Un café dal favoloso destino

Un café dal favoloso destino

Non passa un giorno senza che un gruppo di turisti non si fermi davanti la terrasse del cafè. L’interno è cambiato da quando le riprese del Favoloso destino di Amelie Poulain sono state realizzate nel 2001.
Il café, vittima del suo successo, deve incateanre le sedie sui marciapiedi per evitare che qualche appassionato del film le porti via come souvenir.
Il café situato al 15, rue Lepic, all’angolo della rue Cachois nel XVIII arrondissement, è diventato una metà di turisti e c inefili e un grande manifesto del film è stato affisso all’interno del locale per ricordare l’evento.
Poco lontano si trova il fruttivendolo Collignon (rue des trois Frères) che compare più volte nel film.

15 rue Lepic
75018 Paris

Una lunga domenica di passioni

Una lunga domenica di passioni

 In questo quinto film di Jeunet erompe l’immaginazione, le trovate abbondano (lo scoppio catastrofico di un dirigibile in un hangar, l’assassinio di un uomo legato al letto dopo pratiche sadomasochiste e ucciso con le scaglie dello specchio appeso sopra) forse per sopperire alla carenza della storia.
La vicenda è quella della sognatrice Mathilde che non si rassegna alla condanna a morte del fidanzato ucciso dai commilitoni – durante la Ia guerra mondiale – e in maniera ossessiva cerca gli indizi che la conducano a ritrovarlo.
Si sposterà dal suo paesino alla scoperta di una Parigi favolosa (rivitalizzata in digitale), con i colori vivaci di Place de l’Opéra e del Trocadero, tra preti che conoscono mezze verità, prostitute vendicative e avvocati che faticano ad essere avidi; tornerà al suo paese in preda allo sconforto, scoprirà un altro indizio e ripartirà per Parigi… è un oscillamento per la verità ripetitivo tanto che non c’interessa veramente sapere se il fidanzato Manech sia vivo o morto.

A questa storia letteraria (la sceneggiatura è tratta dal romanzo omonimo di Sebastien Japrisot) si affiancano le scene descrittive che rappresentano il punto di forza del film, omologhe delle pause epistolari del libro e che sono degne di essere ricordate per la notevole carica materica (maggiori di quelle de Salvate il soldato Ryan): mani mozzate per auto-lesionismo, fango sulle ferite, le trincee così presenti nella pioggia cadenzata tanto da sembrare che ci troviamo in mezzo ad esse.
Poi la casa di Mathilde che sembra uscita da una pennellata dei fratelli Grimm, ossimori di lei con un ombrello in mezzo ad una prateria, sul piano narrativo il suo carattere fragile alla mercé di profezie personali (“se contando fino a sette non arriverà il controllore, allora Manech non sarà morto”); l’affastellarsi di un’altra tematica come quella dei soldati francesi che si auto-mutilavano per non prendere parte alla battaglia e che poi vennero giustiziati da un sommario tribunale militare francese (tematica ancora rimossa oltralpe). È come se fossero grandi tessere di un puzzle che a mala pena si lascia guardare ma che visto a distanza si mostra in tutta la sua ferocia e stravaganza, quasi spudorato e in balìa del fervore immaginifico del regista.

Certamente meglio di molti film italiani soporiferi (anche se le case produttrici francesi hanno fatto togliere al film la paternità perché prodotto con capitali della Warner), epigono della nouvelle ondata transalpina dei kolossal (Il quinto elemento, Vidocq e il prossimo Arsenio Lupin), ma la cui figuratività eccessiva mina la raccontabilità della storia. (fonte: mymovies.it)

Un film di Jean-Pierre Jeunet. Con Audrey Tautou, Dominique Pinon, Chantal Neuwirth, Gaspard Ullieul, Ticky Holdago – Anno : 2004 – Durata : 136 min.

Il Codice Da Vinci

Il codice da Vinci

Il cadavere del curatore del Louvre viene trovato ricoperto di strani segni e nella posizione dell’uomo di Vitruvio di Leonardo Da Vinci. Delle scritte sul suo corpo coinvolgono Robert Langdon, un esperto di simbologia che insieme alla nipote del morto inizierà una ricerca che potrebbe portare a uno sconvolgimento della fede cristiana.
De Il Codice da Vinci si è detto e scritto a dismisura tanto da costruire un’attesa per il film decisamente al di là delle sue qualità. Ron Howard è un regista che ci ha offerto film interessanti come A Beautiful mind e Cinderella Man, ma oggi si presenta nei panni di un narratore di cinema di genere che ritma la sua caccia al tesoro con qualche lampo di violenza di troppo.

Avrebbe potuto lavorare su quello che il romanzo offriva di interessante, come ad esempio la tensione verso un ruolo maggiore della donna nella Chiesa, invece si limita a seguire il plot di base. Le falsificazioni storiche di Dan Brown vengono collocate in flashback virati e tremolanti che sanno molto di posticcio, mentre i due protagonisti procedono di casella in casella come nel gioco dell’oca.
I credenti avevano motivo di temere questo film perché nel romanzo la tensione narrativa è sostenuta con una scrittura da autore di best seller consumato e se è vero come è vero che il cinema raggiunge masse che non hanno mai letto un libro in vita loro le ansie sono giustificate. Ma, come è scritto a premessa del libro, la storia è opera di fantasia: personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell’autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione e sullo schermo tutto ciò diventa assolutamente evidente. Tra il caveau di una banca e la cripta di una chiesa antica, mentre si descrivono i prelati come avrebbe potuto farlo un anticlericale romagnolo del secolo scorso, si dipana un thriller di discreta fattura con influssi di road movie. Ma davvero nulla di più. (fonte: mymovies.it)

Un film di Ron Howard. Con Tom Hanks, Audrey Tautou, Jean Reno, Alfred Molina, Paul Bettany – Anno: 2006 – Durata: 148 min.

Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain

Le Fabuleux Destin d'Amélie Poulain

Amélie cresce in provincia, siamo in Francia. Suo padre è un medico fin troppo originale: visita ogni mese la figlia, che si agita ogni volta, e crede che sia malata di cuore.
La madre, uscita dalla chiesa, viene schiacciata da una suicida. Più grande la ragazza va a Parigi. Fa la cameriera e incontra tanta gente.
Il 31 agosto 1997 è il giorno decisivo della sua vita: vede in tv il servizio dulla morte di lady Diana, le cade di mano un tappo di bottiglia che finisce sotto una piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola di cianfrusaglie (figurine, la foto di un calciatore, un ciclista di ferro). Si mette in testa di rintracciare il proprietario, che a quel punto avrà una cinquantina d’anni. Lo trova, gli restituisce il “ricordo” e gli cambia la vita.

Da quel momento decide di far felice il prossimo, ed ecco una galleria di personaggi secondo la tradizione del cinema francese…dell’arte: un pesce che cerca continuamente di suicidarsi, un impiegato dei treni in pensione che oblitera le foglie delle piante di sua moglie, un pittore che falsifica una volta l’anno un dipinto di Renoir, un cieco che Amélie accompagna, descrivendogli ciò che vede. Il film è stato un “caso”. Negli USA ha battuto l’incasso del nostro La vita è bella.

In Francia il chiasso è stato altissimo, con riferimenti al grande cinema del passato, da Carné a Malle ( Zazie nel metro), a Lelouch alla magica scrittura di Prévert. Con tutto il rispetto, la sceneggiatura di Jeunet-Laurent, spumeggiante e fantasiosa, non si avvicina certamente allo spessore di Prévert. Dunque Amélie più che beatificata, va considerata una bella storia, diversa e curiosa, che fa star bene, uscita nel momento propizio. Ma noi continuiamo a preferire Benigni. .  (fonte: mymovies.it)

Un film di Jean-Pierre Jeunet. Con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Dominique Pinon, Rufus, Jamel Debbouze – Anno: 2001 – Durata : 120 min.