La sinagoga della rue Pavée

La sinagoga della rue Pavée

Le testimonianze dell’Art Nouveau sono disseminate un pò dappertutto a Parigi e talvolta possono concretizzarsi in opere sorprendenti.
Nella stretta e grigia rue Pavée, nascosta dai palazzi circostanti, si trova un gioiello architettonico di rara eleganza realizzato dal celebre Hector Guimard, il maggiore rappresentante dell’Art Nouveau in Francia.
Un’imponente facciata, caratterizzata da finestre alte e strette, si presenta agli occhi dei passanti in tutta la sua grandiosità e magnificenza.
La vocazione di questo edificio non è immediatamente comprensibile se non si considera la stella di Davide che ha rimpiazzato un antico triangolo.
E’ una sinagoga che testimonia la massiccia presenza della comunità ebraica in questo quartiere di Parigi comunemente conosciuto con il nome di Marais.
Gli ebrei si insediarono in questo arrondissement, che ospita tra l’altro la frequentatissima Place desVosges, soprattutto all’inizo del XX secolo.
La sinagoga della rue Pavée fu commissionata a Guimard dalla comunità ebraica del quartiere che pagò collettivamente la realizzazione dell’opera.
L’architetto parigino, famoso per aver decorato in maniera inconfondibile alcune stazioni della metropolitana, disponendo di uno spazio esiguo decise di sviluppare la struttura dell’edificio in altezza.
All’interno, due mezzanine laterali costeggiano la navata centrale e la luce penetra grazie alle vetrate del tetto e un’ampia vetrata situata nel fondo della navata.
Guimart, che concepiva le sue opere nella loro totalità, ha inoltre realizzato i mobili, le decorazioni, le panchine, i lampadari e gli elementi liturgici.

10, rue Pavée
75004 Paris
Visitabile esclusivamente su richiesta o durante le Journée du Patrimoine

E Santa Geneviève salvò Parigi

Sainte Genevieve

Il 3 gennaio 512 moriva all’età di 89 anni colei che è diventata una delle grandi patrone della Francia.
Vi voglio parlare di Sainte Genevieve, nata a Nanterre nel 422, la quale, settecento anni prima di Giovanna d’arco, salvò la Francia non con le armi ma con la fede, la pietà cristiana e le sue predizioni.
Quando Attila, il flagello di Dio, si presentò alle porte di Parigi con la sua orda di barbari, secondo la predizione, Parigi non fu assediata.
Santa Geneviève aveva chiesto alle dames de Paris di digiunare e di pregare per sfuggire alla minaccia degli Unni.
Si dice che molti miracoli sono stati compiuti per sua intercessione: posseduti dal demonio vennero guariti, un operaio ritrovò l’uso delle mani, un altro fu guarito da un calcolo, altri ancora dalla peste.
Sainte Genvieve riusciva anche a sedare tempeste, far piovere sulle terre aride, accendere ceri con la mano.
Alcuni documenti raccontano anche che resuscitò una morta a Orleans.

Molti miracoli sono legati al tema della vista: una donna che aveva rubato le scarpe della Santa divenne cieca, una suora che aveva avuto la curiosità di spiare la Santa attraverso il buco della serratura fu colpita dalla stessa cecità.
Dopo la sua morte i miracoli continuarono. Un giorno la Senna straripò e inondò la cappella delle Vergini che la Santa aveva fatto costruire e quando le acque si ritirarono la gente fu sorpresa nel vedere che il letto, nel quale la Santa era morta, era rimasto intatto.
Durante una grossa epidemia che aveva causato la morte di 14 mila persone, il corpo della Santa fu esposto e tutti i malati furono guariti tranne tre increduli.
La sua casa natale si trova sempre a Nanterre non lontano dalla chiesa parrocchiale e la sua tomba, ancora oggi venerata, si trova nella Chiesa di Saint Etienne du Mont dove il suo corpo riposa dal 1821.

La maledizione di Jacques de Molay

La maledizione di Jacques de Molay

Notre Dame racchiude numerosi segreti che si possono scoprire soltanto penetrando all’interno della cattedrale.
Fu proprio sul sagrato di questa chiesa che Filippo IV il Bello, nella volontà di distruggere l’Ordine dei Templari, fece bruciare al rogo il grande maestro dell’Ordine Jacques de Molay e i 37 cavalieri accusati di eresia.
La pira incendiaria fu eretta sull’ ile aux juifs, nella parte ovest dell’ile de la cité che corrisponde oggi alla parte meridionale dello square du Vert Galant.
Quando il grande Maestro vide il rogo chiese ai suoi giustizieri di essere rivolto verso la cattedrale:
“Vi prego di lasciarmi unire le mani per un’ultima preghiera. Morirò presto e Dio sa che e’ ingiusto. Ma io vi dico che la disgrazia cadrà su coloro che ci condannano ingiustamente.”
E poi rivolgendosi al papa Clemente V e al re Filippo il Bello aggiunse
“Vi affido entrambi al tribunale di Dio, tu Clemente nei prossimi 40 giorni e tu Filippo prima della fine dell’anno”.
La predizione di Jacques de Molay si realizzò poiché papa Clemente V morì un mese dopo e il re Filippo il Bello fu vittima, nello stesso anno, di un incidente di caccia a Fontainebleau.
La maledizione sembra essersi protratta nel corso dei secoli come una vendetta implacabile.
E voi, credete alla maledizion della stirpe dei re di Francia pronunciata, il giorno del rogo, da Jacques de Molay?

L’impiccato che non voleva morire

L’impiccato che non voleva morire

La Place Maubert porta questo nome dal XII secolo.
Si pensa che il nome provenga dal Maestro M.Albert, più conosciuto sotto lo pseudonimo di Alberto il Grande, un alchimista domenicano che scrisse numerosi trattati di magia.
Era un’epoca in cui il rogo dell’inquisizione iniziava a bruciare e la piazza avrebbe visto la fine di molti eretici e blasfemi.
Si racconta la storia incredibile di un ragazzo accusato di aver assassinato il suo maestro.
Il giovane fu impiccato e il boia che dopo una buona mezz’ora venne a staccargli la corda dal collo, si rese conto che il ragazzo continuava a dimenarsi.
Fu sul punto di tagliargli la gola ma alcune donne, sensibili a quella scena, gridarono al miracolo e implorarono il boia di concedere la grazia.
Quest’ultimo accettò e il giovane che non aveva smesso di proclamare la sua innocenza affermò di essere resuscitato “Ero morto diceva e la mia preghiera nel momento in cui trapassavo mi ha riportato in vita”.
Nessuno aveva mai sopravvissuto ad un’impiccagione dopo mezz’ora di supplizio e ciò suscitò un grande clamore in tutta la città.
Lo stesso re Francesco I graziò il miracolato e l’inchiesta che il sovrano fece condurre provò che il ragazzo non aveva mentito: il suo maestro era stato assassinato dalla moglie.
Non bisognò altro per confermare il miracolo.