Parigi: il peso dell’apparenza


Parigi è una grande metropoli e, come in tutte le grandi città, la legge dell’apparenza regna sovrana.
Siamo tutti fortemente condizionati dall’apparenza del nostro prossimo e le nostre reazioni sono condizionate da questo filtro mentale.
La società tende a giudicare ed etichettare gli individui sulla base di valori superficiali e artificiali come il vestito che s’indossa o la marca del telefonino che si possiede e dimentica l’essenza del vivere in comunità, della solidarietà e del rispetto.
Un giovane parigino ha realizzato una candid camera, poco lontano dal ponte dell’Alma, che dimostra quanto detto sopra.
Il ragazzo ha indossato i panni di un barbone è, dopo aver simulato un malessere improvviso, ha chiesto aiuto ai passanti che gli venivano incontro.
La gente non ha reagito davanti alla triste scena: alcuni hanno continuato la conversazione telefonica, altri hanno fatto finta di niente e altri ancora accelerato il passo.
In seguito il giovane ha realizzato una seconda candid camera, sempre nello stesso posto, indossando questa volta un vestito elegante.
Ha simulato nuovamente un malessere e si è accasciato al suolo chiedendo aiuto ai passanti.
In questo caso la gente si è avvicinata immediatamente per accertarsi dello stato di salute del ragazzo.
Un cambiamento radicale di atteggiamento!
Una esperienza triste e amara che dimostra il cinismo della società in cui viviamo.

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Giocare a scacchi con la solitudine

Giocare a scacchi con la solitudine

Questo blog racconta le curiosità e le particolarità che fanno di Parigi una città magica capace di ammaliare con le sue sensuali sembianze anche gli animi meno romantici.
Il blog Italiani a Parigi rappresenta una valvola di sfogo per il sottoscritto: raccontandovi aneddoti del mio quotidiano parigino spero di suscitare il vostro interesse e di condividere le vostre reazioni. Eccovene uno fresco di giornata.

Mi reco spesso all’Hopital Saint Antoine per motivi di lavoro e conosco bene questa struttura ospedaliera.
L’ospedale situato nel XII arrondissement della capitale francese si compone di vari edifici, ognuno dedicato a una specifica attività medica, collegati tra loro da lunghi corridoi all’aperto.
Questi corridoi offrono un riparo ai numerosi clochards di Parigi che trovano nell’ospedale Saint Antoine un rifugio dove riposare dopo il quotidiano peregrinare.
In particolare il primo corridoio che collega la rue du Faubourg Saint Antoine all’edificio principale dell’ospedale, accoglie spesso barboni in cerca di panchine sulle quali riposare.

Incalzato dai ritmi frenetici della capitale, ho l’abitudine di attraversare distrattamente questi ampi spazi e non faccio più caso agli umili personaggi che vi sostano.
Questa mattina il mio passo svelto si è fermato istintivamente dinnanzi all’insolita scena che ha destato la mia attenzione: un barbone seduto su di una panchina che giocava a scacchi da solo.
Una scena che non sembrava suscitare l’interesse della maggior parte dei passanti ma che ha avuto un forte impatto sulla mia suggestione perché carica di forti significati.
Quella scena inaspettata denotava un profondo senso di solitudine e di alienazione.
Ho sempre immaginato queste persone come anime invisibili agli occhi della città, avvolti in un cerchio di solitudine, abbandonati al loro destino.
Questo senso di solitudine si rispecchiava in maniera violenta e brutale nella scena che si è presentata ai miei occhi stamattina: un barbone (che nel mio immaginario è innanzitutto una persona sola) giocava da solo a scacchi (un gioco che richiede necessariamente la presenza di un altro giocatore).

P.S: La foto, scattata con il cellulare, purtroppo non è di alta qualita.