Bangkok: visita dei templi

Uno scorcio dei templi di Bangkok

Il secondo giorno a Bangkok lo dedichiamo alla scoperta dei suoi incantevoli templi buddisti.
Dopo una lauta colazione in hotel, incontriamo Lakis, la nostra guida italiana a Bangkok, che ci aspetta puntuale alla reception del Pachara Suites.
Avevo trovato l’email di Lakis (vpaskalis@hotmail.com) in numerosi racconti di viaggio di italiani che erano già stati nella capitale thailandese e che si erano affidati ai suoi servizi rimanendone molto soddisfatti.
Lakis aveva risposto prontamente all’email che gli avevo inviato da Parigi per fissare la data del nostro incontro e per avere informazioni utili per organizzare il nostro viaggio nella terra del sorriso.
Fin dal nostro primo scambio d’email avevo intuito che Lakis era un tipo in gamba e quando lo incontriamo, per iniziare il nostro percorso attraverso il labirinto dedalico di Bangkok, sentiamo subito che tra noi c’è molto feeling.
Un insieme di delicati elementi ci lega immediatamente a questo simpatico ragazzo toscano che più che una guida sarà per noi un amico: siamo della stessa generazione, condividiamo tutti e tre la condizione di “italiani all’estero” e nei nostri discorsi si percepisce quel sapore agro-dolce impastato (scusate il riferimento autobiografico) a nostalgia e malinconia che solo chi vive lontano dal suo Paese può capire.

Lakis si rivela una guida professionale e competente e ci spiega in maniera semplice ogni singolo centimetro quadrato di questa megalopoli misteriosa.
Personalmente più che una megalopoli definirei Bangkok come una bordellopoli perché un caos di queste proporzioni non l’avevo mai visto!
La città si sveglia presto e la gente invade le strade e i marciapiedi per svolgere le proprie attività quotidiane: chi vende frutta esotica trascinandosi dietro la propria bancarella a rotelle, chi gioca a dama con i tappi, avvenenti ragazze chiamano i passanti per proporre “massaggi” particolari, chi conduce uno dei tanti colorati taxi-meter per portare turisti e uomini d’affari da un punto all’altro della città. Il movimento di questa metropoli asiatica è incessante e affascinante.

La mappa dello skytrain-BTS

La nostra guida italiana ci accompagna alla fermata Nana dello Skytrain, che si trova a pochi metri dal nostro hotel, e mentre percorriamo il tragitto ci fornisce preziose informazioni utili sui mezzi di trasporto di Bangkok.
La BTS (Bangkok Mass Transit System) o skytrain è il miglior mezzo di trasporto per spostarsi rapidamente evitando il traffico infernale.
Le stazioni di questa metropolitana aerea sono moderne, ben organizzate e propongono vari servizi ai pendolari che le attraversano quotidianamente.
La rete della BTS comprende due sole linee, Sukhumvit e Silom, che si incrociano alla stazione Siam dove è possibile effettuare il cambio di linea.
Il prezzo (bassissimo) dipende dalla distanza percorsa e i biglietti sono costituiti da carte magnetiche che vengono recuperate dai distributori automatici alla stazione d’uscita per poter essere riutilizzate.
Un controllore, appostato vicino le biglietterie, verifica che chi oltrepassa le barriere sia munito di biglietto.
Il circuito dello skytrain è completato da una linea metropolitana (linea blu) che permette di raggiungere i punti cruciali della città.
Il biglietto utilizzato per accedere alla metro richiama inequivocabilmente i gettoni che si inseriscono negli autoscontri.
L’unico inconveniente che riscontriamo è l’aria condizionata, accesa in permanenza, che causa uno sbalzo termico non indifferente.
Naturalmente paragoniamo immediatamente il sistema dei trasporti di Bangkok a quello di Parigi dove le linee della metropolitana sono molte di più, ma le stazioni sono più sporche, tappezzate di barboni e dove un gran numero di ragazzi salta le barriere per non pagare il biglietto.

L’incantevole Wat Arun

Scesi dallo skytrain, Lakis ci conduce in un porticciolo dove ci imbarchiamo su un battello per andare dall’altro lato del fiume Chao Praya e ammirare da vicino uno dei templi più belli di Bangkok: il Wat Arun o tempio dell’alba.
Il tempio, situato lungo la riva Thonburi del Chao Praya, fu costruito nel XVIII secolo e deve il suo nome ad Aruna, la divinità indù dell’alba.
La struttura più interessante di questo tempio è senza dubbio la Phra Prang, l’imponente pagoda centrale alta 79 metri che è rapidamente diventata un simbolo della città e la cui effige è rappresentata sulle monete di 10 bath.
Mi verrebbe da dire che il Wat Arun sta a Bangkok come la Torre Eiffel sta a Parigi; lo stesso discorso vale per il Chao Praya rispetto alla Senna.
La pagoda centrale del Wat Arun, circondata da quattro pagode più piccole (che rappresentano l’insegnamento, l’illuminazione, la nascita e la meditazione), è decorata da frammenti di porcellana che creano un fantastico effetto visivo.
Paradossalmente al suo nome, il miglior momento per fotografare il tempio dell’alba è a fine giornata, quando le mille sfumature del tramonto si riflettono magicamente sulle scintillanti porcellane che ornano il tempio creando un romantico colpo d’occhio.
Il Wat Arun ha custodito per un breve periodo il buddha di smeraldo, la veneratissima statuetta di giada che si trova adesso dall’altra parte del fiume presso il Wat Pra Kaeo.
Lakis ci invita a salire i vertiginosi gradini del tempio per godere della vista panoramica e noi non esitiamo ad affrontare la scalata.
La vista dal secondo piano della pagoda centrale è davvero mozzafiato e apprezziamo da vicino le decorazioni colorate che richiamano lo stile Ayutthaya con influenze Khmer.
Le nicchie ospitano rappresentazioni del Dio Indra che cavalca Erawan, l’elefante a tre teste.
Estasiati dalla splendida vista del Chao Praya dall’alto delle terrazze del tempio, ci accingiamo a scendere e ci rendiamo conto che la discesa non è semplicissima e che gli scalini sono enormi.
Riusciamo a scendere senza problemi dal maestoso tempio e ci dissetiamo bevendo un freschissimo latte di cocco.

Il maestoso Wat Pho

Guidati da Lakis, attraversiamo il Chao Praya per renderci al Wat Po, il tempio famoso per l’imponente statua del buddha reclinato e per la sua scuola di massaggio.
Prima della fondazione del tempio, questo luogo era un importante centro di medicina tradizionale thailandese come testimoniano le numerose statue raffiguranti posizioni yoga.
Il tempio comprende due settori principali: il primo ospita gli alloggi dei monaci e la scuola di massaggio e di medicina tradizionale; la seconda parte del tempio ospita la più larga rappresentazione di Buddha di tutta la Thailandia.
La statua del Buddha reclinato (Phra Buddhasaiyas), lungo 46 e alto 15 metri, è interamente patinata d’oro e gli occhi e le enormi piante dei piedi sono decorate con rifiniture in madreperla.
Costruito nel XVI secolo, durante il periodo Ayutthaya, il Wat Po è il tempio più antico e più grande di Bangkok.
Ci togliamo le scarpe per entrare nel tempio e seguiamo la folla di turisti che si accalca per ammirare la bellezza di questa imponente scultura.
Uno scrosciante rumore di monetine accompagna la nostra visita del tempio.
Chiedo a Lakis da dove provenga quel frastuono incessante e lui mi indica una zona del tempio che accoglie numerosi contenitori di ceramica dove la gente deposita fiumi di monetine.
Questa tradizione si chiama 50 coins for 50 wishes e permette alla persona che la segue di esprimere un desiderio per ogni monetina versata.
A proposito di tradizioni, uscendo dal Wat Po osserviamo vari fedeli, con un fiore di loto tra le mani, assorti nella classica preghiera buddista.
Dopo aver acceso una candela, simbolo di conoscenza, i fedeli buddisti s’inchinano tre volte di fronte al tempio tenendo tra le mani tre bastoncini d’incenso: uno per Buddha, uno per la comunità buddista (Sangha) e uno per gli insegnamenti di Buddha (Dharma).
Terminata la preghiera ed espresso un desiderio, i fedeli incollano un pezzo di carta dorata sulla statua di Buddha in segno di gratitudine.
Se la persona soffre fisicamente, deve incollare il cartoncino dorato nella parte della statua corrispondente alla zona del corpo indolenzita.
Riprendiamo forze ed energie attraverso un delizioso piatto di noodles ai frutti di mare e un freschissimo mango e ci dirigiamo verso il complesso monumentale del Palazzo Reale che include il Wat Phra Keo, il tempio che ospita il famoso buddha di smeraldo.

Il fiabesco Palazzo Reale

Il Palazzo Reale, l’edificio più famoso e più visitato di Bangkok, si contraddistingue per la bellezza delle tecniche decorative utilizzate: cupole dorate, campane, mosaici di vetro e porcellana, esotici affreschi murali, statue di demoni e scimmie volanti, porte e finestre finemente ornate, tetti dai colori accesi e tanto altro ancora.
Questo gigantesco edificio, situato nel quartiere Ratanasokin, era un tempo la residenza reale e include numerosi palazzi, templi e costruzioni che si estendono su una superficie di 200 ettari.
Cominciato nel 1782 sotto il regno di Rama I, il Palazzo Reale venne terminato solamente un secolo più tardi durante il regno di Rama IV.
Lo Chakri Maha Pras che un tempo ospitava la famiglia reale viene oggi utilizzato per accogliere importanti dignitari religiosi o capi di stati stranieri in visita a Bangkok.
Mentre esploriamo i vari palazzi che compongono questo fantastico monumento architettonico, un controllore ci ferma e invita Valeria a coprire le spalle con la sciarpa: per poter accedere alla maggior parte dei templi buddisti bisogna coprire spalle e caviglie in segno di rispetto e, naturalmente, togliere le scarpe prima di entrare.
Dopo aver curiosato tra i tanti palazzi e averne apprezzato le superbe decorazioni, ci dirigiamo verso il Wat Phra Sri Rattana Satsadaram, nome completo del Wat Phra Kaeo, che custodisce il Buddha di Smeraldo, simbolo della dinastia Chakri e del regno del Siam.
A differenza degli altri templi, il Wat Phra Kaeo non possiede abitazioni per i monaci.
Il pezzo forte del tempio è la veneratissima statua del buddha di smeraldo che, secondo la leggenda, fu ritrovata a Chiang Rai nel 1434 e custodita a Chiang Mai, a Luang Prabang, a Thonburi, al Wat Arun e, infine, al Wat Phra Kaeo.
Si tratta di una statua di giada, alta 75 centimetri, posta su un piedistallo e protetta da una teca di vetro.
La statuetta indossa una tunica abbellita da pietre preziose che il re in persona cambia all’inizio di ogni stagione.
Le foto alla mitica statuetta sono rigorosamente vietate.
I meravigliosi affreschi che decorano i muri del tempio raccontano le tappe della vita del principe Siddharta che divenne Buddha.
Il Wat Phra Kaeo, protetto da statue di yakshas e kinnaris (personaggi metà-donna e metà-uccello), è considerato il più importante tempio buddista di tutta la Thailandia.

Wat Benchamabopitr: il tempio di marmo bianco

Ci allontaniamo dal Palazzo Reale e prendiamo un taxi rosa per andare al Wat Benchamabopitr, il tempio di marmo bianco.
Il taxi ci fa scendere a un centinaio di metri dal monumento e ci spiega che la strada è bloccata a causa di una manifestazione delle camice rosse, il movimento d’opposizione al governo che qualche tempo fa ha infiammato la città con violenti scontri.
Proseguiamo a piedi fino ad arrivare a quello che viene ritenuto uno dei templi più eleganti di Bangkok.
Costruito alla fine del XIX secolo con marmo proveniente da Carrara, il Wat Benchamabopitr mescola armoniosamente l’architettura thai classica con le influenze europee.
Il tempio di marmo bianco venne realizzato sotto il regno di Rama V le cui ceneri riposano ai piedi del Buddha  centrale.
Una collezione di 53 Buddha (33 originali e 20 copie) occupa il porticato del tempio e offre una stupenda rappresentazione delle differenti fasi dell’arte buddista.
L’ultima tappa della nostra visita dei templi di Bangkok è il Wat Saket o Golden Mountain che raggiungiamo a bordo di un Tuk Tuk.

The Golden Mountain

Lo sforzo dovuto alla scalata dei 318 gradini che conducono al tempio, costruito su una collina artificiale, è ricompensato dall’ impressionante vista panoramica su Bangkok e in particolare sulla zona di Rattanakosin.
L’ascesa verso la Montagna d’Oro è resa abbastanza piacevole dalla vegetazione lussureggiante, dai gong, dalle campane e dalle statue sparse un po’ dappertutto.
La parte alta del tempio ospita la pagoda dorata che contiene le reliquie di Buddha e dove i fedeli si ritrovano per pregare.
Soddisfatti della nostra intensa giornata, decidiamo di tornare in hotel.
Lakis ci invita a prendere una long tail boat (battello dalla lunga coda) per attraversare i canali (klongs) di Bangkok e aggiungere così un’ultima esperienza alla nostra giornata.
Il viaggio a bordo del battellino è abbastanza piacevole ma ci rendiamo conto che l’acqua dei canali è torbida e sporchissima; Lakis ci conferma che la maggior parte dei canali navigabili di Bangkok hanno anche una funzione di scarico per le fognature.
Ci ripariamo dagli schizzi maleodoranti utilizzando un telone trovato a bordo ma l’acqua di questa fogna a cielo aperto penetra comunque sull’imbarcazione.
Scendiamo sani e salvi dal battellino e ci rechiamo in un seven/eleven per comprare una carta sim thailandese e poter comunicare con l’Italia.
Dopo aver trascorso due giornate a Bangkok, iniziamo ad apprezzarne il suo misterioso fascino e riusciamo a carpire le sue inspiegabili contraddizioni: una città surreale dove tradizioni e progresso convivono in un equilibrio instabile alternando baracche a grattacieli.
Ci stupiscono tanti dettagli che hanno attirato la nostra attenzione: l’ingresso ai templi a pagamento solo per i non-thailandesi, la prostituzione sviluppata e accettata, la gente che va in motorino in quattro o cinque senza che la polizia faccia una piega, la devozione cieca verso il Re la cui immagine viene venerata come quella di una divinità.

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Parigi-Bangkok: il viaggio comincia

Un boeing della Thai Airways

Il nostro sogno thailandese inizia mercoledì 22 giugno dall’aeroporto Charles de Gaulle dove ci rechiamo puntuali per imbarcarci sul volo TG0933 della Thai Airways che ci porterà a Bangkok.
Effettuato il check-in, imbocchiamo un cammino surreale attraverso gli enormi tubi trasparenti che caratterizzano l’aeroporto francese per raggiungere il cancello d’imbarco.
Condividiamo l’attesa con altri viaggiatori francesi che, come noi, si recano a Bangkok per trascorrere una vacanza e con numerosi thailandesi che magari tornano a casa dopo una vacanza a Parigi.
Il boeing della Thai decolla puntuale alle 21h40 a destinazione dell’aeroporto Suvarnabhum di Bangkok dove arriverá dopo 12 ore di volo.
Il viaggio è lungo ma è allietato dalla gentilezza dell’equipaggio che si rivela molto servizievole e attento ai bisogni di tutti i passeggeri.
Le hostess e gli steward fanno il loro meglio per rendere il volo piacevole e ci riescono perfettamente.
Per la gioia degli smanettoni tecnologici ogni posto è dotato di una stazione multimediale che consente di svolgere svariate attività: giocare con i videogiochi, vedere un film a scelta, telefonare ai fissi di tutto il mondo, ascoltare musica, consultare le condizioni meteorologiche, seguire le informazioni relative al volo e tanto altro ancora.
Il cibo servito durante il tragitto è di ottima qualità e l’aroma della citronella  ci offre un’anteprima della gastronomia thailandese.

Atterriamo a Bangkok puntualmente alle 13h40 e, dopo aver superato il controllo dei passaporti e ritirato i bagagli, andiamo alla ricerca di un taxi.
I taxi pubblici, i cosiddetti taxi meter, si trovano al livello 1 dell’aeroporto di Suvarnabhum e al momento di salire a bordo della vettura si ha la scelta tra negoziare una tariffa o utilizzare il tassametro.
In ogni caso sappiate che il prezzo medio per andare dall’aeroporto fino al centro città è di 450/500 bath.
Mentre aspettiamo il taxi che ci condurrà al nostro hotel due cose ci colpiscono immediatamente: da un lato l’incredibile cortesia e gentilezza dei thai che si mostrano fin da subito molto umili; dall’altro il caldo tropicale che ci ricorda che l’equatore non è poi così lontano.
La calura asfissiante e la cortesia della gente del luogo ci accompagneranno durante tutta la permanenza in Thailandia.
Il nostro viaggio nel paese del sorriso comincia a Bangkok, il cui vero nome è stato incluso nel Guinness dei primati come nome più lungo per una località: Krungthep Maha NakhonAmon Rattanakosin Mahinthara Yutthaya Maha Dilok Phop Noppharat Ratchathani Burirom Udom Ratchaniwet Maha Sathan Amon PhimanAwatan Sathit Sakka Thattiya Witsanu KamPrasit ovvero “Città degli angeli, la grande città, la città della gioia eterna, la città impenetrabile del dio Indra, la magnifica capitale del mondo dotata di gemme preziose, la città felice, che abbonda nel colossale Palazzo Reale, il quale è simile alla casa divina dove regnano gli dei reincarnati, una città benedetta da Indra e costruita per Vishnukam.
Il nome ufficiale di Bangkok è l’abbreviazione di questa denominazione kilometrica: Krung Thep Maha Nakhon e significa città degli angeli, grande città, anche se i thailandesi la chiamano soltanto Khrung Thep.
Bangkok ci sorprende subito: una megalopoli enorme dove avveniristici grattacieli contrastano con quartieri popolari fatti di capanne e casette e dove, ogni tanto, sbucano scorci di vegetazione tropicale nel bel mezzo della città.
Selvaggia, caotica, affollata, afosa, trafficata, inquinata, Bangkok ci avvolge immediatamente con il suo fascino orientale impreziosito da mille contraddizioni.

Uno scorcio di Bangkok

Il taxi meter ci lascia davanti al Pachara Suites, l’hotel situato nel soi 6 di Sukhumvit road che abbiamo scelto per la nostra avventura nella capitale thailandese.
Frastornati dal jet lag e dal clima tropicale decidiamo di trascorrere le prime ore in hotel per rilassarci e riprenderci dal viaggio.
Il Pachara Suites, situato a pochi metri dalla stazione Nana dello skytrain (o BTS), si rivela essere un ottimo hotel: stanze pulitissime ed equipaggiate di ogni comfort, un salottino annesso alla stanza con tanto di cucina e lavatrice, personale competente e attenzionato, una simpatica piscina con vista sui grattacieli di Bangkok e una connessione Internet gratuita nella zona della reception.
Affacciati dalla finestra della nostra stanza d’albergo, osserviamo esterrefatti lo scatenarsi di una tempesta tropicale: la pioggia si riversa violentemente sulla città ma dura solo pochi minuti e il movimento di Bangkok riprende freneticamente.
Dopo esserci riposati in hotel, andiamo alla scoperta del quartiere di Sukhumvit.
La prima tappa del nostro girovagare tra le stradine (chiamate soi in thailandese) di Sukhumvit road è un ufficio di scambio chiamato Vasu Currency Exchange, all’angolo del soi 7, dove convertiamo in bath gli euro che ci siamo portati dietro.
Continuiamo la passeggiata lungo Sukhumvit road, che è tappezzata di bancarelle che vendono di tutto, e dopo pochi minuti ci rendiamo conto che siamo precipitati veramente in un altro mondo, un vero e proprio universo parallelo!
Un’onda anomala di persone ci investe e ci ricorda che Bangkok conta circa 9 milioni di persone.

I bordi della strada sono costellati da venditori di cibi da strada che hanno colori e forme che non assomigliano a nulla di ciò che già conosciamo.
Il colpo d’occhio che si presenta davanti ai nostri occhi increduli è surreale: bancarelle coloratissime, venditori di frutta esotica, di insetti fritti (vermi giganteschi e blatte che deliziano il palato dei thailandesi), sciami di prostitute che scorazzano accanto a turiste arabe in burqa e fiumi di prodotti contraffatti.
Siamo stupiti ed entusiasti di questo primo approccio con la città ma, al tempo stesso, siamo colti da una pungente sensazione d’oppressione amplificata dal traffico incessante e decidiamo di rifugiarci in hotel per una pausa.
Qui ci rendiamo conto che una buona parte della clientela è costituita da coppie arabe e che le donne indossano rigorosamente il burqa: i paesi medio-orientali sono vicini alla Thailandia e sono molti gli arabi che vengono per le vacanze.
La presenza di donne in burqa ci sciocca e ci poniamo molte domande sulla loro felicità e sul fatto che la loro non sia una vera vacanza poiché non possono nemmeno immortalare gli attimi più belli del viaggio con una fotografia.
Freschi di doccia, ci incamminiamo verso il soi 12 dove si trova il ristorante Cabbages & Condoms che abbiamo scelto per la nostra prima cena a Bangkok.

Cena da Cabbages & Condoms

E’ uno dei ristoranti più conosciuti della capitale che combina insieme la squisita gastronomia thailandese con l’importanza della prevenzione contro l’AIDS.
Il nome del locale significa letteralmente Capanne e Preservativi e nasce dall’iniziativa d un’associazione thailandese che vuole enfatizzare la necessità d’informare riguardo i rischi legati a questa malattia.
I preservativi sono sparsi dappertutto: originali statue ricoperte di condoms decorano l’ingresso, le lampade sono abbellite con colorati preservativi e alla fine del pasto li avrete anche sul tavolo come omaggio.
Il giardino che ci accoglie è caratterizzato dalla presenza di tantissime ghirlande di luci che scendono dai rami di alberi tropicali che aggiungono una nota esotica alla nostra cena.
I piatti che assaporiamo da Cabbages & Condoms sono deliziosi e ci innamoriamo perdutamente della cucina thailandese.
Cominciamo con un Tom Yam Kung (zuppa con gamberoni aromatizzata con zenzero, limone e citronella) un Pad Thai (una delle ricette thailandesi più famose composta da noodles saltati in padella con uova, salsa di pesce, succo di tamarindo, peperoncino, germogli di soia, gamberetti, pollo o tofu, insaporiti con arachidi sbriciolate e coriandolo); continuiamo con un’insalata di pollo e crostacei al profumo di citronella e con un piatto di gamberoni aromatizzati all’aglio.
Accompagniamo il pasto con un mango shake e un succo di lychee e lo concludiamo con banane alla crema di cocco e mango fresco a volontà.
Deliziati dalle specialità thailandesi, lasciamo questo romantico ristorante per concederci un caffé in hotel.