Mortelle soirée: una serata mortale

Una serata mortale – Mortelle soirée

Fondata nel 2008, la compagnia Mortelle soirée conosce un ottimo successo tra le aziende e i gruppi d’amici.
L’idea insolita che sta alla base del successo di questa giovane società consiste nel realizzare un gioco-inchiesta a grandezza naturale, una sorta di Cluedo gigante che mette alla prova le capacità investigative e la perspicacia degli aspiranti Colombo, Kojak e Derrick.
Vi tufferete dentro lo scenario di un film poliziesco e seguirete gli indizi che vi condurranno a smascherare l’assassino.
Potrete scegliere di ambientare la vostra inchiesta dove preferite (un ristorante, un castello, all’esterno, in ufficio) utilizzando uno scenario definito o richiedendone uno personalizzato.
Il ruolo dei testimoni può essere incarnato da attori professionisti o dagli stessi partecipanti alla serata, l’investigatore o la squadra investigativa ha il delicato ruolo di dirimere il mistero usando intuito, spirito d’osservazione e raziocino.
Gli investigatori dovranno identificare il colpevole seguendo minuziosamente le varie fasi dell’indagine: osservazione della scena del crimine, colloquio con i testimoni, interrogatorio ai sospetti, analisi degli indizi e deduzioni finali.
Avrete la possibilità di testare, in famiglia o in azienda, le vostre capacità di riflessione e la vostra curiosità e diventerete, per una sera, il protagonista di un romanzo giallo.
Il gioco affonda le sue origini nella Gran Bretagna degli inizi del XX secolo e al Murder and Mystery party, un adattamento reale delle trame dei romanzi polizieschi.
La serata può cominciare tranquillamente con una pizza in compagnia di amici quando all’improvviso uno degli invitati viene ritrovato morto in bagno.
Da quel momento la vostra attenzione si concentra sul ritrovamento dell’assassino seguendo le tracce lasciate dal colpevole, dal sangue alle impronte, ed esaminando gli alibi dei presenti.

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Il Ponte sul fiume Kwai

Il Ponte sul fiume Kwai

Tramite l’agenzia Solimai Bangkok, dove lavora la ragazza di Lakis, prenotiamo due escursioni nei dintorni di Bangkok.
La prima escursione ha come destinazione Kanchanaburi, una piccola cittadina situata a 130 Km dalla capitale thailandese.
Il minibus viene a prenderci puntuale alle 7:00 in hotel e, insieme ad altri compagni di viaggio, ci rechiamo in questa città resa celebre dal ponte che attraversa il fiume Kwai.
Il paesaggio che fa da contesto a Kanchanaburi è molto gradevole: vegetazione lussureggiante, flora tropicale, montagne, vallate e una generale atmosfera di tranquillità.
Particolarmente suggestivo è il punto in cui i fiumi Kwai Yai e Kwai Noi si uniscono per formare il fiume Mae Klong; qui la bellezza spettacolare del paesaggio si dispiega in tutto il suo splendore con cascate, grotte, fiumiciattoli e parchi nazionali.

L’attrazione principale di Kanchanaburi è senza dubbio il ponte sul fiume Kwai, un grande ponte di ferro nero (proveniente dall’isola di Java) che ha ispirato il famoso romanzo di Pierre Boulle e un film realizzato da David Lean.
Il ponte venne costruito dai prigionieri di guerra, dal 1942 al 1945, nell’ambito dei lavori di costruzione della ferrovia tra la Thailandia e la Birmania, tristemente ribattezzata ferrovia della morte (Death rail).
Il Giappone, impegnato a combattere gli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, decise di costruire una ferrovia per consolidare la sua posizione nel sud-est asiatico e per sostenere l’esercito nipponico in Birmania.
Il ponte e la ferrovia furono costruiti intermente dai prigionieri: più di 16000 lavoratori europei e 90000 asiatici persero la vita durante la costruzione.
Due cantieri edili si svilupparono in contemporanea dalla Thailandia e dalla Birmania  procedendo verso il centro del fiume. Le condizioni di lavoro disumane e il propagarsi di malattie decimarono rapidamente la manodopera utilizzata.
Ricostruito alla fine della guerra, il ponte è utilizzato ancora oggi da un tratto ferroviario che comprende alcuni viadotti sospesi sul fiume.

JEATH war museum

A pochi metri dal ponte sul fiume Kwai si trova il JEATH war museum, il museo della guerra che ripercorre le fasi di quella drammatica parentesi storica in cui persero la vita tantissime persone.
L’acronimo JEATH (Japanese, English, Australian, American, Thai, Holland) deriva dalle nazionalità dei prigionieri che morirono durante la costruzione del ponte.
Visitiamo rispettosamente le stanze di questo museo che racconta attraverso immagini, documenti e fotografie le condizioni di vita e di lavoro dei prigionieri.
Prima di andare via da questo luogo di memoria, visitiamo anche un cimitero che accoglie le spoglie di tantissimi alleati morti in quel periodo.

Risaliamo sul minibus e riprendiamo il cammino in direzione del Bamboo camp dove ci aspettano una passeggiata a dorso d’elefante e il bamboo rafting, un’avventurosa traversata di un fiume a bordo di una zattera di bamboo.
Giunti a destinazione, ci rifocilliamo consumando un pranzo ristoratore su una piattaforma galleggiante.
Il pranzo è l’occasione per simpatizzare con i nostri compagni di viaggio: una coppia d’indiani in luna di miele, un backpacker israeliano alla scoperta della Thailandia, una coppia di australiani che sono appena stati in Cambogia, dove hanno incontrato il bimbo che hanno adottato a distanza.
Dopo aver gustato le piccanti pietanze thailandesi e conosciuto meglio i nostri compagni d’escursione, saliamo su una zattera di bamboo e percorriamo il fiume.

Il Bamboo rafting

Due simpatici thailandesi guidano la zattera attraverso lunghi remi di legno e ci indicano i meravigliosi paesaggi da fotografare.
Questa piacevole e rilassante passeggiata in zattera si conclude nei pressi del campo degli elefanti dove, per la prima volta, saliremo sopra un pachiderma.
Mentre aspettiamo il nostro turno, ci dissetiamo e assaggiamo la frutta esotica messa a disposizione dal personale del campo.
Inganniamo l’attesa giocando con alcune dispettose scimmiette che attirano l’attenzione dei turisti con le loro acrobazie.
Montiamo in sella a un possente elefante guidato da un giovane ragazzo thai comodamente seduto sulla testa dell’animale.
Uno splendido paesaggio incontaminato accompagna la nostra passeggiata e dimentichiamo il caos di Bangkok e lo stress di Parigi.

La cascata Sai Yok Noi

La tappa successiva dell’escursione è la cascata Sai Yok Noi.
La cascata, meno imponente rispetto alla sua gemella Sai Yok Yai, ci conquista con il suo fascino e per la vegetazione selvaggia che la circonda.
Allegri bambini sguazzano nelle acque della cascata, mentre intere famiglie di thailandesi si riposano sui prati circostanti consumando i piatti preparati a casa.
La nostra guida ci invita a raggiungere il bus per recarci al Tempio delle tigri, l’ultima tappa di oggi, ma prima riprendiamo energie acquistando un pò di frutta fresca: frutto del dragone, meloncini, ananas e mango.

Il Tempio delle tigri

Il nostro minibus viene inghiottito dalla bocca spalancata di un’enorme tigre (per fortuna di cartapesta): è l’ingresso del Tempio delle tigri, una sorta di santuario per animali dove, oltre alle tigri, si trovano molti animali selvatici come cinghiali, cervi, antilopi e bufali.
In questo tempio buddista nell’ovest della Thailandia, i monaci vivono in simbiosi con le tigri che educano fin dalla nascita al contatto con l’uomo.
Nel 1999 i monaci trovarono un cucciolo di tigre ferito e decisero di allevarlo. Successivamente gli abitanti del villaggio e la polizia portano al tempio altri cuccioli di tigre rimasti orfani dopo che la madre era stata uccisa dai bracconieri.

Il tempio delle tigri

Il tempio Wat Pa Luangta Bua Yannasampanno viene ribattezzato Tempio delle Tigri.
Il Tempio rappresenta l’occasione unica per i turisti di accarezzare le tigri e farsi fotografare insieme a questi enormi felini.
Dopo aver toccato alcuni cuccioli di tigre e scattato un paio di foto ci dirigiamo verso il canyon delle tigri, l’attrazione principale del tempio.
Qui è possibile avvicinarsi alle tigri adulte e farsi fotografare.
Ogni visitatore è accompagnato da due persone che lo guidano lungo il percorso: una lo tiene per mano e lo guida da una tigre all’altra, la seconda persona scatta le foto utilizzando la macchina fotografica del visitatore.
Dopo aver collezionato tutta una serie di esperienze uniche, torniamo a Bangkok per riposarci e prepararci a una nuova giornata d’esplorazione.

Thriller: il re del pop è vivo!

Thriller: il re del pop è vivo!

Dal 25 giugno 2009, data della prematura scomparsa di Michael Jackson, le iniziative e gli eventi ideati appositamente per celebrare la figura del re del pop si sono moltiplicati.
Uno degli spettacoli che ha riscosso maggiore successo è senza dubbio il musical Thriller che è stato rappresentato per la prima volta a Londra quando ancora il cantante era in vita.
La scomparsa inattesa del cantante ha trasformato questo spettacolo in un omaggio postumo nei confronti del principe della musica pop.
Partendo dalle sue prime esperienza musicali nell’ambito dei Jackson five, le tappe salienti della carriera di Michael Jackson vengono ripercorse e le canzoni più significative (I Want You Back, I’ll Be There, Show You The Way To Go, Can You Feel It, Rock With You, She’s Out Of My Life, Beat It, Billie Jean, Smooth Criminal, Thriller e tante altre) vengono riproposte al pubblico.

Michael Jackson viene interpretato da 5 artisti diversi che si esibiscono in uno spettacolo emozionante e unico che include più di due ore di musica e canzoni: una celebrazione di una leggenda, una festa in onore di un artista che con le sue canzoni ha percorso varie generazioni.
Il nome dello spettacolo deriva dal pezzo che nel 1982 consacra Michael Jackson nel panorama musicale mondiale.
Una canzone famosa anche per il videoclip, realizzato da John Landis, che mette in scena il cantante in versione zombie mentre, attorniato da morti viventi, esegue una danza macabra.
Lo spettacolo, vera e propria biografia musicale, percorrerà i cinque continenti e farà tappa allo Zenith di Parigi dal 25 al 30 gennaio 2011.

Dal 25 al 30 gennaio 2011
Zenith
211 Avenue Jean Jaures
75019 Paris

La morte in mostra al Père-lachaise

Una delle originali tombe del Pere-Lachaise

Il cimitero del Père-lachaise diventa un luogo di cultura fino al 2 Novembre presentando la mostra fotografica di Jean-Claude Garnier Cimetières du monde.
Un viaggio attraverso numerosi Paesi del mondo per esplorare questi luoghi di raccoglimento e cercare di capire il modo in cui popoli diversi interpretano la loro funzione.
Garnier ha percorso il mondo munito della sua inseparabile macchina fotografica per raccontarci, attraverso i continenti, in che modo razze e culture diverse affrontano il tema della morte.
Cerimonie e riti funerari, sepolture, processioni, superstizioni e paure sono immortalate dall’obiettivo attento del fotografo francese.
Il contesto insolito e particolare del cimitero parigino ospita 38 gigantografie che rappresentano i diversi modi di vivere il passaggio verso l’altro mondo.

Ogni fotografia racconta un Paese e ogni sepoltura si differenzia per le sue caratteristiche peculiari: in Mauritania le tombe sono costituite da un cumulo di pietre piatte senza alcuna iscrizione; in un cimitero del Senegal si possono osservare dei bastoncini di legno conficcati nel suolo; in Guatemala i colori delle sepolture sorprendono per la vivacità.
Queste immagini rappresentano le soluzioni che gli uomini di tutto il mondo hanno trovato per materializzare il ricordo dei defunti ed evocare il rituale della morte.
La visita dell’esposizione può naturalmente proseguire verso i viali del cimitero dove riposano personaggi illustri.

Cimitero Père-lachaise
75020 Paris
Ingresso Boulevard Ménilmontant

La maledizione di Jacques de Molay

La maledizione di Jacques de Molay

Notre Dame racchiude numerosi segreti che si possono scoprire soltanto penetrando all’interno della cattedrale.
Fu proprio sul sagrato di questa chiesa che Filippo IV il Bello, nella volontà di distruggere l’Ordine dei Templari, fece bruciare al rogo il grande maestro dell’Ordine Jacques de Molay e i 37 cavalieri accusati di eresia.
La pira incendiaria fu eretta sull’ ile aux juifs, nella parte ovest dell’ile de la cité che corrisponde oggi alla parte meridionale dello square du Vert Galant.
Quando il grande Maestro vide il rogo chiese ai suoi giustizieri di essere rivolto verso la cattedrale:
“Vi prego di lasciarmi unire le mani per un’ultima preghiera. Morirò presto e Dio sa che e’ ingiusto. Ma io vi dico che la disgrazia cadrà su coloro che ci condannano ingiustamente.”
E poi rivolgendosi al papa Clemente V e al re Filippo il Bello aggiunse
“Vi affido entrambi al tribunale di Dio, tu Clemente nei prossimi 40 giorni e tu Filippo prima della fine dell’anno”.
La predizione di Jacques de Molay si realizzò poiché papa Clemente V morì un mese dopo e il re Filippo il Bello fu vittima, nello stesso anno, di un incidente di caccia a Fontainebleau.
La maledizione sembra essersi protratta nel corso dei secoli come una vendetta implacabile.
E voi, credete alla maledizion della stirpe dei re di Francia pronunciata, il giorno del rogo, da Jacques de Molay?

Le catacombe: un viaggio nel ventre di Parigi

Le catacombe di Parigi

L’origine delle catacombe di Parigi (che sarebbe meglio chiamare “ossario municipale”) risale alla fine del XVIII secolo.
Le Catacombe dipendono dal museo Carnavalet – museo della storia di Parigi – situato nel marais, vicino Place des Vosges.
Per far fronte alla saturazione di alcuni cimiteri e in particolare quello degli Innocenti (vicino Saint-Eustache, nel quartiere des Halles) che causava il diffondersi di epidemie, il consiglio di Stato decise di spostare le ossa contenute nelle fosse comuni in alcune cave sotterranee.
Parigi è infatti dotata di un vero e proprio mondo parallelo sotterraneo costituito da un fitto percorso di cave di cui le catacombe rappresentano solo una piccola parte.
Viene stimato approssimativamente a 6 milioni il numero delle spoglie spostate in tutta una serie di ossuari sotterranei che esistono ancora oggi a Parigi.

Le ossa d’illustri personaggi conobbero questa sorte, tra questi: Montesquieu, Desmoulins, Danton, Fouquet, Colbert e tanti altri ancora.
Charles Axel Guillaumot si occupò di gestire le operazioni di spostamento dei resti mentre il suo successore, Louis-Étienne Héricart de Thury, nel 1810, diede alle catacombe l’aspetto attuale.
Il trasporto delle ossa dai cimiteri alle catacombe iniziò dopo la benedizione e consacrazione delle stesse, il 7 aprile 1786, e continuò fino al 1788.
Il viaggio era accompagnato da una processione di preti che pregavano in onore dei morti.
Fin dalla loro creazione le catacombe hanno destato la curiosità dei parigini.
Nel 1787, il conte d’Artois volle visitarle, l’anno seguente fu la volta di Madame de Polignac e Madame de Guiche. Nel 1814, Anche Francesco I, imperatore d’Austria, le visitò.
Nel 1860, Napoleone III vi scese con il figlio.

Il museo Carnavalet organizza le visite delle catacombe per chi desidera addentrarsi nelle viscere di Parigi e scoprire questo luogo insolito.
Numerosi sono gli aneddoti e le leggende che rendono più colorata e pittoresca la visita delle catacombe: tra queste una vuole che le catacombe siano la dimora di Cibele, dea della terra, e di un uomo verde metà-diavolo metà-fantasma, dalla lunga coda.
Curioso é poi l’aneddoto riguardante Philibert Aspairt: quest’uomo approfittando di un momento di agitazione popolare si intrufolò nelle catacombe per cercare di accedere, di nascosto, ad una cantina che conteneva dell’ottimo vino. L’uomo non è mai più uscito.
Undici anni dopo, alcuni operai hanno ritrovato il suo corpo, facilmente identificabile per il mazzo di chiavi: il povero uomo aveva vagato nelle catacombe fino alla morte lasciandosi cadere proprio vicino alla cantina di vino che voleva raggiungere.

Informazioni pratiche

Indirizzo:
Catacombes de Paris
1, avenue du Colonel Henri Rol-Tanguy
75014 Paris

Accesso:
Denfert-Rochereau (linea 4 e RER B)

Orari:
Aperto dal martedi alla domenica dalle 10h alle 17h

Chiusura:
Il lunedì e i giorni festivi

Per informazioni:
www.catacombes.info

Paris-Palerme: dialoghi dell’aldilà

L’ingresso delle catacombe parigine

Realizzare un’esposizione fotografica nel cuore delle catacombe di Parigi, all’ingresso del dedalo che conduce all’Ossuario, è un’idea abbastanza insolita e azzardata.
Il fotografo Olivier Mériel ha voluto osare presentando le sue opere proprio in quest’atipica ambientazione.
Si tratta di fotografie che Mériel ha realizzato nelle catacombe dei Cappuccini di Palermo, dove è rimasto per più di cinque ore tra migliaia di corpi mummificati e una moltitudine di ossa.
Le foto esposte nell’ambito di questo particolare evento non sono numerose: pochi scatti che ritraggono alcune mummie delle catacombe palermitane, vestite con gli abiti dell’epoca.
Personaggi religiosi e civili, uomini donne e bambini sono ritratti nella loro eternità per la contemplazione dei visitatori delle catacombe.
Anche se le foto presentate non sono molte, il fascino del luogo e il suo valore storico e rivoluzionario aggiunge un’aura di mistero alla visita dell’esposizione.

Paris-Palerme dialogues de l’au-delà
Catacombe di Parigi, fino al 28 febbraio 2010
Place Denfert-Rochereau 75014
Aperto tutti i giorni dalle 10 h à 17 h, tranne lunedì e festivi.