L’Italia trema

Il terremoto in Emilia

L’Italia è nuovamente in ginocchio a causa del terremoto che ha colpito la pianura padana emiliana.
Il fenomeno sismico di ieri ha raggiunto il grado 5.8 della scala Richter e ha gravemente peggiorato la situazione di un territorio già piegato dalle scosse del 20 maggio.
Edifici che erano stati gravemente lesionati dal precedente terremoto sono stati rasi al suolo dal nuovo sciame sismico che ha lasciato dietro di se un tragico scenario di distruzione, paura e morte.
L’Emilia si è risvegliata tra le macerie e alcuni paesi come Finale Emilia, Mirandola, Cavezzo, San Felice sul Panaro e Novi di Modena si sono trasformati in un cumulo di rovine.
Il violento evento naturale ha causato diciassette vittime e piú di quattordicimila sfollati costretti a dormire nelle auto o nelle tendopoli improvvisate per rispondere all’emergenza.
Tra le vittime si contano alcuni operai che erano tornati a lavorare in quegli stessi capannoni industriali parzialmente crollati in occasione del precedente sisma.
Le indagini per accertare eventuali responsabilità sono già cominciate: bisognerà verificare la natura del collasso di queste strutture di costruzione recente e indagare su chi abbia autorizzato i lavoratori a tornare in quei capannoni già dissestati dalle scosse di una settimana fa.
La terra trema e continua a tremare in un’Italia che, purtroppo, si conferma un territorio a forte rischio sismico.
Poco tempo fa, il governo Berlusconi preso dalla follia irrazionale del ritorno al nucleare propugnava una tesi diversa e prevedeva addirittura di installare dei siti nucleari in Emilia.
Il devastante incidente avvenuto nella centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, mise tragicamente l’ex-premier di fronte alla pericolosità di tali installazioni in territori esposti a rischio sismico.
Fortunatamente non c’erano centrali nucleari nelle zone terremotate;  c’erano pero’ tantissime aziende e abitazioni che sono crollate come castelli di carte lasciando tante famiglie senza nulla in mano.
La macchina della solidarietà nazionale si è immediatamente messa in moto e tantissimi volontari sono giunti da tutta Italia per aiutare gli sfollati ospitati nei campi d’accoglienza.
I gesti dei singoli non sono sufficienti di fronte a quest’immane tragedia, la gente dell’Emilia si sente fragile e ha bisogno di un aiuto concreto e rapido per rialzarsi e ricominciare da capo.
Il premier Monti ha assicurato le terre colpite che metterà in atto tutte le azioni possibili per aiutarli e che esenterà le case e le aziende rese inagibili dal sisma dal pagamento dell’IMU.

A parte il fatto che mi sembra logico non richiedere una tassa sulla casa a chi la casa non ce l’ha più, penso che sarebbe stato più significativo indirizzare ai terremotati i 3 milioni di euro previsti per la festa della Repubblica del 2 giugno.
Il presidente Napolitano ha, invece, garantito che la festa si farà in ogni caso, anche se in maniera sobria, per rispolverare il senso d’unità nazionale in un momento così difficile.
Intanto gira in rete una previsione apocalittica su un possibile imminente sisma nel Sud Italia.
I dati provengono dalle dichiarazioni di Alessandro Martelli, direttore del centro Enea di Bologna, il quale ha affermato che anche il terremoto in Emilia era stato previsto e che i dati non sono stati divulgati perché ottenuti con metodologie sperimentali.
Secondo Martelli la Commissione Grandi Rischi era stata informata dagli esperti dell’imminente terremoto calcolato attraverso strumenti di previsione usati in vari Paesi.
Facendo ricorso a sofisticati algoritmi di calcolo era stato diramato un allarme per un sisma di magnitudo superiore  a 5.4 nella regione emiliana, pur essendo questa una zona ritenuta finora a basso rischio sismico.
Le dichiarazioni di Martelli diventano preoccupanti in riferimento a un alto rischio per il Sud confermato da tre modelli di studio: i risultati ottenuti prevederebbero un sisma di magnitudo 7,5 che interesserebbe Calabria e Sicilia in particolare.
Personalmente penso che in assenza di metodologie scientifiche riconosciute che permettano di predire il momento e il luogo in cui si verifichi un sisma, sarebbe meglio evitare di diffondere inutili allarmismi in un Paese già terrorizzato per i recenti terremoti.
Attualmente non è possibile prevedere i fenomeni sismici e risulta inutile azzardare improbabili pronostici in aree grossolanamente identificate.
Il solo risultato che si ottiene diffondendo questi risultati è il panico tra la gente. Cosa dovrebbe fare la gente del Sud dopo avere appreso questo triste pronostico? Dormire ogni notte con i vestiti addosso e stare pronti a lasciare casa?
L’unica vera arma di protezione contro i terremoti è il rispetto delle misure antsismiche nelle costruzioni, la lotta all’abusivismo edilizio e una buona educazione alla prevenzione.

Le catacombe: un viaggio nel ventre di Parigi

Le catacombe di Parigi

L’origine delle catacombe di Parigi (che sarebbe meglio chiamare “ossario municipale”) risale alla fine del XVIII secolo.
Le Catacombe dipendono dal museo Carnavalet – museo della storia di Parigi – situato nel marais, vicino Place des Vosges.
Per far fronte alla saturazione di alcuni cimiteri e in particolare quello degli Innocenti (vicino Saint-Eustache, nel quartiere des Halles) che causava il diffondersi di epidemie, il consiglio di Stato decise di spostare le ossa contenute nelle fosse comuni in alcune cave sotterranee.
Parigi è infatti dotata di un vero e proprio mondo parallelo sotterraneo costituito da un fitto percorso di cave di cui le catacombe rappresentano solo una piccola parte.
Viene stimato approssimativamente a 6 milioni il numero delle spoglie spostate in tutta una serie di ossuari sotterranei che esistono ancora oggi a Parigi.

Le ossa d’illustri personaggi conobbero questa sorte, tra questi: Montesquieu, Desmoulins, Danton, Fouquet, Colbert e tanti altri ancora.
Charles Axel Guillaumot si occupò di gestire le operazioni di spostamento dei resti mentre il suo successore, Louis-Étienne Héricart de Thury, nel 1810, diede alle catacombe l’aspetto attuale.
Il trasporto delle ossa dai cimiteri alle catacombe iniziò dopo la benedizione e consacrazione delle stesse, il 7 aprile 1786, e continuò fino al 1788.
Il viaggio era accompagnato da una processione di preti che pregavano in onore dei morti.
Fin dalla loro creazione le catacombe hanno destato la curiosità dei parigini.
Nel 1787, il conte d’Artois volle visitarle, l’anno seguente fu la volta di Madame de Polignac e Madame de Guiche. Nel 1814, Anche Francesco I, imperatore d’Austria, le visitò.
Nel 1860, Napoleone III vi scese con il figlio.

Il museo Carnavalet organizza le visite delle catacombe per chi desidera addentrarsi nelle viscere di Parigi e scoprire questo luogo insolito.
Numerosi sono gli aneddoti e le leggende che rendono più colorata e pittoresca la visita delle catacombe: tra queste una vuole che le catacombe siano la dimora di Cibele, dea della terra, e di un uomo verde metà-diavolo metà-fantasma, dalla lunga coda.
Curioso é poi l’aneddoto riguardante Philibert Aspairt: quest’uomo approfittando di un momento di agitazione popolare si intrufolò nelle catacombe per cercare di accedere, di nascosto, ad una cantina che conteneva dell’ottimo vino. L’uomo non è mai più uscito.
Undici anni dopo, alcuni operai hanno ritrovato il suo corpo, facilmente identificabile per il mazzo di chiavi: il povero uomo aveva vagato nelle catacombe fino alla morte lasciandosi cadere proprio vicino alla cantina di vino che voleva raggiungere.

Informazioni pratiche

Indirizzo:
Catacombes de Paris
1, avenue du Colonel Henri Rol-Tanguy
75014 Paris

Accesso:
Denfert-Rochereau (linea 4 e RER B)

Orari:
Aperto dal martedi alla domenica dalle 10h alle 17h

Chiusura:
Il lunedì e i giorni festivi

Per informazioni:
www.catacombes.info