Le Petit Pierrot: ostriche low cost

Ostriche a volontà

Sono tanti i posti a Parigi dove poter degustare deliziose ostriche spesso o provenienti dalla Bretagna o dalla Normandia.
Purtroppo la maggior parte dei ristoranti, giocando sulla propria reputazione e la presunta alta qualità del cibo, le propongono a prezzi esorbitanti.
In realtà non è necessario pagare prezzi esagerati per deliziare il palato con questi squisiti molluschi o con crostacei freschi.
Se non siete troppo attaccati alla forma e al decoro del posto in cui state mangiando, vi consiglio di provare le ostriche del Petit Pierrot al 79 rue Crozatier, nel XII arrondissement, all’ingresso del mercato d’Aligre.
Questa animata pescheria propone un vassoio con 6 ostriche e un bicchiere di vino bianco a soli 12€.
Potrete accompagnare il vostro aperitivo ittico con altri crostacei, come gamberi e lumache di mare, che hanno ugualmente prezzi ragionevoli.
Oltre a vendere una grande varietà di pesci (salmoni, tonni, anguille, spigole, orate, granchi, ricci), Le Petit Pierrot dispone di quanche tavolo dove è possibile sedersi e gustare un delizioso aperitivo osservando il viavai di gente che popola il mercato antistante.

Week-end a Bordeaux

Il ponte di pietra di Bordeaux

Stanchi della frenesia metropolitana di Parigi, decidiamo di trascorrere un week-end a Bordeaux.
Ci rechiamo di buon’ora alla stazione Montparnasse e saliamo a bordo del TGV 8517 che parte puntuale alle 9h29.
Percorrendo una distanza di circa 570 chilometri a una velocità media di 300 km/h, il serpentone metallico della SNCF ci conduce in tre ore esatte a Bordeaux.
Durante il viaggio io e Valeria ci diciamo che la Francia per alcune cose (solo alcune fortunatamente) è anni luce davanti alla Sicilia dove per fare una centinaia di chilometri in treno bisogna vivere un’interminabile odissea.
Il nostro scambio di opinioni assume tinte fataliste e concordiamo che quello italiano è un problema di mentalità difficilmente risolvibile almeno fino a quando i politici del nostro Paese penseranno più a insultarsi fra di loro (vedi il recente scambio di complimenti tra Grillo e Bersani) e a fare i propri biechi interessi che al bene dell’Italia.
Continuo a pensare alla differenza abissale tra la mia odiata-amata Sicilia e la Francia e vengo preso da un fastidioso sentimento di sdegno pensando al progetto di costruzione del ponte sullo stretto di Messina, nato dalla brillante mente di Silvio Berlusconi e attualmente in stand-by.
La realizzazione di quest’opera faraonica che collegherà la Sicilia all’Italia suona come un’ennesima beffa per un’isola priva di infrastrutture, sfregiata da strutture ospedaliere fatiscenti, azzoppata da autostrade in condizioni pietose e dove anche i servizi pubblici basilari sembrano inesistenti.
Sarebbero altri gli interventi da effettuare con urgenza per risollevare la condizione dell’Italia.
Come canta la rossa Noemi le nostre “sono solo parole” che resteranno racchiuse nel vagone del TGV Paris-Bordeaux e non contribuiranno a illuminare le idee dei nostri politici.

I vigneti di Bordeaux

Accantoniamo le discussioni sui massimi sistemi e ci concentriamo sul paesaggio che ci annuncia l’arrivo nella regione dell’Aquitania: enormi balle di fieno arrotolate sui campi coltivati e vigneti verdeggianti che brillano al sole.
La regione vinicola di Bordeaux, situata nella costa atlantica, si estende su una superficie di circa 80 chilometri attorno alla città occupando l’estuario formato dai fiumi Garonna, Gironda e Dordogna.
Tra i tanti vini prodotti in questa regione i più famosi sono il Saint Emilion, il Medoc e il Margaux.
Giunti alla stazione TGV di Bordeaux, veniamo accolti da una coppia di amici che avevamo ospitato in Sicilia e che vogliono ricambiare l’accoglienza guidandoci alla scoperta della città.
I nostri amici sono molto fieri di vivere a Bordeaux e ci conducono immediatamente alla scoperta delle sue bellezze.
Dopo aver accompagnato un lauto pasto con un buon bicchiere di Saint Emilion, ci rechiamo in una pasticceria chiamata La Toque Cuivrée, famosa per la produzione di canelés, una delle specialità di Bordeaux: dolcetti dall’inconfondibile forma cilindrica, a base di rhum e vaniglia, da gustare preferibilmente tiepidi, dotati di un esterno croccante e caramellato e una parte interna soffice.
Estasiati dal gusto dei canelés appena sfornati, partiamo alla scoperta della città.
I nostri due ciceroni ci conducono tra le meraviglie di Bordeaux e ci spiegano ogni centimetro quadrato che percorriamo.

La place de la bourse

Cominciamo la nostra visita da place de la Bourse, una piazza maestosa dominata da una splendida fontana ornata da tre grazie.
Le tre statue, che caratterizzano la fontana disegnata da Louis Visconti, rappresentano le tre figlie di Zeus e assumono un fascino particolare di notte, quando l’atmosfera della piazza è resa magica da un delicato gioco di luci e ombre.
La mia attenzione è catturata da una distesa d’acqua situata di fronte alla piazza.

Le miroir d’eau

Attraversiamo la strada e i nostri amici ci spiegano che quello specchio d’acqua (miroir d’eau) è uno dei pezzi forti di Bordeaux.
Su una lunghezza di 130 metri e una larghezza di 42 metri si estendono alcune lastre di granito ricoperte da due centimetri d’acqua.
Il leggero strato d’acqua trasforma il granito sottostante in uno specchio che riflette la splendida piazza situata di fronte generando un effetto mozzafiato soprattutto quando cala la sera e la città illuminata vi si riflette.
Oltre all’effetto estetico, lo specchio d’acqua è molto amato e frequentato per il suo effetto rinfrescante.
Un astuto meccanismo situato sotto il marciapiede mette in movimento il piccolo bacino creando una serie di giochi d’acqua particolarmente apprezzati, durante le afose giornate estive, dai turisti e dagli abitanti di Bordeaux.
Sostiamo qualche minuto davanti al piccolo bacino e osserviamo un gruppo di bambini che danzano allegramente tra i getti d’acqua.
Riprendiamo il cammino e ci dirigiamo verso il Grande Teatro che fu costruito su ordine di Richelieu e che si riconosce facilmente per la facciata monumentale.

Il grande teatro

Ci lasciamo alle spalle il teatro e scendiamo la rue Sainte Catherine, la più importante via pedonale della città e la più lunga via commerciale d’Europa (1,5 km di negozi!).
Un paradiso dello shopping che collega la place de la Comédie alla place de Victoire.
Concludiamo la visita di Bordeaux visitando tre piazze: la piazza del parlamento che si trova nel cuore del quartiere Saint Pierre, la piazza Pey Berland che accoglie la cattedrale Sant’Andrea e la piazza delle Quinconces, la più grande piazza d’Europa, che ospita il monumento ai girondini.

Il monumento ai girondini

Costruito nel 1881, il monumento è costituito da una colonna sormontata da una statua dell’angelo della libertà che sovrasta una splendida fontana equestre.
L’opera rappresenta un omaggio ai deputati girondini vittime del Terrore, il periodo immediatamente successivo alla rivoluzione francese.
Di fronte al monumento si trovano due colonne, les colonnes rostrales, sormontate da due statue rivolte verso il fiume Garonna che rappresentano una il commercio e l’altra la navigazione.
Soddisfatti della scoperta di Bordeaux e delle sue meraviglie, ritorniamo all’hotel Pullman Aquitania, un quattro stelle situato nella zona del lago, che non delude le nostre aspettative.
L’hotel è molto elegante, le stanze sono spaziose e la decorazione esalta l’uva, le vigne e il vino.
Rinvigoriti da una notte di sonno profondo, ci svegliamo carichi per una domenica alla scoperta della regione.

Abbuffata di ostriche a Andernos

Decidiamo di allontanarci da Bordeaux per visitare la cittadina di Andernos, distante circa 40 chilometri e rinomata per gli allevamenti di ostriche.
Un sole tiepido accompagna il nostro viaggio verso questa piccola capitale dell’ostricoltura e, appena arrivati a destinazione, andiamo alla ricerca di un locale dove assaggiare la specialità del luogo.
Lungo il porto si susseguono vari capannoni dedicati alla vendita di ostriche.
Alcuni propongono anche una degustazione sul posto e non esitiamo a sceglierne uno con vista sul mare.
Comodamente seduti in riva al porto, divoriamo con cupidigia un vassoio di ostriche, lumache di mare e gamberi che accompagniamo con un buon vino bianco.
Le ostriche sono freschissime e tengono alta la reputazione di questa cittadina.
Prima di andare via ci intratteniamo con il proprietario del locale che ci racconta qualche colorato aneddoto relativo alla consumazione delle ostriche.
Il racconto più esilarante riguarda una donna che chiedeva se bisognava masticare bene le ostriche (che, com’è noto, si mangiano vive) per evitare che risalgano su per lo stomaco.

La dune du Pyla

Dopo questa scorpacciata di pesce fresco, ci rimettiamo in marcia verso la città di La Teste de Buch, a sud del bacino d’Arcachon e all’entrata del Cap Ferret, per ammirare la duna di sabbia più grande d’Europa.
La dune du Pilat (o du Pyla), una montagna di sabbia alta 110 e lunga 2700 metri che offre una spettacolare vista panoramica sul bacino d’Arcachon.
Migliaia di visitatori giungono ogni anno da tutto il mondo per salire sulla cima di questa attrazione naturale e godere di una vista indimenticabile.
E’ possibile scalare questo impressionante monumento naturale salendo i 150 gradini della scalinata (installata per facilitare l’ascensione) o, in maniera più sportiva, affondando i piedi direttamente nella sabbia.
La salita può rivelarsi faticosa ma una volta giunti in cima all’enorme distesa di sabbia ci si rende conto che la vista sull’oceano e sulla foresta è semplicemente magnifica.

La ripida salita della duna

Dall’alto della montagna sabbiosa si gode di un panorama mozzafiato insieme ai tanti turisti venuti a trascorrere un momento di relax, a praticare il parapendio o a scendere coraggiosamente fino in riva per fare un bagno nell’oceano atlantico.
Ho utilizzato la scalinata sia per la salita che per la discesa della duna mentre i nostri impavidi amici hanno sceso la montagna di sabbia a grandi falcate, senza utilizzare i gradini.
E’ stato uno spettacolo vedere come scendevano veloci, planando sulla sabbia, e raggiungendo in pochi secondi la base della piramide fatta di minuscoli granelli.
Soddisfatti dell’esperienza appena vissuta, riprendiamo il cammino e torniamo a Bordeaux per goderci una gustosa cena presso il ristorante La Petite Gironde  che offre una deliziosa vista sul fiume Garonna.
Tornati in hotel, scorriamo con soddisfazione le splendide foto realizzate dall’alto della duna del Pilat e ci compiaciamo di questa inattesa e interessante escursione.

La dune du Pilat

Lunedì mattina. Prima di lasciare Bordeaux per rientrare a Parigi, decidiamo di fare un salto al Casino Barrière adiacente al nostro hotel.
Entriamo principalmente per curiosità in questo regno del gioco d’azzardo: non sono mai stato prima in un casinò e, data la vicinanza con l’hotel, decido di scoprire questo mondo misterioso.
I giochi da tavolo più conosciuti (come il blackjack, la roulette e il poker texas hold’em) sono disponibili soltanto la sera e dobbiamo accontentarci delle slot machines (machines à sous in francese).
Un’enorme sala immersa nella penombra ospita centinaia di video poker e slot machines che sembrano possedere i giocatori accaniti a inserire avidamente monetine.
Nel giro di mezz’ora dilapido trenta euro e mi stanco rapidamente di queste macchinette mangiasoldi.
Gli atri giocatori sembrano affetti da ludopatia acuta e restano avvinghiati alle infernali postazioni elettroniche.
In assenza dei giochi da tavolo rimango deluso dall’esperienza del casinò e ritorno all’hotel per ultimare le valigie.
Utilizziamo il tram per recarci in stazione e saliti a bordo del TGV ci lasciamo alle spalle Bordeaux e le sue meraviglie .

Au pied du cochon

Au pied de cochon

Questo famosa brasserie in stile Belle Epoque rappresenta un’istituzione tra i ristoranti del quartiere delle Halles.
Il ristorante è specializzato nei crostacei e frutti di mare d’ogni tipo, propone una deliziosa zuppa di cipolla e, naturalmente, presenta tantissimi piatti a base di maiale.
Potrete gustare le zampe di maiale più gustose della capitale e i più golosi potranno osare il pezzo forte del locale: la tentazione di Maria Antonietta che comprende zampe, orecchie, muso e coda di maiale.
Il ristorante ha aperto i battenti nel 1947 e si è rapidamente affermato come il regno del maiale per la felicità di chi ha uno stomaco solido e sopporta una cucina molto grassa.
Situato a pochi passi dal Centro Pompidou e aperto tutta la settimana, Au pied du cochon saprà stupirvi per la decorazione raffinata.

6 Rue Coquillière
75001 Paris
Metro : Châtelet-Les Halles