Bang Pa-In e Ayutthaya

Il palazzo reale di Bang Pa-In

Lunedì 27 giugno. Oggi ci aspetta un’interessante escursione che include il Palazzo Reale di Bang Pa-In, la visita delle rovine di Ayutthaya e il ritorno a Bangkok in crociera sul fiume Chao Praya.
Il minibus viene a prenderci puntuale in hotel alle 7:00 e, dopo aver recuperato altri viaggiatori in vari hotel di Bangkok, intraprende il tragitto verso la prima tappa dell’escursione.
La nostra guida, Paul, parla un perfetto inglese e ci fornisce preziose informazioni intervallate da spiritose battute che allietano il viaggio.
Situato a 20 km di distanza da Ayutthaya, Bang Pa-In è un affascinante insieme di palazzi, pagode e padiglioni che fu utilizzato dai re thailandesi come residenza estiva.
Quando Bangkok divenne la nuova capitale della Thailandia nel 1782, Bang Pa-in rimase abbandonata per circa 80 anni.
Il palazzo fu restaurato nel XIX secolo dai re Rama IV e Rama V che fecero costruire una residenza con edifici in stile thai, cinese ed europeo.
Tra le più belle realizzazioni di questo periodo occupa un posto importante il Phra Thinang Wehart Chamrun, un palazzo in stile cinese interamente realizzato con materiali provenienti dalla Cina.
Situato in mezzo al lago e dotato di grande bellezza, il padiglione in stile thailandese Aïsawan Thipha-At è considerato una delle più belle rappresentazioni d’arte thai.
Il complesso di Bang Pa-in stupisce i visitatori per la diversità e l’etrogeneità degli stili presenti.
L’eclettismo architettonico che caratterizza il regno di Rama V fa convivere nello stesso spazio una cappella buddista in stile neogotico, un palazzo in stile italiano e una torre d’osservazione (Ho Withun Thasana) in mezzo a un bacino acquatico.

E’ possibile visitare il complesso di Bang Pa-in a piedi o utilizzando le piccole vetture disponibili all’ingresso.
Numerose statue, monumenti votivi, alberi rigogliosi e cespugli decorati con forme di animali rendono la visita piacevole.
Apprezziamo particolarmente la passeggiata lungo i viali alberati di questa Versailles thailandese e ci divertiamo a scoprire i particolari nascosti un pò dappertutto.

Ayutthaya

Riprendiamo il minibus e ripartiamo in direzione di Ayutthaya, l’antica capitale del Siam.
Fondata nel 1350 dal re Rama I lungo il fiume Chao Praya, Ayutthaya fu distrutta nel 1767 dai Birmani.
Ayutthaya è situata su una grande isola sul punto di confluenza di tre fiumi (Chao Praya, Lopburi e Pa sak); questa posizione strategica le ha permesso di sviluppare il  commercio internazionale e le ha valso il soprannome di Venezia d’Oriente.
Seconda capitale del Siam dopo Sukhotai, ha ospitato 33 re, diverse dinastie mantenendo il suo ruolo di capitale per più di quattro secoli.
Oggi città turistica, Ayutthaya offre ai suoi visitatori splendide rovine che danno un’idea dello splendore d’un tempo e dei numerosi tempi che abbellivano la città.

Il famoso buddha scolpito tra le radici

Il parco archeologico di Ayutthaya, nominato patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1991, comprende rovine di templi, monasteri e reliquari di vario tipo.
Visitiamo il Wat Mana That, uno dei templi più famosi della città dove è possibile ammirare numerose statue di buddha, resti di templi e la famosa testa di Buddha scolpita tra le radici di un albero.
Dopo aver visitato altri tre templi, ci imbarchiamo su una comoda nave che ci riporterà a Bangkok.
Il buffet servito a bordo è di ottima qualità e la crociera si rivela un ottimo mezzo per scoprire suggestivi scorci di Bangkok.
La vista panoramica sulla città ci permette di notare maggiormente il contrasto tra i grattacieli e le misere palafitte che si sviluppano lungo il Chao Praya.

Crociera sul Chao Praya

Tower Flower

Tower flower

Questa torre di dieci piani che risponde al nome di Tower Flower è il frutto della collaborazione tra Edouard François e il botanico Patrick Blanc.
Circa quattrocento vasi di bambù e altre piante verdi circondano il palazzo conferendogli un aspetto particolare.
E’ osservando i balconi e le finestre parigine, spesso decorate di fiori, che l’idea di aggiungere una nota ecologica è balenata nella mente dell’architetto.

8 rue Stéphane Grappelli
75017 Paris
Metro: Porte d’Asnières

Un palazzo finemente decorato

Il trenino elettrico da tavola di Gaston Menier

Questo edificio normanno che ospita la sede dell’ordine dei farmacisti fu costruito nel 1875, da Pellechet, e presenta ancora oggi le tracce dell’attività del suo antico proprietario Gaston Menier, divenuto ricco grazie al cioccolato.
Menier acquistó l’hotel dall’industriale Jules Koechlin e fece rapidamente eseguire dei lavori di decorazione e in particolare alcuni splendidi mosaici per abbellire le scale.
Il ricco cioccolataio aveva, inoltre, fatto costruire delle scuderie sotterranee e al piano superiore una splendida sala in stile moresco era adibita alle rappresentazioni teatrali e alle feste.
Gaston Menier aveva tra l’altro installato un trenino elettrico nella sala da pranzo che trasportava il piatto davanti ogni convitato.

4, avenue Raysdael
75008 Paris

Un edificio in stile Art Nouveau

L’hotel Lavirotte

Il VII arrondissement abbonda di edifici in stile Art Nouveau che testimoniano il gusto di tutta un’epoca.
Quello situato al 34 dell’ avenue di Wagram è veramente un bell’esempio di architettura Art Nouveau.
Il palazzo puó essere apprezzato anche la notte grazie all’illuminazione che è stata allestita appositamente.
Costruito dall’architetto e scultore Lavirotte, l’edificio annuncia l’avvento dell’architettura moderna come testimoniano le decorazioni sulle facciate, i basso rilievi e l’uso abbondante di pietra arenaria.

34, avenue de Wagram
75008 Paris
Metro: Ternes

Una bomboniera di palazzo

Una bomboniera di palazzo

Quest’edificio costruito nel 1858 per il pittore Jollivet possiede una stupenda facciata decorata con ceramica e smalto.
Il palazzo è stato realizzato dall’architetto Jal e decorato dallo stesso Jollivet.
Le decorazioni rappresentano scene bibliche: la creazione di Eva, la tentazione del serpente e la cacciata dal paradiso.

11, Cité Malesherbes
75009 Paris
Metro: Pigalle

Il digicode: la combinazione segreta

Il Digicode

Nell’utopica società immaginata da Thomas More, Utopia, non vi è proprietà privata e le case sono aperte a tutti, dal momento che nessuno ruba.
Si cambia casa ogni dieci anni, scegliendone un’altra attraverso un sorteggio.
“La proprietà privata non esiste” sosteneva Karl Marx, ispiratore dell’ideologia comunista, “essa è solo la causa primaria delle differenze tra classi e, di conseguenza, delle lotte che ne derivano”. Andatelo a spiegare ai parigini…..
I parigini pensano che la loro abitazione sia la cosa più preziosa di questo mondo e che per tale ragione vada protetta limitandone l’accesso a pochi eletti in possesso di un codice: il digicode.
Per avere accesso ai palazzi parigini, raramente troverete un citofono (l’interphone, come lo chiamano loro) per annunciarvi alla persona che vi aspetta, molto più spesso vi troverete di fronte una tastierina fatta di cifre e lettere che vi sbarrerà il passaggio.

Se vi siete trasferiti da poco a Parigi, dovrete imparare a convivere con questo diabolico apparecchio che vi chiederà il misterioso codice a ogni vostro passaggio.
Se l’accesso agli appartamenti resta legato all’uso di chiavi e serrature, i portoni dei palazzi, invece, si aprono soltanto grazie all’utilizzo di un codice.
Si tratta di una combinazione alfanumerica di quattro o cinque cifre (di solito tre o quattro cifre dallo 0 al 9 unite alla lettera A o B) che vi sarà necessaria per accedere al vostro appartamento o per recarvi dalla persona che vi ha invitato.
In buona sostanza, se vi capiterà di essere invitati a casa di qualcuno qui a Parigi, il vostro amico oltre all’indirizzo vi comunicherà una combinazione segreta.
Quella che il vostro amico vi ha fornito non è una parola d’ordine che un omaccione muscoloso vi chiederà all’ingresso per lasciarvi passare ma un codice che vi permetterà di aprire il portone del suo palazzo.
In questo modo i parigini si sentono più protetti nelle loro case-casseforti, al riparo da sconosciuti e intrusi indesiderati, protetti da un codice che li separa dal mondo esterno.

In realtà per poter accedere a un qualsiasi edificio parigino, basterebbe aspettare l’ingresso di un inquilino e entrare insieme a lui (dicendo che si va da un amico che abita in quel palazzo e che ha dimenticato di comunicarci il codice) senza contare che in molti edifici il codice entra in funzione soltanto la sera e durante il giorno basta premere un bottoncino posto sopra la magica tastierina.
Naturalmente i codici dei digicode parigini vengono cambiati sistematicamente per motivi di sicurezza: se vi capiterà di tornare dalle vacanze in Italia e ritrovarvi, davanti al portone del vostro palazzo, a comporre un codice che non ne vuole sapere di spalancarvi l’ingresso di casa, non imprecate! Ringraziate piuttosto i parigini e il loro amore per la tecnologia.
Personalmente preferisco il caro vecchio citofono che permette di identificare la persona che vuole accedere all’abitazione prima di trovarcela sorridente davanti la porta.