Le Pays des Bisounours

I Bisounours

I Bisounours

Ho lasciato l’Italia circa dieci anni fa.
E’ un bel Paese l’Italia e, ancora oggi, non capisco per quale motivo me ne sono allontanato.
E’ un Paese in cui regna la meritocrazia e i giovani, freschi di Laurea, trovano immediatamente un impiego a tempo indeterminato.
L’articolo 1 della costituzione, che recita “l’Italia è una democrazia fondata sul lavoro”, è rispettato meticolosamente e ogni anno, migliaia di neolaureati trovano lavoro grazie alle proprie competenze.
Il lavoro precario non esiste e il governo vara sistematicamente leggi e riforme finalizzate a garantire e incentivare l’occupazione, soprattutto quella dei più giovani.
Chi si trova nella sfortunata situazione della perdita del lavoro può contare su importanti ammortizzatori sociali che garantiscono una buona qualità di vita.
Il governo investe ingenti quantità di denaro nel campo della ricerca per agevolare il progresso scientifico e per mantenere in Italia i suoi eccellenti ricercatori.
E’ un Paese in cui non esiste la corruzione e i cittadini vigilano sul rispetto dei valori etici che hanno reso grande l’Italia e la sua reputazione nel resto del mondo.
I magistrati sono rispettati come divinità e i cittadini si affidano, con rigore e disciplina, alle loro decisioni.
I politici italiani mettono il bene dei cittadini davanti ai propri interessi personali e lottano quotidianamente contro le ingiustizie.
I nostri rappresentanti in parlamento prendono costantemente iniziative per ridurre le disuguaglianze sociali e manifestare il loro interesse verso la pratica della politica: riduzione dello stipendio, eliminazione dei vitalizi, riduzione del numero dei parlamentari, rinuncia ai vantaggi personali derivanti dalla carica politica.
I capi del governo mantengono sempre un comportamento integgerimo ed esemplare e, se commettono uno sbaglio o assumono atteggiamenti ritenuti immorali, sono pronti a fare un passo indietro abbandonando la carica che ricoprono.
Si sta bene in Italia, anzi benissimo.
Io, però, sono andato via perchè avevo voglia di conoscere un’altra cultura e un altro Paese.

Sono arrivato in Francia circa dieci anni fa.
E’ un bel Paese la Francia e ringrazio il cielo per essermi trasferito in questa nazione.
E’ un paese in cui fa sempre bel tempo e dove piove molto raramente.
Un sole raggiante illumina le giornate parigine e la stagione estiva dura più di quattro mesi.
Influenzati positivamente dal tempo mite, i francesi sono sempre sorridenti, non si lamentano mai di nulla e sono sempre pronti ad aiutare chi non parla la loro lingua.
La metropolitana di Parigi è un piccolo angolo di paradiso: si respirano fresche fragranze raffinate e un buon profumo di primavera, i pendolari discutono allegramente e simpatizzano tra loro, i passeggeri lasciano scendere educatamente gli altri prima di entrare nel vagone, la gente è distesa e rilassata.
Parigi è una città fantastica che garantisce a tutti un’ottima qualità di vita.
E’ possibile affittare un appartamento spazioso per poche centinaia di euro e il padrone di casa chiede pochissime garanzie.
Il prezzo del mattone è talmente basso che anche l’acquisto di una casa è alla portata di molti.
E’ il Paese dei diritti del’uomo e offre numerosi vantaggi economici e sociali ai suoi cittadini che, rispettosi e disciplinati, non approfittano mai del sistema e delle sue agevolazioni.
Il governo vara riforme eque e giuste che vengono accettate con molta comprensione dal popolo: i francesi  non scendono mai in strada a esprimere il proprio dissenso o, addiritttura, manifestare con forme violente di protesta.
Si sta bene in Francia, anzi benissimo.
Io, però, penso che un giorno andrò via perchè ho voglia di conoscere un’altra cultura e un altro Paese.

Ho già scelto la mia prossima destinazione: le Pays des Bisounours!

P.S.: Per chi non lo sapesse, l’espressione On n’est pas au Pays des Bisounours è utilizzata nel linguaggio francese per sottolineare, in maniera forte e colorata, che non viviamo in un mondo ideale.
Chi utilizza questa espressione fa capire al suo interlocutore che sta eccedendo con gli idealismi e le utopie e che la realtà è ben più dura e cruda.
E’ un modo simpatico per riportare con i piedi per terra chi ha tendenza a essere eccessivamente ottimista e a sognare un mondo ideale.
La parola Bisounours si riferisce a un cartone animato (andato in onda anche in italia con il nome di Orsetti del cuore) che ha come protagonisti dei teneri orsacchiotti circondati da stelline, farfalline, nuvolette, fiorellini colorati, arcobaleni e tanta tanta tranquillità!

Nutella o Mini-cooper?

Un'abbuffata di Nutella

Un’abbuffata di Nutella

I francesi tendono sempre di più a scegliere nomi esotici e originali per i propri figli.
Se negli anni ’50 Michel, Monique, Philippe e Martine erano i nomi maggiormente in voga, adesso Kevin, Emma, Enzo e Inès la fanno da padrone.
A volte, però, la voglia di scegliere un nome insolito e atipico è troppa e le scelte dei genitori possono rivelarsi infelici.
E’ il caso di una coppia di Valenciennes che voleva chiamare la figlia Nutella e a cui il giudice degli affari familiari ha rifiutato l’approvazione.
Il nome è stato considerato non conforme all’interesse del bambino perché corrispondente al nome commerciale della famosa crema alle nocciole da spalmare.
Stessa sorte è toccata a una coppia di genitori di Perpignan che si è presentata in comune insistendo per far registrare la bimba da poco nata con il nome di Mini-Cooper.
Il procuratore della repubblica ha rifiutato anche in questo caso la scelta del nome e ha chiesto ai genitori di scegliere un altro nome.

Vive la France!

Vive la France!

Vive la France!

Alimento le pagine di questo blog da diversi anni proponendovi curiosità, aneddoti, racconti e consigli relativi alla città di Parigi e alla cultura francese.
Ammetto che ho spesso utilizzato un tono pungente, amaro, sarcastico, duro, critico e una spiccata accezione negativa verso i parigini.
Con questo post voglio fare un piccolo mea culpa nei confronti dei nostri cugini francesi con cui da quasi 11 anni condivido la mia quotidianità.
Esistono differenze abissali che separano il popolo italiano da quello francese ma ciò non significa che uno sia migliore dell’altro.
Se in passato mi sono permesso di etichettare i francesi con epiteti e aggettivi talvolta acidi, era soltanto per stigmatizzare le divergenze e le sfumature culturali che ci allontanano.
Oggi, con una bella esperienza sul groppone da “italiano a Parigi” e qualche capello bianco in più, voglio ringraziare questa terra che mi ha accolto e che mi offerto la possibilità di realizzarmi.
Nel corso di questi anni trascorsi nella capitale francese, sono venuto a contatto con un campionario umano eterogeneo e vario.
Mi è capitato d’incontrare conducenti di taxi sgarbati e maleducati e altri cortesi e disponibili a una chiacchierata durante il tragitto, un vicino psicopatico che si metteva a urlare e a insultarmi ogni volta che invitavo amici a casa e una vicina gentilissima e sempre disponibile a darmi una mano, ristoratori scontrosi e/o disonesti e altri socievoli e cordiali, colleghi di lavoro squallidi e spietati e altri sinceri e affettuosi.
Non bisogna mai generalizzare i giudizi su di un popolo e la sua cultura: lo spirito dell’essere umano è talmente variegato e ricco di sfumature da non poter essere catalogato con semplici e riduttive etichette.
Vive la France!

I cliché sui francesi

Appassionati di calcio, festaioli, Don Giovanni, mammoni, sempre pronti a intonare una canzone, amanti della pizza e del buon caffé, innamorati della pasta e cattolici.
Questi sono solamente alcuni dei cliché e degli stereotipi che riguardano il popolo italiano.
E i francesi? La risposta in uno spassoso video.

Igiene parigina

Lavarsi le mani è importante

Lavarsi le mani è importante

Un recente sondaggio ha rivelato che per i francesi l’igiene non è una priorità essenziale.
Conoscevamo già l’antipatia dei nostri cugini verso il bidet, adesso apprendiamo che un francese su cinque non si lava tutti i giorni.
Il sondaggio realizzato dalla società BVA ha evidenziato dati inquietanti riguardo le cattive abitudini igieniche dei francesi:
– Il 20% dei francesi saltano la doccia quotidiana e si contentano di lavarsi un giorno su due
– Il 55% degli intervistati non si lava le mani sistematicamente dopo aver preso la metropolitana o i bus pubblici; 1 francese su 5 non si lava le mani prima dei pasti; il 12,5% dei francesi non si lava le mani prima di uscire dal bagno.
Lo studio Bagel, un delirante canale di video su Youtube, ha interpretato alla sua maniera i risultati di questo sondaggio.
Il risultato è una parodia esilarante che stigmatizza con grande ironia le cattive abitudini dei francesi.

Più birra, meno Nutella

Pane e Nutella

“Piove, governo ladro!” è un motto utilizzato spesso ironicamente per apostrofare il potere costituito e l’eccessiva imposizione tributaria da parte del governo.
Secondo alcuni l’espressione risalirebbe al regno lombardo-veneto (1815-1848) durante il periodo dell’occupazione austriaca.
In quel tempo i contadini dei territori del nord Italia venivano tassati in base al raccolto che era più copioso se l’annata era stata piovosa.
Più abbondante era il raccolto, maggiori erano le tasse da pagare al governo.
I francesi, invece, potranno imprecare contro il governo ogni qualvolta mangeranno una crêpe alla Nutella o un  qualunque altro dolce farcito con la deliziosa crema al cioccolato di origine italiana.
E’ di questi giorni la decisione del governo francese di tassare la Nutella in virtù della presenza, tra gli ingredienti, dell’olio di palma considerato nocivo per la salute dell’uomo e per l’ambiente.
La tassa sull’olio di palma che è presente in molti altri prodotti (come margarina, burro, fritture, prodotti da forno, torte, biscotti, zuppe), é stata aumentata del 300% per venire incontro al parere espresso dall’agenzia nazionale di sicurezza sanitaria (ANSES) che ha decretato l’eccessivo consumo di acidi grassi saturi da parte dei francesi.
La sera del 14 novembre i senatori hanno approvato, con 212 voti favorevoli e 133 contrari, quello che è stato soprannominato il “decreto Nutella” e il conseguente aumento di prezzo dei prodotti interessati dalla tassa.
Non ci sarà un certo anti-italianismo in questo accanimento contro la Nutella?
I francesi arriveranno a tassare anche la pizza e la pasta?
Risulta paradossale che durante la stessa seduta del Senato, sia stata votata la riduzione della tassa sulla birra. Ma la birra non fa ingrassare ugualmente?
La lotta all’obesità del governo francese si può riassumere nello slogan “più birra, meno Nutella”.

Piccola parentesi nazionalista dedicata ai molti francesi che pensano che la Nutella l’abbiano inventata loro: la Nutella è un prodotto italianissimo creato dall’industria dolciaria piemontese Ferrero.
Esistono moltissime copie o tentativi di riprodurre la ricetta originale che è e resta italiana.

La California dice no al foie gras

Legale e illegale

Gli Stati Uniti d’America sono un Paese dalle mille contraddizioni.
La legge americana stabilisce, per esempio, che bisogna avere compiuto 21 anni per acquistare dell’alcool.
Il secondo emendamento della stessa costituzione americana afferma che “essendo necessaria, per la sicurezza di uno Stato libero, una milizia ben organizzata, non è violato il diritto del popolo di tenere e portare armi”.
Collezionisti, cacciatori, veterani di guerra e psicopatici possono acquistare una pistola o un fucile da tenere in casa.
I nostri amici a stelle e strisce, oltre ad esportare la democrazia, amano emanare leggi inverosimili che sistematicamente lasciano di stucco l’opinione pubblica mondiale.
L’ultima trovata, in ordine cronologico, proviene dal governo della California che ha vietato la produzione e la distribuzione di foie gras (fegato d’oca) nel suo territorio.
La produzione di questa prelibatezza francese comporta effettivamente orrende torture alle oche che vengono ingozzate (il cosiddetto gavage) di mangime, attraverso un tubo infilato in gola, per ottenere l’accumulo di grasso nel fegato.
Una pratica immorale e violenta, vietata in molti Paesi del mondo, che da molti anni fa dibattere gli ambientalisti riguardo la liceità di questo procedimento.
La decisione di vietare il foie gras in uno Stato come la California, dove vige ancora la pena di morte, risulta una decisione paradossale e contraria al libero mercato.
I ristoratori californiani che proporranno il fegato d’oca nei loro menù rischiano una multa di mille dollari.
I golosi estimatori californiani saranno costretti ad acquistare la prelibatezza francese di nascosto al mercato nero, come se acquistassero marijuana.
Il foie gras è soltanto l’ultima vittima delle obsolete leggi degli USA.
Nel Paese dello zio Sam  non possono essere importati nemmeno la maggior parte dei formaggi a pasta molle fabbricati a partire dal latte pastorizzato e persino il mitico ovetto Kinder non è il benvenuto (per via di una legge che impedisce di introdurre materiale non commestibile nei prodotti alimentari)!

Il sacro concetto di laicità

Le suggestioni di Google per François Hollande

Il concetto di laicità in Francia è qualcosa di sacro.
Questa affermazione ossimorica riassume perfettamente lo spirito dei francesi che sventolano orgogliosi la bandiera della laicità ma che, in realtà, danno un grande peso alla religione.
I francesi puntano il dito contro noi italiani e stigmatizzano, ridendo sotto i baffi, l’ingerenza della chiesa sullo Stato e sulla cultura italiana.
I cugini mangia-baguette inorridiscono  nell’apprendere che sui muri della maggior parte delle scuole pubbliche italiane campeggia un crocifisso e gridano in coro slogan laici che inneggiano alla libertà di culto e al rispetto di tutte le religioni.
La nostra costituzione (come quella francese) dice che l’Italia è uno stato laico ma la presenza del Vaticano nel territorio italiano ha conferito un maggiore peso alla compagine cattolica nel Belpaese e ha contribuito a forgiare un popolo condizionato dal pensiero cristiano.
La Francia rivendica fieramente la sua laicità e il rispetto incondizionato di tutti i culti religiosi.
In occasione del paradossale caso del presepe sugli Champs Elysées dello scorso Natale, avevo già sottolineato come l’eccessiva ricerca del rispetto di tutte  le religioni raggiunga momenti parossistici che rasentano l’assurdità.
Se i francesi dichiarano di essere un Paese laico in cui religione e politica sono due sfere nettamente separate e distinte, i fatti dimostrano il contrario.

La prova dell’importanza della religione nella società francese è stata palesata recentemente.
Numerose associazioni francesi hanno attaccato la società Google perché il suo motore di ricerca associa automaticamente il termine “ebreo” al nome di varie personalità politiche tra le quali François Hollande.
Se provate a scrivere il nome del presidente della repubblica francese su Google.fr, il motore vi consiglierà di associare al nome di Hollande al termine “juif”.
Lo stesso esperimento funziona anche scrivendo il nome di altre personalità politiche come Nicolas Sarkozy, Jean-Marc Ayrault e Bill Clinton, Google associa il nome di queste personalità al termine ebreo.
I responsabili di Google hanno spiegato di non potere intervenire sull’algoritmo del software e che le suggestioni proposte dal motore sono basate sulla frequenza di ricerca degli internauti.
In pratica se la maggior parte dei francesi cerca di sapere se Hollande è ebreo, Google memorizza il dato e lo propone sistematicamente agli utenti.
Quello che emerge sintomaticamente da questo caso è che i francesi, che cercano informazioni sulle personalità politiche del proprio Paese, vogliono innanzitutto avere informazioni riguardo al loro orientamento religioso.
Ma la Francia non era un Paese laico? E i francesi non se ne fregavano del culto religioso dei propri uomini politici?
Evidentemente non è così e il peso della religione si fa sentire anche in Francia.
In un Paese veramente laico i cittadini dovrebbero disinteressarsi del culto religioso dei politici.
La religione non dovrebbe essere un criterio talmente importante da condizionare lo sguardo e il giudizio che rivolgiamo al nostro prossimo.

1969: Brel, Ferré, Brassens, un incontro mitico

Brel, Ferré, Brassens, un incontro mitico

Le fotografie sono insostituibili cristalli di memoria che ci permettono di ricordare in maniera vivida il passato e la nostra storia.
Alcune foto, scolpite nella memoria collettiva, sono più emblematiche di altre e veicolano valori e significati profondi.
Si pensi alla foto-icona di Ernesto Che Guevara in cui il rivoluzionario e guerrigliero cubano appare con la barba incolta e il berretto sulla testa o alla foto del famoso bacio dell’Hotel de Ville di Robert Doisneau.
La foto che ritrae Georges Brassens, Jacques Brel e Leo Ferré occupa un posto particolare tra i tasselli che formano il mosaico di immagini della memoria visiva universale.
Lo scatto immortala l’unica occasione in cui questi tre mostri sacri della musica, cultura e poesia francese si sono riuniti.
I tre cantautori s’incontrarono il 6 gennaio 1969 nell’ambito di una tavola rotonda organizzata dalla rivista Rock & Folk e dalla radio RTL per intervistarli e per conoscere le loro differenti opinioni su vari argomenti.

Le scene delle lotte studentesche del maggio 68 erano ancora vive negli occhi dei francesi che cercavano figure emblematiche che incarnassero gli ideali di libertà, ribellione e rivolta verso il conformismo.
Jean-Pierre Leloir, il fotografo che ha realizzato lo scatto, non sapeva ancora che stava catturando nella sua pellicola una goccia di memoria.
L’incontro si svolse in un appartamento della rue Saint Placide, lungo la rive gauche, in cui l’aria divenne rapidamente irrespirabile: Brassens fumava la pipa, Brel accendeva e spegneva le sue Gitanes, Ferré aspirava incessantemente le sue Celtiques e Cristiani, l’intervistatore di RTL, fumava ugualmente la pipa.
Una canzone di Leo Ferré intitolata Avec le temps enfatizzava l’inellutabilitá del tempo che scorre inesorabile, la fotografia di Leloir ha arrestato il tempo e ha sublimato quel grande momento di musica e cultura.

Sfumature culturali al lavoro

Charlie Chaplin al lavoro in “tempi moderni”

Se avete lavorato in una compagnia francese condividendo il vostro spazio professionale con simpatici colleghi mangia-baguette avrete sicuramente notato alcune sostanziali sfumature culturali.
Naturalmente il contenuto di questo post è legato alla mia esperienza personale e ogni italiano che si è trovato a lavorare a Parigi può non identificarsi con quanto scritto.
Una delle cose che mi ha maggiormente scioccato nel contesto lavorativo delle società francesi in cui ho lavorato è la distanza che gli impiegati mettono immediatamente tra loro.
In Francia la gente va in ufficio per lavorare e non per farsi degli amici o per conoscere nuova gente.
Il francese medio se ne frega altamente se avete una famiglia, dei figli o se non sapete cosa fare il sabato sera, quello che gli interessa è che facciate il vostro lavoro.
Da questo atteggiamento pragmatico nasce una profonda distanza tra gli individui che compongono l’azienda: ognuno si chiude nel proprio guscio evitando di discutere di argomenti personali o di condividere momenti emozionali con gli altri.
Mi sono recentemente sposato e quando ho annunciato alla mia decina di colleghi che erano tutti ufficialmente invitati alla festa mi hanno guardato sbalorditi con gli occhi spalancati.
In seguito, una collega mi ha spiegato che in Francia non si usa.

Un altro argomento da non toccare assolutamente nell’ambito lavorativo francese, oltre a politica e religione naturalmente, è lo stipendio.
Il salario degli impiegati francesi rappresenta un taboo insormontabile, un segreto da conservare gelosamente, una domanda da non porre mai a un collega se si vogliono evitare scene imbarazzanti.
Personalmente non capisco tutta questa riservatezza su un dato che dovrebbe essere trasparente e pubblico.
Che dire poi dei problemi legati all’eccessiva frammentazione della gerarchia interna?
Spesso le aziende comprendono un eccessivo numero di capi e capetti che fanno a gara per far pesare la propria posizione di forza sui subordinati.
Piccoli impiegatucci che si permettono di fare la voce grossa con i colleghi solamente perchè il loro titolo è più lungo o più pomposo.
Naturalmente queste problematiche legate alla gerarchia aziendale non sono legate alla cultura francese ma, ahimè, fanno parte dell’ambiente lavorativo in generale e dell’intricato e difficile universo delle relazioni umane.