La maledizione di Jacques de Molay

La maledizione di Jacques de Molay

Notre Dame racchiude numerosi segreti che si possono scoprire soltanto penetrando all’interno della cattedrale.
Fu proprio sul sagrato di questa chiesa che Filippo IV il Bello, nella volontà di distruggere l’Ordine dei Templari, fece bruciare al rogo il grande maestro dell’Ordine Jacques de Molay e i 37 cavalieri accusati di eresia.
La pira incendiaria fu eretta sull’ ile aux juifs, nella parte ovest dell’ile de la cité che corrisponde oggi alla parte meridionale dello square du Vert Galant.
Quando il grande Maestro vide il rogo chiese ai suoi giustizieri di essere rivolto verso la cattedrale:
“Vi prego di lasciarmi unire le mani per un’ultima preghiera. Morirò presto e Dio sa che e’ ingiusto. Ma io vi dico che la disgrazia cadrà su coloro che ci condannano ingiustamente.”
E poi rivolgendosi al papa Clemente V e al re Filippo il Bello aggiunse
“Vi affido entrambi al tribunale di Dio, tu Clemente nei prossimi 40 giorni e tu Filippo prima della fine dell’anno”.
La predizione di Jacques de Molay si realizzò poiché papa Clemente V morì un mese dopo e il re Filippo il Bello fu vittima, nello stesso anno, di un incidente di caccia a Fontainebleau.
La maledizione sembra essersi protratta nel corso dei secoli come una vendetta implacabile.
E voi, credete alla maledizion della stirpe dei re di Francia pronunciata, il giorno del rogo, da Jacques de Molay?

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Le serrature del diavolo

I portoni della cattedrale Notre Dame

Prima di entrare nella cattedrale di Notre Dame soffermatevi a guardare sulle ante dei portali laterali, le magnifiche serrature finemente decorateconsiderate dei veri e propri capolavori.
Queste serrature furono ordinate a un abile fabbro chiamato Biscornet che davanti all’importanza del lavoro, ebbe un momento di panico e si sentì incapace di realizzare l’opera.
La leggenda vuole che fece, allora, appello all’aiuto del diavolo.
Quando le serrature furono montate sui portoni vennero contemplate con grande timore.
In che modo Biscornet aveva potuto immaginarle e come aveva potuto lavorarle in quella maniera?
Poiché era il solo a poterle aprire, il giorno dell’installazione, andarono a cercarlo e lo trovarono svenuto accanto alla forgia.
Alla fine per aprire le porte fu necessario aspergerle di acqua santa.
Alcuni dicono che in quel momento il diavolo grugnì talmente forte che la cattedrale tremò.
Quello che è certo è che Biscornet, prostrato dalla paura e dai rimorsi, morì poco tempo dopo portando con sé il suo segreto.
Il segreto delle serrature di Notre Dame è andato perso e nessuno lo ha mai ritrovato.

La Festa dei Pazzi (La Fête des Fous)

La Festa dei Pazzi (La Fete des Fous)

Ogni cosa nasconde un rovescio della medaglia!
E’ il caso di Notre Dame de Paris, la cui sacralità emana pietà, bontà, giustizia divina e trasporto dell’anima.
Sapevate che una volta all’anno (alcuni dicono a Natale, altri a Pasqua) si organizzava a Notre Dame la Festa dei Pazzi?
A questa festa partecipavano diaconi, preti, chierichetti e penitenti, uomini e donne, appena vestiti o completamente nudi che percorrevano la città praticando strani rituali: alcuni si bucavano le carni con i chiodi e segnavano il loro passaggio con il sangue, altri benedicevano gli spettatori con termini osceni ed eseguivano danze macabre, altri mangiavano minestra in un angolo dell’altare o bruciavano sterco di animali al posto dell’incenso.

Nel corso della serata la febbre saliva, si beveva, ci si insultava, e persino i preti, ubriachi, insultavano la folla scagliandogli contro pietre e rifiuti.
Ogni tanto questa strana processione faceva tappa in luoghi di prostituzione e finiva nell’orgia e nell’eccesso come a Sodoma e Gomorra.
Queste riunioni, per quanto possa sembrare incredibile, si protrassero fino al XVI secolo con la benedizione del re stesso.
La Festa dei Pazzi durava una giornata intera ma l’indomani tutto era dimenticato e la chiesa tornava alla normalità: la minima blasfemia o il più piccolo sacrilegio venivano puniti secondo le dure leggi della giustizia divina.
Si racconta la storia di un penitente che, non essendo ancora tornato al suo stato normale, disse una parola di troppo che pagò duramente: gli fu inchiodata la lingua sulla scrivania!

L’impiccato che non voleva morire

L’impiccato che non voleva morire

La Place Maubert porta questo nome dal XII secolo.
Si pensa che il nome provenga dal Maestro M.Albert, più conosciuto sotto lo pseudonimo di Alberto il Grande, un alchimista domenicano che scrisse numerosi trattati di magia.
Era un’epoca in cui il rogo dell’inquisizione iniziava a bruciare e la piazza avrebbe visto la fine di molti eretici e blasfemi.
Si racconta la storia incredibile di un ragazzo accusato di aver assassinato il suo maestro.
Il giovane fu impiccato e il boia che dopo una buona mezz’ora venne a staccargli la corda dal collo, si rese conto che il ragazzo continuava a dimenarsi.
Fu sul punto di tagliargli la gola ma alcune donne, sensibili a quella scena, gridarono al miracolo e implorarono il boia di concedere la grazia.
Quest’ultimo accettò e il giovane che non aveva smesso di proclamare la sua innocenza affermò di essere resuscitato “Ero morto diceva e la mia preghiera nel momento in cui trapassavo mi ha riportato in vita”.
Nessuno aveva mai sopravvissuto ad un’impiccagione dopo mezz’ora di supplizio e ciò suscitò un grande clamore in tutta la città.
Lo stesso re Francesco I graziò il miracolato e l’inchiesta che il sovrano fece condurre provò che il ragazzo non aveva mentito: il suo maestro era stato assassinato dalla moglie.
Non bisognò altro per confermare il miracolo.

Victor Noir e il suo potere segreto

La statua di Victor Noir al cimitero del Père Lachaise

La statua di Victor Noir al cimitero del Père Lachaise

Una delle tante leggende che contribuiscono a fare del Père Lachaise un cimitero particolare è quella che circonda la statua di Victor Noir.
E’ solamente dopo la sua morte che il personaggio di Victor Noir divenne famoso.
La leggenda lo ha reso talmente celebre che la sua tomba è stata capace di suscitare un vero e proprio culto, paragonabile a quello del suo vicino Oscar Wilde, la cui pietra tombale è ricoperta di baci con tanto di rossetto, o alla lapide di Jim Morrison, il mitico solista dei Doors, la cui tomba è custodita per evitare che folle di fans pronti a superare le barriere di protezione si introducano per toccarla o lasciare dei souvenir.

Victor Noir, pseudonimo di Yvan Salmon (1848-1870), giornalista del quotidiano La Marseillaise morto all’età di 22 anni è divenuto celebre per le circostanze in cui trovò la morte.
Il 10 gennaio 1870 si presentò da Pierre Bonaparte, cugino di Napoleone III, al fine di organizzare, in qualità di testimone, un duello per Pascal Grousset, suo capo-redattore.
Quest’ultimo reputava di essere stato diffamato da un articolo del giornale firmato dal principe.
All’incontro era presente anche il direttore della Marseillaise, anche lui venuto a chiedere la riparazione del torto a Bonaparte.
Tuttavia l’incontro finì nel peggiore dei modi, l’impulsivo cugino di Napoleone III lasciò partire un colpo di pistola che colpì mortalmente Victor Noir.
Il giornale la Marseillaise condusse allora una vasta campagna contro l’Impero.
Il capo del governo, Emile Ollivier, fece arrestare Pierre Bonaparte e, prudente, organizzò i funerali a Neuilly-sur-Seine, rispettando il desiderio della famiglia ed evitando un afflusso eccessivo di gente.
Malgrado tali misure, più di centomila persone si mobilitarono e diedero vita a una sommossa antinapoleonica che ratificò la caduta del Secondo Impero.

Nel 1891, le spoglie di Victor Noir, divenuto un simbolo repubblicano, vennero trasferite al Père-Lachaise.
Lo scultore Jules Dalou realizzò, in sua memoria, una statua che lo rappresentava nella posizione in cui sarebbe stato ritrovato dopo aver ricevuto il colpo fatale da parte di Pierre Bonaparte.
Seguendo la tecnica utilizzata all’epoca Dalou modellò la statua sul corpo nudo di Noir.
A prima vista, la statua può sembrare una delle tante rappresentazioni scultoree che costellano e adornano il Père Lachaise, ma se ci si avvicina all’opera si potrà notare che la statua è dotata di una virilità alquanto pronunciata ed evidenziata dall’abbondante rigonfiamento a livello della cintura.
Questo realismo anatomico ha stimolato l’immaginario e la superstizione di molti: da parecchi anni a questa parte si è diffusa la pratica di toccare la statua per ottenerne in cambio fertilità (o semplicemente fortuna in amore come dicono alcuni).
L’usanza, a metà tra leggenda e folklore, vuole che parecchie donne che non riuscivano ad avere figli abbiano goduto di grande fertilità facendo appello alla statua.
La mancanza di pittura nelle parti basse della statua ne conferma la forte attività di sfregamento cui è stata oggetto nel corso degli anni.
Se vi trovate a passeggiare per i viali malinconici del Père Lachaise, dunque, non sorprendetevi se doveste scorgere una donna cavalcare una statua.
Misteri e leggende di Parigi!