Il ritorno di Berlusconi e 5 stelle di speranza

Il ritorno di Berlusconi

Il ritorno di Berlusconi

Premessa: Italiani a Parigi non è un blog politico.
E’ un blog che ho creato per condividere con quanti amano Parigi le mie esperienze nella capitale francese.
Tuttavia, come affermava Aristotele, “L’uomo è un animale politico” e ogni uomo deve esprimere il suo pensiero politico e la sua opinione sugli accadimenti che riguardano la collettività.
Sono pienamente d’accordo con il filosofo greco che diceva che
 “non sono politici nè gli animali nè gli dei ma solo l’uomo lo è, perchè legato ad una vita comunitaria con gli altri”
Per questo motivo ritengo giusto che anche un blog di natura sociale e culturale condivida la sua visione politica.

L’ultima volta che in questo blog si è parlato di politica era il 14 novembre 2011 e nel post intitolato Addio Berlusconi si parlava della fine dell’era Berlusconi.
Il 12 novembre 2011 l’ex premier Silvio Berlusconi rimetteva il suo mandato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che avrebbe in seguito affidato le redini del governo a Mario Monti.
Le dimissioni di Berlusconi furono accolte da una folla festante che celebrava la liberazione dell’Italia da un fardello divenuto oramai intollerabile.
La piazza del Quirinale traboccava di gente in visibilio per l’abdicazione del dimissionario capo del governo e per la fine di uno dei periodi più bui della storia del Paese: decine di bottiglie di champagne furono stappate per celebrare l’evento e la folla eccitata sfilò per le vie della capitale sventolando striscioni che inneggiavano alla giustizia e alla democrazia.
Tuttavia l’articolo del 14 novembre si concludeva stigmatizzando il pericolo rappresentato dal berlusconismo, una terribile mentalità arrivista sviluppatasi a macchia d’olio grazie a una lunga e sapiente manipolazione mediatica.
Scomparso Berlusconi dalla scena politica, i tentacoli del berlusconismo hanno continuato ad avvinghiare l’Italia come le spire di un serpente a sonagli e hanno lasciato pressoché immutata la situazione del Paese.
Approfittando dell’immobilismo intellettuale e dell’assenza di una valida alternativa politica, il cavaliere senza macchia e senza paura ci riprova: Berlusconi riscende in campo.
Vomitando frasi ad effetto del tipo “molti chiedono il mio ritorno” o “il Paese è sull’orlo del baratro e ha bisogno di me”, il biscione come l’araba fenice risorge dalle proprie ceneri per riprendere quel potere da cui era stato spogliato.
E così, a poco più di un anno di distanza dall’avvento del governo Monti, ci ritroviamo a discutere ancora una volta delle stesse cose, delle stesse facce e della stessa insopportabile stagnazione politica.
Piccoli segnali positivi si sono manifestati timidamente lanciando un barlume di speranza nell’oscurantismo dominante la scena politica italiana.
Le recenti primarie del centro-sinistra, culminate con l’elezione di PierLuigi Bersani come candidato premier, hanno senza dubbio rappresentato un bel momento di democrazia per il nostro Paese.
In realtà tolta la graziosa patina di pseudo-democrazia, le primarie del PD hanno enfatizzato le gigantesche lacune della sinistra che sulla carta dovrebbe difendere i lavoratori, i proletari, le classi meno abbienti e soprattutto incarnare un cambiamento radicale rispetto alla situazione vigente che impone l’austerità.
Il risultato delle primarie è stata l’elezione di un dinosauro della politica come Bersani, un esito gattopardesco  all’insegna del “tutto cambia affinché nulla cambi”, un finale di partita simbolico e sintomatico di una classe politica attaccata alla poltrona e a una mentalità reazionaria finalizzata a mantenere lo status quo attuale in cui pochi godono di smisurati privilegi e il popolo e costretto a sacrifici, lacrime e sangue.

L’elezione di Bersani è stata giustificata dall’assenza di un’alternativa valida visto che il suo oppositore Renzi rappresentava più gli ideali di destra e una mediocre visione capitalista che non i valori di base della sinistra.
In occasione delle primarie i principali giornali hanno parlato di un grande momento di democrazia della politica italiana.
Personalmente mi è sembrata una grossa buffonata.
In primo luogo perchè chi ha votato ha dovuto pagare un obolo di 2€.
Potreste spiegarmi dove sta la logica di chiedere il pagamento di 2€ a ogni elettore quando il PD riceve cifre astronomiche di finanziamento pubblico dallo Stato?
In secondo luogo perchè il PD dovrebbe rappresentare una forza di opposizione con un programma rivoluzionario rispetto alla politica attuale di Mario Monti che da quando è salito al governo non ha fatto altro che chiedere sforzi agli italiani?
Giustificando le sue scelte con i sacrifici richiesti all’Italia dalle politiche europee e dalla BCE, il premier italiano sta facendo ingoiare una pillola (o meglio una supposta) amara agli italiani.
Monti e il suo pool di professori bocconiani hanno scelto di trovare i soldi necessari a sfamare i famelici banchieri europei frugando nelle tasche più facilmente raggiungibili, quelle dei più poveri, instaurando nuove tasse e sfoderando una crudele politica di austerità che ha messo in ginocchio il Paese.
La sinistra dovrebbe promulgare una politica radialmente opposta rispetto a quella di Monti, invece Bersani ha dichiarato di allinearsi alla visione dell’ex dirigente della banca Goldman Sachs.
Monti, ritrovatosi al governo in virtù di un vero e proprio golpe finanziario, si nasconde dietro un dito e gli sforzi che chiede agli italiani non mirano a soddisfare la comunità europea ma le banche europee e gli avidi mercati internazionali che hanno privato gli stati nazionali del loro potere.
In ultima analisi se si decantano le primarie come un sublime strumento di democrazia che permette al popolo di scegliere i suoi rappresentanti perchè la fazione politica opposta, ovvero il centro-destra non ha fatto la stessa cosa?
Perchè non appena Berlusconi annuncia di scendere in campo si fanno da parte a tutti per lasciare il posto allo spavaldo cavaliere?
Non sarebbe più giusto indire le primarie anche nel PDL a prescindere dalla posizione di Silvio il magnifico?
O forse l’intero popolo della libertà è legato alla figura di Berlusconi e pende dalle sue labbra dorate?
In questo caso si tratterebbe allora di un partito senza alcuna caratura politica e popolato da sagome informi pronte a farsi da parte per lasciare campo libero al proprio sovrano?
Si è trattata di una farsa finalizzata a mantenere lo stato attuale delle cose lasciando che la dittatura dei mercati continui a strozzare le famiglie italiane.

A distanza di un anno non è cambiato nulla.
Berlusconi cavalca fieramente l’immobilità della scena politica proponendo nuovamente la sua candidatura.
Diciassette anni di dominio sull’Italia non sono stati sufficienti per ridurla in brandelli, è necessario un nuovo intervento per darle il colpo di grazia.
Le amazzoni e i fedelissimi del cavaliere hanno già uscito le grinfie per riattaccarsi al potere e il faccione lucente dell’ex-premier ricomincia a campeggiare sulle principali reti televisive.
Berlusconi e il PDL hanno deciso di far cadere quella spada di Damocle che reggevano svogliatamente sulla testa di Monti e di staccare la spina a questa compagine temporanea fatta di tecnici e professori che per poco più di un anno ci hannno impartito una triste lezione universitaria incentrata sul tema del sacrificio e dell’austerità.
Come mai mister B. ha deciso di togliere il suo appoggio al governo Monti proprio adesso? La risposta è semplice. Berlusconi si candida per la sesta volta alla presidenza del consiglio per impedire al governo di approvare la legge sull’incandidabilità a tutte le cariche pubbliche dei condannati e di riformare la legge elettorale (e quindi andare al voto con il Porcellum).
Il PDL e Berlusconi rispolverano i vecchi slogan demagogici per tornare a portare avanti i propri squallidi interessi a discapito di quelli degli italiani.
Il cavaliere afferma che l’Italia sull’orlo dell baratro ha bisogno di lui per risollevarsi ma sarebbe più opportuno che il leader del PDL si ponesse la domanda retorica riguardo a chi ha ridotto il Paese in questo stato pietoso?

In questo scenario di desolazione politica dove veline, portaborse, letterine, olgettine e altri biechi personaggi ricominciano a uscire dalle tane dove si erano nascosti, l’unica valida alternativa sembra essere il movimento cinque stelle di Beppe Grillo.
Da quando il movimento è nato, il mondo politico e i giornalisti hanno tentato in tutti i modi di screditarlo facendo leva sull’inesperienza dei suoi componenti.
In realtà l’unica forza politica che sembra essere foriera di un rinnovamento politico e che presenta finalmente volti nuovi da inserire nel panorama politico italiano è proprio il movimento di Grillo.
Un famoso proverbio recita “meglio il cattivo conosciuto che il buono da conoscere” ma in questo caso la saggezza popolare non ha ragione.
Penso che sia giusto dare una possibilità a questa nuova forza politica che si presenta agli italiani partendo da principi elementari che tuttavia gli altri partiti ignorano come, per esempio, il fatto di essere incensurati.
Gli attivisti del movimento propugnano una politica anti-partitica, rifiutano i contributi elettorali statali, promuovono la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica attraverso Internet, mirano al rispetto dell’ecologia e a una maggiore giustizia sociale.
I media cercano di infangare Grillo definendolo un padre-padrone che comanda tirannicamente il movimento o come uno sprovveduto che si fa guidare dal guru Casaleggio.
Grillo, spogliatosi dalle vesti di comico, sa bene quello che sta creando e fa bene a vietare ai membri del movimento di andare in televisione dove sarebbero facili prede della demagogia e dei politicanti da quattro soldi molto più avvezzi a sgomitare nei dibattiti politici.
Quando Berlusconi scese in campo per la prima volta nel 1994, gli italiani decisero di dargli fiducia e testare le qualità politiche di quest’uomo che si era fatto da solo.
Accecato dalle paillettes e dalle luci policrome dei programmi Mediaset, il popolo italiano si affidò al selfmade man per risollevare le sorti del Paese auspicando che Berlusconi facesse in politica quello che era stato capace di fare come imprenditore.
Il drammatico risultato di questo esperimento e di questa fiducia riposta in uomo carismatico interessato più ai suoi interessi che a quelli dell’Italia lo conosciamo tutti.
Perchè non fidarsi adesso di volti nuovi, di gente che ha deciso di mettere la propria faccia e le proprie energie a disposizione del Paese, di un movimento che si propone di cambiare radicalmente lo stato delle cose?
L’unica fioca brezza di cambiamento soffia in direzione del movimento 5 stelle, l’Italia sarà in grado di cogliere questo vento di novità o dominerà la mentalità reazionaria che fino adesso si è rivelata fallimentare?

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Homo homini lupus est

Gli scontri tra polizia e manifestanti a Roma

Ci risiamo. A poco più di un anno dalla manifestazione degli indignati italiani degenerata nella furia cieca dei Black Block, Roma è stata messa nuovamente a ferro e fuoco.
La capitale ha fatto da scenario a duri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nell’ambito del primo sciopero transnazionale contro l’austerity e da stamattina le televisioni e i giornali fanno a gara per mostrare gli scatti che dimostrano la violenza dei partecipanti.
Come troppo spesso avviene nel nostro Paese, ci si trova a parlare di cortei e manifestazioni solamente in occasione di episodi di violenza.
La maggior parte delle volte le proteste pacifiche di studenti, NO TAV, noglobal, disoccupati, sindacati e lavoratori passano in secondo piano per lasciare posto a notizie più frivole che dipingono l’immagine di una nazione che, tutto sommato, non sta così male.
Gli obiettivi dei fotografi e dei cameraman delle principali testate italiane si accendono alla vista del sangue e si eccitano davanti a un poliziotto che prende a manganellate uno studente inerme.
Sarebbe opportuno che la stampa nazionale iniziasse a raccontare la vera realtà che l’Italia sta conoscendo in questo periodo di tragica crisi e che osservasse criticamente il clima che si respira attualmente nelle piazze di mezza Europa.
Stamattina, accendendo la televisione, ho osservato con sdegno una squallida mistificazione degli eventi e l’ennesimo tentativo di far passare per manifestazioni violente le proteste spontanee e pacifiche di tantissime persone scese in piazza per gridare la propria rabbia.
A parte qualche voce fuori dal coro, i principali esponenti politici italiani inneggiano alla necessità di stringere la cinghia e accettare i sacrifici necessari per uscire fuori dalla crisi e accontentare la BCE, la Merkel e la comunità europea.
La realtà racconta, invece, una popolazione europea stanca di una politica di austerità meschina che sta strozzando il lavoro e che sta tagliando le gambe a milioni di giovani senza nessuna colpa.

Dopo l’abdicazione di Berlusconi il 12 novembre 2011 e la nomina di Mario Monti a capo del governo tecnico, era grande la speranza degli italiani nei confronti di una nuova compagine politica che avrebbe dovuto aprire una pagina rosea nella storia italiana.
Purtroppo quella pagina positiva bisogna ancora scriverla e l’Italia è sprofondata in una gattopardesca situazione di stagnazione in cui “tutto cambia affinchè nulla cambi”.
Da quando Mario Monti è divenuto il capo del governo italiano, l’Italia ha senza dubbio riacquistato quel rispetto e quella reputazione internazionale che erano stati gravemente compromessi: sono scomparse le barzellette di Berlusconi, le feste boccaccesche a palazzo Grazioli e Sarkozy e la Merkel non ridono più di noi.
A eccezione di questa riconquista di una fragile patina di rispettabilità, la crisi italiana non è migliorata minimamente.
La situazione è forse peggiorata per gli italiani perchè il nuovo governo ha scelto di trovare i fondi per rispondere alle avide richieste dell’insaziabile BCE mettendo le mani nelle tasche più facilmente raggiungibili, quelle delle classi medio-basse della popolazione.
Il vocabolario quotidiano degli italiani ha iniziato a traboccare di termini finanziari e tributari: spread, tasse, imposte, IMU, differenziale, crisi economica.
Non sarebbe più giusto mettere in atto una patrimoniale e chiedere maggiori sacrifici a chi ha più soldi e i sacrifici li può affrontare?
Certo, mi rendo conto che questa si chiama utopia, comunismo, pazzia: chiedere a un gruppo di politici e tecnici appartenenti a una casta dorata di attaccare e tassare quello stesso mondo dal quale provengono e che li sostiene.
Una proposta paradossale che rasenta l’assurdità del chiedere a un parlamento popolato da politici indagati, sospettati, corrotti e condannati di votare un decreto legge anti-corruzione.
In buona sostanza il governo italiano e i governi europei chiedono a noi cittadini di pagare e sorridere, accettare con benevolenza i sacrifici richiesti e, in più, non essere troppo choosy (schizzinosi) altrimenti la Fornero si mette a piangere.
Se proviamo a ribellarci, alziamo la voce e gridiamo la nostra rabbia contro questa politica di austerità che sta spezzando le gambe a un’intera generazione, se scendiamo nelle piazze a sfilare e manifestare contro il fallimentare sistema europeo, se blocchiamo le città e rifiutiamo di accettare l’amara pillola che il governo vuole obbligarci a inghiottire, riceviamo in cambio violente manganellate dalla polizia di Stato.

Il leader del movimento cinque stelle, Beppe Grillo, ha preso posizione riguardo gli scontri di ieri e, rispolverando suggestioni Pasoliniane, ha provocatoriamente invitato i poliziotti a passare dalla parte dei manifestanti per cambiare questo sistema marcio.
Naturalmente le parole di Grillo sono state utilizzate demagogicamente contro la mente del partito politico in forte ascesa in Italia e le sue parole sono state travisate dai principali mass media.
In realtà Grillo, come Pasolini che parlò di “proletari in uniforme”, afferma una verità sacrosanta e sotto gli occhi di tutti: basterebbe che le forze dell’ordine riflettessero pochi istanti su chi ha ragione e chi ha torto anzichè picchiare ciecamente e indistintamente chi protesta.
Se le squadre di picchiatori specializzati inviate dalla polizia per sedare gli scontri di piazza considerassero le ragioni di chi sta manifestando, potrebbero prendere coscienza che gli stessi problemi e le stesse pene sociali li accomunano con i manifestanti.
Studenti, disoccupati, lavoratori, poliziotti, carabinieri hanno un nemico comune che si personifica nella parola austerity, una supposta amara che i nostri padroni vogliono farci ingiustamente assumere.
Tuttavia al posto di combattere fianco a fianco per i nostri diritti e la nostra dignità, ci troviamo uno contro l’altro in una assurda guerra tra poveri.
E già successo in occasione di numerose manifestazioni degli anni 60, è successo durante il G8 di Genova dove la palestra della scuola Diaz ha testimoniato un orribile massacro di manifestanti pacifici da parte della polizia italiana, succederà ancora…
Homo homini lupus est (l’uomo è un lupo per gli altri uomini) diceva il filosofo inglese Thomas Hobbes ovvero l’uomo rappresenta il peggior nemico per i suoi simili.
Ricordo ancora in occasione di una recente manifestazione NO TAV, in Val di Susa, il caso di un ragazzo che aveva sfidato e insultato un poliziotto chiamandolo pecorella.
Quel ragazzo si chiama Marco Bruno e dopo aver riflettuto al suo gesto e alle parole pronunciate si è scusato pubblicamente con la polizia italiana.
So che è un desiderio utopico ma sarebbe davvero un sogno se anche la polizia si fermasse un istante a pensare alle proprie azioni e si schierasse con gli studenti, i disoccupati, i sindacati, i lavoratori e che unisse il proprio grido di rivolta a quello di chi vive nelle sue stesse fragili condizioni.

Queste le parole di Grillo:

“Polizia, chi stai difendendo? Chi è colui che colpisci a terra? Un ragazzo, uno studente, un operaio? E’ quello il tuo compito? Ne sei certo? Non ti ho mai visto colpire un politico corrotto, un mafioso, un colluso con la stessa violenza. Ti ho visto invece scortare al supermercato una senatrice o sfrecciare in moto affiancato ad auto blu nel traffico, a protezione di condannati in giacca e cravatta, di cosiddetti onorevoli, dei responsabili dello sfascio sociale che invece di occuparsi dello Stato si trastullano con la nuova legge elettorale per salvarsi il culo e passano le serate nei talk show. Di improbabili leader a cui non affideresti neppure la gestione di un condominio che partecipano a grotteschi confronti televisivi per le primarie. Loro “non tengono” vergogna, tu forse sì.
Lo spero. Soldato blu, tu hai il dovere di proteggere i cittadini, non il Potere. Non puoi farlo a qualunque costo, non scagliando il manganello sulla testa di un ragazzino o di un padre di famiglia. Non con fumogeni ad altezza d’uomo. Chi ti paga è colui che protesta, e paga anche coloro che ti ordinano di caricarlo. Paga per tutti, animale da macello che nessuno considera e la cui protesta, ultimo atto di disobbedienza civile, scatena una repressione esagerata. Soldato blu, ci hanno messi uno contro l’altro, non lo capisci? I nostri ragazzi non hanno più alcuna speranza, dovranno emigrare o fare i polli di allevamento in un call center. Tu che hai spesso la loro età e difendi la tua posizione sotto pagata dovresti saperlo. E’ una guerra, non ancora dichiarata, tra le giovani generazioni, una in divisa e una in maglietta, mentre i responsabili stanno a guardare sorseggiando il tè, carichi di mega pensioni, prebende, gettoni di presenza, benefit. Soldato blu non ti senti preso per i fondelli a difendere l’indifendibile, a non schierarti con i cittadini? Togliti il casco e abbraccia chi protesta, cammina al suo fianco. E’ un italiano, un’italiana come te, è tuo fratello. è tua sorella, qualche volta, come ieri per gli operai del Sulcis, un padre che ha sputato sangue per farti studiare. Sarà un atto rivoluzionario”.