SPA Dans le noir: un massaggio al buio

SPA Dans le noir: un massaggio al buio

SPA Dans le noir: un massaggio al buio

Dopo il successo del ristorante Dans le noir che propone ai parigini di cenare nell’oscurità totale, gli ideatori dell’originale concetto hanno affiancato al ristorante una SPA dove farsi massaggiare al buio.
Come nel ristorante, dove il servizio è effettuato da camerieri non-vedenti, i massaggiatori della SPA sono ciechi.
Nel buio completo o con la luce soffusa, potrete godervi un massaggio rilassante, un trattamento al viso, una seduta di hammam o una cura dimagrante e modellante.
Il blind massage è un concetto unico al mondo che affonda le sue origini nella tradizione dell’Asia del Sud dove i massaggi vengono realizzati dai non-vedenti.
Si considera che i ciechi siano dotati di una forza interiore superiore a quella delle persone vedenti e che tale forza che si manifesti attraverso il tatto.
La Spa Dans le Noir propone un viaggio sensoriale e un ritorno alle origini: il tatto è il primo senso che sviluppiamo alla nascita e, al tempo stesso, quello che usiamo meno in età adulta.
Per gli innamorati, l’équipe della Spa Dans le Noir, mette a disposizione una sala dedicata alle coppie: i due innamorati vengono massaggiati allo stesso momento mentre si tengono per mano e condividono un momento romantico irripetibile.

65 rue Montmartre
75002 Paris
www.lespadanslenoir.com

Le trappole di Pigalle

Le trappole di Pigalle

Le trappole di Pigalle

Il quartiere di Pigalle possiede una duplice anima: quella spensierata e colorata che accompagna i turisti venuti dai quattro angoli del mondo per recarsi nella vicina Montmartre e quella maledetta e viziosa che si nasconde dietro le vetrine dei tantissimi sexy shop e peep show che costellano il boulevard de Clichy, il boulevard de Rochechouart e le zone adiacenti.
Locali dai nomi ambigui, come il famoso Sexodrome, invitano i passanti alla trasgressione e alle lussuriose tentazioni che la luccicante capitale francese ha concentrato in questa zona della città.
Pigalle sta a Parigi come il Red light district sta ad Amsterdam, un quartiere frequentato da personaggi ambigui che nasconde un volto malizioso ai passanti frettolosi.
Poco lontano da place Pigalle svetta il famoso Moulin Rouge, oggi diventato un cabaret di fama mondiale, dove un tempo il pittore Toulouse Lautrec si recava per trarre ispirazione guardando gli eleganti balli che qui si tenevano.
Lontano dalla poesia e dall’arte di Lautrec, oggi a Pigalle domina un’atmosfera ben differente caratterizzata dalla presenza di club libertini e locali notturni dove tutti gli eccessi sembrano permessi.
La reputazione licenziosa del quartiere portò, durante la seconda guerra mondiale, al soprannome Pig Alley (vicolo dei maiali, in inglese), da parte dei soldati alleati che vi si recavano in cerca di divertimento.
Un’altra particolarità della zona è la presenza di molti butta-dentro che aspettano avidamente il passaggio dei turisti per convincerli a comprare il biglietto per lo spettacolo erotico proposto dal loro locale.
Appollaiati viscidamente sul marciapiede, questi loschi personaggi avvinghiano i passanti e con motivazioni stravaganti li invitano a entrare per assistere a spogliarelli e altri show di questo tipo.
Se il passante rifiuta adducendo come motivo il prezzo del biglietto, l’abile venditore di fantasie erotiche abbassa drasticamente la cifra della sua offerta costringendo l’ingenuo acquirente ad accettare.

Se siete passati almeno una volta da Pigalle sarete sicuramente stati abordati da questi “pubblicitari” che con raffinatissime strategie di marketing tentano di vendervi il loro “prodotto”.
Personalmente mi sono sempre divincolato dal pressing asfissiante dei butta-dentro di Pigalle e ho sempre declinato le loro proposte: in primo luogo perchè non trovo di nessun interesse frequentare tali luoghi e soprattutto perchè girano storie poco rassicuranti riguardo questi locali.
Se accettate l’invito di questi poliglotti commerciali da marciapiede, nel migliore dei casi assisterete a uno squallido spettacolo di una ragazzina che si spoglia davanti ai vostri occhi incollati a una vetrina ma nel peggiore dei casi lo spettacolo vi costerà caro!
Gira voce che (e me lo hanno confermato alcuni amici che ci sono incappati), mimetizzati tra i sexy shop e gli spettacoli vietati ai minori di Pigalle, esistano molte trappole per turisti dove i malcapitati vengono letteralmente derubati.
Il modus operandi dei malfattori è semplice.
Dopo che un butta-dentro vi ha convinto a entrare nel locale per un prezzo modico, vi trovate immediatamente immersi nella penombra, circondati da un paio di belle ragazze che vi fanno le fusa chiedendovi da bere.
Voi, naturalmente offrite un drink alle ragazze.
Mentre due donne dai corpi statuari danzano lascivamente e si strusciano sul vostro corpo, voi assaporate tranquillamente un momento di piacere.
In realtà offrendo da bere a quelle ragazze seminude avete firmato l’inizio della vostra fine.
Accecati da fantasie erotiche e dalle sinuose forme delle pseudo-ballerine, vi rendete conto che i prezzi non sono esposti in nessun posto e che non vi siete informati sul costo delle consumazioni che avete offerto alle ragazze.
Colti da un’improvvisa angoscia vi recate immediatamente alla cassa per chiedere il conto e, dopo aver dato un’occhiata veloce al foglietto, il vostro dramma si consuma spietatamente.
Il gestore dello squallido locale vi ha fatturato 800€ per un paio di cocktail e una bottiglia di champagne che non avete neppure ordinato.
Spiegate all’imbroglione che si trova dietro al bancone che non possedete quella cifra e che la vostra carta di credito non vi consente di pagare simili somme.
A questo punto il farabutto chiama un suo collaboratore, un omaccione palestrato e poco rassicurante, che si presta di accompagnarvi alla banca più vicina per ritirare la somma necessaria a pagare il conto.
Se sarete in grado di negoziare con le canaglie che vi hanno teso questa trappola, ve ne uscirete con qualche centinaio di euro.
Se, invece, vi lascerete prendere dall’angoscia e dalla paura, pagherete l’intero importo e pagherete a caro prezzo un triste momento di solitudine.

Un altro trabocchetto che potreste incontrare a Pigalle, e nel resto della città, sono i falsi saloni di massaggio.
Inizialmente i cinesi che si stabilivano a Parigi aprivano un ristorante o un negozio di abbigliamento per guadagnarsi da vivere.
Adesso, forse per via della crisi in corso, gli immigrati dagli occhi a mandorla puntano sul filone dei saloni dei massaggi.
Tra le vie della ville lumière se ne vedono sempre di più:  ne ho individuati parecchi nella zona in cui abito (XI arrondissement) e molti di più nella zona in cui lavoro (IX arrondissement).
L’inganno consiste nell’attirarvi dentro il salone attraverso un’insegna mendace che pubblicizza massaggi cinesi, thailandesi, a quattro mani, rilassanti, californiani e chi più ne ha più ne metta.
Quando siete distesi sul lettino del salone, l’avvenente e sfrontata massaggiatrice vi presenta un servizio un pò più particolare di quello che vi aspettavate proponendovi un happy ending o come dicono qui in Francia una finition (ovvero un massaggio particolarmente intimo).
Se accetterete le avances della professionista del massaggio venuta dal Sol levante dovrete pagare profumatamente il servizio e, inoltre, potrete incappare in una delle tante incursioni della polizia.
Godetevi gli eccessi di Pigalle, se volete, ma tenete sempre gli occhi bene aperti.

Phuket e le sue spiagge

Il Manathai resort a Phuket

Martedì 5 Luglio. Oggi lasciamo Chiang Mai per raggiungere le spiagge di Phuket. Abbiamo vissuto emozioni indescrivibili tra le montagne della “rosa del nord” passeggiando in mezzo alla giungla a dorso d’elefante e attraversando fiumi in piena a bordo di piccole zattere di bambù.
Approfittiamo del servizio d’accompagnamento gratuito messo a disposizione dal Sirilanna Hotel per recarci in aeroporto.
Effettuato il check-in, passeggiamo tra i negozietti di souvenir aspettando d’imbarcarci sul volo TG0129 che ci porterà a Phuket.
Arriviamo puntualmente alle 14h30 e dal taxi che ci conduce in hotel scorgiamo splendidi paesaggi e angoli di natura rigogliosa.
L’hotel che abbiamo scelto per i nostri cinque giorni a Phuket è il Manathai Resort situato a pochi passi dalla spiaggia di Surin.
Il Manathai ci sorprende per la mescolanza di stile asiatico tradizionale con design moderno. La camera, dotata di connessione Internet gratuita, è spaziosa anche se poco illuminata.

Uno scorcio della spiaggia di Surin

Il vantaggio principale del Manathai hotel è la vicinanza di Surin beach, una spiaggia di sabbia bianca dove l’hotel possiede alcune sedie e ombrelloni riservati ai suoi clienti.
In cerca di relax e sole, ci dirigiamo immediatamente verso la spiaggia e ci godiamo il nostro primo pomeriggio di tranquillità al mare.
Avevamo scelto attentamente la spiaggia dove prenotare l’hotel preferendo quella di Surin perché, lontana dalla caotica Patong, si presentava come tranquilla e intima.
La spiaggia è molto bella, poco frequentata e resa incantevole dalla presenza di alberi esotici che creano un paesaggio da cartolina.
Finalmente ci gettiamo tra le acque cristalline dell’oceano Indiano e restiamo positivamente stupiti per la temperatura gradevole dell’acqua.

Un tramonto sulla spiaggia di Surin

Trascorriamo le nostre giornate a Phuket prevalentemente su questa spiaggia, crogiolandoci al sole e gustando frutti di mare, dolcissimi manghi e squisiti ananas.
Durante il nostro soggiorno a Phuket abbiamo modo di visitare varie spiagge e di avere un’immagine complessiva dell’isola.
Si tratta della più grande isola della Thailandia, circondata da numerose isolette, e si estende per 48 chilometri da nord a sud.
Phuket è legata al continente attraverso due ponti paralleli ed è bagnata dal mare delle Andamane e dal mare di Krabi.
Questa magnifica isola meridionale sembra essere guarita dalle terribili ferite che le aveva inflitto lo Tsunami del 2004.
Le tracce di quella drammatica catastrofe sono rarissime: qualche cartello segnaletico che indica i punti di evacuazione, alcune foto nei negozi che ricordano la tragedia e i ricordi nei racconti della gente del luogo.

Relax a Surin beach

Come nel resto della Thailandia, le gigantografie del re sono sparse in ogni angolo di strada e ai templi buddisti si alternano le moschee (il 35% della popolazione è musulmana).
Il nome Phuket deriva dal malese bukit e significa collina riferendosi alle numerose formazioni collinari e montagnose che sovrastano l’isola.
Per gli amanti delle immersioni, Phuket è di sicuro la migliore destinazione del mare delle Andamane, le sue acque godono di un’ottima visibilità e custodiscono fantastici tesori di colori e coralli.
Le acque calde e cristalline dell’isola richiamano bellissimi pesci tropicali che rendono unici questi fondali.
Soprannominata “perla del Sud”, l’isola è dotata di tantissime spiagge caratterizzate da una propria identità.
Scegliere la spiaggia dove trascorrere le vacanze a Phuket equivale a optare per una tipologia di soggiorno. Noi scegliamo la tranquillità di Surin beach perché si tratta del nostro viaggio di nozze e siamo in cerca d’intimità.

Surin beach

Tra le più famose spiagge di Phuket, situate soprattutto lungo la costa ovest, vi elenco solamente quelle degne di essere citate.

– Surin Beach: E’ la spiaggia che abbiamo scelto per il nostro soggiorno a Phuket.
Ci innamoriamo immediatamente della sua calma e della sua sabbia bianca.
La temperatura dell’acqua è piacevole e numerosi surfisti si danno appuntamento in questa spiaggia per sfidare le onde.
Il bagnasciuga è ricoperto di piccoli fori scavati da minuscoli granchetti che scorazzano rapidamente da una parte all’altra.
Passeggiando lungo la spiaggia s’incrociano vari ristorantini tipici dove è possibile degustare ottimi piatti a base di pesce fresco. Se anche voi sceglierete questa spiaggia, vi consiglio i ristoranti Nok seafood e Twin brothers dove potrete mangiare ottimo pesce a prezzi irrisori.

– Karon Beach: Situata a una decina di minuti dalla caotica spiaggia di Patong e costituita da una lunga distesa di sabbia bianca.
La sabbia di questa spiaggia viene definita “musicale” perché quando viene calpestata produce un suono particolare paragonabile a quello della neve.
Il lungomare di Karon è costellato di negozi, ristoranti e hotel ma la vita notturna non è animata come a Patong.
Pur essendo una grande spiaggia (la seconda dell’isola), Karon gode di un’atmosfera tranquilla dove potrete rilassarvi assaporando frutta fresca.

Una splendida spiaggia di Phuket

Kata Beach: Più piccola rispetto a Karon, la spiaggia di Kata offre una piacevole tranquillità e si rivela ideale per le vacanze in famiglia e per gli amanti di pesci tropicali.
In un’atmosfera di paese, si susseguono simpatici localini e attrazioni come il minigolf Dinopark.

– Kata noi: Separata da un promontorio dalla spiaggia di Kata, questa graziosa spiaggetta è incastonata tra i fianchi di due montagne ricoperte da una vegetazione lussureggiante.
Tranquillo e ben situato, questo piccolo angolo di paradiso è uno dei luoghi più piacevoli dell’isola.

– Kalim beach: Spiaggia ideale per gli amanti del surf. Crostacei, conchiglie, pesciolini e stelle di mare rimangono sul bagnasciuga dopo che le onde si ritirano.

Pansea beach, Banana beach e Paradise beach: Fuori dai sentieri battuti, queste spiagge rappresentano uno scrigno di pace e tranquillità.

– Rawai Beach: Questa baia pittoresca è uno dei punti dell’isola preferiti dai thailandesi.
La spiaggia è ottima per le famiglie visto che l’acqua non è molto profonda.
Numerosi battelli e piccole imbarcazioni sostano lungo la riva proponendo ai turisti escursioni verso le isole vicine.

Le tipiche longtail boat

– Nai Harn: Situata sulla punta Sud dell’isola, questa spiaggia di sabbia bianca occupa un piccolo golfetto che offre stupende vedute panoramiche e tramonti spettacolari.
Lungo la strada costiera tra Kata beach e Nai Harn si trova un punto d’osservazione che permette d’abbracciare con un solo sguardo le tre più belle baie di Phuket ovvero Kata noi, Kata Yai e Karon beach.

Un altro punto d’osservazione strategico per osservare i magnifici tramonti di Phuket è il Cape Promthep.
Prom è il nome thailandese che designa il Dio indù Brahma e Thep significa Dio in thailandese.
Promthep è una scogliera che si tuffa nel mare formando la punta sud dell’isola, quella che scorgono immediatamente i marinai che si avvicinano a Phuket.
La vostra vacanza in Thailandia non sarà indimenticabile se non avrete visto almeno un tramonto da questo punto privilegiato.
Potrete scattare la più bella foto del vostro soggiorno immortalando il momento in cui i colori del corallo si riflettono sulle onde che, accarezzate dal tramonto, assumono sfumature magiche.

L’acqua cristallina di Phuket

-Bang tao: Questa spiaggia a forma di mezzaluna si sviluppa per una decina di kilometri alternando una sabbia bianchissima a rigogliosi alberi tropicali. La costante brezza di questo luogo ha reso molto popolare la spiaggia di Bang tao tra i surfisti.

– Patong : E’ la spiaggia più famosa e frequentata di Phuket.
Circondata da montagne ricche di vegetazione, Patong si rivela ottima per gli amanti degli sport nautici e della vita notturna.
Se siete alla ricerca di tranquillità, scegliete un’altra spiaggia.
Patong è un vero e proprio formicaio dove una moltitudine indistinta di gente ruota continuamente attorno alle sdraio dei turisti: venditori di frutta, gioielli, massaggi, prodotti artigianali, pacchetti turistici, vestiti, e tanto altro ancora.
Tramontato il sole, Patong si trasforma nel centro della vita notturna di Phuket dove gente di ogni nazionalità si scatena ai ritmi frenetici nelle tante discoteche.

Il mare di Phuket

Anche se avete scelto un’altra spiaggia e preferite la tranquillità, dovete almeno trascorrere una notte tra i locali di Patong, quando i neon multicolore si accendono e la parola d’ordine diventa divertimento.
Passeggiando lungo le strade di Patong ci ricordiamo delle giornate trascorse a Bangkok e del suo caos incessante.
Qui, come nella capitale thailandese, abbondano bar in cui go-go girls avvenenti e ladyboys invitano i turisti a consumare e a trascorrere qualche momento insieme.
La via principale, Bangla road, è costellata di pub, ristoranti e localini e richiama Kao san road.
Lungo questa via pedonale, i turisti vengono sollecitati costantemente dai commercianti che propongono i loro servizi : ragazzi vestiti in maniera elegante invitano ad osservare la loro collezione di abiti e tailleurs, ragazze procaci propongono “massaggi” molto rilassanti e i buttadentro delle discoteche decantano le virtù delle loro sale da ballo.
Quello che abbiamo maggiormente amato di Phuket è stato girovagare senza una metà ben definita fermandoci solo per bere una birra Chang o gustare un mango fresco.
Sebbene l’isola sia molto sfruttata turisticamente esistono ancora angoli incontaminati e selvaggi.
Il sorriso e la gentilezza dei thailandesi hanno fatto da contorno alla nostra indimenticabile vacanza a Phuket.

Cena Kantoke e night bazar

Un tipico tuk tuk

Lunedì 4 Luglio. Oggi è il nostro ultimo giorno a Chiang Mai e decidiamo di rilassarci prima di partire per Phuket.
Non abbiamo previsto nessuna escursione e chiediamo alla reception di consigliarci un’attività per occupare la serata.
La simpatica ragazza dell’hotel ci consiglia di prenotare la cena Kantoke, una cena tradizionale in cui la degustazione dei piatti tipici è accompagnata da danze e canti caratteristici del Nord della Thailandia.
Trascorriamo la giornata tranquillamente sguazzando nella piscina del Sirilanna hotel e passeggiando tra le vie di Chiang Mai.
Affaticati dalle tante escursioni dei giorni precedenti, scegliamo di provare i famosi massaggi thailandesi per ritrovare energie.
I saloni di massaggio abbondano e optiamo per il Green Bamboo, un piccolo centro di massaggi che ci ispira fiducia.
Una giovane donna thai ci fa accomodare nella sala d’attesa e ci fornisce una lista dei massaggi disponibili.
Optiamo per il massaggio con l’olio e scegliamo un unguento al profumo di rosa.
Dopo averci pulito i piedi, la ragazza ci fa distendere sugli appositi materassini e ci invita a pazientare fino all’arrivo delle massaggiatrici.
Aspettiamo una quindicina di minuti ascoltando una musica molto rilassante che ci prepara per il massaggio.

La cena Kantoke

Le massaggiatrici entrano finalmente nella stanza: una giovane thailandese e una signora di mezza età.
Il caso volle che la giovane tailandese si sia occupata del mio massaggio e la signora di quello di Valeria.
Apprezzo particolarmente questo momento di totale relax mentre Valeria segue con attenzione i movimenti della massaggiatrice.
Il massaggio dura più o meno un’ora e quando paghiamo beneficiamo di uno sconto per l’attesa iniziale.
Prima di tornare in hotel facciamo un salto al night bazar, il mercato di Chiang Mai che comincia alle 6 di pomeriggio e continua fino a tarda notte.
Un enorme mercato turistico dove si trovano tantissimi prodotti: gioielli d’argento realizzati dalle tribù delle montagne, dipinti e quadri di paesaggi tipici, sciarpe di seta, magliette, album fotografici realizzati con foglie di banana e numerosi prodotti contraffatti.
Acquistiamo vari souvenir dopo averne negoziato il prezzo e ci perdiamo nei meandri di questo gigantesco mercato.

Fingernails - La danza delle unghia

Situato tra la Tha Phae Road e Si Donchai Road, il night bazar è un vero e proprio paradiso dello shopping dove si possono negoziare ottimi prezzi.
Prendiamo un tuk tuk per tornare in hotel e ci prepariamo per la cena kantoke.
Un minibus viene a prenderci alle 19h30 per portarci al Centro culturale di Chiang Mai dove avrà luogo la cena.
Appena arrivati ci togliamo le scarpe come richiesto ed entriamo nella sala in cui si terrà il Kantoke dinner.
Il termine Kantoke designa una piccola tavola, spesso ottagonale, che accoglie un vassoio in teck con una serie di specialità regionali: curry thai, salumi di Chiang Mai, spezzatino di maiale alle spezie e pollo fritto accompagnato da riso e noodles.
La cena viene solitamente consumata sedendosi per terra su tappeti o cuscini.
Un tempo ci si sedeva attorno alla tavola Kantoke per le grandi occasioni come matrimoni, nascite o funerali, oggi questo tipo di cena è diventata un’attrazione turistica accompagnata da balli tipici.
Scegliamo di sederci sulle sedie e di utilizzare un tavolo classico per apprezzare meglio lo show delle tribù e dei gruppi folkloristici vestiti con stupendi abiti tradizionali.
La serata è resa piacevole dalla magica simbiosi tra il cibo delizioso e le musiche tipiche.
Le danze realizzate dagli artisti durante la cena sono molto suggestive soprattutto la danza delle unghia e quella delle spade.
Soddisfatti di questa serata e deliziati dalle squisite pietanze, riprendiamo il minibus che ci riporta in hotel.
Domani ci aspetta un altro viaggio: Phuket e le sue spiagge.

Bangkok: visita dei templi

Uno scorcio dei templi di Bangkok

Il secondo giorno a Bangkok lo dedichiamo alla scoperta dei suoi incantevoli templi buddisti.
Dopo una lauta colazione in hotel, incontriamo Lakis, la nostra guida italiana a Bangkok, che ci aspetta puntuale alla reception del Pachara Suites.
Avevo trovato l’email di Lakis (vpaskalis@hotmail.com) in numerosi racconti di viaggio di italiani che erano già stati nella capitale thailandese e che si erano affidati ai suoi servizi rimanendone molto soddisfatti.
Lakis aveva risposto prontamente all’email che gli avevo inviato da Parigi per fissare la data del nostro incontro e per avere informazioni utili per organizzare il nostro viaggio nella terra del sorriso.
Fin dal nostro primo scambio d’email avevo intuito che Lakis era un tipo in gamba e quando lo incontriamo, per iniziare il nostro percorso attraverso il labirinto dedalico di Bangkok, sentiamo subito che tra noi c’è molto feeling.
Un insieme di delicati elementi ci lega immediatamente a questo simpatico ragazzo toscano che più che una guida sarà per noi un amico: siamo della stessa generazione, condividiamo tutti e tre la condizione di “italiani all’estero” e nei nostri discorsi si percepisce quel sapore agro-dolce impastato (scusate il riferimento autobiografico) a nostalgia e malinconia che solo chi vive lontano dal suo Paese può capire.

Lakis si rivela una guida professionale e competente e ci spiega in maniera semplice ogni singolo centimetro quadrato di questa megalopoli misteriosa.
Personalmente più che una megalopoli definirei Bangkok come una bordellopoli perché un caos di queste proporzioni non l’avevo mai visto!
La città si sveglia presto e la gente invade le strade e i marciapiedi per svolgere le proprie attività quotidiane: chi vende frutta esotica trascinandosi dietro la propria bancarella a rotelle, chi gioca a dama con i tappi, avvenenti ragazze chiamano i passanti per proporre “massaggi” particolari, chi conduce uno dei tanti colorati taxi-meter per portare turisti e uomini d’affari da un punto all’altro della città. Il movimento di questa metropoli asiatica è incessante e affascinante.

La mappa dello skytrain-BTS

La nostra guida italiana ci accompagna alla fermata Nana dello Skytrain, che si trova a pochi metri dal nostro hotel, e mentre percorriamo il tragitto ci fornisce preziose informazioni utili sui mezzi di trasporto di Bangkok.
La BTS (Bangkok Mass Transit System) o skytrain è il miglior mezzo di trasporto per spostarsi rapidamente evitando il traffico infernale.
Le stazioni di questa metropolitana aerea sono moderne, ben organizzate e propongono vari servizi ai pendolari che le attraversano quotidianamente.
La rete della BTS comprende due sole linee, Sukhumvit e Silom, che si incrociano alla stazione Siam dove è possibile effettuare il cambio di linea.
Il prezzo (bassissimo) dipende dalla distanza percorsa e i biglietti sono costituiti da carte magnetiche che vengono recuperate dai distributori automatici alla stazione d’uscita per poter essere riutilizzate.
Un controllore, appostato vicino le biglietterie, verifica che chi oltrepassa le barriere sia munito di biglietto.
Il circuito dello skytrain è completato da una linea metropolitana (linea blu) che permette di raggiungere i punti cruciali della città.
Il biglietto utilizzato per accedere alla metro richiama inequivocabilmente i gettoni che si inseriscono negli autoscontri.
L’unico inconveniente che riscontriamo è l’aria condizionata, accesa in permanenza, che causa uno sbalzo termico non indifferente.
Naturalmente paragoniamo immediatamente il sistema dei trasporti di Bangkok a quello di Parigi dove le linee della metropolitana sono molte di più, ma le stazioni sono più sporche, tappezzate di barboni e dove un gran numero di ragazzi salta le barriere per non pagare il biglietto.

L’incantevole Wat Arun

Scesi dallo skytrain, Lakis ci conduce in un porticciolo dove ci imbarchiamo su un battello per andare dall’altro lato del fiume Chao Praya e ammirare da vicino uno dei templi più belli di Bangkok: il Wat Arun o tempio dell’alba.
Il tempio, situato lungo la riva Thonburi del Chao Praya, fu costruito nel XVIII secolo e deve il suo nome ad Aruna, la divinità indù dell’alba.
La struttura più interessante di questo tempio è senza dubbio la Phra Prang, l’imponente pagoda centrale alta 79 metri che è rapidamente diventata un simbolo della città e la cui effige è rappresentata sulle monete di 10 bath.
Mi verrebbe da dire che il Wat Arun sta a Bangkok come la Torre Eiffel sta a Parigi; lo stesso discorso vale per il Chao Praya rispetto alla Senna.
La pagoda centrale del Wat Arun, circondata da quattro pagode più piccole (che rappresentano l’insegnamento, l’illuminazione, la nascita e la meditazione), è decorata da frammenti di porcellana che creano un fantastico effetto visivo.
Paradossalmente al suo nome, il miglior momento per fotografare il tempio dell’alba è a fine giornata, quando le mille sfumature del tramonto si riflettono magicamente sulle scintillanti porcellane che ornano il tempio creando un romantico colpo d’occhio.
Il Wat Arun ha custodito per un breve periodo il buddha di smeraldo, la veneratissima statuetta di giada che si trova adesso dall’altra parte del fiume presso il Wat Pra Kaeo.
Lakis ci invita a salire i vertiginosi gradini del tempio per godere della vista panoramica e noi non esitiamo ad affrontare la scalata.
La vista dal secondo piano della pagoda centrale è davvero mozzafiato e apprezziamo da vicino le decorazioni colorate che richiamano lo stile Ayutthaya con influenze Khmer.
Le nicchie ospitano rappresentazioni del Dio Indra che cavalca Erawan, l’elefante a tre teste.
Estasiati dalla splendida vista del Chao Praya dall’alto delle terrazze del tempio, ci accingiamo a scendere e ci rendiamo conto che la discesa non è semplicissima e che gli scalini sono enormi.
Riusciamo a scendere senza problemi dal maestoso tempio e ci dissetiamo bevendo un freschissimo latte di cocco.

Il maestoso Wat Pho

Guidati da Lakis, attraversiamo il Chao Praya per renderci al Wat Po, il tempio famoso per l’imponente statua del buddha reclinato e per la sua scuola di massaggio.
Prima della fondazione del tempio, questo luogo era un importante centro di medicina tradizionale thailandese come testimoniano le numerose statue raffiguranti posizioni yoga.
Il tempio comprende due settori principali: il primo ospita gli alloggi dei monaci e la scuola di massaggio e di medicina tradizionale; la seconda parte del tempio ospita la più larga rappresentazione di Buddha di tutta la Thailandia.
La statua del Buddha reclinato (Phra Buddhasaiyas), lungo 46 e alto 15 metri, è interamente patinata d’oro e gli occhi e le enormi piante dei piedi sono decorate con rifiniture in madreperla.
Costruito nel XVI secolo, durante il periodo Ayutthaya, il Wat Po è il tempio più antico e più grande di Bangkok.
Ci togliamo le scarpe per entrare nel tempio e seguiamo la folla di turisti che si accalca per ammirare la bellezza di questa imponente scultura.
Uno scrosciante rumore di monetine accompagna la nostra visita del tempio.
Chiedo a Lakis da dove provenga quel frastuono incessante e lui mi indica una zona del tempio che accoglie numerosi contenitori di ceramica dove la gente deposita fiumi di monetine.
Questa tradizione si chiama 50 coins for 50 wishes e permette alla persona che la segue di esprimere un desiderio per ogni monetina versata.
A proposito di tradizioni, uscendo dal Wat Po osserviamo vari fedeli, con un fiore di loto tra le mani, assorti nella classica preghiera buddista.
Dopo aver acceso una candela, simbolo di conoscenza, i fedeli buddisti s’inchinano tre volte di fronte al tempio tenendo tra le mani tre bastoncini d’incenso: uno per Buddha, uno per la comunità buddista (Sangha) e uno per gli insegnamenti di Buddha (Dharma).
Terminata la preghiera ed espresso un desiderio, i fedeli incollano un pezzo di carta dorata sulla statua di Buddha in segno di gratitudine.
Se la persona soffre fisicamente, deve incollare il cartoncino dorato nella parte della statua corrispondente alla zona del corpo indolenzita.
Riprendiamo forze ed energie attraverso un delizioso piatto di noodles ai frutti di mare e un freschissimo mango e ci dirigiamo verso il complesso monumentale del Palazzo Reale che include il Wat Phra Keo, il tempio che ospita il famoso buddha di smeraldo.

Il fiabesco Palazzo Reale

Il Palazzo Reale, l’edificio più famoso e più visitato di Bangkok, si contraddistingue per la bellezza delle tecniche decorative utilizzate: cupole dorate, campane, mosaici di vetro e porcellana, esotici affreschi murali, statue di demoni e scimmie volanti, porte e finestre finemente ornate, tetti dai colori accesi e tanto altro ancora.
Questo gigantesco edificio, situato nel quartiere Ratanasokin, era un tempo la residenza reale e include numerosi palazzi, templi e costruzioni che si estendono su una superficie di 200 ettari.
Cominciato nel 1782 sotto il regno di Rama I, il Palazzo Reale venne terminato solamente un secolo più tardi durante il regno di Rama IV.
Lo Chakri Maha Pras che un tempo ospitava la famiglia reale viene oggi utilizzato per accogliere importanti dignitari religiosi o capi di stati stranieri in visita a Bangkok.
Mentre esploriamo i vari palazzi che compongono questo fantastico monumento architettonico, un controllore ci ferma e invita Valeria a coprire le spalle con la sciarpa: per poter accedere alla maggior parte dei templi buddisti bisogna coprire spalle e caviglie in segno di rispetto e, naturalmente, togliere le scarpe prima di entrare.
Dopo aver curiosato tra i tanti palazzi e averne apprezzato le superbe decorazioni, ci dirigiamo verso il Wat Phra Sri Rattana Satsadaram, nome completo del Wat Phra Kaeo, che custodisce il Buddha di Smeraldo, simbolo della dinastia Chakri e del regno del Siam.
A differenza degli altri templi, il Wat Phra Kaeo non possiede abitazioni per i monaci.
Il pezzo forte del tempio è la veneratissima statua del buddha di smeraldo che, secondo la leggenda, fu ritrovata a Chiang Rai nel 1434 e custodita a Chiang Mai, a Luang Prabang, a Thonburi, al Wat Arun e, infine, al Wat Phra Kaeo.
Si tratta di una statua di giada, alta 75 centimetri, posta su un piedistallo e protetta da una teca di vetro.
La statuetta indossa una tunica abbellita da pietre preziose che il re in persona cambia all’inizio di ogni stagione.
Le foto alla mitica statuetta sono rigorosamente vietate.
I meravigliosi affreschi che decorano i muri del tempio raccontano le tappe della vita del principe Siddharta che divenne Buddha.
Il Wat Phra Kaeo, protetto da statue di yakshas e kinnaris (personaggi metà-donna e metà-uccello), è considerato il più importante tempio buddista di tutta la Thailandia.

Wat Benchamabopitr: il tempio di marmo bianco

Ci allontaniamo dal Palazzo Reale e prendiamo un taxi rosa per andare al Wat Benchamabopitr, il tempio di marmo bianco.
Il taxi ci fa scendere a un centinaio di metri dal monumento e ci spiega che la strada è bloccata a causa di una manifestazione delle camice rosse, il movimento d’opposizione al governo che qualche tempo fa ha infiammato la città con violenti scontri.
Proseguiamo a piedi fino ad arrivare a quello che viene ritenuto uno dei templi più eleganti di Bangkok.
Costruito alla fine del XIX secolo con marmo proveniente da Carrara, il Wat Benchamabopitr mescola armoniosamente l’architettura thai classica con le influenze europee.
Il tempio di marmo bianco venne realizzato sotto il regno di Rama V le cui ceneri riposano ai piedi del Buddha  centrale.
Una collezione di 53 Buddha (33 originali e 20 copie) occupa il porticato del tempio e offre una stupenda rappresentazione delle differenti fasi dell’arte buddista.
L’ultima tappa della nostra visita dei templi di Bangkok è il Wat Saket o Golden Mountain che raggiungiamo a bordo di un Tuk Tuk.

The Golden Mountain

Lo sforzo dovuto alla scalata dei 318 gradini che conducono al tempio, costruito su una collina artificiale, è ricompensato dall’ impressionante vista panoramica su Bangkok e in particolare sulla zona di Rattanakosin.
L’ascesa verso la Montagna d’Oro è resa abbastanza piacevole dalla vegetazione lussureggiante, dai gong, dalle campane e dalle statue sparse un po’ dappertutto.
La parte alta del tempio ospita la pagoda dorata che contiene le reliquie di Buddha e dove i fedeli si ritrovano per pregare.
Soddisfatti della nostra intensa giornata, decidiamo di tornare in hotel.
Lakis ci invita a prendere una long tail boat (battello dalla lunga coda) per attraversare i canali (klongs) di Bangkok e aggiungere così un’ultima esperienza alla nostra giornata.
Il viaggio a bordo del battellino è abbastanza piacevole ma ci rendiamo conto che l’acqua dei canali è torbida e sporchissima; Lakis ci conferma che la maggior parte dei canali navigabili di Bangkok hanno anche una funzione di scarico per le fognature.
Ci ripariamo dagli schizzi maleodoranti utilizzando un telone trovato a bordo ma l’acqua di questa fogna a cielo aperto penetra comunque sull’imbarcazione.
Scendiamo sani e salvi dal battellino e ci rechiamo in un seven/eleven per comprare una carta sim thailandese e poter comunicare con l’Italia.
Dopo aver trascorso due giornate a Bangkok, iniziamo ad apprezzarne il suo misterioso fascino e riusciamo a carpire le sue inspiegabili contraddizioni: una città surreale dove tradizioni e progresso convivono in un equilibrio instabile alternando baracche a grattacieli.
Ci stupiscono tanti dettagli che hanno attirato la nostra attenzione: l’ingresso ai templi a pagamento solo per i non-thailandesi, la prostituzione sviluppata e accettata, la gente che va in motorino in quattro o cinque senza che la polizia faccia una piega, la devozione cieca verso il Re la cui immagine viene venerata come quella di una divinità.

Fish pédicure: piedi come nuovi grazie ai pesci pulitori

Fish pédicure

Se l’idea di immergere i piedi in una vasca piena di pesci vi tenta, la Fish Pédicure è quello che fa per voi.
Una nuova forma di pédicure, al 100 % naturale, che sfrutta le capacità pulitrici delle carpe garra rufa e che ha già avuto molto successo in Asia e negli Stati Uniti.
I vivaci pesciolini, utilizzati per quest’insolita attività estetica, si nutrono di pelle morta e riportano i vostri piedi allo stato ottimale.
Vi basterà sedervi comodamente e immergere i piedi in una bacinella riempita da queste golose carpe che, in pochi minuti, renderanno la vostra pelle liscia e priva d’imperfezioni.
La Fish Pédicure rappresenta l’ultima novità nel campo della podologia estetica e si va diffondendo a macchia d’olio nel territorio francese.
Naturalmente per poter usufruire dei servizi dei pesciolini pulitori bisogna amare il contatto con i pesci e non soffrire il solletico.
Potrete testare questa nuova forma di pulizia dei piedi presso il centro-massaggi Rufa Fish Spa che oltre alla Fish Pédicure propone anche la Fish Thérapy applicando lo stesso principio di pulizia su tutto il corpo.
La Fish therapy è un ottimo rimedio per alcune malattie della pelle come la psoriasi e l’eczema.
L’effetto della pulizia dei pesciolini pulitori è rilassante e molto efficace.
Acqua in bocca!

Rufa Fish Spa
3 rue des Fossés Saint-Jacques
75005 Paris

Décontraction à la française

massages

Massaggi gratuiti alla Contrescarpe

I massaggi gratuiti rappresentano una delle tante iniziative originali e simpatiche che contribuiscono ad alimentare lo charme della place de la Contrescarpe.
Lo stress parigino mette a rischio l’equilibrio psico-fisico degli abitanti di questa magica città:  i parigini, presi dal vorticoso tran-tran giornaliero e intrappolati nel quotidiano metro-boulot-dodo, si stressano, si stancano e si innervosiscono.
La soluzione a tutto questo stress? Un buon massaggio!
E’ questa la soluzione proposta dal gruppo  “Décontraction à la française”.
I membri dell’associazione vi aspettano tutti i giorni, da maggio a settembre, sulla place de la Contrescarpe per alleviare i vostri dolori e allontanare lo stress.
Praticando il massaggio di strada, gratuito e rigenerante, questi professionisti del benessere, vi faranno dimenticare la tensione e il mal di testa per trasportarvi nella dimensione del relax.
Non perdete altro tempo, affidate le vostre stanche membra a questi maghi dalle dita fatate che sapranno restituirvi il sorriso.

La Décontraction à la française
A partire dalle  18h, tutti i giorni (meteo permettendo), da Maggio a Settembre
Metro : Place Monge