Una storia parigina – V

I primi tours

I primi tours

La settimana di formazione in compagnia di Gennaro era trascorsa rapidamente e l’ultimo giorno Simone si presentò davanti alla guida napoletana con una scatola di macarons in mano.
La sera prima si era recato nella pasticceria Ladurée, sulla rue Royale, e aveva acquistato un assortimento dei famosi dolcetti di mandorle farciti di creme dai gusti più insoliti.
– Ma che mi hai portato, i macarons? Da un siciliano mi aspettavo una bella arancina con la carne! Disse Gennaro con la solita simpatia spensierata.
– Trovare un’arancina a Parigi non è semplicissimo e, se la trovi, la qualità è pessima e la devi pagare una fortuna!
– Stavo scherzando Simò! Adoro i macarons, ma non ti dovevi disturbare.
– Volevo solamente ringraziarti per la pazienza che hai avuto nei miei confronti. Il tuo impegno e i tuoi consigli mi hanno permesso di imparare il mestiere di guida e adesso mi sento in grado di lavorare autonomamente.
– E’ stato un piacere. Almeno avrò la certezza che il battello sarà in buone mani e che i turisti non rimpiangeranno il sottoscritto. Sei il mio degno successore.
– Grazie di cuore.
– Piano con i ringraziamenti, guagliò! La tua formazione non è ancora terminata. Devi affrontare quest’ultima giornata.
– Certo. Hai previsto qualcosa di particolare per oggi?
– Proprio così. Oggi, per la prima volta, sarai tu la guida del battello. Io mi siederò in prima fila insieme ai turisti e ascolterò i tuoi interessanti aneddoti su Parigi. Dovrai occuparti di accogliere i passeggeri, rispondere alle loro domande, verificare le misure di sicurezza e tutto ciò che ti ho spiegato durante la formazione.
– Va bene, disse Simone cercando di mascherare l’inquietudine crescente.
– Hai la stoffa per diventare un’ottima guida. Devi solo avere fiducia in te stesso e ricordare i consigli che ti ho dato, lo rincuorò Gennaro.
Erano da poco passate le dieci del mattino e il siciliano disponeva di una quarantina di minuti per fare mente locale delle informazioni apprese durante l’intensa settimana di formazione.
Poi il suo primo tour da guida sarebbe cominciato e la sola idea di non avere a fianco il suo collega napoletano gli faceva battere il cuore all’impazzata.
Fino a quel momento la fase d’apprendimento era avanzata senza troppi problemi tra pagine di storia dell’arte, nodi scorsoi e tecniche di navigazione.
Adesso era giunto il momento di passare dalla teoria alla pratica.
Gennaro si avvicinò al suo allievo e con un gesto deciso gli sistemò il colletto della camicia.
– Tieni il petto in fuori e scandisci bene le parole. Se hai un vuoto di memoria indirizza discretamente lo sguardo verso di me. Cercherò di aiutarti come posso.
– Ok. Per fortuna mi restano ancora dieci minuti per ingannare l’ansia.
– Sei sicuro? Disse la guida esperta mostrandogli la fila che cominciava a prendere forma davanti alla biglietteria.
– Forse non dieci, ma cinque minuti per l’ultima sigaretta prima della mia esecuzione capitale non me li toglie nessuno.
– Ma quale sigaretta? Te l’ho detto il primo giorno che non si fuma in uniforme! Vuoi fare scappare i passeggeri per la puzza?
– Stavo solo scherzando…aspetterò con pazienza che i primi turisti salgano a bordo.
– Così va meglio. Io mi siedo lì, concluse Gennaro indicando la prima fila.
La gente cominciò ad affluire sotto lo sguardo nervoso di Simone: gruppi di giapponesi equipaggiati di sofisticate macchine fotografiche, allegre scolaresche desiderose di godersi una rilassante crociera panoramica, comitive di americani carichi di sacchetti firmati e coppie di innamorati che avanzavano mano nella mano.

Nella sua nuova veste di guida, Simone osservava con curiosità il variegato campionario umano che sfilava davanti ai suoi occhi, una perfetta rappresentazione della diversità culturale dei milioni di turisti che ogni anno visitano Parigi.
Il battello si riempì rapidamente trasformandosi in una multietnica torre di Babele dove le diverse voci dei passeggeri si mescolavano alla poderosa voce di Edith Piaf emessa dalle casse poste agli angoli dell’imbarcazione.
Il capitano stesso aveva selezionato le musiche della crociera e aveva insistito per avere L’hymne à l’amour, uno dei pezzi più conosciuti della celebre cantante francese, come melodia per accogliere i passeggeri a bordo.
Il giovane siciliano aveva fatto accomodare i turisti e aveva spiegato loro le principali misure di sicurezza.
Seguito dall’occhio vigile di Gennaro, Simone aveva ultimato le procedure d’imbarco, e con un gesto aveva comunicato al capitano la sua disponibilità per la partenza.
Nel giro di pochi minuti il battello si era mosso lasciandosi dietro una scia spumosa che disegnava una traiettoria rettilinea sulle acque della Senna.
Il volume della musica si abbassò improvvisamente e, osservando l’inconfondibile profilo della cattedrale di Notre Dame, la guida sentì il cuore scoppiargli nel petto dall’emozione.
Gennaro attirò la sua attenzione con due sonori colpi di tosse e gli fece un occhiolino amichevole per ricordargli che era arrivato il momento di cominciare la presentazione.
Simone deglutì la pozzanghera di saliva che gli si era formata in bocca, impugnò il microfono, si schiarì la voce e cominciò a parlare mascherando abilmente l’emozione.
– Benvenuti a bordo dei Bateaux Parisiens. La crociera durerà circa un’ora e vi permetterà di apprezzare i principali monumenti parigini e di scoprire il fascino del fiume che la divide in rive gauche e rive droite.
La maestosa costruzione che vedete alla vostra sinistra è la cattedrale di Notre Dame, situata sull’Ile de la Cité. Vero e proprio tempio gotico, la chiesa fu costruita nel XII secolo e il suo rosone centrale è uno dei più grandi d’Europa. Napoleone vi fu incoronato imperatore nel 1804.
La guida esperta, seduta in prima fila, ascoltava le spiegazioni dettagliate e si compiaceva della scelta dei termini utilizzati e della chiarezza espositiva con cui le caratteristiche architettoniche e gli aneddoti storici venivano presentati.
Simone era stato un ottimo allievo e adesso svolgeva la sua missione con impegno e professionalità.
Gennaro sorrideva bonariamente ascoltando le spiegazioni in inglese marcate da un forte accento italiano.
In quel momento l’imbarcazione stava passando sotto il Pont Neuf, il ponte più vecchio di Parigi dominato dalla statua equestre di Enrico IV, e la neo-guida stava descrivendone la bellezza.
– Il giardino che vedete sotto il massiccio ponte di pietra è lo square du Vert Galant che durante la stagione estiva fa da contesto ai pic-nic dei parigini e ai baci degli amanti.
E’ uno dei punti strategici per osservare il momento in cui il tramonto infuocato avvolge la capitale francese. Nel 1314 Jacques de Molay, il grande Maestro dell’ordine dei Templari, vi fu bruciato vivo e lanciò la famosa maledizione contro i re di Francia e Papa Clemente V.
Il catanese scandiva con decisione ogni parola e accompagnava con una composta gestualità il racconto degli aneddoti che costellavano la sua narrazione.
– Alla vostra destra potete ammirare Place de la Concorde, la piazza più maestosa della città, che dà accesso agli Champs Elysées e ai giardini delle Tuileries. Anticamente si chiamava Place de la Révolution.
Dopo aver descritto alcune caratteristiche della piazza, Simone aveva effettuato una pausa per permettere ai turisti di scattare qualche foto e preparare mentalmente la descrizione dell’attrazione successiva.
Nel gruppo dei turisti americani si alzò improvvisamente una mano. Era un uomo di bassa statura e con un vistoso cappello che voleva porgere una domanda.
Why Place de la Révolution? Chiese l’uomo.
– Si chiamava così perché durante il periodo rivoluzionario era qui che si trovava la ghigliottina. Guardando la piazza oggi non si direbbe, ma molte teste sono cadute in questo posto. Anche quella di Robespierre.
– Wow! The guillotine was here! Esclamò l’americano. Does it still exist in France? Aggiunse portando il pollice al collo per simulare il gesto della decapitazione.
No. Of course not. Non si usa più la ghigliottina, rispose Simone che, infiammato dal suo fervore politico, avrebbe voluto aggiungere che in Francia, a differenza degli Stati Uniti, la pena di morte era stata abolita da molti anni.
Ma non disse nulla e si limitò a sorridere al suo interlocutore. La giovane guida aveva ancora freschi in testa i consigli del suo formatore napoletano che gli aveva raccomandato di evitare sempre gli argomenti taboo e cioè politica, religione e informazioni personali.
Simone non guardò nemmeno una volta l’orologio e si rese conto che la sua prima esperienza di guida volgeva al termine solamente quando vide apparire, per la seconda volta, la cattedrale di Notre Dame.
Poteva essere fiero di se stesso: aveva fornito informazioni storiche ai passeggeri, risposto alle loro domande, arricchito i suoi racconti con aneddoti insoliti e non aveva chiesto aiuto a Gennaro.
Il battello attraccò lentamente sul quai de Montebello e il ragazzo siciliano, dopo aver scambiato alcuni segnali con l’equipaggio di terra, cominciò a far scendere i turisti.
I passeggeri erano entusiasti di quella crociera e i loro volti sorridenti erano una stupenda manifestazione di soddisfazione.
Il catanese osservava con grande emozione il deflusso dei turisti e raccoglieva amorevolmente i sorrisi e i gesti di stima che gli indirizzavano.
Un giapponese si fermò davanti a Simone e indicando la macchina fotografica gli fece capire che desiderava una foto con lui. Il ragazzo accettò con piacere e pensò che, se il suo volto finiva in Giappone al primo tour, era già un buon inizio.
Scesi a terra gli ultimi turisti, l’attenzione di Simone fu attirata da una sagoma che restava seduta ad aspettare. Era Gennaro che lo attendeva pazientemente per felicitarlo.
– Sei stato magnifico, ragazzo mio. Uno spettacolo! Gli disse il napoletano abbracciandolo.
– Ho avuto un ottimo maestro.
– Beh, adesso il tuo maestro ti lascia e ti augura uno splendido futuro, aggiunse Gennaro indirizzandosi verso la discesa.
– Grazie ancora, amico mio.
– Il mio numero ce l’hai. Fatti sentire ogni tanto. Io sto qui ancora per un mese, poi me ne torno nella mia bella Napoli.
– Allora ti chiamerò per un caffè.
– Ciao guagliò.

Le settimane e i mesi passarono veloci e Simone cominciò ad amare profondamente il suo lavoro. Il vento che gli scorreva tra i capelli lo faceva sentire vivo e le espressioni soddisfatte dei passeggeri lo facevano sentire utile.
Il trentenne siciliano si sentiva perfettamente a suo agio in uniforme e adorava decantare pubblicamente il fascino di quella città che tanto amava.
I consigli di Gennaro erano stati preziosi e gli avevano permesso di svolgere il lavoro di guida con professionalità e serietà.
Aveva evitato di toccare gli argomenti taboo e soprattutto aveva sempre allontanato lo sguardo dalle turiste più affascinanti.
Tutto era proseguito per il meglio fino a quella tiepida mattina di maggio, quando i suoi occhi neri incrociarono uno sguardo verde marino che non smetteva di fissarlo. Come ipnotizzato, si tuffò in quel mare sconfinato in preda ad un’inebriante euforia.
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La VI puntata tra cinque giorni…

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Una storia parigina – IV

Un amico inatteso

Un amico inatteso

La radiosveglia posta sul comodino aveva riempito la stanza di ritmi movimentati e contemporaneamente il segnale d’allarme del telefonino era scattato per avvisare Simone che era giunto il momento di svegliarsi.
La sua nuova avventura cominciava oggi. La guida dimissionaria lo aspettava per iniziare la formazione e aiutarlo a integrarsi nell’ambiente lavorativo.
Madame Tivolier gli aveva specificato che si trattava di un italiano e questo dettaglio bastava a rassicurare il catanese di belle speranze che confidava nella solidarietà tra compatrioti all’estero e nella simpatia italiana.
Come ogni mattina sintonizzò la radio sulla stazione preferita, che diffondeva prevalentemente musica pop contemporanea, e bevve frettolosamente un succo di frutta multivitaminico.
Non aveva riposato bene e aveva trascorso buona parte della nottata a cercare la migliore posizione per dormire: l’eccitazione per il nuovo lavoro lo aveva tenuto sveglio fino alle due del mattino.
Una doccia tiepida lo aiutò a scrollarsi di dosso il torpore mattutino e a ritrovare l’energia necessaria per affrontare la giornata.
Scese rapidamente in strada e decise di recarsi sul lungo-Senna a piedi, come aveva fatto il giorno in cui aveva consegnato il curriculum alla compagnia.
Si fermò davanti al bistrot Marguerite e, con una certa scaramanzia, ordinò le stesse cose che aveva scelto quel giorno fortunato: un pain au chocolat e un caffè ristretto.
Il traboccante tazzone di caffè aveva un aroma migliore dell’ultima volta.
Dopo aver pagato il conto, si precipitò fuori dal locale e percorse con grandi falcate gli ultimi metri che lo separavano dalla stazione dei Bateaux Parisiens.

Un ragazzone in uniforme, alto e di bell’aspetto, sostava davanti a un’imponente imbarcazione osservando la gente che passeggiava sulle banchine.
– Sei Simone Puglisi? Chiese il ragazzo continuando a scrutare i volti dei passanti.
– Si sono io. Vengo per il posto di guida di crociera.
– Ti aspettavo! Piacere di conoscerti. Io mi chiamo Gennaro. Sono felice di lasciare il mio lavoro a un italiano. Sono sicuro che ti troverai bene, disse l’uomo in uniforme stringendogli poderosamente la mano.
– Grazie. Il piacere è mio. Mi hanno detto che mi avresti formato al nuovo lavoro, rispose Simone rincuorato dal calore e dalla simpatia del suo connazionale.
– Certamente guagliò! Ti insegnerò tutti i trucchi del mestiere e nel giro di una settimana farò di te la migliore guida di tutta Parigi. I turisti faranno a gara per avere un posto sul tuo battello.
– Grazie Gennaro! Le tue parole mi rincuorano.
Elegante, sveglio, di chiare origini napoletane, anche lui trentenne, gioviale e molto professionale, Gennaro era un condensato di buon umore e allegria. Era proprio il tipo di persona di cui aveva bisogno Simone per ritrovare fiducia in se stesso e cominciare bene il lavoro.
– Con l’uniforme addosso sarai un figurino! Però mi raccomando poca confidenza con le turiste. Alcuni colleghi hanno perso il posto perché preferivano fare gli occhi languidi alle americane piuttosto che parlare dei monumenti. Statt’accort! Se ti beccano ti licenziano in tronco! Spiegò il napoletano accompagnando le frasi con ampi gesti.
Scorgendo lo sguardo terrorizzato di Simone che alla parola licenziamento si era immobilizzato, Gennaro lo rassicurò bonariamente.
– Ehi, tranquillo! Fuori dal battello puoi fare quello che vuoi. L’occhiolino alle turiste lo puoi fare…ma discretamente. Se vuoi un consiglio, lascia che siano loro a fare il primo passo. Eviterai malintesi e non rischierai il posto per un nulla di fatto. Ti assicuro che l’uniforme attira le ragazze come fa il miele con le api.
Simone sorrise e scorse nello sguardo complice del suo formatore i souvenirs delle tante avventure collezionate.
-Adesso basta parlare di femmine! Hai forse accettato l’incarico solo per cercare avventure piccanti?!? E’ un lavoro serio che richiede una buona conoscenza della storia dell’arte e il rispetto di tutta una serie di misure di sicurezza, esclamò il napoletano riprendendo un tono professionale.
– Non sono venuto per cercare l’anima gemella ma per lavorare come guida da crociera, rispose Simone assumendo un’espressione compunta.
– Va bene. Allora siamo d’accordo, replicò Gennaro porgendogli un librone dalla copertina rigida.
– Cos’è? Chiese incuriosito da quel mattone di almeno cinquecento pagine.
– E’ un libro di storia dell’arte che ripercorre la storia della città dalle origini fino ad oggi. Insomma, da Asterix a Sarkozy. Studiatelo bene perché è grazie a quello che guadagnerai la baguette quotidiana!

Simone prese il librone e rimase qualche secondo a contemplare la copertina colorata che riportava una fotografia della facciata principale del Louvre.
L’idea di rimettersi a studiare lo eccitava. Leggeva spesso romanzi e riviste d’attualità ma non apriva un libro per motivi di studio dai tempi dell’università.
Tra i banchi dell’ateneo catanese, si era dimostrato un ottimo studente in grado di ottenere la Laurea con il massimo dei voti e di appassionarsi con buoni risultati a discipline diverse e complesse.
Adesso, però, temeva che le sue capacità d’apprendimento si fossero arrugginite e che il tempo non gli sarebbe bastato per digerire tutte quelle pagine.
– Non ti preoccupare, intervenne Gennaro indovinando i pensieri e i dubbi del siciliano. Questo mattone è pieno di immagini! E poi non devi mica impararlo a memoria o diventare un professore universitario. Devi assimilare le informazioni principali e saperle spiegare ai turisti. E’ facile. Fidati di me: se ce l’ho fatta io, ce la può fare chiunque!
Il sorriso riapparve sulle labbra di Simone che ringraziava il cielo di aver trovato quel simpaticone partenopeo a fargli da istruttore.
– La parte teorica dovrai studiarla da solo, continuò Gennaro. Io ti spiegherò la parte pratica del mestiere: accogliere i passeggeri a bordo, farli scendere in maniera ordinata, le disposizioni particolari per i viaggiatori in sedia a rotelle, le nozioni di primo soccorso, la verifica delle misure di sicurezza e le persone da contattare in caso di urgenza. Ti spiegherò perfino cosa fare in caso di caduta di un passeggero nelle acque della Senna. In sei anni di servizio non mi è mai successo. Ma non si sa mai cosa può accadere a bordo.
Simone ascoltava attentamente le parole della guida esperta e cominciava ad affezionarsi a quel personaggio gioviale che gli avrebbe rivelato i segreti della navigazione.
– Oggi faremo solamente una visita informativa a bordo,  riprese il napoletano invitandolo a seguirlo. Ti parlerò brevemente della storia del battello, ti illustrerò le sue caratteristiche e ti mostrerò le particolarità tecniche dell’imbarcazione. Alcune informazioni non ti serviranno direttamente per il ruolo di guida, ma è sempre meglio conoscere il giocattolo galleggiante che ti porterà a spasso per i prossimi mesi.
– D’accordo, intervenne Simone. Possiamo cominciare la visita e le spiegazioni.
Gennaro accompagnò l’aspirante guida alla scoperta delle varie parti del battello: l’ordinata cabina del capitano con i principali strumenti di navigazione, la polverosa sala macchine, la stiva contenente il materiale tecnico e il pontone.
Gli parlò dei termini marinareschi, gli spiegò l’importanza dei nodi e gli insegnò come realizzarne alcuni, gli argomentò con svariati esempi le differenti andature della barca e le manovre essenziali.
Simone aveva assorbito, come una spugna, tutti i dettagli delle spiegazioni del suo nuovo collega e si sentiva sempre più interessato al ruolo di guida.
– Fermiamoci qui per oggi, disse Gennaro. Troppe informazioni in una sola volta potrebbero confonderti. E poi io me ne vado tra una settimana. Il tempo non ci manca.
– Va bene. Ci vediamo domani alla stessa ora, rispose Simone avviandosi verso la discesa del battello.
– Mi raccomando. Non dimenticare i compiti a casa Simò! Aggiunse la guida napoletana indicando il libro di storia dell’arte poggiato sul bancone.
– Lo imparerò a memoria come se fosse una poesia, concluse Simone infilando il librone nello zaino.
– A domani!
Stanco ma soddisfatto del suo primo giorno da guida apprendista, il giovane siciliano riprese il cammino verso casa e ripensò alle emozionanti novità che avevano travolto la sua vita.
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La V puntata tra cinque giorni…