Da Chiang Mai a Chiang Rai

Gli hot springs di Chiang Rai

Domenica 3 Luglio. Siamo sempre a Chiang Mai e oggi ci aspetta un’escursione lunga ma ricca di emozioni.
Le attrazioni di maggiore interesse di questa gita sono il Wat Rong Khun ovvero un fantastico tempio bianco situato nella città di Chiang Rai, il triangolo d’oro che rappresenta quella zona di confine in cui Laos, Myanmar e Thailandia si accarezzano e, infine, la tribù Karen meglio conosciuta come tribù delle donne giraffa.
Il minibus viene a prenderci prestissimo in hotel, abbiamo molta strada da percorrere e bisogna recuperare tempo.
Impastati di sonno ma emozionati per l’avventura che ci aspetta, prendiamo posto nella vettura e salutiamo i nostri compagni di viaggio.

Il magnifico Wat Rong Khun

Simpatizziamo con una coppia di giovani indiani e nel corso della conversazione scopriamo che anche loro sono in viaggio di nozze e si sono sposati il 18 giugno come noi!
Il mondo è piccolo, o meglio Le monde est petit come recita la famosa canzoncina di Eurodisney, e può capitare di trovarsi catapultati in Thailandia, in compagnia di due perfetti sconosciuti indiani che si sono sposati nella nostra stessa data.
La prima tappa di questa lunga traversata nel nord della Thailandia ci conduce nei cosidetti Hot Springs ovvero geyser d’acqua calda.
L’acqua è bollente e gli abitanti del luogo utilizzano questi bacini d’acqua calda per bollire le uova.
Rimontiamo a bordo del minibus per renderci al Wat Rong Khun, il meraviglioso tempio bianco che aspetto di vedere dall’inizio del nostro viaggio in Thailandia.
Avevo già visto tantissime foto del tempio su Internet ma dal vivo è ancora più bello e soddisfa pienamente le mie aspettative.

IL Wat Rong Khun

Dopo aver scattato decine di foto per immortalare i dettagli del tempio, ci decidiamo a visitarlo e seguiamo il senso di marcia.
La particolarità della visita del Wat Rong Khun è che non si può tornare indietro: una volta intrapreso il cammino bisogna andare fino in fondo e raggiungere l’uscita.
Non essendo a conoscenza di questa regola, provo a tornare indietro per scattare qualche altra foto e il custode del tempio mi sgrida, utilizzando un megafono, dicendomi “Keep going on! Dont’ come back to hell!” ovvero “Continua a camminare! Non tornare all’inferno”.
La parte iniziale del tempio rappresenta l’inferno come si può facilmente dedurre dalle mani che fuoriescono dal suolo e che implorano aiuto.

L’inferno del tempio bianco

L’immagine di queste braccia bianche tese è molto inquietante e richiama scene da inferno dantesco.
Obbediamo ai rimproveri del custode e ci allontaniamo dall’inferno per andare verso il paradiso rappresentato dal tempio bianco.
Il colore bianco rappresenta la purezza del buddismo e le decorazioni in vetro simboleggiano la riflessione dell’illuminazione.
Situato a circa 13 kilometri da Chiang Rai, il Wat Rong Khun è stato realizzato da Chalermchai Kositpipat, un megalomane artista thailandese, che ha voluto realizzare un omaggio al re Rama IX e alla sua città natale.
L’incredibile candore di questo tempio trasmette una grande sensazione di pace e tranquillità ai suoi visitatori.
La lunga costruzione di questa splendida opera architettonica è stata finanziata grazie ai fondi ottenuti dalla vendita dei quadri di Kositpipat, esposti nella galleria attigua al tempio.

Wat Rong Khun: il tempio bianco

L’eccessiva mescolanza di stili e di simboli buddisti e moderni può risultare kitsch a prima vista ma nell’insieme l’effetto è molto suggestivo.
L’artista thailandese si è divertito a disseminare simboli della cultura pop nell’area del tempio con strani riferimenti a Batman, Matrix, Alien e  Spiderman che lasciano i turisti senza parole.
Estasiati dalla bellezza del tempio bianco, che sembra levigato dalla maestria di Gaudì e plasmato dalla fervida immaginazione di Dalì, ci ristoriamo con bastoncini di frutta fresca.
Prima di salire sul minibus e riprendere il viaggio facciamo una pausa nelle toilette del Wat Rong Khun e scopriamo che i bagni si trovano in un simpatico tempietto di colore oro.

Il bagno del Wat Rong Khun

Ripartiamo alla volta del Golden triangle, il famoso tratto del fiume Mekong che tocca contemporaneamente Thailandia, Laos e Myanmar (Birmania).
La breve crociera sul Mekong è piacevole e la guida ci descrive i paesaggi mozzafiato che vediamo dalla nostra posizione privilegiata.
Il Mekong, il fiume più importante del sud-est asiatico, parte dal Tibet e si getta nel mare della Cina al sud del Vietnam.
Nel cosiddetto triangolo d’oro il fiume forma una Y: la Thailandia occupa la riva sinistra, il Laos la riva destra e il Myanmar la parte alta.

Il triangolo d’oro

Questa zona del Chiang Saen era anticamente un crocevia importante per le coltivazioni e il traffico d’oppio utilizzato per la fabbricazione di eroina, morfina, anfetamine e altri prodotti oppiacei.
Il nome triangolo d’oro deriva proprio dal traffico di droga che veniva pagata in oro.
Oggi ogni attività legata all’oppio e ai suoi derivati è severamente vietata e i controlli frontalieri sono stati rafforzati.
Il tratto del Mekong che visitiamo rappresenta una zona neutra fra i tre paesi, una no man’s land dove i turisti vengono a scattare qualche foto o tentare la fortuna nei casinò sparsi lungo le sponde del fiume.

Una selezione di whisky tipici

Sotto lo sguardo assorto di un enorme buddha dorato che sovrasta il fiume, un gruppo di pescatori tira le reti con qualche pesce e vari battelli di turisti passeggiano tra le acque torbide del Mekong.
Dopo circa una ventina di minuti, il nostro battello approda sulle coste del Laos dove un gruppo di bambini trasandati ci accoglie chiedendoci qualche bath.
Abbiamo cambiato Paese senza bisogno di visto o di mostrare i documenti.
Lasciamo un pacco di caramelle ai bambini e visitiamo il mercato situato in questa zona di frontiera.
Le sponde del Laos sono conosciute per essere il regno della contraffazione, tutte le più famose marche occidentali sono perfettamente riprodotte e le copie sono realizzate in maniera perfetta dai portafogli Dolce & Gabbana alle borse Louis Vuitton.

Whisky al serpente

Alcuni dei nostri compagni di viaggio approfittano della presenza di un ufficio postale per inviare una cartolina a casa con tanto di francobollo del Laos.
Naturalmente tra le bancarelle del mercato non poteva mancare lo stand dei souvenir.
La nostra attenzione è attirata dalla presenza di alcuni liquori molto particolari: whisky tipici aromatizzati con serpenti, scorpioni, lucertoloni e altri strani animali.
La guida invita il nostro gruppo a degustare questi alcool tipici ma nessuno di noi sembra essere motivato a ingurgitare quei liquidi stagnanti che ospitano cadaveri di animali.
Un boccione di whisky sembra attirare maggiormente l’attenzione dei presenti e, incuriositi, chiediamo alla guida quale animale si trova depositato nel fondo del liquore.
La guida ci guarda ammiccando e, contenta di poter soddisfare la nostra curiosità, ci informa che si tratta del famoso whisky al “pene di tigre”.
Ci invita più volte ad assaggiare il tipico liquore decantandone le sue virtù afrodisiache ma noi rifiutiamo cortesemente. Sarà per un’altra volta.

La tribu Karen Longneck

Riprendiamo il battello e torniamo sulle rive della Thailandia che abbiamo abbandonato solo per qualche ora.
Qui ci aspetta un lauto pranzo a base di specialità locali che ci permette di ritrovare le forze per la prossima tappa: la tribù delle donne giraffa o Karen longneck.
Avevo già visto alcuni documentari su queste donne e sulla strana usanza di indossare pesanti anelli intorno al collo.
Resto molto sorpreso nel vedere questa tribù e nell’osservare da vicino la loro strana tradizione.
La tribù delle Karen longneck è originaria della Birmania e si è stabilita in Thailandia circa 40 anni fa per sfuggire alle persecuzioni del regime birmano.
Il governo thailandese ha accettato di accoglierle nel proprio territorio sfruttando abilmente la loro presenza per fini turistici.

Una donna giraffa al lavoro

Le donne della tribù Karen sono molto umili e ci accolgono nel loro villaggio sorridendo e invitandoci ad acquistare i loro prodotti artigianali (bracciali, sciarpe, borse e altro ancora).
All’età di 5 anni le bambine indossano il primo anello di metallo intorno al collo e, dopo qualche anno, ricevono un secondo anello.
Nel corso della loro vita le donne di quest’atipica tribù aggiungono vari anelli che nella loro cultura sono simbolo di bellezza.
Sebbene queste donne concepiscano l’utilizzo degli anelli come un attributo di bellezza, restiamo impressionati e proviamo pena soprattutto per le bambine obbligate a portare questi pesanti anelli di bronzo.
Le donne giraffa possono arrivare a portare fino a 25 anelli e devono indossarli continuamente.

Una donna giraffa

Una donna Karen può togliere gli anelli dal collo solamente in tre occasioni: per cambiarli, prima e dopo la gravidanza o per punizione.
Soddisfatti di questa lunga escursione nel nord della Thailandia, riprendiamo il minibus che ci riporterà a Chiang Mai.
Abbiamo trascorso una giornata indimenticabile e abbiamo appreso nuove sfumature della cultura thailandese.
Condividere il viaggio con gente di altre nazionalità ha aggiunto un tocco esotico a questa bella giornata.

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Il parco nazionale Doi Inthanon

La cascata Wachirathan

Giovedì 30 giugno. Dopo aver consumato una lauta colazione in hotel, aspettiamo il minibus che ci condurrà alla scoperta del parco nazionale di Doi Inthanon.
Partiamo puntuali alle 7h00 per affrontare la scalata della montagna più alta della Thalandia, ben 2565 metri sopra il livello del mare.
Il parco è ricco di specie vegetali e animali, soprattutto uccelli, e alcune minoranze etniche abitano sulle sue alture.
Questo spazio incontaminato, meta di numerosi ornitologi, include suggestive cascate che offrono un meraviglioso spettacolo naturale ai visitatori.
La prima tappa del nostro viaggio è Wachirathan, una larga cascata di un solo livello dove l’acqua precipita dall’alto di una scogliera nel bacino sottostante zampillando in tutti i sensi.
Posando per scattare qualche fotografia ci rendiamo conto che ci siamo inzuppati con gli schizzi. La doccia inaspettata non ci dispiace e ci fa dimenticare per un attimo la temperatura infernale.
Wachirathan è particolarmente affascinante per la presenza costante di un arcobaleno che nasce dalla dispersione dei raggi del sole nella nebbia creata dal precipitare dell’acqua.
L’atmosfera è resa piacevole dalla vegetazione rigogliosa ed è possibile seguire il sentiero che conduce fino alla parte alta della cascata.
Risaliamo a bordo del minibus per raggiungere la cima del Doi Inthanon.
Salendo ci rendiamo conto che la nebbia è molo fitta e nasconde inesorabilmente il panorama che, da questa altezza, è sicuramente sublime.
Rododendri, tronchi d’alberi ricoperti di muschio e di liane, azalee e altre piante tropicali costeggiano i bordi della strada.
Giunti in cima alla vetta, scendiamo per immortalare un cartello che certifica che abbiamo raggiunto il punto più alto del Paese.

Un anziana Karen fuma una pipa

Dopo aver visitato il picco di Doi Inthanon dove la nebbia era fittissima e la temperatura pungente, riscendiamo in direzione di Chiang Mai.
La nostra discesa prevede alcune tappe per conoscere meglio questo paradiso naturale.
Ci fermiamo in un villaggio della tribu Karen, gente semplice che abita su queste montagne da molte generazioni e che sconosce i nostri gadget tecnologici e la civiltà moderna.
La nostra guida ci informa che da soli tre anni questa gente ha l’elettricità e che la loro principale fonte di sostentamento è la vendita di prodotti locali.
A seguito di una breve negoziazione acquistiamo un paio di sciarpe di seta, un anello e due bracciali.
Continuiamo la discesa e ci fermiamo a visitare le pagode gemelle, Phra Mahathat Napha Methanidon e Phra Mahathat Naphaphon Phumisiri, che furono costruite per commemorare il sessantesimo anniversario del re Bhumibol Adulyadej e la regina Sirikit.
Le pagode presentano la stessa base e lo stesso sentiero a due piani che conduce all’interno degli edifici dove si trovano due grandi statue di Buddha.
Anche da questa posizione privilegiata si gode di una meravigliosa vista panoramica dei paesaggi di Chiang Mai ma a causa della nebbia noi intravediamo soltanto qualche scorcio.

Il Buddha del Phra Mahathat Napha Methanidon

L’ultima tappa dell’escursione di oggi è la Royal Project Foundation, fondata nel 1979 su iniziativa del re per aiutare le tribù agricole delle montagne.
Lo scopo primario di questo progetto reale è quello di soppiantare le coltivazioni di oppio, che alimentano il mercato della droga, con altre coltivazioni e fiori tropicali.

Cena tra le nuvole a bordo di una mongolfiera

Cena romantica a bordo di una mongolfiera

Ecco l’occasione giusta per vivere un’avventura straordinaria nel più insolito dei ristoranti francesi: una cena tra le nuvole a bordo di una mongolfiera!
Privilegio squisitamente romantico, questo volo associa l’ebbrezza di un’escursione in mongolfiera alla degustazione di un pasto gastronomico francese. A pochi chilometri da Parigi, vi involerete a bordo di una mongolfiera riservata tutta per voi.
Mentre il sole tramonterà lentamente all’orizzonte, vi sederete attorno alla tavola apparecchiata nel cesto della mongolfiera per la degustazione di una cena romantica indimenticabile con champagne. Potrete apprezzare il silenzio celeste e la bellezza dei paesaggi che si stenderanno ai vostri piedi.
Una miriade di sensazioni assolutamente ineguagliabili!

Informazioni utili
Prezzo del volo e cena in mongolfiera: 540 euro a persona
Durata del volo: 1 ora e 30 minuti circa
Incluso nel prezzo: Volo su una mongolfiera privata, cena gastronomica durante il volo e bottiglia di Champagne Non compreso nel prezzo: Andata e ritorno fino al Castello di Esclimont
Luogo di ritrovo: Castello di Esclimont, situato a 1 ora da Parigi
Orari Appuntamento: 3 ore prima del tramonto
Periodo: Da aprile a settembre
Condizioni meteorologiche: Il volo in mongolfiera dipende dalle condizioni meteorologiche e potrà quindi essere rinviato in caso di brutto tempo.

Per maggiori informazioni:
Inviate un email all’indirizzo cecile@atypic-tourism.com

Per prenotare:
Visitate il sito Atypic Tourism in France