I Pierrots de la nuit

I Pierrots de la nuit

E’ sabato sera. Uscite dalla discoteca dopo aver bevuto qualche Mojito di troppo e iniziate a gridare a squarciagola tra le vie di Parigi per dare sfogo alla vostra euforia.
Mentre vi dimenate allegramente e urlate frasi strampalate di canzoni che vi passano per la testa sentite qualcuno che vi tocca la spalla.
Vi girate e vi trovate di fronte un clown triste, vestito da Pierrot, che vi fissa bonariamente e comincia a mimare azioni immaginarie.
No, quello che vi trovate davanti non è un sogno o un’allucinazione (sempre che non abbiate assunto sostanze stupefacenti o funghetti allucinogeni in discoteca) ma si tratta di uno dei cosiddetti Pierrot de la nuit.
Brigate d’intervento artistico notturno da qualche settimana si aggirano per le vie di Parigi con lo scopo di invitare il popolo della notte a non alzare troppo il volume e rispettare la città che riposa.
Il sindaco di Parigi Bertand Delanoë ha fatto appello a quest’originale idea, già adottata con successo in altre città europee come Vienna e Barcellona, per facilitare la serena coabitazione tra divertimento notturno e tranquillità dei residenti.
I Pierrots de la nuit errano tra quindici arrondissement (quelli più animati) della capitale francese, per invitare i festaioli scatenati a rispettare la gente che dorme e che lavora.
Lo scopo secondario di questi artisti di strada è anche quello di evitare le chiusure amministrative di pub e locali notturni a causa delle lamentele del vicinato.
Proponendosi in maniera ludica, artistica e gioiosa, gli allegri clown veicolano un importante messaggio pedagogico finalizzato al rispetto degli altri.
Una squadra di Pierrots si compone di un mediatore e due mimi che attraverso simpatiche scenette, slogans e una buona dose di humour mirano a sensibilizzare i nottambuli e i tiratardi della ville lumière.
Questi artisti vestiti di bianco utilizzano il silenzio per combattere l’inquinamento acustico.
I risultati ottenuti nelle altre città lasciano presagire che i simpatici interventi artistici dei Pierrots de la nuit otterranno un maggiore effetto persuasivo rispetto alle coercitive discese notturne della polizia.

I Pierrots de la nuit hanno un blog  e una pagina Facebook per informare i parigini sulle loro performances.

La street art di Liox

La Marianne rivisitata da Liox

Liox è un artista urbano che decora Parigi con le sue installazioni effimere e originali.
L’artista si diverte a trasformare le vie della capitale francese in una galleria a cielo aperto incollando le sue creazioni sugli elementi urbani.
Segnali stradali, tabelle segnaletiche e cartine della metropolitana si trasformano in supporti per le sue opere.
I suoi disegni richiamano gli ideali fondatori della repubblica francese con un pizzico di pungente ironia e sarcasmo: uno dei disegni più noti mostra la Marianne, con un lungo naso da Pinocchio, mentre recita il famoso motto liberté, egalité et fraternité.
I simboli della repubblica sono interpretati in una nuova forma creativa e atipica ma dal significato chiaro e diretto.
I passanti s’innamorano dei disegni di Liox e non esitano a staccarli e portarli a casa.
Realizzati con inchiostro e colori a matita e fissati con pezzetti di scotch, i disegni dell’eccentrico artista sono a disposizione di chiunque desidera appropriarsene per decorare la propria casa o un qualsiasi altro luogo.
Il vero nome di Liox è Lionel Alexander e una delle tante peculiarità di questo pittore è quella di vestirsi da donna.
Dopo aver realizzato le illustrazioni di vari libri per bambini e avere esposto le sue opere in mezza Europa, Liox ha scelto di concentrarsi sulla street art decorando le strade di Parigi per la gioia di passanti e turisti

La voix lactée

La voix lactée

Una nuova installazione artistica è stata recentemente inaugurata tra i corridoi sotterranei della metropolitana di Parigi.
L’opera, intitolata La voix lactée, si trova nella stazione Saint Lazare lungo il tragitto di corrispondenza tra la linea 14 e la linea 9, e rappresenta un’enorme bocca.
Interamente realizzata con minuscole tessere di mosaico, l’insolita rappresentazione è il frutto di una collaborazione tra la RATP, che gestisce la rete della metropolitana parigina, e la canadese STM (Società dei trasporti di Montréal).
Alla fine di un lungo corridoio bianco, incorniciata da una volta arrotondata, questa bocca gigante sorprende i pendolari e li invita a riflettere sul suo significato.
Passando frettolosamente i passeggeri della metropolitana gettano uno sguardo distratto sull’opera dell’artista Geneviève Cadieux e solamente pochi si fermano qualche istante davanti queste enormi labbra.

Un breve passo della poesia Une fois seulement di Anne Hébert campeggia sulla parete adiacente:

Bien avant les images et les couleurs
La source du chant s’imagine
A bouche fermée
Comme une chimère captive

Utilizzando l’immagine delle labbra isolate dal resto del corpo, l’artista utilizza i codici della comunicazione commerciale per stigmatizzare lo sguardo maschile che trasforma la donna in oggetto sessuale.
Se ci si sofferma attentamente sull’immagine, si può capire che le labbra esposte non appartengono a una giovane donna.
L’artista ha fotografato il viso della madre e ne ha isolato la bocca trasformandola nell’oggetto della sua creazione.
Il passante distratto ignora questo profondo significato nascosto nella realizzazione della Cadieux che rimanda alla sfera intima della maternità.
L’aspetto trasgressivo e provocatorio dell’opera risiede proprio nella “vecchiaia” della bocca e dal fatto che l’idea è stata realizzata da una donna.

Inaugurata il 4 ottobre 2011 in presenza dell’artista, La voix lactée rientra nel programma di scambi artistici che la RATP ha instaurato con vari paesi del mondo.
Nel 1966 la RATP aveva donato al Canada una splendida decorazione, realizzata dall’architetto Hector Guimard, per abbellire l’ingresso della stazione Square Victoria a Montréal.
L’opera di Geneviève Cadieux ricambia l’antico dono realizzato da Guimard.
La voix lactée è un’opera già conosciuta dagli abitanti di Montréal: la stessa bocca, intitolata questa voltaLa voie lactée, è proiettata su un pannello luminoso posto in cima al museo d’arte contemporanea della città.
Due opere simili ma diverse (una luminosa, evanescente e lontana, l’altra vicina, tangibile e splendente) che caratterizzano lo spazio che occupano.

Speaker mouths: bocche artistiche

“Speaker Mouths” a place Saint-Germain des Prés

Frutto di uno scambio culturale tra il quartiere di Saint Germain des Près e quello di Huai Hai Lu a Shangai, Speaker mouths è un’originale e atipica installazione artistica situata di fronte alla chiesa di Saint Germain, nel VI arrondissement di Parigi.
L’opera è costituita da sei grandi bocche che ripetono, distorcendone il suono, la voce dei passanti.
Un microfono posto dinanzi alle “bocche parlanti” permette a chi lo desidera di pronunciare una frase per sentirla ripetuta e trasformata da queste colorate labbra.
Inaugurata l’1 Dicembre, la scultura Speaker mouths simbolizza l’importanza del dialogo e della comunicazione.
Le allegre bocche, che attirano la curiosità dei passanti invitandoli a interagire con loro, sono raffigurate come delle creature vegetali e poggiano su alti steli verdi.
Un’esperienza ludica e creativa che consente di amplificare il proprio pensiero e di condividerlo con la gente presente.

6, place Saint-Germain des Prés
75006 Paris

L’Istituto d’arte e d’archeologia

L’Istituto d’arte e d'archeologia

Uno degli edifici più strani di Parigi si trova in una zona discreta della capitale francese, all’angolo tra l’avenue de l’Observatoire e la rue Michelet.
La creatività dell’architetto Paul Bigot è all’origine di questa originale realizzazione che risale al 1920 e che ospita l’Istituto d’arte e d’archeologia dell’università di Parigi.
Partendo da conoscenze eclettiche e da un’immaginazione pittoresca, Bigot ha creato un palazzo sorprendente e affascinante.
L’edificio è caratterizzato dall’uso di mattoni rossi di Gournay, scelti per la loro tonalità calda, e da un tetto particolarissimo che evoca le antiche fortezze.
Le alte arcate vetrate, le facciate decorate con scene storiche e mitologiche e il portone finemente ornato contribuiscono al fascino del monumento.
Dedicato interamente allo studio dell’arte e dell’archeologia, questo atipico edificio rappresenta una perla nascosta nel tessuto urbano di Parigi.

Istituto d’arte e d’archeologia
3, rue Michelet
75006 Paris

Il Pompidou si protegge!

Il Pompidou si protegge!

L’artista irlandese Bryan McCormack ha tappezzato il Centro Pompidou con 80 000 preservativi di tutti i colori.
Il famoso museo di arte contemporanea ospiterà fino al 5 dicembre questa installazione effimera e originale intitolata Les sons de ma vie. Preservation is life“.
L’effetto di questi colorati preservativi che decorano le pareti di vetro del Centro Pompidou è sconcertante e spettacolare al tempo stesso.
L’opera di McCormack è stata inaugurata martedì in occasione della cena di gala organizzata dalla fondazione Aides au Centre Pompidou nell’ambito della raccolta di fondi per la ricerca sull’AIDS.
I visitatori che utilizzeranno le scale mobili esterne per salire in cima al museo parigino si troveranno davanti tanti colorati condom che ricordano l’importanza del sesso sicuro.
Ogni piano del Centro Pompidou è stato decorato con un colore diverso, dal verde al blu cielo, e da un suono che richiama il battito del cuore di persone di età diverse (più si sale di piano e più avanza l’età del battito del cuore).
Al piano di colore rosa, il primo, l’artista fa ascoltare i velocissimi battiti del cuore di un feto nel ventre della madre.
Al piano successivo si ascolta il suono del cuore di un bambino di sette anni.
In cima, il suono di sottofondo che accompagna i visitatori è il battito del cuore dello stesso  McCormack.
L’artista ha spiegato che “Il preservativo è associato all’AIDS, al sesso, alla contraccezione e alla religione. Spesso non se ne parla o lo si considera un argomento taboo. Ho voluto che la gente guardasse al preservativo in maniera differente, con leggerezza, in modo neo-pop. Tutti conoscono il preservativo. Quando è isolato può simboleggiare tantissime cose ma se lo si riproduce decine di migliaia di volte, il pubblico perde i suoi riferimenti.”

Le Cyclop di Jean Tinguely

Il Ciclope

Il Ciclope è una scultura gigantesca, alta 22 metri, che si trova nel comune di Milly-la-Foret a circa 60 km da Parigi.
Questa originale installazione è il frutto di 25 anni di lavoro da parte dello scultore svizzero Jean Tinguely, sua moglie Niki de Saint Phalle, Bernhard Luginbühl, Seppi Imhof, Spoerri, Rico Weber e il gruppo dei Nuovi realisti (Arman, César, e molti altri artisti).
Un’opera monumentale, situata nel bel mezzo della foresta e creata esclusivamente con materiali riciclati, che ci pone un interessante interrogativo sulla consumazione frenetica della società odierna.
Costruita quasi clandestinamente nel cuore della foresta di Fontainebleau a partire dal 1969, il Ciclope può essere visto come una scultura smisurata o come un esempio di arte figurativa.
E’ costituito da una testa gigantesca fatta da trecento tonnellate di acciaio, mille specchi e tantissimi meccanismi che interagiscono tra loro.
Una fitta vegetazione di querce lussureggianti fa da contesto a quest’opera originale e atipica.

Il Ciclope si visita come un museo a cielo aperto: attraverso corridoi, passerelle, scale e piatteforme è possibile accedere a varie stanze che racchiudono le opere degli artisti che hanno partecipato a questo progetto.
La cima dell’edificio ospita un grande bacino d’acqua che riflette il blu del cielo in omaggio a Yves Klein.
Conosciuto anche come la testa o il mostro, il Ciclope stupisce il visitatore per il frastuono sonoro generato dai meccanismi in movimento che contrastano con la calma della natura circostante.
Monumento unico nel suo genere e scultura di elevata ingegnosità, il Ciclope rappresenta un’enorme testa senza corpo, con un occhio solo, una bocca dalla quale fuoriesce un ruscelletto e un enorme orecchio.
L’interno rappresenta il funzionamento di un cervello umano con il mescolarsi dei ricordi (la rappresentazione della stanzetta dove visse Spoerri appena arrivato a Parigi) filmati in onore degli avvenimenti del maggio 68, riflessioni comiche, rappresentazione teatrali e simboli che richiamano paure e desideri dell’uomo.
Le Cyclop è aperto da maggio a pttobre e i bambini di meno di 8 anni non sono ammessi.

Cavalli in vendita nel Marais

Achat de chevaux

Il quartiere del Marais, oltre a ospitare la più grande comunità gay ed ebrea della capitale, accoglie anche numerosi tesori architettonici e decorativi che ne fanno un vero e proprio museo all’aria aperta.
All’angolo tra la rue du roi de Sicile e la rue Vielle du Temple, sull’antico hotel de Vibraye costruito nel XVIII secolo, si trova una facciata decorata da un mosaico di color rosso sangue che annuncia la vendita di cavalli o meglio di carne di cavallo.
Questa antica macelleria fu una delle prime a Parigi a offrire carne equina ai suoi clienti.
La vendita di questo tipo di carne era vietata nella capitale francese fino alla prima metà del XIX secolo.
Lo stupendo mosaico che orna la facciata è stato realizzato nel 1946 da Frezza.
Oggi l’antica macelleria cavallina ospita un negozio di calzini.

5, rue vieille du Temple
(angle rue du roi de Sicile)
75004 Paris

Le colonne di Buren al Palais Royal

Le colonne di Buren al Palais Royal

Una scacchiera gigante incastonata nel giardino del Palais Royal richiama l’attenzione dei curiosi e dei tanti turisti che si trovano a passare di qui.
Si tratta di un originale opera chiamata Les deux plateaux ma conosciuta anche come Les colonnes de Buren dal nome dell’artista che l’ha concepita.
L’opera non lascia indifferenti e colpisce per il forte impatto visivo: 260 colonne ottagonali, di altezza differente e a strisce bianche e nere, creano un particolarissimo gioco di simmetrie che contrasta con il classicismo del colonnato del Palais Royal.
Le colonne partono dal sotto suolo, da sotto le griglie, ed emergono alla superficie come se sorgessero dal ventre archeologico della città.

L’opera di Buren, situata a pochi passi dalla Comédie Francaise e dal Ministero della Cultura, ha riscosso un grande successo tra i parigini e viene fotografata quotidanamente da migliaia di persone.
Quest’installazione emblematica fu commissionata dal Ministero della Cultura, allora diretto da Jack Lang, per rimpiazzare quello che doveva essere un parcheggio.
Le colonne zebrate di Buren occupano una superficie di 3000 m2 e si sviluppano su due livelli: uno visibile a tutti occupa il porticato del Palais Royal, l’altro si sviluppa nel sottosuolo e include un percorso acquatico che riflette il livello superiore.

I fantasiosi bidoni di Bibi

Un personaggio di Bibi

Bibi è un originale artista che trasforma i bidoni in colorati animali e personaggi che decorano il tessuto urbano parigino.
I bidoni in polietilene solitamente utilizzati per il trasporto d’acqua o d’altri liquidi trovano una nuova vita grazie alla fantasia e all’estro di Bibi.
Dal 1992 l’artista parigino colleziona oggetti di plastica che riutilizza sistematicamente per le sue fantasiose creazioni.
Durante le vostre spensierate passeggiate lungo i boulevard della ville lumière vi potrà capitare d’incontrare simpatici personaggi antropomorfi accovacciati sui lampioni o sui palazzi della capitale.
Una delle più belle realizzazioni di questo insolito creatore è il Bibigloo (contrazione di Bibi e Igloo) che è stato presentato al Wirksworth Festival in Inghilterra: una costruzione, realizzata interamente di bidoni, che richiama la forma delle tipiche abitazioni degli eschimesi.
L’artista ha voluto lanciare una riflessione legata al problema del surriscaldamento del pianeta che provoca lo scioglimento dei ghiacciai.