Il capitalismo al capolinea

I PIIGS prosciugano avidamente l'EURO

La drammatica crisi mondiale in atto è oramai diventata l’argomento centrale di discussione tra la classe politica che non ha ancora trovato adeguate soluzioni e vie di salvezza e tra i semplici cittadini che si pongono inquietanti domande sul proprio futuro.
Da qualche tempo a questa parte a colazione mangiamo pane e spread: appena svegli, pur non avendo mai capito nulla di economia, ci aggiorniamo sull’evoluzione dell’oramai celebre dato che ci informa sul differenziale tra il tasso di rendimento dei bond tedeschi (Bund) e quelli italiani (Btp).
La nazione capeggiata dalla cancelliera Angela Merkel viene scelta come termine di paragone perchè la Germania è considerata lo stato dell’area euro più stabile finanziariamente.
Lo spread viene seguito con molto interesse e preoccupazione poichè permette di capire la solidità e la stabilità di uno Stato.
Questo famoso indice di valutazione è strettamente legato al debito pubblico del Paese e consente di capire quando si naviga in cattive acque.
L’avvicinarsi della crisi è evidente quando una nazione emette titoli di stato soltanto per finanziare il proprio debito: a quel punto l’entrata economica, destinata a ripagare il debito, non ha più fini produttivi e gli investitori diventano diffidenti verso il mercato.
Si instaura, allora, un drammatico circolo vizioso in cui la poca fiducia dei mercati riduce fortemente la domanda dei titoli aumentandone il rendimento e accelerando inesorabilmente il processo d’indebitamento.
Purtroppo la situazione descritta sopra assomiglia molto all’attuale andamento dell’economia italiana e degli altri stati europei incappati nello spettro della crisi e della recessione.
Gli stati artefici della crisi europea sono stati dispregiativamente etichettati con l’acronimo PIIGS (maiali) derivato dalle iniziali degli stati in questione (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), quasi a voler significare che l’ingordigia speculativa e la politica dissennata di questi Paesi mediterranei sta trascinando lentamente l’Europa verso il baratro.
Di fronte a questo scenario apocalittico, l’unica soluzione per il governo è la riconquista della fiducia del mercato e l’adozione di una politica di riduzione del debito pubblico.

Il nuovo premier Monti e i suoi ministri bocconiani (provenienti esclusivamente da università del nord) si sono insediati al governo da un paio di settimane e il popolo italiano attende speranzoso che la manna scenda dal cielo e che le gesta eroiche dei salvatori della patria si compiano.
Tuttavia il tempo passa rapidamente e le misure non arrivano.
Accantonata l’euforia per la tanto attesa abdicazione di Berlusconi, gli italiani iniziano a sentire la pressione dell’Europa personificata negli acidi e inopportuni rimproveri di Sarkozy e delle banche che dettano le loro condizioni.
Da Nord a Sud, lo Stivale attende di conoscere quali saranno le misure adottate da questa nuova realtà governativa per fronteggiare la crisi e rilanciare l’economia.
Le immagini della nuova “Triplice Alleanza” Merkel-Sarkozy-Monti hanno rimpiazzato la squallida fotografia del duo “Merkozy” che si prendeva allegramente gioco della crisi economica italiana nelle mani di un inetto Berlusconi giunto alla fine del suo regno.
L’Italia ha sicuramente riacquistato credibilità (non ci voleva tanto considerando la caratura del precedente governo) a livello europeo e mondiale ricominciando a sedersi al tavolo delle trattative dal quale era stata miseramente esclusa.
Oltre alla credibilità gli italiani aspettano la concretezza e i fatti.
Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno dichiarato di essere rimasti impressionati dalle misure illustrate recentemente da Mario Monti per risollevare le sorti dell’Italia.
Personalmente sono rimasto “impressionato” dal fatto che Monti abbia presentato le sue intenzioni all’Europa prima che al parlamento italiano.
Adombrato da un governo fatto esclusivamente di tecnici, il parlamento italiano ha perso la sua essenziale funzione politica ma dovrebbe conservare pur sempre la sua funzione democratica!
Augurandomi che non siano sempre gli stessi a dover versare “lacrime e sangue” e sacrificarsi, spero che le riforme del neo-governo costringano a pagare di più chi possiede di più, abbiano un occhio di riguardo per chi arriva a stento alla fine del mese e siano finalizzate a una più equa distribuzione delle ricchezze.

Una crisi profonda  che accomuna tragicamente i paesi della parte più sviluppata del pianeta che si ritrovano concatenati in una spirale perversa: se fallisce l’Italia fallisce l’Europa, se fallisce l’Europa fallisce l’economia statunitense realizzando un letale effetto papillon.
La maggior parte delle persone che hanno analizzato la crisi economica attuale sono arrivate a dire che la radice del problema è la crisi finanziaria, l’avidità degli speculatori, le manovre sbagliate delle banche, la complicità delle agenzie di rating e gli eccessi del sistema finanziario.
Alcuni economisti e pensatori hanno proposto di mettere una nuova imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax (così chiamata dal nome dell’economista e premio Nobel che la ha suggerita), per limitare le speculazioni.
E’indubbio che le conseguenze della crisi finanziaria sulla vita economica e sociale sono state pesantissime, ma siamo sicuri che la Tobin tax risolverebbe da sola la crisi?
Se pur si risolvesse attraverso una panacea miracolosa la difficile situazione in cui versa l’economia finanziaria, resterebbe da dirimere il problema dell’economia reale.
Dal punto di vista dell’economia reale, la crisi affonda le sue radici intorno alla fine degli anni 70 che furono caratterizzati dalle manovre di Margaret Thatcher in Inghilterra e Ronald Reagan negli USA.
La famosa Lady di Ferro con la sua politica conservativa aveva rilanciato il liberalismo attraverso un attento piano di privatizzazioni dando nuovo vigore all’economia inglese.
La Thatcher fu capace di prendere in mano le redini di un Paese, l’Inghilterra degli anni 70, decadente e distrutto e trasformarlo in una nazione moderna e ricca.
Tuttavia la Thatcher con il suo liberalismo selvaggio ha amplificato la crisi dell’economia reale.
Privatizzando a ruota libera, chiudendo le miniere e lottando contro le rivendicazioni di lavoratori e sindacati, la Thatcher ha rinvigorito l’economia inglese ma ha drammaticamente allargato il divario e le diseguaglianze tra poveri e ricchi.
Le classi medie si sono ritrovate impelagate in un immobilismo deleterio che le ha fatte scivolare lentamente verso un alto livello d’indebitamento.

Se l’uscita dalla crisi appare sempre più lontana, la sua gravita si mostra pienamente in tutte le aree dell’opulento Occidente.
Un segnale emblematico e preoccupante del sentimento di crisi e della precarietà in cui versano migliaia di famiglie americane è stato il Black Friday, il giorno successivo al Giorno del ringraziamento (Thanksgiving day) in cui numerose catene commerciali e grandi magazzini, come Walmart, hanno offerto sconti eccezionali per lanciare il periodo dello shopping natalizio.
In questa occasione è stato possibile osservare il drammatico risultato del sistema capitalistico e le crepe di una crisi profonda.
I negozi, aperti molto presto la mattina (a volte anche alle 4!), hanno accolto una folla inferocita di gente disperata pronta a tutto pur di accaparrarsi le migliori offerte.
La possibilità di risparmiare qualche soldo si è trasformata in frenesia collettiva e si producono scene di assurda irrazionalità.
In occasione dell’ultimo Black Friday un signore di 61 anni è deceduto tra la folla che ha continuato a calpestarlo, una donna ha utilizzato una bomboletta spray al peperoncino per allontanare la gente e poter acquistare una Xbox a prezzo stracciato e tantissime sono state le persone ferite tra la calca umana.
La fine del capitalismo si avvicina a grandi passi e la sua logica insensata e cieca sembra oramai giungere al capolinea.

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Pasteleria de Belem: un’oasi portoghese a Parigi

Pasteleria de Belem: un’oasi portoghese a Parigi

Parigi è un mosaico di culture e di etnie che si mescolano tra loro in una caleidoscopica comunità.
Tutti i paesi del mondo sono rappresentati nello spazio urbano parigino e se conoscete gli indirizzi giusti potete girare il mondo utilizzando la metropolitana di Parigi.
La Pasteleria de Belem, situata nel XVII arrondissement della capitale francese, rappresenta un’oasi portoghese a Parigi.
Potrete ritrovare i sapori e le tradizioni portoghesi gustando le natas (tortine di pasta-frolla), la bola de belem (bigné farciti alla crema) o ancora le frittelle alla carne o ai gamberetti.

Luoghi come questo sono diffusissimi in Portogallo dove la gente suole ritrovarsi per trascorrere insieme i pomeriggi guardando partite di calcio o telenovela.
La Pasteleria, che può essere paragonata ad un salone da tè, si distingue per l’accoglienza calorosa dei suoi gestori e per la delicatezza della pasticceria proposta.
La decorazione abbonda in azulejos, le ceramiche blue e bianche tipiche del Portogallo, e antichi strumenti di lavoro che abbelliscono il locale.
I prodotti utilizzati provengono direttamente dalla penisola iberica come il caffè Delta, il cioccolato Ucal, il succo di frutta Compal e tanto altro ancora.

47 rue Boursault
75017 Paris

I gironi del mondiale di calcio 2010 in Sud Africa

La vittoria del 2006

L’Italia fa parte del girone F che include Nuova Zelanda, Paraguay e Slovacchia.
La nostra Nazionale giocherà la prima partita a Città del Capo il 14 giugno 2010 con il Paraguay.

Ecco l’elenco completo dei gironi mondiali:

Gruppo A: Sud Africa, Messico, Uruguay, Francia

Gruppo B: Argentina, Corea del Sud, Nigeria, Grecia.

Gruppo C: Inghilterra, Usa, Algeria, Slovenia.

Gruppo D: Germania, Australia, Ghana, Serbia.

Gruppo E: Olanda, Giappone, Camerun, Danimarca.

Gruppo F: Italia, Nuova Zelanda, Paraguay, Slovacchia.

Gruppo G: Brasile, Corea del Nord, Costa d’Avorio, Portogallo.

Gruppo H: Spagna, Honduras, Cile, Svizzera.

Ormai non ci resta che attendere il calcio d’inizio di questa nuova avventura mondiale e sperare che la nostra nazionale ci faccia sognare e trascorrere, come cantavano la Nannini e Bennato nel 1990, delle “notti magiche”.

Euromillions: il gemello europeo del Superenalotto.

Euro millions: un gioco milionario

Non è possibile giocare una schedina del Superenalotto a Parigi perché il gioco della Sisal resta prettamente italiano e, dunque, riservato ai partecipanti residenti nello Stivale.
Tuttavia per gli appassionati del gioco milionario che spesso fa parlare di se per le cifre astronomiche assegnate ai fortunati vincitori, esiste l’Euromillion: un gioco che coinvolge più paesi europei (Francia, Monaco, Spagna, Regno Unito, Irlanda, Austria, Portogallo, Belgio,Lussemburgo, Svizzera e Liechtenstein) e che consiste nell’indovinare  5 numeri (tra l’1 e il 50) e due numeri-stella (tra l’1 e il 9).
Questo sistema a doppia griglia riduce moltissimo la possibilità di trovare la combinazione vincente e la scarsa possibilità di trovare la giusta serie di numeri, associata al grande numero di paesi partecipanti, lo rendono il gioco più gettonato e ricco in Europa.
Ogni venerdì sera milioni di francesi (ed europei) attendono con le dita incrociate l’estrazione dei numeri che possono cambiare le loro vite e aggiudicarsi una cifra da capogiro (la cosiddetta cagnotte).