Mucca o pecora?

Mucca o pecora?

Ogni volta che torno a Parigi dopo le vacanze trascorse in Sicilia le pagine di questo blog si tingono di sfumature agrodolci e gli articoli che pubblico hanno il sapore amaro della malinconia.
E’ come se tornando alla base parigina senta il bisogno di fare il punto della situazione cercando di venire a capo del groviglio di emozioni e sensazioni che si viene a creare dentro me.
Anche il seguente articoletto è foriero di quel senso di straniamento e alienazione che accompagna ogni mio rientro in Francia.
Sarà l’ultimo post di quest’anno ad avere toni grigiastri e striature nostalgiche, lo prometto!
Ridarò al blog il tono frizzante e spensierato che lo contraddistingue, tornando a proporvi iniziative originali, ad aggiornarvi sugli eventi parigini e a raccontarvi le novità culturali che rendono unica la capitale francese.
Dopo le vacanze natalizie, in particolar modo, mi viene automatico confrontare le mie due vite parallele e paragonarle inconsciamente tra di loro.
L’inizio di un nuovo anno rappresenta anche la chiusura di un ciclo temporale e un momento in cui si fa il bilancio di cosa si è fatto e dei progetti per il futuro.
Mi capita ogni anno, come penso capiti a milioni di persone nel mondo, ma quest’anno la conclusione alla quale sono arrivato è alquanto bizzarra: “sono una pecora ma la mucca che c’è dentro di me si sta prepotentemente svegliando”.
No, non mi riferisco all’oroscopo cinese e nemmeno a quello Maya ma piuttosto alla saggezza popolare siciliana che vale più di tutti gli astrologi e i veggenti esistenti su questo pianeta.

Chi legge le pagine di questo blog saprà che da qualche tempo a questa parte l’idea di lasciare Parigi per stabilirmi nella mia Sicilia natale mi frulla per la testa.
Durante le giornate trascorse a Cinisi mi è capitato di parlare con molte persone di questo mio progetto ricevendo come risposte pareri divergenti e discordanti.
Molti dei miei amici e delle mie conoscenze hanno, almeno inizialmente, scoraggiato questo mio ardente impeto e questa voglia di tornare alle origini.
Le loro frasi rimbombano ancora nella mia mente: “Bisogna stare dove c’è il pane!”, “Qui in Sicilia non c’è niente! Bisognerebbe immergerla sotto l’acqua quest’isola e poi farla rivenire a galla; solo così la mentalità dei siciliani potrebbe cambiare. Stai lì dove sei, non ti muovere.”
Un anziano signore che conosco da molto tempo ha addirittura citato una battuta del film di Tornatore Nuovo Cinema Paradiso recitandomi con foga la famosa frase che Alfredo (Philippe Noiret) dice a Totò (Salvatore Cascio)  “Questa terra è maledetta. Quando sei qui tutti i giorni hai la sensazione di essere al centro dell’universo, sembra che niente cambi mai. Poi te ne vai,un anno, due…E quando ritorni tutto è cambiato. Il filo è spezzato. Non ritrovi quello che stavi cercando, le tue cose non esistono più. Non è così? Devi andartene per molti, molti anni, prima di tornare e ritrovare di nuovo la tua gente, la terra dove sei nato. Ma non ora, non è possibile. Ora sei più cieco di me
Tuttavia questo non è un film ma la mia vita e per quanto la citazione cinematografica possa avermi toccato ed emozionato preferisco chiedere consiglio al mio migliore amico.

Alessandro mi conosce da molti anni e mi fido molto delle sue opinioni e dei suoi consigli perchè sono sempre dettati da un sapiente connubio di intelligenza, empatia e sincera amicizia.
Lo vado a trovare, poco prima del mio ritorno a Parigi, nella tipografia dove lavora e lo trovo impegnato a realizzare una delle sue tante creazioni grafiche.
Mi saluta affettuosamente e si stupisce nel vedermi spuntare dal nulla visto che non lo avevo informato di essere rimasto in Sicilia qualche giorno in più del previsto.
Iniziamo a discutere del paese, degli amici in comune, della situazione dell’Italia e di altri argomenti di comune interesse.
Poi il discorso cade sulla mia situazione e sulla delicata decisione che dovrò prendere tra qualche tempo.
Dibattiamo animatamente sui vantaggi e gli svantaggi di un possibile futuro in Sicilia o di un’eventuale permanenza a Parigi, ci proiettiamo avanti negli anni ipotizzando possibili scenari, montiamo e smontiamo i tasselli del mosaico della vita come se stessimo ricostruendo un puzzle immaginario.
La nostra discussione non approda a nessuna conclusione definitiva ma genera un evento che mi marca profondamente.

Il tipografo, che da molti anni gestisce l’azienda in cui lavora Alessandro, aveva ascoltato la conversazione e spinto dalla necessità di condividere il suo pensiero interviene nel dibattito.
L’arzillo signore aveva ascoltato le nostre elucubrazioni mentali dall’altro lato del negozio e aveva sentito il bisogno di prendere parola e raccontarci la sua storia.
Ci racconta della sua esperienza di vita all’estero quando era giovane, dei sacrifici e degli anni di lavoro in Svizzera lontano da tutti e da tutto.
Dieci lunghi anni durante i quali era riuscito a crearsi una posizione e a guadagnarsi degnamente da vivere fino a quando le sue radici lo hanno richiamato a casa.
Sentendo i nostri discorsi il mio compaesano ha rivisto passare davanti ai suoi occhi una fase importante della sua vita e ha rivissuto le emozioni, le incertezze e i dubbi che hanno accompagnato quel momento e che adesso sto vivendo io.
Il saggio tipografo, dopo aver concluso il suo aneddoto biografico, impreziosisce il racconto con un proverbio siciliano.
Mi guarda con una luce particolare negli occhi e mi dice: Ragazzo mio, qui da noi si dice “A vacca (sta) unni nasci, a pecora (sta) unni pasci” (ovvero “la mucca sta dove nasce, la pecora sta dove può mangiare”).
Al fine di ratificare maggiormente il senso delle sue parole, mi spiega che le mucche sono animali morbosamente legati ai luoghi abituali del loro pascolo e che li abbandonano con molta difficoltà; la pecora, invece, è capace di adattarsi a qualsiasi habitat naturale purchè abbia una sufficiente quantità d’erba da brucare.
Ascolto con grande ammirazione la verità e la saggezza egregiamente espresse in quel detto popolare che racchiude magicamente due lati antitetici e fondamentali della natura umana.
Guardo Alessandro con un sorriso beffardo e gli dico “Io ci sto provando a fare la pecora ma la mucca che c’è dentro di me sta uscendo fuori prepotentemente!”

E voi siete pecore o siete mucche?

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Cinisi 8, 9, 10 & 11 maggio 2014: Forum sociale antimafia

Forum Sociale Antimafia 2014

Forum Sociale Antimafia 2014

9 maggio 1978-2014

36° Anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato

INIZIATIVE

Il programma è stato concordato tra Casa Memoria e il Forum Sociale Antimafia.

8 maggio

Accoglienza

Ore: 16.30  “Mafie e antimafia al Nord e al Sud”.

I temi che verranno trattati sono:  “L’attività del Centro Impastato-Programmi in corso e il progetto del Memoriale della lotta alla mafia” con Umberto Santino

“Le lotte per la casa a Palermo” con Nino Rocca

organizzato da Osservatorio Antimafie Monza e Brianza “Peppino Impastato”, Gap di Rimini, Stampoantimafioso di Milano e Centro Siciliano Documentazione Impastato

presso Casa Badalamenti – C.so Umberto, 183 –

Ore: 18.30 Convegno Nazionale di “Avviso Pubblico – Amministratori sotto tiro”, presso Casa Badalamenti – C.so Umberto, 183 –

Ore: 20.00 Spettacolo teatrale di Alessio Di Modica “Ossa” . Spettacolo- Racconto su Placido Rizzotto, sindacalista siciliano che animò il movimento di occupazione delle terre a Corleone dando vita alla prima forma di antimafia sociale.

Ore: 22.00  Esibizione gruppi musicali locali davanti casa Badalamenti.

9 maggio

Ore: 10.00  Visita al casolare. Momento commemorativo e sit in di protesta.

Ore: 17.00  Corteo dalla sede storica di Radio Aut diTerrasini a Casa memoria Felicia e Peppino Impastato – A Chiusura interventi di Giovanni Impastato e dei compagni di Peppino.

Ore: 21.30 – Premio IV° edizione di Musica e Cultura. Concerto di Daniele Sepe & the rote jazz fraction; esibizione di Francesco Impastato, vincitori del premio “Musica e Cultura”. Assegnazione del I premio fotografico “Peppino Impastato”.

10 maggio

Ore: 10-13 Forum sulle lotte territoriali con la presenza delle mamme no muos presso Casa Badalamenti – C.so Umberto, 183 –

Ore: 16-20 Forum sui beni confiscati alle mafie – Lettura documento finale presso Casa Badalamenti – C.so Umberto, 183 –

Ore: 21-23 Proiezione del video di Paolo Chirco “Fiori di campo” sull’esperienza del collettivo Femminista di Cinisi (1977-78) presso Casa Badalamenti – C.so Umberto, 183 –

11 maggio

ore: 11.00 Tavola rotonda. Ipotesi per la costruzione di una Rete di Solidarietà Democratica Territoriale tra la Valle dello Jato e il Golfo di Castellammare. Con la partecipazione di amministratori e operatori culturali impegnati quotidianamente a contrastare malapolitica, malaffare, corruzione e mafia.

ore:17.30 Presentazione del libro, in presenza dell’autore, I MINISTRI DAL CIELO, di Lorenzo Barbera (sociologo) e con Alessandro La Grassa (presidente del CRESM), a cura di Belìce/EpiCentro della Memoria Viva – Marcia per la Pace della Sicilia Occidentale ’67 e Peppino Impastato.

ore:20.30 Presentazione concorso e terza edizione “Visioni notturne Sostenibili” e proiezione di documentari (precedenti edizioni): “Zavorra” di Vincenzo Mineo, 2011, (50′) “Radiografia della miseria” di Pietro Nelli, 1967 (16′) “Dallo zolfo al carbone” di Luca Vullo, 2008, (53′) a cura di Giuseppe Maiorana, direttore di Belìce/EpiCentro della Memoria Viva.

Si stanno allestendo una serie di mostre presso l’ex casa e il casolare Badalamenti, beni confiscati alla mafia. Nota: sono possibili modifiche, in corso d’opera.

Quasi tutte le iniziative si svolgeranno in Corso Umberto 183 , dove sarà anche installato un media-center.

Per ospitalità (campeggio e camere): Residence “Ciuri di campo” – bene confiscato alla mafia gestito dalla cooperativa Libera-mente- via Sandro Pertini traversa 1- Marina di Cinisi. Per info: 3392485455- 3938563107

Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato

Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato

Forum Sociale Antimafia

Un pugno nell’occhio

Peppino Impastato in un quadro di Pino Manzella

Peppino Impastato in un quadro di Pino Manzella

Non trascorrevo un 9 maggio a Cinisi da parecchi anni.
La vita di chi vive all’estero, per scelta o costrizione, comporta innumerevoli rinunce tra cui l’impossibilità di partecipare a eventi importanti della propria comunità.
La lontananza fisica, purtroppo, costringe chi vive fuori a non potere essere presente ai momenti essenziali della città/paese di appartenenza e a subire inevitabilmente uno straziante processo di alienazione dalle radici di provenienza.
In realtà basta poco per riassaporare il gusto inconfondibile dell’aria di casa e ritornare a essere la persona che si era prima di fare fagotto e partire.
E’ quello che mi è successo una decina di giorni fa.

Per chi è nato e ha vissuto a Cinisi, il 9 maggio non è una data qualunque ma rappresenta il giorno in cui la violenza della mafia ha strappato la vita a Peppino Impastato, un giovane siciliano che, lottando anche contro la sua famiglia, ha dedicato la sua breve esistenza alla denuncia di ogni forma di sopruso e ingiustizia a opera del potere mafioso.
La “casuale” coincidenza del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani il 9 maggio del 1978 ha contribuito a occultare fin da subito la storia del provincialotto siciliano che, giocando con la dinamite per preparare un attentato, era saltato in aria sui binari della ferrovia.
La tesi dell’inverosimile preparativo d’attentato finito male o addirittura del suicidio furono le versioni ufficiali portate avanti dalla stampa e dalle autorità.
I loschi depistaggi per allontanare l’inchiesta giudiziaria dalla verità sulla morte di Giuseppe Impastato cominciarono già all’indomani della sua morte quando il maggiore Subranni (attualmente indagato nell’ambito della trattativa stato-mafia), comandante del reparto operativo del gruppo carabinieri di Palermo, utilizzò queste parole nel suo rapporto relativo alla morte del giovane militante di Democrazia Proletaria:“L’Impastato, dopo avere riflettuto ancora una volta su quello che egli stesso aveva definito un fallimento, progetta ed attua l’attentato dinamitardo alla linea ferrata in maniera da legare il ricordo della sua morte ad un fatto eclatante”.
E’ stata solamente la tenacia delle ricerche dei compagni di Peppino che ha permesso di far riaffiorare quella verità che in molti avevano tentato di insabbiare: il ritrovamento di alcune tracce di sangue in un casolare poco distante dal luogo dell’esplosione tolse ogni dubbio sull’accaduto.
Peppino era stato barbaramente aggredito prima di essere posto sui binari della ferrovia con cinque chili di esplosivo.
Un assassinio brutale, selvaggio e violento.
Questo è stato il prezzo che la mafia ha fatto pagare a Peppino Impastato per la pungente ironia con cui aveva denunciato attraverso provocatorie emissioni radiofoniche su Radio Aut, gli abusi, gli sfregi sul territorio, i traffici illeciti e l’arroganza del boss locale Gaetano Badalamenti rinominato Tano Seduto.
Nonostante i depistaggi la verità alla fine è venuta a galla e nel 2002 (24 anni dopo l’assassinio!) e la corte di giustizia italiana ha condannato Gaetano Badalamenti all’ergastolo per l’omicidio.

Peppino Impastato davanti la sede di Radio Aut

Peppino Impastato davanti la sede di Radio Aut

Ricordo ancora il primo 9 maggio al quale ho partecipato da ragazzo.
Frequentavo le scuole medie di Cinisi e alcuni insegnanti particolarmente illuminati mi presentarono per la prima volta la storia di Peppino, insistendo sul significato profondo della sua vita.
Mi sono legato immediatamente a quel giovane che portava il mio stesso cognome e che appariva ai miei occhi come un personaggio rivoluzionario.
Un ragazzo di Cinisi, come me, che aveva trovato la forza e il coraggio per lottare contro il potere mafioso che, come se non bastasse, risiedeva nella sua stessa casa.
Ripenso vividamente al momento in cui per la prima volta ho appreso la sua storia e percepisco ancora le vibrazioni della mia anima per l’ammirazione verso il sacrificio di quel ragazzo di appena 30 anni.
Ricordo anche una sensazione di disilluso stupore quando, partecipando per la prima volta alle manifestazioni organizzate in onore di Peppino, mi resi conto che i dibattiti e le conferenze erano semi-deserte e i partecipanti ai cortei erano pochissimi.
Per molti anni, in occasione di quella data, lo stesso gruppo di persone, formato principalmente dai compagni di Peppino e da pochi altri cinisensi, ha ricordato e reso onore al proprio compaesano assassinato dalla mafia.
Poi nel 2000 tutto è cambiato.
L’uscita dei Cento Passi, il bellissimo film di Marco Tullio Giordana, ha permesso di sdoganare a livello nazionale la figura di Peppino Impastato e ha contribuito a sensibilizzare una fetta considerevole di persone che, fino a quel momento, non avevano mai sentito il suo nome.
Da quel momento la commemorazione del 9 maggio ha registrato una partecipazione massiccia di gente proveniente da tutt’Italia per ricordare il giovane di Cinisi che ha sacrificato la sua vita per lottare la mafia siciliana.

Il corteo per Peppino Impastato

Il corteo per Peppino Impastato

Quest’anno l’evento è stato particolarmente ricco e interessante: conferenze e dibattiti partecipatissimi, mostre di pittura, concerti, un colorato corteo da radio Aut fino alla casa di Peppino (oggi diventata un museo dedicato alla sua vita) e alla casa del boss Badalamenti (bene confiscato alla mafia e gestito dall’associazione Peppino Impastato), la presenza di numerosi sindaci di vari comuni italiani.
Tra i tanti eventi che hanno corredato la trentacinquesima commemorazione della scomparsa di Peppino Impastato, mi piace ricordare l’omaggio al poeta Gaspare Cucinella che ha ricevuto una targa alla carriera e ha recitato alcune delle sue poesie.
Gaspare Cucinella ha tra l’altro scritto una bellissima poesia dedicata a Peppino intitolata Na stidda chiamata Peppino.
Partecipare dopo tanto tempo al 9 maggio di Cinisi è stato molto toccante perchè mi ha ricordato l’importanza della memoria storica e della partecipazione di un’intera comunità agli eventi fondamentali della sua cultura.

Ho lasciato il corteo con l’animo gonfio di speranze nel prossimo e nella Sicilia, convinto che un mondo diverso sia possibile.
Tuttavia mi è bastato percorrere pochi chilometri per mettere da parte le utopie esistenziali e rendermi conto che la Sicilia è ancora impelagata nelle sue contraddizioni e nel gattopardesco “tutto cambia per non cambiare nulla”.
Mi è bastato spostarmi di qualche chilometro con la mia Punto bianca, passando da Cinisi a Terrasini, per rendermi conto che le lotte di Peppino sono più che mai attuali e il sacrificio della sua vita deve ricordarci che non bisogna mai arrendersi davanti alle ingiustizie.
Arrivato al lungomare di Terrasini, la mia attenzione è stata catturata da un gruppo di persone che contemplava e commentava animosamente un cantiere in costruzione sulla costa.
Incuriosito da quella strana presenza edile su un tratto di costa incontaminato e, tra l’altro, pericoloso per via della franosità della roccia (recentemente due giovani hanno perso la vita precipitando dalla scogliera), ho deciso di scendere dall’auto per prendere informazioni.
I presenti mi hanno spiegato che quello che si dispiegava davanti ai miei occhi era il cantiere che porterà alla realizzazione dell’ I-club, uno spazio “sapientemente adagiato nella costa di Terrasini” che ospiterà un ristorante, un Solarium “in cui gli ospiti saranno coccolati, serviti e viziati” e una discoteca notturna “che grazie a rinomati dj creerà qualcosa di innovativo”.
Le parole virgolettate, come avrete ben capito, sono tratte direttamente dal sito dell’I-club che descrive la propria creazione come una perla di rara bellezza capace di integrarsi perfettamente nel paesaggio costiero in cui si collocherà e di incrementare il turismo locale richiamando visitatori da tutto il mondo.

Il cantiere dell'I-club a Calarossa

Il cantiere dell’I-club a Calarossa

Il progetto, sulla carta, è stupendo: una piattaforma a due passi dal mare dove divertirsi e fare festa fino a notte fonda, un punto di osservazione unico per ammirare tramonti mozzafiato e un motore economico per incrementare il turismo siciliano.
Perché lamentarsi allora? Perché voler andare sempre contro ogni iniziativa? Perchè voler fare i bastian-contrari opponendosi a ogni novità e a ogni forma di cambiamento?
Perché la realtà è ben diversa dai testi poetici del sito web che decantano una struttura paradisiaca dove sognare e abbronzarsi allegramente.
La struttura in questione è un pugno nell’occhio e un pugno nella pancia della dignità siciliana.
Il Solarium installato sulla magnifica costa di Calarossa è una contraddizione inaccettabile per le seguenti ragioni:

– A livello paesaggistico è un pugno nell’occhio che rovina uno scenario da cartolina incantevole.
La sua presenza aggredisce brutalmente un tratto di costa incontaminato.
Non c’erano altri posti per realizzare questo progetto?

– Ruberà i tramonti agli abitanti di Terrasini.
Se i clienti della struttura potranno usufruire di splendidi tramonti, le tante coppie che si fermano sulla cosiddetta piazzetta degli innamorati per godersi il romantico tuffo del disco solare in mare, dovranno includere nella loro visione idilliaca anche un rettangolone bianco chiamato I-club.
Un tramonto macchiato di bianco vi sembra romantico?

– E’ pericoloso.
Non riesco a credere che il comune abbia autorizzato la costruzione di un locale a strapiombo della costa, in cima a un promontorio che si getta sul mare!!!
Ma siamo sicuri che i controlli geologici siano stati effettuati correttamente?

– Distrugge la bellezza.
E’ un vero e proprio assassinio della bellezza della zona dell’isolotto che verrà deturpata e privata del suo fascino.

– Il gioco non vale la candela.
Capisco che in nome del Dio denaro si è spesso pronti a sacrificare i valori più elevati, che come diceva Coleman Business is Business, che in Sicilia il lavoro bisogna crearselo ma francamente reputo che il gioco non valga la candela.
Voglio dire che la struttura, una volta ultimata, darà occupazione a un numero molto limitato di personale e, in ogni caso, non tale da giustificare un simile scempio paesaggistico.

Il cantiere di costruzione dell'I-club

Il cantiere di costruzione dell’I-club

Nel corso della sua breve vita Peppino condusse svariate lotte a difesa del territorio e contro le speculazioni edilizie, partecipò alla difesa dei terreni della zona del Mulinazzo che furono espropriati per quattro soldi ai contadini per realizzare la terza pista dell’aeroporto.
Quella del Mulinazzo era una delle zone più rigogliose e floride della costa occidentale e fu sacrificata per favorire l’aeroporto.
La storia si ripete a distanza di tempo e, ancora una volta, il territorio viene mortificato in nome del Dio denaro.
Quel tratto di costa terrasinese, già abbondantemente privatizzato, aveva in passato destato l’attenzione dell’opinione pubblica per il progetto di costruzione di un depuratore.
In quel caso il progetto é fallito grazie soprattutto all’intervento di associazioni ambientaliste e movimenti cittadini.
Chi vincerà questa volta?

Per ricollegare la prima parte del post dedicata a Peppino con la seconda incentrata sullo scempio paesaggistico in atto a Calarossa, ritengo opportuno includere uno spezzone del film i Cento Passi in cui Peppino espone il suo concetto di bellezza:

Uno sale qua sopra e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell’uomo…e invece non è così. In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere.
Dopo un pò tutto fa parte del paesaggio…c’è, esiste…nessuno si ricorda più di com’era prima. Non ci vuole niente a distruggere la bellezza.
E allora…allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘sctè fessarie, bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla.
La bellezza…è importante la bellezza…da quella scende giù tutto il resto

11° Forum Sociale Antimafia “Felicia e Peppino Impastato”

Peppino Impastato

11° Forum Sociale Antimafia “Felicia e Peppino Impastato”


Sabato 5 Maggio, Casa 9 Maggio, Cinisi
Ore 9.00: Accoglienza Forum e registrazione
Ore 11.00: Forum “Crisi del capitalismo tra moneta e lavoro”
Coordina Alessandro D’Alessandro
Approfondimenti di
Lidia Undiemi Università di Palermo
Alberto Lombardo Università di Palermo
Luca Martinelli Operaio Dalmine di Bergamo
Ore 15.00: Forum “Mafia antimafia e dintorni”
Coordina Salvo Vitale
Approfondimenti di
Rino Giacalone Giornalista
Enrico Bellavia Giornalista
Stefania Pellegrini docente Università di Bologna
Fernando Scarlata Comitato Peppino Impastato Brescia
Cristian Abbondanza Casa della Legalità Genova
Valentina Caviglia Comitato Antirazzista COBAS Palermo
Associazione Africalabria
Ore 19.30: Proiezione di “Oltrepassando il mare” di Maurizio Marzolla per la Campagna SOS Rosarno di Ass. Equosud
Ore 20.30: Cena sociale
Ore 21.30: Spettacolo “Arringa” a cura del Circolo Metropolis di Castellammare del Golfo
Ore 22.30: Margherita Avvento e Danilo e Gabro (Stasi) in acustico presso l’Osteria Sociale

Domenica 6 Maggio, Casa 9 Maggio, Cinisi
Ore 09.00: Forum “Lavoro: Crisi, diritti negati e lotte sociali”
Coordina Renato Franzitta
Intervengono
Giulio Palermo Università Brescia
Realtà Lavorative: FIAT Termini Imerese, CNT Trapani, Coop Palermo, Wagon-lits, Fiat Mirafiori, Cesame Catania
Ore 15.00: Forum “Abbiamo trasmesso: Informazione e controinformazione da Radio Aut a Telejato”
Coordina Salvo Vitale
Intervengono:
Pino Maniaci TeleJato
Nadia Furnari Ass. Rita Atria
Radio Onda Rossa Roma
Radio Aut
Ore 18.30: Ricordo di Guido Orlando
Ore 19.30: Inaugurazione Mostre “Guido e Peppino: i compagni non dimenticano” e “Guido e Cuba”
Ore 20.30: Cena presso l’Osteria Sociale
Ore 21.00: “U Mulinazzu” Recital di Gaspare Cucinella, accompagnamento di Piero Impastato
Ore 21.30: Recital di Salvo Vitale

Lunedì 7 Maggio, Casa 9 Maggio, Cinisi
Ore 15.00: Forum “Contro la privatizzazione dei beni comuni: quali prospettive?”
Coordina Pino Dicevi
Intervengono
Associazione A SUD
Alberto Lucarelli Assessore Beni Comuni Comune di Napoli
Vincenzo Miliucci Esecutivo Nazionale COBAS
Maurizio Montalto Giurista Forum Nazionale Acqua Pubblica
Valentina Bonadonna avvocato
Carlo Cataldi Amat Palermo
Ore 19.15: Presentazione del Libro “Gli ultimi Mohicani” di Matteo Pucciarelli Presenta Mario Minarda
Ore 20.30: Cena presso l’Osteria Sociale
Ore 21.00: Esibizione del Trio “A lu Bal” presso l’Osteria Sociale
Ore 21.30: Spettacolo Teatrale “Malacarne” di Consuelo Cagnati con Consuelo Cagnati e Andrea Maurizi
Ore 22.30: Sonora Mediterranea presso l’Osteria Sociale

Martedì 8 Maggio, Casa 9 Maggio, Cinisi
Ore 15.00: Forum “Peppino, identità ed eredità: LA MEMORIA NON SI CANCELLA!”
Coordina Salvo Vitale
Intervengono
I compagni di Peppino
Renato Franzitta COBAS Palermo
Giuseppe D’Angelo Associazione Radio Aut
Ore 19.15: Presentazione del Libro di Valerio Monteventi e Bifo “Come si fa?” Presenta Paolo Arena
Ore 20.30: Cena presso l’Osteria Sociale
Ore 21.30: Spettacolo teatrale No Tav sulle giornate di Chiomonte, in Val Di Susa: “RACCONTI DI MEZZA ESTATE” in collaborazione con “Teatro in rivolta“. Ideazione e regia di Lucia Falco
Ore 23.00 presso il Campeggio: Dancehall by “La Giraffa Fa Specie meets Stormer Misfit” Electro-Rock / Indietronic from Torino

Mercoledì 9 Maggio, Casa 9 Maggio, Cinisi
Ore 09.00: Forum “Da Nord a Sud: Resistenze territoriali a confronto”
Coordina Martina Lo Cascio
Intervengono
Comitati No Tav Val Di Susa
Comitato 3e32 L’Aquila
Rete No Ponte
Comitato NO MUOS Niscemi
Ore 16.30: Concentramento corteo davanti la vecchia sede di Radio Aut a Terrasini
Ore 17.00: Corteo da Radio Aut a Cinisi
Ore 19.30: Casa 9 Maggio Lettura del documento conclusivo dell’XI° Forum Sociale Antimafia Felicia e Peppino Impastato
Ore 20.30: Cena sociale presso l’Osteria Sociale e festa conclusiva.
(Altre iniziative saranno comunicate successivamente con relativi orari e luoghi di svolgimento; il programma è suscettibile di modifiche negli orari e nei luoghi.)

REALTA’ PROMOTRICI DEL FORUM:
• Ass. Peppino Impastato Cinisi
• Ass. RADIO AUT Palermo
• COBAS PALERMO
• Collettivo Malefimmine Palermo
• Officina Autorganizzata Palermo
• Ass. Italia Cuba Palermo
• A SUD SICILIA
• Comitato Antirazzista Cobas Palermo
• Circolo Arci Malaussene Palermo
• Laboratorio Zeta Palermo
• ANPI Palermo
• Collettivo 20 Luglio Palermo
• CSP Palermo
• Collettivo Senza Tregua Palermo
• Circolo Metropolis Castellammare del Golfo
• Ass. Antimafie Rita Atria
• Giovani Comunisti Palermo
• Occupy Palermo

Per Info e adesioni: info@associazioneradioaut.org e associazionepeppinoimpastato@gmail.com
Informazioni sul forum: www.peppinoimpastato.com e www.associazioneradioaut.org
Tutti i forum si svolgeranno presso Casa 9 Maggio (Ex Casa Badalamenti) Corso Umberto 183 a Cinisi
• OSTERIA SOCIALE: Presso Casa 9 Maggio – a cura del Sucus Clan
• CAMPEGGIO FORUM: PRESSO CAMPO SPORTIVO info@associazioneradioaut.org
Al Campo: docce, servizi gratuiti (Obbligatorio portarsi la tenda) presso il Campo sportivo di Cinisi – Via della Libertà, circa 500 m. dalla stazione ferroviaria di Cinisi/Terrasini; seguire poi le indicazioni all’uscita della stazione.
• MOSTRE: Giorno 5 Maggio alle ore 19.30 sarà inaugurata la Mostra su Guido Orlando “Guido e Peppino: i compagni non dimenticano!” a cura dell’Ass. Peppino Impastato e la Mostra “Guido e Cuba” a cura dell’Ass. Peppino Impastato e dell’Ass. Italia Cuba di Palermo.

COME ARRIVARE
In auto: Autostrada A29 Palermo-Trapani-Mazara del Vallo, uscita svincolo di Cinisi se si viene da Palermo, Terrasini se si viene da Trapani, poi seguire le indicazioni sulla S.S. 113 verso Cinisi.
In Treno: Linea ferroviaria Palermo -Trapani, fermata alla stazione di Cinisi (25 km da Palermo). Il campeggio del forum è a circa 500 m.
In Pullman: Corse ditta AST da Palermo direzione Partinico o Terrasini. Fermata all’incrocio principale di Cinisi.
In Aereo: L’Aeroporto internazionale “Falcone e Borsellino” di Palermo è a Punta Raisi, nel territorio comunale di Cinisi, e dista 1 km dal centro del paese. Dall’aeroporto sono in servizio un treno/navetta, il Trinacria Express, con corse circa ogni ora, ed una linea di pullman con corse per Cinisi, oltre che i taxi.

Un Natale siciliano

L’albero di Natale a costo zero

Anche quest’anno sono tornato in Sicilia per le vacanze natalizie e per recharger les piles, come dicono qui a Parigi (per ricaricare le pile), per affrontare un nuovo anno.
Quando torno a Cinisi, ho l’impressione di non essere mai partito dalla Sicilia, di non aver mai abbandonato la mia vita siciliana ma di averla soltanto messa in stand-by premendo il pulsante pausa del telecomando.
Ogni volta che mi catapulto in Sicilia per riassaporare un pò di quella vita che un tempo mi era così cara, è come se mi teletrasportassi in una dimensione parallela in cui il tempo resta immutato e tutto è cristallizzato da sette anni a questa parte.
Tornare in Sicilia durante le feste natalizie è stato essenziale: passare del tempo con la mia famiglia, rincontrare vecchi e “veri” amici, riassaporare i deliziosi piatti siciliani e tuffarmi nelle tradizioni natalizie del mio caro paesello.
La prima cosa che ho fatto quando sono atterrato a Cinisi (l’aeroporto Falcone-Borsellino, ex Punta Raisi, si trova nel territorio del mio paese), è stata, come ogni volta che torno in Sicilia, andare in spiaggia.
Ho spento la macchina e sono rimasto una quindicina di minuti a fissare una delle cose che più mi manca qui a Parigi: il mare.
Per chi abita in un paese bagnato dal mare, guardare l’orizzonte oltre quell’immensa distesa d’acqua, diventa un’azione abituale, quotidiana e quasi meccanica: l’anima si abbandona in divagazioni metafisiche, cullata dalle onde, e i problemi reali, per pochi minuti, sembrano lontani.

L’albero realizzato con 6 mila bottiglie di plastica

Dopo l’abituale sosta in spiaggia, ho continuato il mio giro panoramico del paese con la classica “salita” del Corso Umberto, il corso principale del paese.
Ricordo che da ragazzo, in scooter, lo percorrevo una quindicina di volte al giorno.
Giunto in piazza, l’atmosfera natalizia si è materializzata sottoforma di un particolarissimo albero di Natale, realizzato attraverso l’intelligente sovrapposizione di bottiglie di plastica.
L’opera natalizia realizzata quest’anno dal comune di Cinisi è veramente particolare e va riconosciuta l’originalità di una creazione che ha saputo combinare ecologia e spirito natalizio. Un vero e proprio albero a costo zero!
Il maestoso palazzo dei benedettini, sede del municipio, ha saputo degnamente fare da sfondo all’albero di plastica per la cui realizzazione sono state necessarie circa 6 mila bottiglie.

La torre del mulinazzo nel presepe di Giacomo Randazzo

Tra le altre iniziative che hanno movimentato il Natale cinisense va ricordato l’immancabile presepe semovente di Giacomo Randazzo che ogni hanno, per la sua bellezza, lascia senza fiato piccoli e grandi.
Il presepe quest’anno era ancora più grande e le riproduzioni in miniatura curate nei dettagli: un paese in miniatura con tanto di fontane, chiese e artigiani di ogni sorta.
Quest’anno il presepe di Randazzo era maggiormente legato al territorio di Cinisi grazie alla presenza della magnifica riproduzione della mitica torre del mulinazzo e della costa antistante, una perla che ha impreziosito un’opera già dotata di un fascino particolarissimo .

Il presepe vivente di Cinisi

Poco distante dal presepe semovente è stato allestito un suggestivo presepe vivente. L’iniziativa è stata proposta per la prima volta quest’anno ma sono sicuro che sarà riproposta nuovamente negli anni successivi.

Il calzolaio

Tre le altre iniziative che hanno caratterizzato il periodo natalizio nel mio paese mi piace ricordare, infine, Officina 183 una mostra collettiva di artisti di Cinisi e Terrasini organizzata nell’ex casa del boss Tano Badalamenti, il responsabile dell’assassino di Peppino Impastato.
Oggi, quasi simbolicamente, quel luogo di dolore e tristezza è stato attribuito all’associazione che tiene viva la memoria di Peppino e se le mura di quella casa potessero parlare, griderebbero a squarciagola la propria felicità.

L’ex casa di Tano Badalamenti

U spitali

L’attesa in ospedale

U spitali – Ascolta la poesia

Sientu ancora u scrusciu ri passi
ca mi portanu o spitali.
U spitali!
U spitali è bellu, minchia ch’è bellu!
Ci sunnu tutti cosi, nun manca nienti:
manca sulu a saluti,
e poi ci sunnu tutt’i malatii ru munnu,
tuttu u ruluri ru munnu,
tutt’a virità ru munnu!
Cu trasi buonu, nesci malatu;
cu trasi malatu, nesci muortu.
Dutturi, si jioca un ternu a lluottu?
Siddu ‘nserta a me malatia,
u fazzu ‘ncucchiari cu me zia.
U dutturi, schiffaratu,
mi talìa cu ‘ll’occhiu di latu:
“Chi cazzu t’à misu ‘ntiesta?
torna rumani, ca oggi è fiesta”.
Vinni u tiempu ri malivistuti:
c’eranu sciancati, sgummati,
‘ntussicati, parìa ‘n’alligrizza!
Cu si futti a sasizza
e cu mori ri dibbulizza.
Gienti c’avianu vinutu appieri,
arrivaru aieri;
chiddi c’avianu vinutu c’u carriettu,
cu circava u rinali pi pisciari;
cu si ‘nfilava u termometru ‘nto culu,
cu si sbattìa i corna o muru;
cu jittava vuci
picchì ‘nna tiesta ci scacciavanu i nuci;
cu abbaragghiava
picchì ‘stu puostu ‘un ci piacìa,
finu a quannu ‘un vinni a ‘zza Lucia,
a ‘nfirmiera ra settima cursìa.
“Auh! Ma chi è ‘stu burdellu!
Ognunu u so puostu av’a pigghiari,
nun cuminciamu a cugghiunari!
Faciti silenziu, ora veni u ‘zzu Crescenziu,
vi porta u manciari, u miricinali,
vi fa stinnicchiari e senza chiacchiariari;
dumani c’a matinata, a diunu,
vi prisintati a unu a unu.
‘Ntantu, ricitivi u rusariu,
raccumannativi o Signuri:
Nun si po’ sapiri mai,
nna ‘stu munnazzu di guai!”

La tragicomica realtà degli ospedali,
un problema purtroppo sempre attuale

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Nun c’è cchiù nienti

Nun c’è cchiù nienti

Nun c’è cchiù nienti- Ascolta la poesia

Nun c’è cchiù nienti,
Nun c’è cchiù nienti.
Mancu u suli c’è cchiù;
mancu a luna,
mancu u mari, mancu a Terra;
nun c’è cchiù nienti!
I genti runni su?
Semu tutti suli. . .tutti suli:
Ognunu si talia. . .si talia u suo,
nun vuoli viriri a nuddu,
nun vuoli sentiri nienti.
Lastimi, lamenti. . .nun c’è cchiù nienti!
Mancu nuavutri ci siemu:
cu resta?
Nun resta nienti.
Allura chi c’è di fari??
chi ‘mportanza avi si jietti vuci,
chi’mportanza avi cu ti senti?
Allura c’am’a fari. . . Nun c’è nuddu.
Puru l’amuri finiu, ‘unn’arristò nienti.
Chi vulissi fari?. . . Nienti,
nun c’è cchiù nienti’i fari;
sulu na cosa:
forsi ni putemu ammazzari,
chistu nn’arresta forsi ri sta vita
c’a ficiru addivintari . . .na mmerda!

In seguito a eventi decisivi, come la morte di grandi eroi,
siamo di colpo presi da un conato di annichilimento,
l’autodistruzione sembra la soluzione migliore,
o l’unica, in un mondo che non esiste più solo
perché l’abbiamo distrutto noi

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