Ultimi giorni al Lebua state at Tower

Il panorama dal balcone del Lebua

Martedì 12 Luglio. E’ il secondo dei due giorni che abbiamo deciso di trascorrere a Bangkok prima di abbandonare definitivamente la Thailandia e di concludere il nostro viaggio di nozze.
Il primo giorno lo abbiamo trascorso godendoci il comfort e il relax dell’hotel che abbiamo scelto per terminare il nostro soggiorno nel paese del sorriso.
Abbiamo deciso di finire in bellezza la nostra vacanza e abbiamo optato per un hotel 5 stelle situato nel centro di bangkok: il Lebua at State Tower.
Restiamo immediatamente sorpresi per la qualità del servizio e l’affabilità del personale che ci accoglie e ci illustra i servizi dell’hotel.
Il Lebua è facilmente riconoscibile nella skyline di Bangkok per via della sua cupola dorata che ospita il ristorante Sirocco e il suo famoso skybar dove è possibile degustare ottimi cocktail godendo di una vista panoramica mozzafiato.

Veduta panoramica su Bangkok

L’hotel occupa il secondo più alto grattacielo della capitale e offre una vista indescrivibile.
La suite che ci viene assegnata è enorme ed è dotata di tutte le comodità: televisione satellitare, bagno gigantesco con prodotti della marca Bulgari, internet gratuito, cucina, salottino, un’ampio frigorifero e un letto da favola.
Dopo pochi minuti un cameriere bussa alla porta per portarci una torta Happy honey moon offerta dall’hotel per augurarci una buona luna di miele.
Quello che apprezzo maggiormente della nostra stanza al Lebua è il balcone con vista sul Chao Praya: siamo al 58° piano e da questa altezza il colpo d’occhio sul fiume che si insinua tra i palazzi di Bangkok è semplicemente fantastico.

La vista mozzafiato sul Chao Praya

Mi affaccio ripetutamente al balcone durante la giornata per scattare qualche foto e apprezzare lo spettacolo della città che assume incantevoli sfumature mentre il sole va lentamente scendendo.
La colazione è gargantuesca con una scelta incredibile di pietanze dolci e salate passando dalla colazione continentale a quella asiatica.
La varietà di piatti disponibili è scioccante: frutta esotica, cornetti, salumi, cereali, formaggi, omelette, riso cantonese, salsicce, yogurt, sushi, torte, dolci, pancakes, zuppe, ciambelle e tanto altro.
Il servizio durante la colazione è ineccepibile e i camerieri girano tra i tavoli per riservire tè e caffè o togliere i piatti vuoti.
Il Lebua dispone di vari ristoranti a tema chiamati Mezzaluna, Distil, Breeze e Sirocco.

Bangkok di notte

Quest’ultimo è quello più conosciuto perchè occupa la cupola del grattacielo situata al 63° piano ed offre una vista mozzafiato.
Sorseggiando un mojito comodamente seduti sul tetto di Bangkok, ci godiamo il magnifico panorama che si dispiega sotto i nostri occhi, la capitale thailandese è tutta un luccichio e i suoi grattacieli illuminati dalla luna si riflettono sul Chao Praya.
Il Lebua at State Tower è molto ben situato e in pochi minuti a piedi si raggiungono lo sky train, numerosi punti d’imbarco sul fiume e il famoso mercato di Patpong dove si può trovare di tutto.

Happy honeymoon!

Oggi abbiamo appuntamento con Lakis, la guida italiana che ci ha accompagnato durante i primi due giorni trascorsi a Bangkok.
Questa volta abbiamo chiamato Lakis in qualità di amico, e non di guida, e lui ha accettato subito la nostra compagnia.
Abbiamo un ultimo pomeriggio a disposizione ci fa un immenso piacere condividere questi ultimi momenti a Bangkok con questo simpatico ragazzone fiorentino che ha deciso, almeno per il momento, di stabilirsi nella capitale thailandese.

L'ingresso del Bangkok art and cultural center

Insieme al nostro amico ci abbuffiamo di pesce in un ristorante di Silom Village, un complesso di negozietti e localini caratteristici che include anche un teatro in cui vengono rappresentate danze tipiche thailandesi.
Assaporiamo le pietanze squisite e parliamo molto delle nostre situazioni reciproche condividendo quel sapore dolce-amaro di chi ha lasciato l’Italia inventandosi una vita altrove.
La nostalgia per il Belpaese è onnipresente nei discorsi che sviluppiamo attorno un enorme granchio al vapore e ci consoliamo dicendoci che siamo andati avanti soltanto con la forza delle nostre gambe e delle nostre idee.
Dal Silom Village ci spostiamo verso i tanti centri commerciali presenti nella zona come il Siam center e l’MBK center ma non entriamo perchè non ci interessa lo shopping frenetico.
Decidiamo di visitare il BACC, il centro culturale e artistico di Bangkok che ospita esposizioni internazionali e mostre d’arte moderna.
L’ingresso del BACC è facilmente riconoscibile per la presenza di singolari opere d’arte come un’enorme statua di una divinità non ben definita e alcune colorate teste di gatto.

Un'originale statua davanti al BACC

Prima di scrivere la parola fine sulla nostra vacanza in Thailandia, visitiamo Kao San Road, una delle vie più conosciute da turisti e backpackers.
In questa stretta lingua d’asfalto riservata al passaggio pedonale si trova di tutto: tatuatori, venditori d’insetti, negozi di souvenir, pub, agenzie di viaggio e tanto altro ancora.
Un’affollata strada in cui sembrano esserti dati appuntamento i fricchettoni di mezzo mondo e dove si respira una bella atmosfera di libertà.
Adesso la nostra luna di miele è davvero terminata.
Sawasdee Thailandia..ci rivedremo!

L’incanto di Phi Phi island

Due scimmiette a Monkey Beach

Venerdi 8 Luglio. Oggi partiremo verso le famose Phi Phi Island, un paradiso naturale fatto di acque cristalline e natura selvaggia.
E’ l’escursione che attendevamo con maggiore trepidazione e che non volevamo perderci per nulla al mondo.
Saliamo a bordo del minibus che viene a prenderci in hotel e con molta emozione ci rechiamo al Royal Phuket Marina, il porto dal quale partirà lo speedy-boat che ci condurrà alle Phi Phi island.
Durante la sosta al porticciolo, gli organizzatori della gita ci suddividono in piccoli gruppi utilizzando adesivi colorati e braccialetti dai colori accesi.
A ogni gruppo viene attribuita una guida che si occuperà di descrivere le bellezze naturali e i posti da favola che vedremo.
La nostra guida è molto simpatica e inizia subito a parlarci delle isole e di alcune misure di sicurezza da rispettare per evitare spiacevoli inconvenienti.
L’accompagnatore thailandese sottolinea soprattutto l’importanza d’indossare le pinne per evitare di ritrovarsi con un aculeo di riccio conficcato sotto il piede.
Finalmente partiamo e ci lasciamo alle spalle Phuket e le sue spiagge.
Siamo fortunati perché, pur essendo l’inizio del periodo delle piogge, il monsone non si fa vivo e la giornata è spettacolare.
A bordo del veloce motoscafo godiamo di una suggestiva prospettiva sulle verdi scogliere che sprofondano nell’oceano.

Splendide Phi Phi island

Le Phi Phi Island, o Koh Phi Phi, comprendono due isole: Koh Phi Phi Don, l’isola dove abbondano gli hotel, i resort e le feste notturne, e Koh Phi Phi Leh, un’isola incontaminata e selvaggia dove la natura regna ancora sovrana.
Rimaniamo senza fiato a contemplare l’incantevole paesaggio e ci rivengono in mente le immagini del terribile Tsunami del 2004, quando l’oceano ha spazzato via tutto ciò che si è trovato di fronte.
Oggi non ci sono tracce di quell’inferno d’acqua e fango che si scatenò imprevedibilmente segnando per sempre le vite di migliaia di persone, tutto è stato ricostruito e le isolette thailandesi hanno ritrovato una nuova vita.
Da un lato la tranquillità dell’oceano e dall’altro l’ottima guida del nostro capitano, ci permettono di raggiungere rapidamente la prima tappa della nostra gita: Monkey Beach.
Scendiamo immediatamente dall’imbarcazione ed esploriamo con grande curiosità questa spiaggia invasa da macachi che sembrano abituati al contatto con i turisti.
Sebbene abbiamo una gran voglia di giocare con le scimmie, facciamo attenzione ad avvicinarci in quanto si tratta di animali selvaggi e le loro reazioni possono essere imprevedibili.
Dopo aver scattato un paio di foto alle simpatiche famigliole di quadrumani che passeggiano per la spiaggia, apprezziamo la bellezza paesaggistica del posto.
Monkey Beach è una spiaggia incontaminata e le orde di turisti che giungono fin qui per allungare qualche banana alle scimmie, non riescono a deturpare il fascino selvaggio di questo posto.

Viking Cave

Risaliamo a bordo dello speedy-boat e continuiamo la nostra avventura tra queste meravigliose isole.
Ci fermiamo nel bel mezzo dell’oceano e, dopo aver indossato maschera e pinne, ci tuffiamo uno dopo l’altro tra i flutti trasparenti di queste acque limpide per goderci un’ora di snorkeling.
Bellissimi pesci tropicali ci passano accanto e la nostra guida lancia pezzi di ananas nell’acqua per far salire i pesci in superficie.
Colorati banchi di pesci esotici passano davanti ai nostri occhi ed ammiriamo increduli questo spettacolo naturale.
Entusiasti dell’esperienza appena vissuta, condividiamo con i nostri compagni di viaggio le impressioni sui momenti appena condivisi e ci incamminiamo verso Pileh May.
Prima di raggiungere questa magica laguna circondata da scogliere, lo speedyboat fa una sosta davanti una grotta.
Viking cave, così è chiamata questa grotta, è famosa per gli antichi dipinti vichinghi rappresentati sulle sue pareti e per le tantissime rondini che vengono a nidificare.
Sfortunatamente per gli uccelli bianconeri, i cinesi pensano che i nidi di rondine abbiano virtù afrodisiache e incaricano gli zingari del mare di raccoglierli nelle alture della grotta.
I cinesi degustano deliziose zuppe, mentre la popolazione di uccelli di Viking Cave viene letteralmente decimata.

La mitica Maya Bay

Il nostro percorso continua e raggiungiamo la sublime laguna di Pileh Bay, una suggestiva baia sormontata da alte scogliere scoscese che scendono nell’azzurro del mare.
E’ uno degli angoli più affascinanti dell’isola e il colore dell’acqua che si riflette sugli scogli è magico.
Le mille sfumature di Pileh Bay restano immobili nel fondo dei nostri occhi, mentre ci allontaniamo da questo paradiso terrestre per raggiungere la famosa Maya Bay, la spiaggia del film The Beach.
Il famoso film, realizzato nel 1999 con Leonardo Di Caprio e Guillaume Canet, racconta la storia di un gruppo di ragazzi che trovano una spiaggia leggendaria dove decidono di vivere per allontanarsi dalle convenzioni sociali e dal consumismo.
Maya Bay offre effettivamente uno scenario idilliaco ai suoi visitatori: una spiaggia di sabbia fine e bianca che ricorda la neve, acqua limpida, pesci tropicali e una splendida vegetazione.
Vittima del suo successo, la spiaggia è letteralmente invasa da battelli, speedy-boat e imbarcazioni di vario tipo che depositano turisti provenienti da ogni parte del mondo.
Uno dei vantaggi di venire a Phuket a luglio è trovare Maya Bay semi-deserta; quella che per noi è estate in Thailandia è la bassa stagione e s’incontrano meno turisti.
Approfittiamo pienamente della sosta in questa spiaggia da sogno e nuotiamo spensierati tra le sue acque trasparenti.
Kai island è l’ultima tappa di questo sogno tra le isole thailandesi.
Disponiamo di una lunga e rilassante pausa in quest’isoletta per riposare al sole, mangiare un gelato e concederci un ultimo bagno prima di rientrare a Phuket.
Sawasdee Phi Phi Island!

Phuket e le sue spiagge

Il Manathai resort a Phuket

Martedì 5 Luglio. Oggi lasciamo Chiang Mai per raggiungere le spiagge di Phuket. Abbiamo vissuto emozioni indescrivibili tra le montagne della “rosa del nord” passeggiando in mezzo alla giungla a dorso d’elefante e attraversando fiumi in piena a bordo di piccole zattere di bambù.
Approfittiamo del servizio d’accompagnamento gratuito messo a disposizione dal Sirilanna Hotel per recarci in aeroporto.
Effettuato il check-in, passeggiamo tra i negozietti di souvenir aspettando d’imbarcarci sul volo TG0129 che ci porterà a Phuket.
Arriviamo puntualmente alle 14h30 e dal taxi che ci conduce in hotel scorgiamo splendidi paesaggi e angoli di natura rigogliosa.
L’hotel che abbiamo scelto per i nostri cinque giorni a Phuket è il Manathai Resort situato a pochi passi dalla spiaggia di Surin.
Il Manathai ci sorprende per la mescolanza di stile asiatico tradizionale con design moderno. La camera, dotata di connessione Internet gratuita, è spaziosa anche se poco illuminata.

Uno scorcio della spiaggia di Surin

Il vantaggio principale del Manathai hotel è la vicinanza di Surin beach, una spiaggia di sabbia bianca dove l’hotel possiede alcune sedie e ombrelloni riservati ai suoi clienti.
In cerca di relax e sole, ci dirigiamo immediatamente verso la spiaggia e ci godiamo il nostro primo pomeriggio di tranquillità al mare.
Avevamo scelto attentamente la spiaggia dove prenotare l’hotel preferendo quella di Surin perché, lontana dalla caotica Patong, si presentava come tranquilla e intima.
La spiaggia è molto bella, poco frequentata e resa incantevole dalla presenza di alberi esotici che creano un paesaggio da cartolina.
Finalmente ci gettiamo tra le acque cristalline dell’oceano Indiano e restiamo positivamente stupiti per la temperatura gradevole dell’acqua.

Un tramonto sulla spiaggia di Surin

Trascorriamo le nostre giornate a Phuket prevalentemente su questa spiaggia, crogiolandoci al sole e gustando frutti di mare, dolcissimi manghi e squisiti ananas.
Durante il nostro soggiorno a Phuket abbiamo modo di visitare varie spiagge e di avere un’immagine complessiva dell’isola.
Si tratta della più grande isola della Thailandia, circondata da numerose isolette, e si estende per 48 chilometri da nord a sud.
Phuket è legata al continente attraverso due ponti paralleli ed è bagnata dal mare delle Andamane e dal mare di Krabi.
Questa magnifica isola meridionale sembra essere guarita dalle terribili ferite che le aveva inflitto lo Tsunami del 2004.
Le tracce di quella drammatica catastrofe sono rarissime: qualche cartello segnaletico che indica i punti di evacuazione, alcune foto nei negozi che ricordano la tragedia e i ricordi nei racconti della gente del luogo.

Relax a Surin beach

Come nel resto della Thailandia, le gigantografie del re sono sparse in ogni angolo di strada e ai templi buddisti si alternano le moschee (il 35% della popolazione è musulmana).
Il nome Phuket deriva dal malese bukit e significa collina riferendosi alle numerose formazioni collinari e montagnose che sovrastano l’isola.
Per gli amanti delle immersioni, Phuket è di sicuro la migliore destinazione del mare delle Andamane, le sue acque godono di un’ottima visibilità e custodiscono fantastici tesori di colori e coralli.
Le acque calde e cristalline dell’isola richiamano bellissimi pesci tropicali che rendono unici questi fondali.
Soprannominata “perla del Sud”, l’isola è dotata di tantissime spiagge caratterizzate da una propria identità.
Scegliere la spiaggia dove trascorrere le vacanze a Phuket equivale a optare per una tipologia di soggiorno. Noi scegliamo la tranquillità di Surin beach perché si tratta del nostro viaggio di nozze e siamo in cerca d’intimità.

Surin beach

Tra le più famose spiagge di Phuket, situate soprattutto lungo la costa ovest, vi elenco solamente quelle degne di essere citate.

– Surin Beach: E’ la spiaggia che abbiamo scelto per il nostro soggiorno a Phuket.
Ci innamoriamo immediatamente della sua calma e della sua sabbia bianca.
La temperatura dell’acqua è piacevole e numerosi surfisti si danno appuntamento in questa spiaggia per sfidare le onde.
Il bagnasciuga è ricoperto di piccoli fori scavati da minuscoli granchetti che scorazzano rapidamente da una parte all’altra.
Passeggiando lungo la spiaggia s’incrociano vari ristorantini tipici dove è possibile degustare ottimi piatti a base di pesce fresco. Se anche voi sceglierete questa spiaggia, vi consiglio i ristoranti Nok seafood e Twin brothers dove potrete mangiare ottimo pesce a prezzi irrisori.

– Karon Beach: Situata a una decina di minuti dalla caotica spiaggia di Patong e costituita da una lunga distesa di sabbia bianca.
La sabbia di questa spiaggia viene definita “musicale” perché quando viene calpestata produce un suono particolare paragonabile a quello della neve.
Il lungomare di Karon è costellato di negozi, ristoranti e hotel ma la vita notturna non è animata come a Patong.
Pur essendo una grande spiaggia (la seconda dell’isola), Karon gode di un’atmosfera tranquilla dove potrete rilassarvi assaporando frutta fresca.

Una splendida spiaggia di Phuket

Kata Beach: Più piccola rispetto a Karon, la spiaggia di Kata offre una piacevole tranquillità e si rivela ideale per le vacanze in famiglia e per gli amanti di pesci tropicali.
In un’atmosfera di paese, si susseguono simpatici localini e attrazioni come il minigolf Dinopark.

– Kata noi: Separata da un promontorio dalla spiaggia di Kata, questa graziosa spiaggetta è incastonata tra i fianchi di due montagne ricoperte da una vegetazione lussureggiante.
Tranquillo e ben situato, questo piccolo angolo di paradiso è uno dei luoghi più piacevoli dell’isola.

– Kalim beach: Spiaggia ideale per gli amanti del surf. Crostacei, conchiglie, pesciolini e stelle di mare rimangono sul bagnasciuga dopo che le onde si ritirano.

Pansea beach, Banana beach e Paradise beach: Fuori dai sentieri battuti, queste spiagge rappresentano uno scrigno di pace e tranquillità.

– Rawai Beach: Questa baia pittoresca è uno dei punti dell’isola preferiti dai thailandesi.
La spiaggia è ottima per le famiglie visto che l’acqua non è molto profonda.
Numerosi battelli e piccole imbarcazioni sostano lungo la riva proponendo ai turisti escursioni verso le isole vicine.

Le tipiche longtail boat

– Nai Harn: Situata sulla punta Sud dell’isola, questa spiaggia di sabbia bianca occupa un piccolo golfetto che offre stupende vedute panoramiche e tramonti spettacolari.
Lungo la strada costiera tra Kata beach e Nai Harn si trova un punto d’osservazione che permette d’abbracciare con un solo sguardo le tre più belle baie di Phuket ovvero Kata noi, Kata Yai e Karon beach.

Un altro punto d’osservazione strategico per osservare i magnifici tramonti di Phuket è il Cape Promthep.
Prom è il nome thailandese che designa il Dio indù Brahma e Thep significa Dio in thailandese.
Promthep è una scogliera che si tuffa nel mare formando la punta sud dell’isola, quella che scorgono immediatamente i marinai che si avvicinano a Phuket.
La vostra vacanza in Thailandia non sarà indimenticabile se non avrete visto almeno un tramonto da questo punto privilegiato.
Potrete scattare la più bella foto del vostro soggiorno immortalando il momento in cui i colori del corallo si riflettono sulle onde che, accarezzate dal tramonto, assumono sfumature magiche.

L’acqua cristallina di Phuket

-Bang tao: Questa spiaggia a forma di mezzaluna si sviluppa per una decina di kilometri alternando una sabbia bianchissima a rigogliosi alberi tropicali. La costante brezza di questo luogo ha reso molto popolare la spiaggia di Bang tao tra i surfisti.

– Patong : E’ la spiaggia più famosa e frequentata di Phuket.
Circondata da montagne ricche di vegetazione, Patong si rivela ottima per gli amanti degli sport nautici e della vita notturna.
Se siete alla ricerca di tranquillità, scegliete un’altra spiaggia.
Patong è un vero e proprio formicaio dove una moltitudine indistinta di gente ruota continuamente attorno alle sdraio dei turisti: venditori di frutta, gioielli, massaggi, prodotti artigianali, pacchetti turistici, vestiti, e tanto altro ancora.
Tramontato il sole, Patong si trasforma nel centro della vita notturna di Phuket dove gente di ogni nazionalità si scatena ai ritmi frenetici nelle tante discoteche.

Il mare di Phuket

Anche se avete scelto un’altra spiaggia e preferite la tranquillità, dovete almeno trascorrere una notte tra i locali di Patong, quando i neon multicolore si accendono e la parola d’ordine diventa divertimento.
Passeggiando lungo le strade di Patong ci ricordiamo delle giornate trascorse a Bangkok e del suo caos incessante.
Qui, come nella capitale thailandese, abbondano bar in cui go-go girls avvenenti e ladyboys invitano i turisti a consumare e a trascorrere qualche momento insieme.
La via principale, Bangla road, è costellata di pub, ristoranti e localini e richiama Kao san road.
Lungo questa via pedonale, i turisti vengono sollecitati costantemente dai commercianti che propongono i loro servizi : ragazzi vestiti in maniera elegante invitano ad osservare la loro collezione di abiti e tailleurs, ragazze procaci propongono “massaggi” molto rilassanti e i buttadentro delle discoteche decantano le virtù delle loro sale da ballo.
Quello che abbiamo maggiormente amato di Phuket è stato girovagare senza una metà ben definita fermandoci solo per bere una birra Chang o gustare un mango fresco.
Sebbene l’isola sia molto sfruttata turisticamente esistono ancora angoli incontaminati e selvaggi.
Il sorriso e la gentilezza dei thailandesi hanno fatto da contorno alla nostra indimenticabile vacanza a Phuket.

Cena Kantoke e night bazar

Un tipico tuk tuk

Lunedì 4 Luglio. Oggi è il nostro ultimo giorno a Chiang Mai e decidiamo di rilassarci prima di partire per Phuket.
Non abbiamo previsto nessuna escursione e chiediamo alla reception di consigliarci un’attività per occupare la serata.
La simpatica ragazza dell’hotel ci consiglia di prenotare la cena Kantoke, una cena tradizionale in cui la degustazione dei piatti tipici è accompagnata da danze e canti caratteristici del Nord della Thailandia.
Trascorriamo la giornata tranquillamente sguazzando nella piscina del Sirilanna hotel e passeggiando tra le vie di Chiang Mai.
Affaticati dalle tante escursioni dei giorni precedenti, scegliamo di provare i famosi massaggi thailandesi per ritrovare energie.
I saloni di massaggio abbondano e optiamo per il Green Bamboo, un piccolo centro di massaggi che ci ispira fiducia.
Una giovane donna thai ci fa accomodare nella sala d’attesa e ci fornisce una lista dei massaggi disponibili.
Optiamo per il massaggio con l’olio e scegliamo un unguento al profumo di rosa.
Dopo averci pulito i piedi, la ragazza ci fa distendere sugli appositi materassini e ci invita a pazientare fino all’arrivo delle massaggiatrici.
Aspettiamo una quindicina di minuti ascoltando una musica molto rilassante che ci prepara per il massaggio.

La cena Kantoke

Le massaggiatrici entrano finalmente nella stanza: una giovane thailandese e una signora di mezza età.
Il caso volle che la giovane tailandese si sia occupata del mio massaggio e la signora di quello di Valeria.
Apprezzo particolarmente questo momento di totale relax mentre Valeria segue con attenzione i movimenti della massaggiatrice.
Il massaggio dura più o meno un’ora e quando paghiamo beneficiamo di uno sconto per l’attesa iniziale.
Prima di tornare in hotel facciamo un salto al night bazar, il mercato di Chiang Mai che comincia alle 6 di pomeriggio e continua fino a tarda notte.
Un enorme mercato turistico dove si trovano tantissimi prodotti: gioielli d’argento realizzati dalle tribù delle montagne, dipinti e quadri di paesaggi tipici, sciarpe di seta, magliette, album fotografici realizzati con foglie di banana e numerosi prodotti contraffatti.
Acquistiamo vari souvenir dopo averne negoziato il prezzo e ci perdiamo nei meandri di questo gigantesco mercato.

Fingernails - La danza delle unghia

Situato tra la Tha Phae Road e Si Donchai Road, il night bazar è un vero e proprio paradiso dello shopping dove si possono negoziare ottimi prezzi.
Prendiamo un tuk tuk per tornare in hotel e ci prepariamo per la cena kantoke.
Un minibus viene a prenderci alle 19h30 per portarci al Centro culturale di Chiang Mai dove avrà luogo la cena.
Appena arrivati ci togliamo le scarpe come richiesto ed entriamo nella sala in cui si terrà il Kantoke dinner.
Il termine Kantoke designa una piccola tavola, spesso ottagonale, che accoglie un vassoio in teck con una serie di specialità regionali: curry thai, salumi di Chiang Mai, spezzatino di maiale alle spezie e pollo fritto accompagnato da riso e noodles.
La cena viene solitamente consumata sedendosi per terra su tappeti o cuscini.
Un tempo ci si sedeva attorno alla tavola Kantoke per le grandi occasioni come matrimoni, nascite o funerali, oggi questo tipo di cena è diventata un’attrazione turistica accompagnata da balli tipici.
Scegliamo di sederci sulle sedie e di utilizzare un tavolo classico per apprezzare meglio lo show delle tribù e dei gruppi folkloristici vestiti con stupendi abiti tradizionali.
La serata è resa piacevole dalla magica simbiosi tra il cibo delizioso e le musiche tipiche.
Le danze realizzate dagli artisti durante la cena sono molto suggestive soprattutto la danza delle unghia e quella delle spade.
Soddisfatti di questa serata e deliziati dalle squisite pietanze, riprendiamo il minibus che ci riporta in hotel.
Domani ci aspetta un altro viaggio: Phuket e le sue spiagge.

Da Chiang Mai a Chiang Rai

Gli hot springs di Chiang Rai

Domenica 3 Luglio. Siamo sempre a Chiang Mai e oggi ci aspetta un’escursione lunga ma ricca di emozioni.
Le attrazioni di maggiore interesse di questa gita sono il Wat Rong Khun ovvero un fantastico tempio bianco situato nella città di Chiang Rai, il triangolo d’oro che rappresenta quella zona di confine in cui Laos, Myanmar e Thailandia si accarezzano e, infine, la tribù Karen meglio conosciuta come tribù delle donne giraffa.
Il minibus viene a prenderci prestissimo in hotel, abbiamo molta strada da percorrere e bisogna recuperare tempo.
Impastati di sonno ma emozionati per l’avventura che ci aspetta, prendiamo posto nella vettura e salutiamo i nostri compagni di viaggio.

Il magnifico Wat Rong Khun

Simpatizziamo con una coppia di giovani indiani e nel corso della conversazione scopriamo che anche loro sono in viaggio di nozze e si sono sposati il 18 giugno come noi!
Il mondo è piccolo, o meglio Le monde est petit come recita la famosa canzoncina di Eurodisney, e può capitare di trovarsi catapultati in Thailandia, in compagnia di due perfetti sconosciuti indiani che si sono sposati nella nostra stessa data.
La prima tappa di questa lunga traversata nel nord della Thailandia ci conduce nei cosidetti Hot Springs ovvero geyser d’acqua calda.
L’acqua è bollente e gli abitanti del luogo utilizzano questi bacini d’acqua calda per bollire le uova.
Rimontiamo a bordo del minibus per renderci al Wat Rong Khun, il meraviglioso tempio bianco che aspetto di vedere dall’inizio del nostro viaggio in Thailandia.
Avevo già visto tantissime foto del tempio su Internet ma dal vivo è ancora più bello e soddisfa pienamente le mie aspettative.

IL Wat Rong Khun

Dopo aver scattato decine di foto per immortalare i dettagli del tempio, ci decidiamo a visitarlo e seguiamo il senso di marcia.
La particolarità della visita del Wat Rong Khun è che non si può tornare indietro: una volta intrapreso il cammino bisogna andare fino in fondo e raggiungere l’uscita.
Non essendo a conoscenza di questa regola, provo a tornare indietro per scattare qualche altra foto e il custode del tempio mi sgrida, utilizzando un megafono, dicendomi “Keep going on! Dont’ come back to hell!” ovvero “Continua a camminare! Non tornare all’inferno”.
La parte iniziale del tempio rappresenta l’inferno come si può facilmente dedurre dalle mani che fuoriescono dal suolo e che implorano aiuto.

L’inferno del tempio bianco

L’immagine di queste braccia bianche tese è molto inquietante e richiama scene da inferno dantesco.
Obbediamo ai rimproveri del custode e ci allontaniamo dall’inferno per andare verso il paradiso rappresentato dal tempio bianco.
Il colore bianco rappresenta la purezza del buddismo e le decorazioni in vetro simboleggiano la riflessione dell’illuminazione.
Situato a circa 13 kilometri da Chiang Rai, il Wat Rong Khun è stato realizzato da Chalermchai Kositpipat, un megalomane artista thailandese, che ha voluto realizzare un omaggio al re Rama IX e alla sua città natale.
L’incredibile candore di questo tempio trasmette una grande sensazione di pace e tranquillità ai suoi visitatori.
La lunga costruzione di questa splendida opera architettonica è stata finanziata grazie ai fondi ottenuti dalla vendita dei quadri di Kositpipat, esposti nella galleria attigua al tempio.

Wat Rong Khun: il tempio bianco

L’eccessiva mescolanza di stili e di simboli buddisti e moderni può risultare kitsch a prima vista ma nell’insieme l’effetto è molto suggestivo.
L’artista thailandese si è divertito a disseminare simboli della cultura pop nell’area del tempio con strani riferimenti a Batman, Matrix, Alien e  Spiderman che lasciano i turisti senza parole.
Estasiati dalla bellezza del tempio bianco, che sembra levigato dalla maestria di Gaudì e plasmato dalla fervida immaginazione di Dalì, ci ristoriamo con bastoncini di frutta fresca.
Prima di salire sul minibus e riprendere il viaggio facciamo una pausa nelle toilette del Wat Rong Khun e scopriamo che i bagni si trovano in un simpatico tempietto di colore oro.

Il bagno del Wat Rong Khun

Ripartiamo alla volta del Golden triangle, il famoso tratto del fiume Mekong che tocca contemporaneamente Thailandia, Laos e Myanmar (Birmania).
La breve crociera sul Mekong è piacevole e la guida ci descrive i paesaggi mozzafiato che vediamo dalla nostra posizione privilegiata.
Il Mekong, il fiume più importante del sud-est asiatico, parte dal Tibet e si getta nel mare della Cina al sud del Vietnam.
Nel cosiddetto triangolo d’oro il fiume forma una Y: la Thailandia occupa la riva sinistra, il Laos la riva destra e il Myanmar la parte alta.

Il triangolo d’oro

Questa zona del Chiang Saen era anticamente un crocevia importante per le coltivazioni e il traffico d’oppio utilizzato per la fabbricazione di eroina, morfina, anfetamine e altri prodotti oppiacei.
Il nome triangolo d’oro deriva proprio dal traffico di droga che veniva pagata in oro.
Oggi ogni attività legata all’oppio e ai suoi derivati è severamente vietata e i controlli frontalieri sono stati rafforzati.
Il tratto del Mekong che visitiamo rappresenta una zona neutra fra i tre paesi, una no man’s land dove i turisti vengono a scattare qualche foto o tentare la fortuna nei casinò sparsi lungo le sponde del fiume.

Una selezione di whisky tipici

Sotto lo sguardo assorto di un enorme buddha dorato che sovrasta il fiume, un gruppo di pescatori tira le reti con qualche pesce e vari battelli di turisti passeggiano tra le acque torbide del Mekong.
Dopo circa una ventina di minuti, il nostro battello approda sulle coste del Laos dove un gruppo di bambini trasandati ci accoglie chiedendoci qualche bath.
Abbiamo cambiato Paese senza bisogno di visto o di mostrare i documenti.
Lasciamo un pacco di caramelle ai bambini e visitiamo il mercato situato in questa zona di frontiera.
Le sponde del Laos sono conosciute per essere il regno della contraffazione, tutte le più famose marche occidentali sono perfettamente riprodotte e le copie sono realizzate in maniera perfetta dai portafogli Dolce & Gabbana alle borse Louis Vuitton.

Whisky al serpente

Alcuni dei nostri compagni di viaggio approfittano della presenza di un ufficio postale per inviare una cartolina a casa con tanto di francobollo del Laos.
Naturalmente tra le bancarelle del mercato non poteva mancare lo stand dei souvenir.
La nostra attenzione è attirata dalla presenza di alcuni liquori molto particolari: whisky tipici aromatizzati con serpenti, scorpioni, lucertoloni e altri strani animali.
La guida invita il nostro gruppo a degustare questi alcool tipici ma nessuno di noi sembra essere motivato a ingurgitare quei liquidi stagnanti che ospitano cadaveri di animali.
Un boccione di whisky sembra attirare maggiormente l’attenzione dei presenti e, incuriositi, chiediamo alla guida quale animale si trova depositato nel fondo del liquore.
La guida ci guarda ammiccando e, contenta di poter soddisfare la nostra curiosità, ci informa che si tratta del famoso whisky al “pene di tigre”.
Ci invita più volte ad assaggiare il tipico liquore decantandone le sue virtù afrodisiache ma noi rifiutiamo cortesemente. Sarà per un’altra volta.

La tribu Karen Longneck

Riprendiamo il battello e torniamo sulle rive della Thailandia che abbiamo abbandonato solo per qualche ora.
Qui ci aspetta un lauto pranzo a base di specialità locali che ci permette di ritrovare le forze per la prossima tappa: la tribù delle donne giraffa o Karen longneck.
Avevo già visto alcuni documentari su queste donne e sulla strana usanza di indossare pesanti anelli intorno al collo.
Resto molto sorpreso nel vedere questa tribù e nell’osservare da vicino la loro strana tradizione.
La tribù delle Karen longneck è originaria della Birmania e si è stabilita in Thailandia circa 40 anni fa per sfuggire alle persecuzioni del regime birmano.
Il governo thailandese ha accettato di accoglierle nel proprio territorio sfruttando abilmente la loro presenza per fini turistici.

Una donna giraffa al lavoro

Le donne della tribù Karen sono molto umili e ci accolgono nel loro villaggio sorridendo e invitandoci ad acquistare i loro prodotti artigianali (bracciali, sciarpe, borse e altro ancora).
All’età di 5 anni le bambine indossano il primo anello di metallo intorno al collo e, dopo qualche anno, ricevono un secondo anello.
Nel corso della loro vita le donne di quest’atipica tribù aggiungono vari anelli che nella loro cultura sono simbolo di bellezza.
Sebbene queste donne concepiscano l’utilizzo degli anelli come un attributo di bellezza, restiamo impressionati e proviamo pena soprattutto per le bambine obbligate a portare questi pesanti anelli di bronzo.
Le donne giraffa possono arrivare a portare fino a 25 anelli e devono indossarli continuamente.

Una donna giraffa

Una donna Karen può togliere gli anelli dal collo solamente in tre occasioni: per cambiarli, prima e dopo la gravidanza o per punizione.
Soddisfatti di questa lunga escursione nel nord della Thailandia, riprendiamo il minibus che ci riporterà a Chiang Mai.
Abbiamo trascorso una giornata indimenticabile e abbiamo appreso nuove sfumature della cultura thailandese.
Condividere il viaggio con gente di altre nazionalità ha aggiunto un tocco esotico a questa bella giornata.

Chiang Mai: lo scintillante Doi Suthep

La scalinata del Doi Suthep

Sabato 2 Luglio. Oggi Chiang Mai ci svelerà I segreti del suo tempio più conosciuto, il Wat Phra Thai Doi Suthep.
Gli abitanti del posto dicono che “si può dire di aver visitato Chiang Mai, solo dopo aver visto Doi Suthep”.
Il tempio è situato sull’omonimo monte e domina la città di Chiang Mai offrendo una spettacolare vista panormica ai suoi visitatori.
Il Doi Suthep rappresenta il più importante tempio del nord della Thailandia come testimonia il continuo afflusso di turisti e di fedeli.
Oltre ad essere una magnifica realizzazione architettonica, il tempio è un ottimo punto d’osservazione per apprezzare stupendi paesaggi e scattare incantevoli foto.
Naturalemente per potere scorgere i paesaggi da cartolina bisogna trovare delle condizioni meteo ottimali; la sfortuna continua a tormentarci e, come era già successo durante la visita del parco nazionale Doi Inthanon, la nebbia ci impedisce di godere pienamente dello spettacolo naturale.

La pagoda dorata del Doi Suthep

Dall’alto della collina situata a 1600 metri d’altezza carpiamo scorci suggestivi e malediciamo la coltre di nebbia che nasconde buona parte del paesaggio.
Non potendo approfittare interamente della vista panoramica, ci godiamo fino in fondo la bellezza del tempio e delle sue decorazioni.
Bisogna salire 306 gradini per poter accedere al tempio e i due lati della scalinata sono decorati da due enormi serpenti.
Numerosi negozietti di souvenir e bancarelle alimentari costellano la parte bassa del Doi Suthep.
L’ascesa al tempio è resa piacevole dalla temperatura che a questa altitudine è abbastanza gradevole e dalla presenza di numerose bambine vestite con gli abiti tradizionali thailandesi.
Le bambine occupano strategicamente quella posizione proponendo ai turisti di posare per una foto ricordo in cambio di pochi bath.
Giunti in cima alla gradinata ci troviamo davanti il Doi Suthep e restiamo affascinati dallo splendore di questo tempio che luccica in ogni sua parte.

Fedeli buddisti pregano davanti al Doi Suthep

La particolarità del Doi Suthep è la mescolanza d’induismo e buddismo come testimonia la presenza di varie statue del Dio indù Ganesh.
Numerosi fedeli ruotano attorno all’enorme pagoda dorata, alta 20metri, recitando le loro preghiere.
In vari punti del tempio gruppi bambini di bambini cantano e danzano i balli tipici.
Il tempio ospita, inoltre, un istituto buddista famoso per il suo corso di meditazione.
Il corso dura 21 giorni e consente ai partecipanti di dominare le proprie facoltà di pensiero e di imparare a conoscersi.
Bisogna presentarsi con un paio di magliette e pantaloni di ricambio, molta motivazione e la consapevolezza di tagliare i rapporti con il mondo esterno durante la durata del corso.
Sono assolutamente vietati telefonini, computer, iphone, libri e quaderni; la sveglia è alle 4h00 e la colazione alle 06h30.
Risaliamo a bordo del minibus e scendiamo la tortuosa montagna che ospita il tempio.

Bimbe thailandesi si esibiscono in danze tipiche

Dopo esserci riposati in hotel, decidiamo di visitare il Saturday Market, un tipico mercato locale molto frequentato dagli abitanti di Chiang mai.
Il mercato, situato appena fuori le mura della città antica, è molto grande e offre un’immensa quantità e varietà di prodotti.
Ci lanciamo in uno shopping sfrenato, sfoggiando le ottime capacità di negoziazione che abbiamo maturato a Bangkok e ci fermiamo solamente per mangiare.
E’ possibile gustare ottimo cibo di strada tra le varie bancarelle del Saturday Market che cucinano i principali piatti tipici thailandesi.
Noi optiamo per un pad-thai, pollo con anacardi e l’immancabile mango fresco per finire in bellezza.
Usciamo dal mercato portando tanti piccoli sacchetti che contengono i nostri souvenir thailandesi: t-shirt, sciarpe, bracciali, un porta-gioielli in legno e una lampada in stile orientaleggiante.

Alcune maschere in vendita al Saturday market

Chiang mai: elefanti e orchidee

Il bagno degli elefanti

Venerdi 1 Luglio. Siamo sempre a Chiang Mai e siamo ancora in cerca di nuove avventure.
Dopo un’abbondante colazione in hotel, siamo pronti per un’intensa giornata di trekking che prevede varie attività: show degli elefanti, passeggiata di circa un’ora a dorso d’elefante, passeggiata su un carro trainato dai buoi e visita di una fattoria d’orchidee e farfalle.
Il minibus viene a prenderci puntualmente alle 7h00 e, dopo aver recuperato i nostri compagni di viaggio in differenti hotel, ci incamminiamo in direzione del Maetaman camp dove assisteremo allo show degli elefanti.
Arrivati al Maetaman camp, ci sistemiamo lungo le rive del fiume e assistiamo al bagno degli elefanti che ci salutano spruzzando acqua dalle lunghe proboscidi.
Gli enormi pachidermi risalgono il fiume e ci sfilano davanti, in fila indiana, per andare a disporsi nell’area del campo dove si esibiranno.
Lo show comprende numerose esibizioni: i possenti animali formano simpatiche coreografie, trasportano tronchi d’albero, giocano a calcio, basket e dipingono quadri che alla fine saranno messi in vendita come souvenir.

Un elefante che dipinge

Rimaniamo stupiti per le grandi capacità dimostrate dagli elefanti nel compiere le loro performance.
Alla fine dello spettacolo gli animali si avvicinano al pubblico per un ultimo saluto e per farsi accarezzare; le guide ci invitano a salire sulle enormi proboscidi per immortalare il nostro passaggio al campo degli elefanti.
In seguito aspettiamo il nostro turno per salire in groppa a un gigantesco elefante ed esplorare un incontaminato angolo di giungla.
Comodamente seduti su un animale che pesa almeno 4 tonnellate, apprezziamo la vegetazione lussureggiante che ci circonda.
La passeggiata è molto piacevole e assume tinte avventurose quando l’elefante scende una ripida discesa e attraversa il fiume.

I carri trainati dai buoi

Terminato il giro in elefante, torniamo al campo dove ci aspetta la passeggiata su un carro trainato dai buoi.
Andiamo a spasso, su questo atipico mezzo di locomozione, lungo le stradine di un tipico villaggio e carpiamo momenti di vita quotidiana della gente semplice che abita in questi luoghi.
Dopo esserci rifocillati in un ristorantino thailandese, raggiungiamo la postazione da dove partirà il bamboo rafting, un’escursione lungo il fiume a bordo di una zattera realizzata con canne di bambù.

Il bamboo rifting

Avevamo già provato il “bamboo rafting” a Kanchanaburi, ma l’esperienza questa volta è diversa e molto più frizzante.
La corrente del fiume è forte, il tragitto è più lungo e una potente tempesta tropicale prende di mira la nostra piccola zattera.
L’acqua cade incessantemente e cerchiamo di proteggerci utilizzando un ombrellino e un telone che i due rematori thailandesi ci forniscono.
Durante la permanenza in Thailandia, abbiamo vissuto molti momenti emozionanti ma questa passeggiata in zattera resta il ricordo più avventuroso di tutta la vacanza.
Ci ritroviamo in piena giungla, nel bel mezzo di un fiume, su una zattera dalla discutibile stabilità, mentre stentiamo a proteggerci dalla pioggia battente.
Terminiamo con successo la traversata del fiume e arriviamo a destinazione senza annegare.

La fattoria di orchidee Mae Sa

Risaliamo a bordo del minibus per visitare la fattoria di orchidee, l’ultima tappa di questa giornata.
Lungo il tragitto, facciamo una tappa intermedia in una singolare azienda che produce carta a partire dagli escrementi degli elefanti.
Gli operai della fabbrica ci spiegano minuziosamente le varie fasi che trasformano la cacca dei pachidermi in carta: lavaggio, ebollizione, selezione delle fibre, aggiunta del colore, essiccamento e assemblamento.
Inizialmente quest’originale idea ci stranizza e ci spiazza.
Tuttavia vedendo i numerosi prodotti (quaderni, portafoto, agendine, cartoline) realizzati a partire da questa singolare materia prima, ci diciamo che si tratta di un’ottima trovata.
Se volete portare un souvenir thailandese a una persona che non vi sta molto simpatica, potete offrire un bel regalo (naturalmente solo voi conoscerete la reale natura dell’oggetto).
Raggiungiamo, infine la fattoria Mae Sa dove ammiriamo le svariate specie di farfalle e le tantissime e coloratissime orchidee che ci lasciano estasiati.
La giornata si conclude e torniamo a Chiang Mai con una bella stanchezza addosso. Stanchi ma soddisfati delle tante esperienze che ci hanno arricchito.