lavoro dei migranti in un quadro ampio che interconnette gli interessi mafiosi allo sfruttamento del lavoro nero.
Approfondimenti di

Fulvio Vassallo: Sicilia da terra di sbarco a terra di detenzione

Marco Pirrone

Umberto Santino: Globalizzazione e mafie

Emilio Santoro: Carcere e migrazioni

Judith Gleitze: Nuovi scenari dell’immigrazione in Sicilia

Renato Franzitta: Il collegato lavoro. La distruzione dell’art. 18

Soumahoro Aboubakar

Intervento dei lavoratori dell’Italtel di Carini

Dall’analisi si passerà, poi, alle testimonianze dirette dei soggetti che quotidianamente si oppongono alla crisi nei loro posti di lavoro .

Testimonianze di:

Barbara Evola e Luigi Del Prete – Precari scuola

FIOM Termini Imerese

Flai CGIL – Michele Scifo

Francesco Piobbichi – Arancia Metalmeccanica

Rdb-Napoli
Si proiettera’ un video a cura del Laboratorio Zeta “La terra (e)strema”, una raccolta di immagini e racconti sul lavoro bracciantile dei migranti, sullo sfruttamento e le vessazioni del caporalato, una denuncia della totale assenza della protezione sindacale nelle campagne.

Salone Comunale: dalle ore 17,00 alle 20,00 Forum LA DERIVA DELLA DEMOCRAZIA E IL NEOFASCISMO BERLUSCONIANO

Moderatore: -Salvo Vitale: “La  nuova Italia della P2“

Interventi:

Pino Maniaci (Tele Jato): “L’informazione tra repressione mafiosa e censure politiche”

Leo D’Asaro (storico): “Informazione e consenso politico”

Antonio Ingroia (magistrato): “Leggi, progetti, prospettive di stravolgimento della Costituzione”

Testimonianze varie

dalle ore 20,30 SPETTACOLI Piazza Vittorio Emanuele Orlando:

Presentazione del libro “I fiori di Faber” con Claudio Porchia
con l’esecuzione di alcuni brani di De André da parte del collettivo musicale “Peppino Impastato”.
Esibizione  Stasi, Carmina Solis special guest Radiodervish

Domenica 9 maggio Salone Comunale: dalle ore 9,00 alle 13,00 Forum sull’esperienza politica e rivoluzionaria di PEPPINO IMPASTATO

Dall’antimafia alla politica di movimento, dagli 70 ai giorni nostri: la lotta continua!!!

Moderatori: Umberto Santino e Giovanni Impastato

Presentazione del libro  “Storia del movimento antimafia” di Umberto Santino

Interventi di:

Salvo Vitale: Peppino e l’antifascismo

Paolo Arena: Peppino e la militanza politica

Carlo Bommarito: Peppino e il territorio

Andrea Bartolotta: Peppino e l’esperienza radiofonica – presentazione del libro “Onda pazza 2 – Terrasini”

Valerio Monteventi

Associazione “La lotta continua”

Le resistenze di oggi

Contributi di:

CAU NAPOLI

Comitato Resistenze Marzabotto

ANPI

Comitato 3 e 32  L’aquila

Associazione Walter Rossi ROMA

Centro di Documentazione Francesco Lorusso Bologna

Radio Cento Passi

Le conclusioni sono affidate al Forum Sociale Antimafia

Ore 15,00: Elaborazione documento conclusivo a cura delle realtà del forum sociale

A seguire CORTEO da Radio Aut a Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Concentramento ore 17,00 Sede di Radio Aut Corso Vittorio Emanuele -Terrasini

Partenza ore 18,00

Arrivo a Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato Corso Umberto I, 220 – Cinisi

dalle ore 20,30 SPETTACOLI Piazza Vittorio Emanuele Orlando:

Apertura di Il bello, il bullo e il grattino

A seguire Pupi di Surfaro

Chiuderanno la serata  Alessandro Mannarino e Alfio Antico

Durante tutti e quattro i giorni dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 16,00 alle 20,00 presso il Salone Comunale di Cinisi (Piazza Vittorio Emanuele Orlando) sarà esposta la mostra “Peppino Impastato, vita, lotta e memoria” foto, dipinti e collage a cura di Pino Manzella, Guido Orlando, Paolo Chirco, Beny Vitale

Addio Giuseppe

Purtroppo in pochi conoscono la storia di Giuseppe Gatì, ragazzo siciliano morto ad appena 22 anni, ucciso da un destino beffardo.
Lo conoscono in pochi perché in Italia di queste storie non se ne parl, storie sconvenienti e fastidiose, storie da seppellire e da dimenticare in fretta.
I media italiani sono già troppo impegnati a parlare di gossip e a riempire le loro pagine con veline seminude e notizie ridicole per parlare di piccoli eroi sconosciuti come Giuseppe Gatì.
Tuttavia Giuseppe continua a vivere e a gridare la sua rabbia grazie all’informazione libera, grazie ai blog e grazie alla rete.
Anche se l’informazione italiana continuerà a offuscare e omettere la sua storia e tutte le storie di cui non si deve parlare, chi conosce la storia di Giuseppe la porterà per sempre nel cuore e ne farà un modello da seguire.

Giuseppe era apparso per la prima volta in televisione qualche giorno prima la sua morte, grazie a un video girato dai suoi amici che hanno immortalato il momento in cui il ragazzo siciliano ha fatto irruzione nella biblioteca di Agrigento mentre il neo-eletto sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, stava tenendo una conferenza.
Giuseppe è entrato nella sala gridando il suo sdegno verso quel personaggio viscido, ha gridato la sua stima al Pool Antimafia di Caselli su cui Sgarbi aveva gettato fango, ha urlato a squarciagola che una Sicilia giusta e pulita esiste e non ha bisogno di elementi come Vittorio Sgarbi.
Avevo visto il video in diretta su Blob quando il fatto avvenne e due cose mi colpirono di quel filmato: la veemente irruzione di Giuseppe che spinto dalla sua sete di giustizia e sentendo la sua dignità di siciliano offesa, si era  precipitato senza esitazione in mezzo alla gente per gridare il suo sdegno; in secondo luogo, mi aveva scioccato, negativamente, il fatto che la gente avesse respinto con indifferenza e violenza il gesto di Gatì, prendendolo per un ragazzetto che osava infangare la figura del grande Vittorio.
Il video mi aveva profondamente sconvolto: rendermi conto che la gente respingeva il grido di giustizia di Giuseppe e che preferiva non sentire la sua voce mi ha profondamente deluso.
Forse è questo che noi siciliani ci meritiamo, mi sono detto.
Quest’episodio diventa assurdo e inverosimile se si pensa che esattamente un mese dopo quel suo intervento coraggioso al discorso di Sgarbi, l’autore di quel gesto muore.
Giuseppe muore a Campobello di Licata, il suo paese, a seguito di un incidente mentre stava lavorando: apre un rubinetto senza fare attenzione a un cavo elettrico difettoso e la folgorazione é fatale.
Un’inchiesta é stata aperta per accertare le cause di quanto accaduto. Il mistero resta.

Non scrivo questo post per accusare qualcuno ma piuttosto per farvi riflettere sul fatto che un’altra Sicilia é possibile se prendiamo coscienza della nostra situazione, se siamo capaci di carpire il significato del gesto di Giuseppe, se siamo disposti a mettere da parte i nostri egoismi, se siamo capaci si gridare con forza che non ci identifichiamo nei fantocci che ci governano, se crediamo nella giustizia.
Giuseppe ha avuto una vita breve ma densa di significato e carica di valori.
I suoi amici lo ricordano così: “E’ morto un amico, una persona pulita, con sani principi. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che raro fiore fosse.
Voleva difendere la sua terra, non voleva abbandonarla, era rimasto a Campobello di Licata, un paesino nella provincia di Agrigento che offre poco e dal quale è facile scappare. Lavorava nel caseificio di suo padre, con le sue “signorine”, le sue capre girgentane, che portava al pascolo. Era un ragazzo ONESTO, con saldi principi volti alla legalità e alla giustizia. Aveva fatto di tutto per coinvolgere i dormienti giovani Campobellesi, affinchè si ribellassero contro questa società sporca e meschina.”

Il blog di Giuseppe e’ ancora attivo e consultabile.

Ciao Giuseppe!