Trovare casa a Parigi

Trovare casa a Parigi

Trovare casa a Parigi

Gli italiani residenti a Parigi che non hanno mai abitato in una chambre de bonne alzino la mano.
Questa modesta sistemazione rappresenta la prima forma d’alloggio per la maggior parte degli stranieri che decidono di stabilirsi a Parigi: minuscole stanzette, apparse per la prima volta a Parigi intorno al 1830, che venivano utilizzate per ospitare la servitù delle ricche case adiacenti.
Solitamente situate sotto i tetti e accessibili dalle scale di servizio, le insalubri camere ospitavano i domestici reclutati per occuparsi delle faccende di casa (il termine bonne deriva da bonne à tout faire ovvero “in grado di far tutto”).
Questi spazi ristretti risultavano angusti e dotati di un confort abbastanza discutibile, il bagno era spesso situato sul pianerottolo ed era condiviso con gli altri abitanti del piano.
Le precarie condizioni di vita che si conducevano in queste chambre de bonne furono denunciate già nel XIX secolo dal professore Paul Brouardel dell’Accademia dei medici che accusò pubblicamente la mancanza delle condizioni igieniche basilari.

Bisogna ammettere che dal 1830 a oggi le cose non sono molto cambiate.
Ad abitare in queste sistemazioni fatiscenti non sono più les bonnes ma gli schiavi moderni: studenti squattrinati e lavoratori sottopagati che non hanno altra scelta.
Gli annunci ingannevoli presentano queste squallide topaie come splendidi monolocali dotati di infiniti angoli (angolo cucina, angolo doccia, angolo scrivania) e ingegnose soluzioni salvaspazio (divani-letto, ripostigli improvvisati, tavoli e sedie pieghevoli).
Rassegnatevi, dunque, all’idea di dover abitare per i primi mesi della vostra avventura parigina in un’angusta stanzetta priva di luce situata al sesto piano, senza ascensore, di un bellissimo edificio haussmaniano.
Ricordo ancora la stanza nella quale ho abitato nel 2003, quando ero appena arrivato a Parigi: 15 metri quadrati che ospitavano un letto, una doccetta, un tavolo, una sedia e un armadio (il bagno era in comune con gli sconosciuti del pianerottolo).
Non avevo neppure la televisione ma soltanto una radiolina che mi teneva compagnia e che mi ha aiutato molto a migliorare il francese.
Fortunatamente abitavo vicino lo Champ de Mars e potevo praticare molto sport e attività fisica all’aria aperta per scappare da quella cella inospitale.

Dopo aver individuato una zona di Parigi che preferite e avere identificato il vostro budget, siete pronti per iniziare a consultare gli annunci.
Uno strumento essenziale per cercare casa a Parigi sono gli annunci sulle riviste specializzate.
Una delle riviste più conosciute per la ricerca di appartamenti è PAP (“particulier à particulier” ovvero da “privato a privato”) che offre il vantaggio di proporre esclusivamente annunci di privati.
Il vantaggio è che non ci saranno costi aggiuntivi legati a un’eventuale agenzia, lo svantaggio è che i beni proposti non sono garantiti da nessuno. Così accade che gli splendidi monolocali degli annunci si rivelino orrende topaie.
La rivista viene distribuita nelle edicole ogni giovedì e contiene più di cinquemila annunci settimanali.
Dovrete munirvi rapidamente della preziosa copia di PAP e cominciare a chiamare subito gli annunci che vi interessano: la richiesta d’appartamenti è altissima a Parigi e ogni momento d’esitazione potrebbe rivelarsi decisivo.
PAP è anche consultabile online.

Personalmente ho trovato le mie prime sistemazioni a Parigi tramite il Fusac, una rivista destinata agli anglofoni di Parigi che propone una sezione di annunci dedicati alle case in affitto, offerte di servizi e opportunità professionali.
E’ possibile consultare gli annunci online anche se la versione cartacea (distribuita gratuitamente in numerosi pub della capitale) contiene molti più annunci.
La gente che pubblica sul Fusac è prevalentemente straniera o si tratta di francesi che hanno l’abitudine del contatto con gli stranieri. E cio’ facilita enormemente le cose.
Il mio consiglio è, dunque, quello di concentrarvi su questi annunci.
Bisogna chiamare rapidamente, subito dopo l’uscita del Fusac, poiché gli annunci sono attesissimi.
Anche i principali quotidiani come Le Figaro e Liberation dispongono di una sezione dedicata agli annunci immobiliari che spesso presentano annunci filtrati da agenzie.

Un ottimo strumento di ricerca resta indiscutibilmente Internet che offre svariati siti specializzati come per esempio:

SE LOGER
A VENDRE A LOUER

Il miglior metodo per trovare casa a Parigi resta comunque il passaparola: parlatene a colleghi, amici e conoscenze che mobiliteranno la propria rete di contatti aprendovi nuove possibilità.
Dopo aver capito dove cercare gli annunci, vediamo adesso come decifrarli.
A prima vista un annuncio di una rivista immobiliare può sembrare un indovinello in sanscrito o uno geroglifico egiziano di difficile comprensione.
Dovrete imparare a barcamenarvi nell’universo delle abbreviazioni francesi legate al campo semantico dell’immobiliare.

Eccovi le principali:

AL = à louer
appt= appartement
asc. = ascenseur
b. ét. = bon état
ch. = chambre
disp. = disponible
dup. = duplex (appartamento su due piani)
exc. = excellent
gd = grand
impec. = impeccable
sdb = salle de bains
sdd = salle de douche
TTC = toutes taxes comprises
vis. Rdv = visites sur rendez-vous

Un ottimo periodo per trovare casa nella ville lumière sono i mesi da maggio a luglio mentre si sconsigliano settembre e ottobre che registrano il ritorno degli studenti in città.
Se avete individuato un appartamento che soddisfa le vostre aspettative, considerate anche il quartiere poiché sarà il contesto che accompagnerà le vostre giornate. Visitate la zona di giorno e di notte in modo da farvi un’idea di quello che vi aspetterà.

Il momento cruciale della ricerca d’appartamento sono naturalmente le visite che spesso si traducono in estenuanti attese con file chilometriche di candidati pronti a darsi battaglia.
Munitevi di tanta pazienza e portate sempre con voi il famigerato dossier, un insieme di documenti che vi saranno richiesti per presentare la candidatura a un determinato appartamento.
Il dossier d’affitto è formato da vari documenti che il padrone di casa richiede per verificare la vostra situazione e accertarsi che siate in grado di pagare l’affitto.
Conviene fare molteplici copie del dossier perché con molta probabilità visiterete svariati appartamenti e avrete bisogno di un malloppo di paperasse (così i francesi definiscono un mucchio indistinto di documenti) da presentare al vostro ipotetico padrone di casa.
Vediamo nel dettaglio i documenti necessari:

– Fotocopia della carta d’identità o del passaporto
– Ultima dichiarazione dei redditi
– Le tre ultime buste paga o il contratto di lavoro
– Se eravate già in affitto precedentemente, munitevi delle ultime ricevute di pagamento delle mensilità (quittance de loyer)

Il proprietario di casa richiede molti documenti per essere sicuro della vostra identità e della vostra capacità di pagare l’affitto a fine mese.
Tuttavia deve limitarsi a chiedere i documenti citati sopra e non ha il diritto di chiedervi altri documenti personali come la carte vitale, un certificato di lavoro, una foto o altro ancora.
Nel caso in cui il vostro salario non copra tre volte il valore dell’affitto, avrete bisogno di un garante, una persona che guadagni più di voi e che s’impegni a pagare al posto vostro se necessario.
Se non conoscete nessuno disposto a garantire per voi, potete fare ricorso al Loca-Pass.
Leggete bene il contratto d’affitto prima di firmarlo ed esaminate attentamente le clausole riguardanti la disdetta ed eventuali spese aggiuntive.

Al momento di entrare nella nuova casa, il proprietario vi chiederà di versare il primo mese e un mese di cauzione (il cosiddetto mese morto) che servirà a coprire eventuali danni constatati al momento della partenza.
Per gli appartamenti ammobiliati i proprietari chiedono due mesi di cauzione.
Infine, un’altra soluzione per trovare casa a Parigi risparmiando una buona parte del budget è la cosiddetta colocation ovvero la coabitazione.
Un’ottima soluzione che consente di dividere in due o più persone il costo totale dell’affitto pur tenendo presente che l’armonia tra gli inquilini rimane molto fragile e delicata e rischia di degenerare in situazioni catastrofiche.

Se l’idea di dividere l’appartamento con qualcuno vi tenta eccovi alcuni siti specializzati:

Colocation
Cherchecoloc
Appartager

Annunci

La dignità rinchiusa in un metro quadro

L'appartamento (?!?) di rue de Lappe

L’appartamento (?!?) di rue de Lappe

In quanti metri quadri si può rinchiudere la dignità di una persona?
Ne bastano pochissimi a Parigi dove avvoltoi senza scrupoli approfittano della degenza e della crisi per speculare sulla miseria umana.
Il prezzo del mattone nella capitale francese ha raggiunto livelli inverosimili.
Acquistare un appartamento a Parigi è oramai un privilegio riservato a una ristretta classe benestante che può permettersi questo lusso.
La classe media deve sobbarcarsi ingenti mutui ventennali (e anche più lunghi) per poter realizzare il proprio sogno di diventare proprietari di una piccola superficie nella ville lumière.
La maggior parte dei residenti a Parigi non può permettersi di acquistare una casa e deve quindi accettare di pagare il prezzo di altissimi affitti per garantirisi un tetto sopra la testa.
E’ sufficiente visitare i principali siti di annunci immobiliari per rendersi conto che monolocali che vanno dai 9 ai 20m² vengono affittati mediamente al costo di 500€ al mese.
Un prezzo esorbitante per superfici esigue che spesso presentano macroscopici svantaggi logistici: 6° piano senza ascensore, bagni in comune con i vicini, riscaldamenti improvvisati e condizioni igieniche al limite dell’insalubrità.

Una delle mie prime sistemazioni a Parigi fu proprio uno studio di 15m², poco distante dallo Champ de Mars, dove ho trascorso i primi sei mesi della mia permanenza in terra francese.
Spaesato, disorientato e da poco arrivato nella capitale, avevo accettato l’offerta del primo proprietario disposto ad affittarmi il suo appartamento.
Si trattava di una delle tante chambres de bonne ancora esistenti a Parigi.
Così vengono chiamate queste sistemazioni precarie apparse per la prima volta a Parigi intorno al 1830, che venivano utilizzate per ospitare la servitù che lavorava nelle ricche case adiacenti.
Solitamente situate sotto i tetti e accessibili dalle scale di servizio, queste insalubri camerette ospitavano i domestici reclutati per occuparsi delle faccende di casa (il termine bonne deriva da bonne à tout faire ovvero “in grado di far tutto”).
Questi spazi ristretti risultavano essere angusti e dotati di un confort abbastanza discutibile.
Le precarie condizioni di vita che si conducevano in queste chambres de bonne furono denunciate già nel XIX secolo dal professore Paul Brouardel dell’Accademia dei medici che accusò pubblicamente la mancanza delle condizioni igieniche basilari. Bisogna ammettere che dal 1830 a oggi le cose non sono molto cambiate.
Ad abitare in queste sistemazioni fatiscenti non sono più les bonnes ma gli schiavi moderni, ovvero studenti squattrinati e lavoratori sottopagati che non hanno altra scelta.
Naturalmente negli annunci queste squallide topaie vengono presentate come splendidi monolocali dotati di infiniti angoli ( angolo cucina, angolo doccia, angolo scrivania….) e di ingegnose soluzioni salvaspazio (divani-letto, ripostigli improvvisati, tavoli e sedie pieghevoli).

Approfittando dei costi esorbitanti degli affitti, loschi personaggi osano presentare situazioni improponibili a chi si trova nella necessità di trovare un alloggio disponendo di scarse disponibilità economiche.
E’ di pochi giorni fa la notizia di una stanza di 1,56 m² affittata, al prezzo di 330€, per più di tre anni.
La scoperta di questo increscioso scandalo è avvenuta grazie all’intervento dell’associazione umanitaria Abbé Pierre che da più di quindici anni si occupa di assistere le persone in difficoltà.
Dominique, lo sfortunato inquilino cinquantenne, abitava in questo solaio situato in rue de Lappe, nell’XI arrondissement, tollerando condizioni igieniche disumane e una superficie abitabile ridotta al minimo.
Naturalmente l’associazione Abbé Pierre ha assistito Dominique nella denuncia del proprietario che gli affittava, in maniera totalmente illegale, quello squallido sgabuzzino.

State bene attenti a rispondere a un annuncio di locazione a Parigi.
Secondo un decreto del 2002, per poter essere affittato un appartamento deve avere una superficie minima di 9m² o un volume abitabile di 20m³.