Quelle prise de tête!

La statua di Saint Denis…senza testa

Se siete degli attenti osservatori, vi sarà capitato di scorgere, tra le statue che abbelliscono la facciata di Notre Dame, un Santo che tiene la testa tra le mani.
La stessa statua è visibile, questa volta isolata da ogni altro gruppo scultoreo, presso questo square del XVIII arrondissement di Parigi.
Il Santo in questione è Saint Denis che, nel III secolo, fu decapitato dai romani nel tempio di Mercurio, sull’attuale collina di Montmartre.
La leggenda racconta che il Santo avrebbe preso la sua testa tra le mani e avrebbe camminato fino al luogo della sua sepoltura a Saint Denis dove si trova la basilica (ben 6 kilometri di distanza!!!).
La statua del Santo miracolato domina questo calmo giardino nella zona di Montmartre.

Square Suzanne Buisson
Avenue Junot
75018 Paris

Il cuore del Louvre

Intérieur de cuisine

Se siete già stati a Parigi almeno una volta, avrete sicuramente visitato il museo del Louvre.
All’interno del famoso museo parigino vi sarete soffermati a contemplare la bellezza enigmatica della Gioconda, l’eleganza raffinata di Amore e Psiche e l’imponenza della Venere di Milo.
Se vi capiterà di visitare nuovamente il celebre museo, fermatevi ad ammirare il dipinto Interieur de cuisine del pittore Martin Drolling.
Non si tratta di un’opera d’arte come le altre: il quadro sarebbe stato realizzato utilizzando il cuore di Luigi XIII!

A partire dal XIII secolo i cuori e i corpi dei re francesi venivano conservati separatamente: i corpi venivano seppelliti presso la basilica di Saint Denis e i cuori venivano donati alla persona scelta dal re stesso (spesso venivano consegnati ai Gesuiti).
I cuori di Luigi XIII e Luigi XIV erano stati conservati in due magnifici reliquiari, realizzati da Sarrazin e Coustou, custoditi nella chiesa Saint Paul Saint Louis.
Durante la rivoluzione la chiesa fu depredata e i preziosi reliquiari furono rubati.
Secondo le poche informazioni disponibili, le preziose teche contenenti i cuori dei sovrani francesi finirono nelle mani di un architetto chiamato Petit-Badel che li consegnò ai due suoi amici pittori Alexandre Pau de Saint-Martin e Martin Drolling.
In quell’epoca i pittori utilizzavano i cuori dei defunti, macerati e mescolati con l’olio, per ottenere un magnifico pigmento rosso (simbolicamente chiamato color mummia) che conferiva una brillantezza particolare alle loro tele.
Martin Drolling, in particolare, aveva approfittato della rivoluzione per recuperare numerosi cuori della famiglia reale (tra gli altri quelli di Anna d’Austria e Maria Teresa di Spagna) che avrebbe utilizzato per realizzare i suoi dipinti.
Petit-Badel consegnò il cuore di Luigi XIV a Alexandre Pau de Saint-Martin che lo utilizzò per realizzare il dipinto Vue de Caen custodito al museo di Pontoise.
Drolling, che aveva ottenuto dall’amico architetto il cuore di Luigi XIII, si servì del cuore reale per impreziosire il suo quadro Intérieur de cuisine, esposto al museo del Louvre.

Fonte: Lutetia

Il pozzo dell’amore

Il pozzo dell’amore

Nel punto in cui s’incrociano la rue de la Grande Truanderie e la rue Pierre Lescot, nel quartiere Les Halles, si trovava anticamente il cosiddetto pozzo dell’amore (puit d’amour).
Esistono varie teorie che spiegano il nome particolarmente romantico legato al pozzo che sorgeva in questo punto della città.
Molte fonti affermano che tale denominazione risale al regno di Filippo Augusto e sarebbe legata al triste destino di Agnès Hellebick che si gettò nel pozzo in seguito a una delusione amorosa.
La leggenda racconta che il fantasma della giovane donna infestò la zona del pozzo per diverso tempo.
Il luogo divenne rapidamente una metà di pellegrinaggio di tanti amanti che si ritrovavano qui per cantare, danzare e scambiarsi promesse eterne.
Pochi anni dopo, sotto il regno di Francesco I, un giovane in preda alla disperazione sentimentale per il rifiuto ricevuto dalla sua amata, si gettò a sua volta nel pozzo.
Il ragazzo si salvò miracolosamente dalla rovinosa caduta e la donna, intenerita dal gesto, decise di sposarlo.
Il giovane innamorato fece restaurare il pozzo e vi fece incidere la scritta Amour m’a refait, en 1525 tout à fait (L’amore mi ha ridato la vita nel 1525).
Agli inizi del regno di Luigi XIV, in seguito alla richiesta dell’episcopato che vedeva negativamente le pratiche pagane degli innamorati, il pozzo fu distrutto.
Jean-Aymar Piganiol, un autore del XVI secolo, ha sfatato questa leggenda spiegando che il pozzo si chiamava pozzo dell’amore perché i servitori, con il pretesto di andare a prendere l’acqua, vi si davano appuntamento per i loro incontri amorosi.

La fecondità di Dalida

La statua di Dalida situata nell'omonima piazza

Parigi è la città dell’amore, del romanticismo, della cultura, dell’arte e delle superstizioni.
La capitale francese ha sempre convissuto con leggende metropolitane e credenze nate dalla fantasia dei suoi abitanti.
Come avviene per la statua di Victor Noir al Père Lachaise, il busto di bronzo di Dalida è diventato un oggetto di culto da quando si è diffusa una singolare diceria.
Entrambe le statue sono diventate nel corso degli anni l’oggetto di carezze e palpatine selvagge da parte dei tantissimi turisti che vengono appositamente da tutto il mondo.
La leggenda vuole che una carezza alle parti intime della statua di Noir o al seno di quella di Dalida garantiscano un’immediata fecondità.
Quando vi troverete a passare dalla Place Dalida, nel cuore di Montmartre, e vi chiederete come mai una parte della statua della famosa cantante si sta gradualmente scolorendo, ripenserete a questo post.

Sant’Antonio: il patrono dei salumieri

Sant’Antonio: il patrono dei salumieri

Se passando all’angolo tra il boulevard saint Denis e la rue du faubourg saint Denis vi chiederete chi sia questo Santo accompagnato da un maialino, troverete la risposta in questo post.
Si tratta di Sant’Antonio Abate, protettore dei salumieri e dei macellai, che domina dall’alto della nicchia in cui la statua è stata piazzata, questa parte del X arrondissement.
La sua presenza in questa zona della città risulta paradossale considerando che la popolazione del quartiere è costituita prevalentemente da arabi.
Questi ultimi, come è noto, considerano il maiale come uno degli animali più sporchi e rifiutano di mangiarne la carne per ragioni religiose.
Un maiale che troneggia su decine di macellerie halal è abbastanza atipico!

Il legame di Sant’Antonio con il fedele suino viene spiegato in vari modi.
Secondo alcuni la relazione tra il Santo e il maiale affonda le sue radici al XI secolo: solamente l’ordine religioso degli Antoniani godeva del privilegio di allevare un numero illimitato di maiali che potevano errare liberamente per le strade a condizione di portare una campanella.
Gli Antoniani allevavano i maiali per nutrire i poveri e per guarire i malati di cancrena (attraverso l’applicazione di lardo capace di alleviare questo tipo di malattia).
Secondo altri sarebbe un altro l’episodio che spiega il legame tra il Santo e l’animale: una scrofa avrebbe deposto un maialino cieco e sofferente ai piedi del Santo e Sant’Antonio, mosso da pietà per il pianto del maialino, gli avrebbe ridato la vista.
Il maialino riconoscente lo avrebbe seguito dappertutto.

Angolo tra il boulevard saint Denis e la rue du faubourg saint Denis
75010 Paris

Il concerto privato della rue Vaugirard

Les jardins du Luxembourg

Molti di voi ignorano che Parigi oltre a essere stupenda e romantica è anche una città infestata!
Tantissime sono le leggende metropolitane che aleggiano sulle vie della capitale francese, dai giardini delle Tuileries a Notre Dame, e che vedono Parigi popolarsi di spiriti e fantasmi al calar della notte.
Una di queste leggende riguarda i bellissimi giardini del Lussemburgo, situati nel cuore del quartiere latino, che sarebbero la dimora di un misterioso uomo in soprabito.

Nel 1925 Jean Ramier, un giovane studente, incontrò un uomo chiamato Alphonse Berruyer che indossava un lungo soprabito nero.
L’uomo si sedette accanto al giovane e gli propose di assistere ad un concerto privato.
Ramier accettò volentieri l’invito dell’uomo e insieme si recarono presso la sua abitazione di rue Vaugirard dove il concerto si svolse in maniera elegante e raffinata.
Il giovane discusse di musica con le altre persone che assistevano al concerto e abbandonò la casa di Berruyer soddisfatto dell’esperienza vissuta.
Lo studente, appena uscito dal concerto, si rese conto di aver dimenticato l’accendino in quella casa e si precipitò a recuperarlo.
Bussò a lungo e violentemente alla porta della casa in cui, poco prima, aveva assistito allo spettacolo.
Un vicino informò il giovane Ramier che la casa era abbandonata da parecchio tempo visto che Alphonse Berruyer era morto da una ventina d’anni.

L’uomo rosso delle Tuileries

L’uomo rosso delle Tuileries

I magnifici e sontuosi giardini delle Tuileries nascondono segreti e leggende dietro la loro affasciante facciata.
Un uomo rosso si aggirerebbe lungo i viali dei giardini in cerca di vendetta.
Si tratta del macellaio Jean l’Ecorcheur che lavorava per Caterina dei Medici, la regina famosa per la passione per le scienze occulte.
L’uomo si occupava di gestire le consultazioni segrete di Caterina con maghi e stregoni.
Tuttavia Caterina dei Medici ritenne che l’uomo era venuto a conoscenza di troppi segreti e decise di farlo uccidere.
La leggenda racconta che il macellaio, prima di essere giustiziato nei giardini delle Tuileries, disse che sarebbe ritornato.
Il ritorno dell’uomo non si fece attendere e il suo assassino, un certo Neuville, cominciò a sentirsi seguito ogni volta che attraversava i giardini.
Cosimo Ruggeri, l’astrologo di Caterina dei Medici, ebbe una visione in cui il macellaio gli annunciava che la regina sarebbe morta vicino Saint Germain.
Caterina, terrorizzata dalla predizione, evitò attentamente tutti i luoghi legati a Saint Germain.
Il destino la raggiunse nel letto di morte quando si rese conto che il suo confessore si chiamava Julien de Saint–Germain.
Da quel momento l’uomo rosso delle Tuileries sarebbe apparso a Luigi XVIII, a Maria Antonietta e anche a Napoleone.