Una testata pedagogica

Marco Materazzi davanti la statua del Pompidou

La statua della testata di Zinedine Zidane, attualmente esposta di fronte al museo di arte contemporanea Georges Pompidou, continua a far parlare di se e a suscitare polemiche.
In vacanza a Parigi, Marco Materazzi si è fatto immortalare ai piedi della famosa opera che immortala l’attimo in cui Zizou colpisce il difensore italiano con una violenta testa al petto.
I parigini hanno più volte manifestato la loro antipatia verso la statua bronzea dell’artista algerino Aden Abdessemed che ricorda loro cattivi souvenirs calcistici.
L’incauta testata di Zidane fu un episodio cruciale della finale dei mondiali del 2006 e la sua conseguente espulsione pesò come un macigno sul risultato della partita.
Personalmente lascerei quella statua ancora a lungo davanti al Pompidou perché rappresenta l’apologia della sconfitta e stigmatizza un gesto violento e da condannare.
Naturalmente, in quanto italiano, sono di parte ma penso veramente che la statua-simbolo esposta a Beaubourg sia foriera di un forte valore pedagogico.
Dal 9 luglio del 2006, data della finale e del fattaccio in questione, ho avuto modo di discutere di quel gesto con molti amici e conoscenti francesi.
Nessuno di loro ha mai condannato il gesto di Zidane e ha sempre accusato Materazzi di essere un provocatore che ha meritato la lezione ricevuta.
Ho ripetutamente provato a spiegare ai miei amici mangia-baguette che le parole non feriscono fisicamente mentre una testata fa parecchio male ma non c’è stato verso di convincerli.
Magari vedendo l’enorme rappresentazione in bronzo, che raffigura il loro idolo calcistico che manda in fumo la sua reputazione, cambieranno idea e capiranno che Zidane fece un grosso sbaglio in quell’occasione.

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Il Pompidou si protegge!

Il Pompidou si protegge!

L’artista irlandese Bryan McCormack ha tappezzato il Centro Pompidou con 80 000 preservativi di tutti i colori.
Il famoso museo di arte contemporanea ospiterà fino al 5 dicembre questa installazione effimera e originale intitolata Les sons de ma vie. Preservation is life“.
L’effetto di questi colorati preservativi che decorano le pareti di vetro del Centro Pompidou è sconcertante e spettacolare al tempo stesso.
L’opera di McCormack è stata inaugurata martedì in occasione della cena di gala organizzata dalla fondazione Aides au Centre Pompidou nell’ambito della raccolta di fondi per la ricerca sull’AIDS.
I visitatori che utilizzeranno le scale mobili esterne per salire in cima al museo parigino si troveranno davanti tanti colorati condom che ricordano l’importanza del sesso sicuro.
Ogni piano del Centro Pompidou è stato decorato con un colore diverso, dal verde al blu cielo, e da un suono che richiama il battito del cuore di persone di età diverse (più si sale di piano e più avanza l’età del battito del cuore).
Al piano di colore rosa, il primo, l’artista fa ascoltare i velocissimi battiti del cuore di un feto nel ventre della madre.
Al piano successivo si ascolta il suono del cuore di un bambino di sette anni.
In cima, il suono di sottofondo che accompagna i visitatori è il battito del cuore dello stesso  McCormack.
L’artista ha spiegato che “Il preservativo è associato all’AIDS, al sesso, alla contraccezione e alla religione. Spesso non se ne parla o lo si considera un argomento taboo. Ho voluto che la gente guardasse al preservativo in maniera differente, con leggerezza, in modo neo-pop. Tutti conoscono il preservativo. Quando è isolato può simboleggiare tantissime cose ma se lo si riproduce decine di migliaia di volte, il pubblico perde i suoi riferimenti.”