Homo homini lupus est

Gli scontri tra polizia e manifestanti a Roma

Ci risiamo. A poco più di un anno dalla manifestazione degli indignati italiani degenerata nella furia cieca dei Black Block, Roma è stata messa nuovamente a ferro e fuoco.
La capitale ha fatto da scenario a duri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nell’ambito del primo sciopero transnazionale contro l’austerity e da stamattina le televisioni e i giornali fanno a gara per mostrare gli scatti che dimostrano la violenza dei partecipanti.
Come troppo spesso avviene nel nostro Paese, ci si trova a parlare di cortei e manifestazioni solamente in occasione di episodi di violenza.
La maggior parte delle volte le proteste pacifiche di studenti, NO TAV, noglobal, disoccupati, sindacati e lavoratori passano in secondo piano per lasciare posto a notizie più frivole che dipingono l’immagine di una nazione che, tutto sommato, non sta così male.
Gli obiettivi dei fotografi e dei cameraman delle principali testate italiane si accendono alla vista del sangue e si eccitano davanti a un poliziotto che prende a manganellate uno studente inerme.
Sarebbe opportuno che la stampa nazionale iniziasse a raccontare la vera realtà che l’Italia sta conoscendo in questo periodo di tragica crisi e che osservasse criticamente il clima che si respira attualmente nelle piazze di mezza Europa.
Stamattina, accendendo la televisione, ho osservato con sdegno una squallida mistificazione degli eventi e l’ennesimo tentativo di far passare per manifestazioni violente le proteste spontanee e pacifiche di tantissime persone scese in piazza per gridare la propria rabbia.
A parte qualche voce fuori dal coro, i principali esponenti politici italiani inneggiano alla necessità di stringere la cinghia e accettare i sacrifici necessari per uscire fuori dalla crisi e accontentare la BCE, la Merkel e la comunità europea.
La realtà racconta, invece, una popolazione europea stanca di una politica di austerità meschina che sta strozzando il lavoro e che sta tagliando le gambe a milioni di giovani senza nessuna colpa.

Dopo l’abdicazione di Berlusconi il 12 novembre 2011 e la nomina di Mario Monti a capo del governo tecnico, era grande la speranza degli italiani nei confronti di una nuova compagine politica che avrebbe dovuto aprire una pagina rosea nella storia italiana.
Purtroppo quella pagina positiva bisogna ancora scriverla e l’Italia è sprofondata in una gattopardesca situazione di stagnazione in cui “tutto cambia affinchè nulla cambi”.
Da quando Mario Monti è divenuto il capo del governo italiano, l’Italia ha senza dubbio riacquistato quel rispetto e quella reputazione internazionale che erano stati gravemente compromessi: sono scomparse le barzellette di Berlusconi, le feste boccaccesche a palazzo Grazioli e Sarkozy e la Merkel non ridono più di noi.
A eccezione di questa riconquista di una fragile patina di rispettabilità, la crisi italiana non è migliorata minimamente.
La situazione è forse peggiorata per gli italiani perchè il nuovo governo ha scelto di trovare i fondi per rispondere alle avide richieste dell’insaziabile BCE mettendo le mani nelle tasche più facilmente raggiungibili, quelle delle classi medio-basse della popolazione.
Il vocabolario quotidiano degli italiani ha iniziato a traboccare di termini finanziari e tributari: spread, tasse, imposte, IMU, differenziale, crisi economica.
Non sarebbe più giusto mettere in atto una patrimoniale e chiedere maggiori sacrifici a chi ha più soldi e i sacrifici li può affrontare?
Certo, mi rendo conto che questa si chiama utopia, comunismo, pazzia: chiedere a un gruppo di politici e tecnici appartenenti a una casta dorata di attaccare e tassare quello stesso mondo dal quale provengono e che li sostiene.
Una proposta paradossale che rasenta l’assurdità del chiedere a un parlamento popolato da politici indagati, sospettati, corrotti e condannati di votare un decreto legge anti-corruzione.
In buona sostanza il governo italiano e i governi europei chiedono a noi cittadini di pagare e sorridere, accettare con benevolenza i sacrifici richiesti e, in più, non essere troppo choosy (schizzinosi) altrimenti la Fornero si mette a piangere.
Se proviamo a ribellarci, alziamo la voce e gridiamo la nostra rabbia contro questa politica di austerità che sta spezzando le gambe a un’intera generazione, se scendiamo nelle piazze a sfilare e manifestare contro il fallimentare sistema europeo, se blocchiamo le città e rifiutiamo di accettare l’amara pillola che il governo vuole obbligarci a inghiottire, riceviamo in cambio violente manganellate dalla polizia di Stato.

Il leader del movimento cinque stelle, Beppe Grillo, ha preso posizione riguardo gli scontri di ieri e, rispolverando suggestioni Pasoliniane, ha provocatoriamente invitato i poliziotti a passare dalla parte dei manifestanti per cambiare questo sistema marcio.
Naturalmente le parole di Grillo sono state utilizzate demagogicamente contro la mente del partito politico in forte ascesa in Italia e le sue parole sono state travisate dai principali mass media.
In realtà Grillo, come Pasolini che parlò di “proletari in uniforme”, afferma una verità sacrosanta e sotto gli occhi di tutti: basterebbe che le forze dell’ordine riflettessero pochi istanti su chi ha ragione e chi ha torto anzichè picchiare ciecamente e indistintamente chi protesta.
Se le squadre di picchiatori specializzati inviate dalla polizia per sedare gli scontri di piazza considerassero le ragioni di chi sta manifestando, potrebbero prendere coscienza che gli stessi problemi e le stesse pene sociali li accomunano con i manifestanti.
Studenti, disoccupati, lavoratori, poliziotti, carabinieri hanno un nemico comune che si personifica nella parola austerity, una supposta amara che i nostri padroni vogliono farci ingiustamente assumere.
Tuttavia al posto di combattere fianco a fianco per i nostri diritti e la nostra dignità, ci troviamo uno contro l’altro in una assurda guerra tra poveri.
E già successo in occasione di numerose manifestazioni degli anni 60, è successo durante il G8 di Genova dove la palestra della scuola Diaz ha testimoniato un orribile massacro di manifestanti pacifici da parte della polizia italiana, succederà ancora…
Homo homini lupus est (l’uomo è un lupo per gli altri uomini) diceva il filosofo inglese Thomas Hobbes ovvero l’uomo rappresenta il peggior nemico per i suoi simili.
Ricordo ancora in occasione di una recente manifestazione NO TAV, in Val di Susa, il caso di un ragazzo che aveva sfidato e insultato un poliziotto chiamandolo pecorella.
Quel ragazzo si chiama Marco Bruno e dopo aver riflettuto al suo gesto e alle parole pronunciate si è scusato pubblicamente con la polizia italiana.
So che è un desiderio utopico ma sarebbe davvero un sogno se anche la polizia si fermasse un istante a pensare alle proprie azioni e si schierasse con gli studenti, i disoccupati, i sindacati, i lavoratori e che unisse il proprio grido di rivolta a quello di chi vive nelle sue stesse fragili condizioni.

Queste le parole di Grillo:

“Polizia, chi stai difendendo? Chi è colui che colpisci a terra? Un ragazzo, uno studente, un operaio? E’ quello il tuo compito? Ne sei certo? Non ti ho mai visto colpire un politico corrotto, un mafioso, un colluso con la stessa violenza. Ti ho visto invece scortare al supermercato una senatrice o sfrecciare in moto affiancato ad auto blu nel traffico, a protezione di condannati in giacca e cravatta, di cosiddetti onorevoli, dei responsabili dello sfascio sociale che invece di occuparsi dello Stato si trastullano con la nuova legge elettorale per salvarsi il culo e passano le serate nei talk show. Di improbabili leader a cui non affideresti neppure la gestione di un condominio che partecipano a grotteschi confronti televisivi per le primarie. Loro “non tengono” vergogna, tu forse sì.
Lo spero. Soldato blu, tu hai il dovere di proteggere i cittadini, non il Potere. Non puoi farlo a qualunque costo, non scagliando il manganello sulla testa di un ragazzino o di un padre di famiglia. Non con fumogeni ad altezza d’uomo. Chi ti paga è colui che protesta, e paga anche coloro che ti ordinano di caricarlo. Paga per tutti, animale da macello che nessuno considera e la cui protesta, ultimo atto di disobbedienza civile, scatena una repressione esagerata. Soldato blu, ci hanno messi uno contro l’altro, non lo capisci? I nostri ragazzi non hanno più alcuna speranza, dovranno emigrare o fare i polli di allevamento in un call center. Tu che hai spesso la loro età e difendi la tua posizione sotto pagata dovresti saperlo. E’ una guerra, non ancora dichiarata, tra le giovani generazioni, una in divisa e una in maglietta, mentre i responsabili stanno a guardare sorseggiando il tè, carichi di mega pensioni, prebende, gettoni di presenza, benefit. Soldato blu non ti senti preso per i fondelli a difendere l’indifendibile, a non schierarti con i cittadini? Togliti il casco e abbraccia chi protesta, cammina al suo fianco. E’ un italiano, un’italiana come te, è tuo fratello. è tua sorella, qualche volta, come ieri per gli operai del Sulcis, un padre che ha sputato sangue per farti studiare. Sarà un atto rivoluzionario”.

NO TAV: buoni e cattivi

Due bandiere NO TAV

Da un paio di giorni un video ha monopolizzato l’attenzione dei principali media italiani.
Nel breve filmato si vede un giovane manifestante del movimento NO TAV che si rivolge provocatoriamente a un poliziotto chiamandolo “pecorella” e invitandolo a sparare qualche colpo di pistola sul corteo.
Il militante del movimento NO TAV, che da mesi protesta contro la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità in Val di Susa, scimmiotta con una certa violenza verbale e con un atteggiamento offensivo e indisponente quel rappresentante delle forze dell’ordine chiamato a svolgere la sua funzione.
Il filmato possiede una grande forza mediatica poiché mostra i due personaggi in un cruento faccia a faccia che vede il giovane manifestante sputare un fiume di parole sul poliziotto che resta impassibile alle sue provocazioni.
Immagini crude e foriere di un pungente senso di sfida che hanno richiamato l’interesse dell’opinione pubblica suscitando una lunga riflessione sul significato di questa scena.
Ho seguito buona parte dei dibattiti e delle discussioni su telegiornali, giornali, radio e siti web riguardo questo episodio e sono rimasto tristemente colpito dal giudizio generale che emerge.
La maggior parte delle perbeniste testate italiane e dei commentatori buonisti dei principali talk-show ha elogiato il comportamento indefesso del poliziotto che, ligio al dovere, non ha accennato una minima reazione mentre hanno etichettato il manifestante barbuto come un delinquente.
Il perverso meccanismo della gogna mediatica ha rapidamente fatto diventare carnefice il manifestante, a volto scoperto e disarmato, e vittima il poliziotto nascosto dall’enorme casco protettivo.
Ritengo giusti i complimenti e le parole d’encomio rivolte al paladino della giustizia che ha mantenuto la calma e il sangue freddo ma non sono d’accordo con l’etichetta scelta per il ragazzo che lo ha provocato.
La scena ripresa dall’occhio indiscreto della telecamera mostra un poliziotto che, sapendo di essere filmato, mantiene i nervi saldi e non reagisce.
La storia del nostro Paese ci insegna che non sempre le cose vanno in questo modo e che spesso, in assenza di telecamere che possano documentare l’accaduto, le reazioni dei poliziotti verso i manifestanti non sono state così pacate e controllate.

Mi balenano in mente mentre scrivo queste righe le immagini della scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001.
In quell’occasione una squadra di spietati poliziotti si rese protagonista una vera e propria missione punitiva contro i manifestanti pacifici che alloggiavano nell’edificio.
Centinaia di giovani che si erano accampati nella scuola per trascorrere la notte subirono violenze tremende e i poliziotti si lasciarono alle spalle un orribile lago di sangue.
Cito questo esempio (se ne potrebbero citare molti altri) per sottolineare l’atteggiamento di chi troppo facilmente tende a identificare il lupo e l’agnello, i buoni e i cattivi, il bene e il male.
Ancora una volta, ho apprezzato l’atteggiamento del poliziotto che ha mantenuto i nervi saldi e stimo profondamente il lavoro delle forze dell’ordine che lavorano per il bene del Paese, mi piace però ascoltare anche la voce e le ragioni del manifestante NO TAV prima di definirlo un poco di buono.
Nel suo impetuoso monologo il ragazzo sostiene verità scomode e pone l’accento sul fatto che il poliziotto, con tanto di casco e manganello in mano, si trova in quel posto solo per necessità.
E’ il bisogno che causa quest’assurda lotta tra poveri dove giovani (magari entrati in polizia soltanto per campare la famiglia) devono reprimere altri giovani che lottano per difendere il proprio territorio e la propria dignità.
Le parole del manifestante, imbevute dell’amaro sapore della verità e mistificate dai media, pesano come macigni e meritano una giusta considerazione riguardo ai motivi della mobilitazione.

La costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità che colleghi Torino a Lione rientra nel progetto strategico di dare maggior respiro alla prospettiva europea dell’Italia e di spostare il trasporto delle merci dalla strada alla rotaia.
Un progetto avveniristico sulla carta che mira a rilanciare l’economia italiana velocizzando lo scambio delle merci.
In realtà la situazione è diversa e implica molteplici interessi e aspetti controversi.
Il movimento dei NO TAV, spesso tacciato come un gruppo di facinorosi che si oppongono ciecamente all’avanzata del progresso, è composto da gente che lotta per il proprio territorio e per la propria dignità, gente che non accetta di rinunciare alle proprie terre per lasciare posto a un inutile tunnel ferroviario.
Il ciclopico progetto di costruire una linea ferrata di 50 km che attraversi le Alpi è considerato superfluo e inopportuno per varie ragioni.
Innanzitutto perché una linea ferroviaria, il tunnel del Frejus, che collega l’Italia con la Francia esiste già e potrebbe essere sfruttata maggiormente per il trasporto di merci e passeggeri.
In secondo luogo perché un triste aspetto di quest’opera faraonica è il drammatico impatto ambientale sul rigoglioso territorio della Val Susa, che verrebbe trasformato in un corridoio industriale, causando un grave dissesto idrogeologico, inquinamento acustico, materiali da smaltire e pericolose emissioni radiologiche provenienti dall’amianto e dall’uranio delle montagne valsusine.
Di fronte a tutto ciò, l’argomentazione di ridurre l’inquinamento passando dal trasporto su gomma a quello ferroviario è davvero un debole pretesto.
Infine, dagli studi effettuati emerge che il guadagno economico derivante dalla costruzione della ferrovia ad alta velocità sarebbe esiguo e non giustificherebbe i costi dell’oneroso progetto (soprattutto considerando che le previsioni degli spostamenti di passeggeri e merci verso la Francia sono in calo).
La realizzazione della TAV più che agli italiani interessa le losche lobby che hanno investito sul progetto e che vogliono specularvi biecamente.

E’ un progetto anacronistico, privo di ogni fondamento e appare ancor più insensato se si contestualizza nella situazione economica che l’Italia sta vivendo in questo periodo.
Una situazione al limite dell’assurdo che richiama istintivamente il progetto di costruzione del ponte sullo stretto di Messina caldeggiato da Berlusconi e, fortunatamente, messo in stand-by da Monti.
Spendere una considerevole somma di denaro pubblico per la creazione di quello che sarebbe il ponte più lungo d’Europa equivale a schiaffeggiare la dignità di una Sicilia che presenta ben altre priorità e dove la rete stradale e ferroviaria  rasentano il limite dell’impraticabilità.
In Val di Susa, dove un’ingente quantità di capitale pubblico è stata destinata ai lavori per la TAV, si sta verificando una situazione analoga e si cerca di far apparire per prioritaria un’opera che non è minimamente necessaria.
Le priorità dell’Italia sono ben altre e i soldi pubblici andrebbero impiegati per migliorare le infrastrutture esistenti, dagli ospedali alle scuole passando per il sistema ferroviario e autostradale, e con esse la qualità di vita dei cittadini.
Nonostante il ministro Passera abbia dichiarato più volte che i lavori devono continuare ignorando le proteste degli abitanti della zona, confido molto nel buon senso di Mario Monti che ha già preso decisioni sagge da quando governa il Paese (in particolar modo la scelta di non candidare Roma per le Olimpiadi e la sospensione del progetto del ponte sullo stretto).
E’ giunto il momento prendere in considerazione le grida disperate e gli appelli lanciati dagli abitanti della Val di Susa e di valutare attentamente i vantaggi e gli svantaggi legati all’alta velocità ferroviaria in quella parte d’Italia.
Il 9 febbraio scorso un gruppo composto da 360 insegnanti universitari, ricercatori e specialisti ha indirizzato al primo ministro italiano una richiesta di rivalutazione del progetto e di discussione con le parti sociali.
Speriamo che quest’appello non rimanga inascoltato e che il governo prenda la decisione giusta per il bene dei cittadini, anche se ciò vorrà dire andare contro gli interessi delle banche e di molti partiti.
Ridurre la faccenda NO TAV a un mero susseguirsi di scontri e incidenti equivale a non rispettare la gente di quella zona e insabbiare i veri motivi della loro lotta.
Dopo l’incidente occorso al leader del movimento Luca Abbà, precipitato dal traliccio di corrente elettrica al quale si era arrampicato in segno di protesta, l’attenzione della stampa verso la questione NO TAV è aumentata considerevolmente.
La gente che partecipa ai sit-in di protesta in Val di Susa per garantire un futuro alle proprie famiglie e proteggere il proprio territorio va rispettata.
La lotta dei valsusini va interpretata come una resistenza ostinata dei cittadini onesti contro i poteri forti della politica e della finanza internazionale, uno scontro carico di una forte valenza simbolica che profuma della fragranza di molte altre battaglie.

Numeri d’emergenza & Farmacie 7/7

L’ambulanza parigina

Di seguito trovate la lista dei principlai numeri d’emergenza che potrebbero esservi utili durante la vostra permanenza a Parigi (sperando che non ne abbiate bisogno).

Ambulanza SAMU (Service d’aide médicale d’urgence): 15
Polizia: 17
Pompieri: 18
SOS Médecins: 3624
SOS Dentistes: 01 43 37 51 00
Centro Veleni: 01 40 05 48 48
Prefettura di de Polizia (oggetti smarriti): 01 43 37 51 00
Furto o smarrimento carte di credito: 0 892 705 705

Eccovi gli indirizzi delle farmacie aperte 7 giorni su 7, 24 ore su 24.

Pharmacie Les Champs Dhéry
84, av des Champs-Elysées
75008 Paris
Tel: 01 45 62 02 41

Pharmacie européenne
6, place Clichy
75009 Paris
Tel: 01 48 74 65 18

Grande Pharmacie Daumesnil
6, place Félix Eboué
Tel: 01 43 43 19 03