Week end a Barcellona

Week end a Barcellona

Lasciandoci alle spalle la fredda e nuvolosa Parigi, io e Valeria abbiamo deciso di trascorrere un week-end nella soleggiata Barcellona per respirare un pò di Sicilia.
Non siamo andati a Barcellona Pozzo di Gotto, comune siciliano in provincia di Messina, ma nella famosa città spagnola dove attualmente vivono mia sorella e il suo ragazzo, siciliani come noi.
La Sicilia e il calore mediterraneo ci hanno immediatamente abbracciato al nostro arrivo e ci hanno accompagnato durante tutta la nostra permanenza.
In primo luogo perchè i nostri ciceroni hanno saputo accoglierci con quell’affetto e quel calore tipico della nostra terra, in secondo luogo perchè Barcellona richiama costantemente le atmosfere e i paesaggi tipici del sud Italia: il clima, la vegetazione rigogliosa, il sorriso della gente, il calore umano, la buona cucina e la voglia di fare festa in ogni occasione.
Elementi essenziali per uno spirito mediterraneo che, purtroppo, mancano a Parigi che deve la sua magia ad altri fattori quali l’arte, la storia, il fascino dell’architettura, l’estetica della città e la bellezza nostalgica dei suoi scorci.

Il volo 8011 della compagnia Vueling parte da Orly con un leggero ritardo e atterra alle 10h30 di giovedì 22 novembre all’aeroporto El Prat di Barcellona, il secondo della Spagna per grandezza, situato a soli 10 chilometri dal centro della città.
Scendendo dall’aereo restiamo felicemente stupiti dalla temperatura mite e dal sole splendente che, oltre a essere foriero di vitamina di D, è un essenziale ingrediente per la gioia di vivere e il buon umore.
Felici di aver messo piede per la prima volta in terra spagnola, ci dirigiamo verso l’uscita dell’aeroporto e utilizziamo i mezzi pubblici per raggiungere il cuore della città.
Saliamo a bordo della metropolitana gestita dalla TMB (Transports Metropolitans de Barcelona), l’equivalente della RATP a Parigi, e in una ventina di minuti arriviamo a destinazione.
Durante il viaggio in metropolitana abbiamo mondo di osservare la popolazione e ci rendiamo conto che anche qui domina una forte multietnicità e multiculturalità direttamente legata alla lingua e alla storia coloniale della Spagna: a differenza della Francia in giro si vedono pochi arabi e neri, molti latini e sudamericani.
Emersi dai sotterranei della metro, ci dirigiamo verso l’appartamento spagnolo che farà da base di partenza alle nostre escursioni.
L’appartamento si trova nel suggestivo quartiere dell’Eixample che ospita la basilica della Sagrada Familia, il capolavoro incompiuto di Antoni Gaudì.

La Sagrada Familia

Iniziata nel 1882, la Sagrada Familia è rapidamente diventata il simbolo della città ed è il monumento più visitato di tutta la Spagna (seguono l’Alhambra di Granada e il museo del Prado di Madrid).
E’ sicuramente una costruzione imponente che stupisce per la ricchezza delle decorazioni e per la minuziosa simbologia che fa di questo edificio una sorta di tempio mistico.
Gaudì  dedicò alla costruzione della basilica gli ultimi anni della sua esistenza e non riuscì mai a vedere il completamento dell’opera monumentale.
Investito da un tram nel 1926, l’architetto catalano lasciò il capolavoro in piena costruzione.
I lavori sono continuati grazie soprattutto a Domènec Sugrañes, l’assistente di Gaudì, che arrivò a completare la facciata della Natività nel 1936.
Da quel momento l’enorme cantiere che ingloba il monumento non si è mai fermato e dovrebbe terminare i lavori di costruzione nel 2026, in concomitanza del centenario della morte di Gaudì.
La Sagrada Familia è al centro di accese polemiche che riguardano proprio la qualità dei lavori.
Secondo buona parte dei barcellonesi, i costruttori moderni stanno utilizzando uno stile e materiali moderni che Gaudì non avrebbe utilizzato snaturando e storpiando in questo modo la sua natura originale.
Effettivamente visitando il monumento si nota nettamente il contrasto tra una facciata e l’altra realizzate con uno stile e un tipo di pietra diversi.
Aldilà di questi retroscena sulle critiche e sui dissapori interni alla città, il monumento stupisce per la sua imponenza e merita sicuramente una visita.

Il mercato della Boqueria

Depositiamo le valigie a casa e decidiamo d’immergerci subito nello spirito di Barcellona visitando la Boqueria, il cuore pulsante della città, un variopinto mercato che trabocca di prodotti freschi e che vibra al suono dell’allegria.
Un’ondata di colori e sapori ci travolgono e ci invitano a perderci nell’enorme dedalo di bancarelle che si estende sotto i nostri occhi sbalorditi: pesce fresco, salumi, succhi di frutta, bastoncini di baccalà fritto, il famoso prosciutto crudo Serrano, spezie, vini, ghiaccioli, caramelle e tantissime altre delizie per gli occhi e il palato.
Si tratta di un mercato antichissimo, conosciuto anche come mercato di San Josep, che risale al 1217 quando si tenne per la prima volta una vendita di carni bovine e suine.
In questa amalgama indistinta di turisti e catalani, venditori e compratori, si trova l’anima effervescente di Barcellona.
La Boqueria è aperta tutti i giorni tranne la domenica e il 12 ottobre di ogni anno, ovvero la data della scoperta dell’America a opera di Cristoforo Colombo (che secondo gli abitanti di Barcellona si chiamava Cristóbal Colón ed era indiscutibilmente catalano).
La visita del mercato ci mette appetito e ci affidiamo ai nostri due ciceroni per la scelta di un ristorante tipico dove gustare le specialità del posto.

I deliziosi pinchos di Sagardi

Scegliamo di assaggiare gli squisiti pinchos di Sagardi, un simpatico ristorantino a pochi passi dalla Rambla.
I pinchos, simili alle tapas, sono costituiti da una fetta di pane accompagnata da uno o più ingredienti bloccati da uno stuzzicadenti.
Sagardi propone una larga scelta di varietà di pinchos e i nostri piatti si riempiono rapidamente di stuzzicadenti: pesce, salumi, olive, frittata di patate (la famosa tortilla de patatas), peperoni.
Soddisfati dal nostro primo pasto spagnolo, chiediamo la cuenta (il conto) al cameriere che calcola il montante da pagare contando gli stuzzicadenti rimasti nei nostri piatti.
Paghiamo il conto e allontanandoci dal locale ci chiediamo se i clienti ogni tanto facciano scomparire misteriosamente qualche stuzzicadenti dal piatto per ridurre il prezzo finale.
Restiamo col dubbio riguardo questo metodo di pagamento e ci dirigiamo verso la rambla, l’arteria più animata di Barcelona attraversata quotidianamente da migliaia di persone.

Una statua umana sulla rambla

La rambla è un viavai incessante di gente, una passerella dove s’incrociano tantissimi sguardi, una vetrina per i tanti artisti che come a Montmartre realizzano ritratti e caricature, un palcoscenico per le statue umane che si lasciano immortalare in compagnia dei turisti, un elemento vitale per i tanti negozi situati nelle vicinanze.
Ci allontaniamo un istante dalla Rambla per fare una pausa golosa in un locale chiamato El Bosc de les Fades (il bosco delle fate) situato di fronte al museo delle cere.
E’ un posto stupendo, decorato minuziosamente, che riproduce un bosco incantato popolato da elfi, fate, folletti e altre creature fiabesche.
Un luogo ideale per rilassarsi e fare una pausa prima di riprendere il cammino tra le vie di Barcellona.
Immersi tra folletti, gnomi e alberi viventi, gustiamo un buon caffè e concludiamo il nostro primo giorno in questa città frizzante fotografando le statue umane situate lungo la Rambla.

Il parc Guell

Venerdì 23 novembre. Ci svegliamo di buon mattino e iniziamo la giornata assaporando una deliziosa colazione spagnola a base di cornetti ripieni, ensaimadas (un dolce zuccherato tipico dell’isola di Maiorca) e churros al cioccolato (tipici dolci spagnoli costituiti da una croccante pasta fritta, spolverata di zucchero e serviti in un cartoccio).
Prima tappa di oggi è il parc Guell, un altro capolavoro di Antoni Gaudì, che sta a Barcellona come Montmartre sta a Parigi.
Il parco è situato su una collinetta e per raggiungerlo bisogna affrontare una salita ripida e salire parecchie scale.
Non c’è la funicolare come a Parigi ma in compenso ci sono varie scale mobili che facilitano l’ascesa verso la nostra destinazione.
Costruito tra il 1900 e il 1914 su richiesta di Eusebio Guell che desiderava creare una sorta di città-giardino per l’alta borghesia catalana, il parco fa parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco e ogni anno è visitato da milioni di turisti.
Gaudì ha realizzato una costruzione che rispetta il paesaggio e che si integra perfettamente con il contesto naturale in cui si colloca.
Gli elementi che contraddistinguono le decorazioni del parco sono l’uso abbondante di mosaici, l’impiego di variopinte ceramiche e la presenza di sculture in calcestruzzo che raffigurano animali fantastici.
Tra questi animali pittoreschi quello più conosciuto è senza dubbio la salamandra situata all’ingresso del parco.

Il parco Guell

Dopo aver fotografato ogni centimetro quadrato del parco, decidiamo di sostare in un ristorantino poco distante per assaggiare le famose tapas spagnole.
Elemento emblematico della cultura gastronomica spagnola, le tapas sono un insieme di aperitivi, freddi o caldi, serviti in piccole porzioni.
Gli spagnoli hanno l’abitudine di pranzare o cenare a base di tapas spesso cambiando più volte locale per assaggiare varietà diverse di aperitivi.
Ordiniamo alcune tapas tipiche e nell’arco di pochi minuti il nostro tavolo si riempie di colorati piatti: pan con tomate (una sorta di bruschetta), pulpo gallego (polipo alla paprika), calamari, coniglio, salsiccie e patatas bravas (patate fritte).
Dopo aver consumato questo pranzo luculliano, rotoliamo fuori dal ristorante e andiamo a passeggiare in centro per smaltire le calorie assimilate.
Passiamo davanti la cattedrale della Santa Croce, situata nel quartiere gotico e dedicata a Santa Eulalia, la patrona della città, e girovaghiamo tra le stradine decorate con le illuminazioni e gli addobbi natalizi.
Appese ai balconi di molte case, sventolano fiere le bandiere giallo-rosse della Catalogna che ci ricordano i desideri d’indipendenza e di federalismo di Barcellona e di tutta la regione.
Un’altra sosta golosa ci permette di scoprire un piccolo locale gestito da una simpatica coppia di italiani che da diversi anni vivono a Barcellona.
Accolti dalla simpatia e dal calore dei gestori del locale, ci rilassiamo sorseggiando bevande calde e sprofondando nelle comode poltrone a nostra disposizione.
Il locale si chiama Petit Jetlag, nel carrer Dagueria, e offre un’interessante offerta di vini, un’intelligente iniziativa di scambio libri (si prende un libro e se ne lascia un altro in cambio) e una familiare atmosfera italiana che ci fa sentire a casa.

La cattedrale di Barcellona

Ricaricate le pile, ci rimettiamo in cammino per raggiungere la la Font Magica, la fontana magica situata nel quartiere di Montjuic.
La fontana offre ai turisti uno spettacolo gratuito fatto di musica, colori e altissimi getti d’acqua che danzano al ritmo delle canzoni in sottofondo.
Posta al centro della collina di Montjuic, la fontana magica fu costruita da Carles Buïgas per l’esposizione universale di Barcellona del 1929.
Dall’alto della collina, oltre a godere dell’affascinante spettacolo della fontana si abbraccia d’un solo sguardo buona parte della città.
Comodamente seduti sulla scalinata del museo delle arti catalane, osserviamo estasiati i giochi d’acqua e luce della fontana e assaporiamo un momento veramente magico del nostro viaggio in Spagna.
Concludiamo la serata alla Cerveceria Intertapa, situata lungo l’avenida Gaudì, dove ingurgitiamo deliziosi hamburger che annaffiamo con litri di birra.

Una statua vivente

Sabato 22 novembre. Ultimo giorno utile per visitare Barcellona, domani ripartiamo per Parigi. Vogliamo sfruttare al meglio il tempo a nostra disposizione e decidiamo di visitare soltanto dall’esterno due famose realizzazioni di Gaudì che avrebbero sicuramente meritato anche una visita degli interni: la Pedrera o casa Mila e la casa Battlò.

Casa Battlo

La casa Battlò si trova nella zona del passaggio di Grazia (più precisamente al 43, Passeig de Gràcia) e fu realizzata dall’architetto catalano, tra il 1904 e il 1906, trasformando un edificio esistente.
A Barcellona l’edificio è conosciuto come Casa de los huesos (casa delle ossa) per via della sua architettura che richiama la forma delle ossa del corpo umano: i balconi sembrano un cranio con tanto di naso e aperture oculari, le colonne hanno la forma di ossa e molti altri dettagli somigliano a uno scheletro.
La facciata dell’edificio, ondulata e rivestita da un mosaico realizzato in vetro e ceramica, da l’impressione di essere in movimento e di ondeggiare sotto i riflessi del sole.
Josep Battlò, proprietario del palazzo, affidò a Gaudì la missione di ristrutturarlo e l’architetto fu capace di creare un edificio radicalmente diverso da quello di partenza e dotato di una spettacolare policromia.
Casa Battlò, che è conosciuta anche come casa del drac (casa del drago) per via del tetto squamato che ricorda il dorso di un drago, colpisce per le sue forme stravaganti, la facciata onirica, la cura del dettaglio e l’eleganza stilistica.
Continuiamo il nostro percorso lungo il Passeig de Gràcia e al numero 92, all’incrocio con il carrer de Provença, troviamo la Casa Mila.

La Pedrera

Realizzata da Gaudì tra il 1905 e il 1912 su richiesta della coppia Pere Milà e Roser Segimon, la casa Mila è anche conosciuta come Pedrera (cava di pietra) e rappresenta un ottimo esempio del modernismo architettonico catalano dominato dalla linea curva e dalle forme ondulate.
La facciata dell’edificio è priva di linee rette e richiama la forma di un onda, i balconi in ferro battuto sembrano alghe e il tetto somiglia alla carena di una nave.
Dichiarata patrimonio mondiale, la Casa Mila rappresenta una delle espressioni più alte dell’estro e della creatività di Gaudì.
Decidiamo di non visitare l’interno dell’edificio e di sfruttare il tempo a nostra disposizione per goderci il lungomare della Barceloneta dove, avvolti dal profumo dello iodio, respiriamo il profumo di casa.
Facciamo una breve sosta seduti sui gradini del lungomare e ascoltiamo un gruppo musicale che ci allieta con i suoi ritmi sudamericani.
Il gruppo si chiama Made in Barcelona e, a quanto pare, sono molto conosciuti in città.

Il gruppo Made in Barcelona

Restiamo una buona mezz’ora ad ascoltare l’ottima performance musicale di questi artisti che con i loro ritmi indiavolati ci mettono fame.
Pranziamo sul lungomare dal Rey de la Gamba, un ristorante storico di Barcelona che prepara specialità a base di pesce.
Ordiniamo una paella di pesce e una mista e non restiamo delusi della nostra scelta: la paella è deliziosa e la cottura del riso e del pesce è semplicemente perfetta.
Continuiamo il pranzo con altre delizie ittiche e lo terminiamo con un chupito (bicchierino) digestivo.

Una squisita paella

Proseguiamo la nostra passeggiata spensierata lungo la spiaggia di Barcellona e apprezziamo particolarmente l’atmosfera rilassata e vacanziera che regna sovrana: cielo azzurro, ragazzi che giocano a beach volley, artisti che modellano con pazienza la sabbia creando stupende sculture, il canto dei gabbiani e tanta tranquillità.
Un’atmosfera cara a chiunque ama il mare e noi da buoni siciliani ci lasciamo ammaliare e cullare dal suono dalle onde che ci accompagna verso la fine del nostro viaggio e il ritorno a Parigi.
Hasta luego Barcelona!

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I battelli della speranza

I battelli della speranza sul Canal Saint Martin

Una bella iniziativa si è tenuta martedì scorso lungo il canale Saint Martin, nel X arrondissement di Parigi, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla triste sorte dei tanti immigrati che trovano la morte tra le costre africane e quelle europee.
Ogni anno sono tantissimi i disperati che tentano di raggiungere quello che considerano un Eldorado attraverso imbarcazioni di fortuna.
Molti sono gli immigrati provenienti dalle coste libiche, tunisine o marocchine che raggiungono le sponde di Lampedusa e della Sicilia in generale, ma tantissimi sono quelli che perdono la vita miseramente inseguendo speranze di cambiamento e di un’esistenza migliore.
Tra il 1994 e il 2011, circa 6000 immigrati hanno perso la vita tra le onde del Mediterraneo e il numero delle vittime è aumentano in maniera esponenziale in seguito alle rivoluzioni nei paesi arabi che hanno causato drammatici sconvolgimenti sociali e politici.
Un gran numero di battelli, zattere e gommoni si sono schiantati tra gli scogli trascinando in fondo al mare i sogni e le chimere di gente che scappava dalla guerra o da altre difficoltà per cercare un possibile futuro per sè e per la propria famiglia.
L’associazione Boats4people, che si batte per un Mediterraneo di libertà e solidarietà, ha organizzato una grande manifestazione per denunciare l’indifferenza degli stati dell’unione europea nei confronti di un dramma umano dalle dimensioni enormi.
Nell’ambito di questa utilissima iniziativa, il battello Oloferne navigherà tra la Tunisia e Lampedusa, per tutto il mese di luglio, effettuando alcune tappe intermedie che saranno accompagnate da svariate manifestazioni.
Anche le associazioni umanitarie parigine hanno voluto esprimere il loro contributo simbolico e la loro solidarietà verso questa delicata problematica organizzando un lancio di battelli di carta sul canale Saint Martin.
Una flotta di coloratissime barchette ha invaso per un giorno il canale parigino per ricordare che un mondo migliore sarà possibile solamente quando l’essere umano imparerà a rispettare e accettare i suoi simili.

Il multietnico mercato di Aligre

Il colorato mercato d’Aligre

Se siete in vacanza a Parigi e desiderate conoscere l’anima di questa città, amalgamarvi con la gente che ci abita e per una mattina vivere come loro, recatevi al mercato di Aligre.
Se invece, come me, a Parigi ci abitate, la visita settimanale a questo coloratissimo mercato diventerà un appuntamento fisso.
Il mercato si svolge tutti i giorni, dal martedì alla domenica, lungo la rue d’Aligre, tra la rue du faubourg Saint Antoine e la rue de Charenton.
Si tratta del cuore del XII arrondissement, una delle zone più multietniche e frizzanti di Parigi.
Recarmi al mercato di Aligre è diventata un’abitudine da un lato per i prezzi imbattibili di frutta e verdura, dall’altro perché mi ricorda molto l’atmosfera che si respira nei mercati palermitani.
Riempire ogni settimana il carrello della spesa di prodotti freschi e genuini a prezzi stracciati, rappresenta la mia madeleine di Proust che mi proietta nella mia infanzia quando con mio padre quella stessa spesa la facevo al Capo, al Ballarò o alla Vucciria.

L’atmosfera è veramente simile a quella dei mercati rionali di Palermo e, dato che la maggior parte dei commercianti sono arabi, anche i sapori sono quelli mediterranei.
Quello che stimola maggiormente il flusso della mia memoria, riportandomi indietro nel tempo, sono soprattutto le abbanniate ovvero le grida proclamate dai venditori del mercato per decantare le qualità dei loro prodotti.
Naturalmente il venditore del mercato di Aligre non grida “pisci spata friscu!” o “accattativi l’aranci brasiliani!!!” ma piuttosto “Au choix, au choix! (a scelta)” o ancora “Tout à un euro (tutto a un euro)” ma l’effetto è lo stesso.
Quando si arriva al mercato di Aligre si è subito avvolti dal movimento perpetuo e dal miscuglio multiforme di volti, grida, lingue e colori che riflette la mescolanza etnica e sociale del XII arrondissement e più in generale di Parigi stessa.
Tutti gli strati sociali si mescolano e si ritrovano insieme a fare la fila al mercato: giovani studenti venuti a fare la spesa per la settimana, operai, attempate signore che vengono da anni a scegliere le lattughe più belle o le arance più succose, turisti e semplici curiosi.
Il mercato d’Aligre è l’unico mercato di Parigi a coniugare insieme un mercato alimentare all’aperto, un mercato al chiuso (la hall Beauvau, costruita nel 1779) e un piccolo mercato delle pulci: un’eterogeneità che sta alla base del successo di questo mercato.

Il termine Aligre che da il nome al mercato e alla via, deriva dal nome di una vedova benefattrice che lasciò tutti i suoi averi all’hospice des Enfants Trouvés che sorgeva laddove oggi si trova la square Troussau.
I venditori di frutta e verdura occupano la parte del mercato situata all’esterno, una quarantina di bancarelle che quotidianamente espongono frutta di stagione o agrumi importati dai paesi più caldi (Sicilia inclusa), fiori, funghi, spezie ed erbe aromatiche.
Per essere sicuri della qualità della frutta, non esitate ad assaggiare, odorare, toccare e mantenete una certa diffidenza nei confronti dei venditori che non vi lasciato scegliere personalmente la frutta.
I migliori affari si fanno sicuramente la domenica tra mezzogiorno e l’una quando i prezzi delle bancarelle scendono precipitosamente e i venditori diventano molto più propensi a negoziare pur di sbarazzarsi dei prodotti rimasti.
Alcune bancarelle sono specializzate nella vendita di frutti esotici, altre in quella di aglio e cipolle ma la maggior parte presentano la stessa varietà di prodotti.
In ogni caso, prima di riempire la cesta della spesa, conviene sempre fare un giro completo del mercato e adocchiare i prodotti migliori.
La parte che separa il mercato delle pulci dalla parte coperta rappresenta il cuore del mercato di Aligre dove si possono trovare le migliori qualità di frutta e verdura, ai piedi del piccolo edificio che sovrasta la piazza con la sua torre munita d’orologio.
Il mercato chiuso, la hall Beauveau, è molto pittoresco e offre l’imbarazzo della scelta: pescivendoli, venditori di formaggio, specialità italiane, negozi biologici, panifici e macellerie.
Tuttavia i prezzi sono più alti rispetto a quelli del mercato all’aperto.

Per quanto riguarda il mercato delle pulci, molti oggetti sono malandati o rovinati dal tempo ma se avrete la pazienza di esaminare attentamente tutti gli oggetti proposti, potrete fare dei buoni affari.
Da non perdere a fine mercato, l’immancabile venditore di cd/dvd masterizzati: il giovane, che tra l’altro parla un perfetto italiano, saprà consigliarvi riguardo al suo vasto catalogo di film.
Tornati a casa, poi, vi renderete conto che solo uno dei cinque film appena acquistati funziona, ma il simpatico contraffattore di film sarà ben disposto a sostituirli e poi sarà il pretesto per tornare al mercato.

Tutti i giorni, tranne il lunedì,  dalle 8h30 alle 13h00.
Marché d’Aligre
Place d’Aligre
75012 Paris
Metro : Ledru-Rollin o Faidherbe Chaligny (linea 8)