Harry’s bar: and the winner is…

harry's bar - paris - straw vote

Harry’s bar

Oltre a essere il più antico pub americano della ville lumière, l’Harry’s bar è stato il luogo prediletto da varie star e celebrità: Ernest Hemingway, Jean-Paul Sartre, Antoine Blondin, Bill Tilden, Jacques Prévert, Coco Chanel, Jack Dempsey, Rita Hayworth, Scott e Zelda Fitzgerald, Humphrey Bogart e tanti altri.
Fondato nel 1860, questo luogo leggendario è diventato famoso per il cosiddetto Straw vote, una votazione realizzata in anticipo rispetto a quella ufficiale degli USA per conoscere il nome del nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Dal 1924, data in cui lo Straw vote fu indetto per la prima volta all’Harry’s bar, solo due errori sono stati registrati sul pronostico dell’elezione del Presidente: nel 1976 quando i risultati del sondaggio parigino designarono Ford come grande vincitore ma fu Carter che entrò alla Casa Bianca e nel 2004 quando Bush fu eletto per un secondo mandato ribaltando le proiezioni che davano Kerry come vincitore.
Il locale, situato nell’animato quartiere Opéra, può essere considerato un piccolo istituto di sondaggi, un termometro che rivela le intenzioni di voto del popolo americano.
Ogni quattro anni, in occasione delle elezioni presidenziali, grande è il fermento che investe l’Harry’s bar.
A partire da un mese prima la data fatidica, ogni persona detentrice di un passaporto americano può esprimere la propria preferenza di voto inserendo una scheda fittizia nell’urna posta all’ingresso del bar.
Ogni settimana viene eseguto uno spoglio delle schede e il risultato viene affisso su una tabella.

Il prossimo 8 novembre, l’Harry’s bar si prepara a una lunga notte nell’attesa di conoscere il nome del quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d’America.
Hillary Clinton o Donald Trump, chi vincerà ?

Harry’s Bar
5 Rue Daunou
75002 Paris

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Presidenziale 2012: Sarkozy vs Hollande

Sarkozy vs Hollande

Mercoledì sera si è consumata l’ultima cruciale tappa della campagna presidenziale 2012, il dibattito televisivo tra il candidato socialista François Hollande e il presidente uscente Nicolas Sarkozy.
Quasi diciotto milioni di francesi hanno assistito al dibattito tra i due candidati trasmesso da TF1 e France2, un duello televisivo studiato nei minimi particolari dallo staff dei due uomini politici.
Questa mattina sulla metropolitana non si parlava d’altro e gettando un’occhiata all’edicola vicino al mio ufficio ho potuto costatare che le prime pagine di tutti i quotidiani francesi ritraevano i volti accesi dall’antagonismo politico dei due candidati.
Personalmente sono rimasto positivamente stupito da Hollande che ha saputo controbattere colpo su colpo alle accuse di Sarkozy e ha mostrato un carisma politico che in molti avevano messo in discussione.
Il dibattito è stato dominato da un’atmosfera di tensione e i toni dei due uomini politici sono spesso diventati aspri richiedendo un attento lavoro di mediazione ai due giornalisti chiamati a moderare la discussione.

I due contendenti si sono affrontati senza esclusione di colpi mostrando una sprezzante aggressività già dalle battute iniziali del confronto.
Hollande ha criticato l’operato dell’attuale presidente della repubblica francese sottolineando il bilancio negativo del suo mandato che ha portato alla divisione fratricida del popolo francese.
Sarkozy ha replicato accusando il candidato socialista di utilizzare argomenti scontati e poco concreti per contrastare la sua caratura politica.
Infiammati dal dibattito, i due si sono rinfacciati reciprocamente le critiche e gli insulti che hanno caratterizzato la campagna presidenziale.
Sarkozy si è vantato di non avere registrato alcuna manifestazione violenta del popolo durante il suo quinquennio e di non avere mai dovuto ritirare una riforma a causa delle proteste della piazza.
Le strategie dei due candidati si sono palesate fin dall’inizio: Hollande ha sistematicamente rinfacciato al presidente in carica gli obiettivi non raggiunti durante il suo mandato, Sarkozy ha enfatizzato le ambiguità del candidato socialista come la sua posizione riguardo al tema dell’immigrazione (Hollande propone di estendere il diritto di voto agli immigrati, anche non comunitari, mentre Sarkozy non è d’accordo).
La tensione è stata palpabile durante tutto il dibattito e le parole “menzogna”, “falso” e “calunniatore” sono state ripetutamente e provocatoriamente pronunciate dal presidente candidato.
Sarkozy ha sottolineato con cinismo la mancanza di esperienza di Hollande che non ha mai avuto un ruolo politico importante, l’ex-marito di Segolène Royal ha risposto accusando Sarkozy di nascondersi troppo facilmente dietro il capro espiatorio della crisi economica per giustificare i suoi fallimenti.

Tutti i temi scottanti della campagna sono stati affrontati dall’affare DSK (Dominique Strauss-Kahn) al nucleare, dall’aumento della disoccupazione a quello delle tasse, e le divergenze tra i due diversi punti di vista sono emerse chiaramente.
Tra le varie tematiche discusse è saltato fuori anche il nome di Silvio Berlusconi, citato da Hollande come personaggio vicino a Sarkozy ed esempio negativo di gestione politica.
Sarkozy ha tenuto a precisare che non considera Silvio Berlusconi come un suo amico.
Il grande comunicatore Sarkozy è apparso teso e nervoso di fronte a un François Hollande inaspettatamente aggressivo e già proiettato nel futuro ruolo di presidente della repubblica (il candidato socialista ha ripetuto varie volte “moi, President de la Republique” nel corso del dibattito).
In ogni caso l’ombra del Fronte Nazionale volteggia beffarda sul risultato finale di questa elezione.
Se Hollande non ha rivolto alcun messaggio ai militanti del partito di estrema destra capeggiato da Marine Le Pen, è apparso fastidiosamente patetico l’appello finale di Sarkozy che ha invitato gli elettori del FN a votare per lui per rafforzare le frontiere della Francia.
Nel corso della sua campagna il presidente in carica ha manifestato più volte la vicinanza ideologica con i valori del Front National lasciando capire che se sarà rieletto punterà a cementificare l’identità francese e limitare l’immigrazione clandestina.
Bisognerà aspettare ancora qualche ora e le ultime dichiarazioni che accompagneranno gli sgoccioli della campagna presidenziale per conoscere il volto del nuovo presidente francese.
I sondaggi danno attualmente il candidato socialista favorito per la vittoria finale ma il dibattito di mercoledì ha forse mischiato le carte in tavola permettendo a Sarkozy di recuperare il ritardo sul concorrente.
L’atteggiamento demagogo e populista di Sarkozy potrebbe procurargli i voti degli indecisi e dell’estrema destra ma potrebbe avere un effetto boomerang sottraendogli preziosi voti. La risposta tra poche ore.

L’arresto di Dominique Strauss-Kahn

Dominique Strauss-Kahn

Questa mattina, come ogni domenica, ho acceso la televisione per aggiornarmi rapidamente sulle novità riguardanti l’attualità.
Mi sono sintonizzato sul canale BFM, una rete francese specializzata nell’informazione, e ho iniziato a leggere i titoli che scorrevano nella parte inferiore dello schermo.
Il tono dei giornalisti sembrava più agitato del solito e il logo edizione straordinaria che campeggiava su uno sfondo rosso mi ha immediatamente fatto capire la gravità del momento.
La notizia che infiammava i TG francesi era una vera e propria bomba giornalistica: il ministro Dominique Strauss-Kahn, candidato socialista per le elezioni presidenziali 2012, è stato arrestato sabato sera a New York.
Il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale è stato accusato d’aggressione sessuale, tentativo di stupro e sequestro di persona.
DSK, capo carismatico dell’FMI, è stato arrestato all’aeroporto di New York mentre si apprestava a prendere il volo che lo avrebbe riportato a Parigi.
Strauss-Kahn è sospettato di avere aggredito una donna delle pulizie che lavorava nell’hotel Sofitel di New York dove alloggiava il ministro francese.
La donna ha dichiarato di essere entrata nella stanza di Dominique Strauss-Kahn mentre l’uomo usciva nudo dalla doccia; il politico francese avrebbe allora aggredito la donna che sarebbe riuscita a liberarsi e chiamare soccorso.

William Taylor, avvocato del ministro, ha dichiarato che Strauss-Kahn si dichiarerà non colpevole negando tutti i fatti di cui è accusato.
In ogni caso Strauss-Kahn, che fino a questo momento era uno dei candidati favoriti dai sondaggi alla vittoria delle presidenziali, ha irrimediabilmente compromesso la sua reputazione e la partecipazione alle elezioni del prossimo anno.
Il ministro che rischia, se giudicato colpevole, una pena finoa 20 anni di prigione, dovrà difendersi dalle pesanti accuse e dimostrare la sua innocenza.
La notizia dell’arresto di Dominique Strauss-Kahn ha lasciato la classe politica francese sotto-choc scatenando una valanga di reazioni.
Da un lato i socialisti, da Ségolène Royal a Martine Aubry e François Hollande, parlano di una situazione surreale e, in assenza di prove schiaccianti contro DSK, ipotizzano una trappola nella quale il ministro francese sarebbe caduto.
Dall’altro gli avversari politici di Strauss-Khan, con Marie Le Pen in prima linea, cavalcano l’onda dello scandalo e dichiarano che il capo dell’FMI ha umiliato l’immagine della Francia nel mondo.
Anne Sinclair, la sposa di Strauss Kahn, ha affermato di non credere alle accuse che sono rivolte al marito e di non dubitare della sua innocenza.
Le pedine sulla scacchiera dell’elezione presidenziale 2012 sono state stravolte e si aprono nuovi scenari sul panorama politico francese.

A livello umano, posso solo dispiacermi nel vedere la reputazione di un uomo carismatico come Strauss Kahn sgretolarsi pietosamente, ma da “italiano a Parigi” penso già ai risvolti positivi delal notizia.
Quando il francese di turno mi dirà “Voi italiani siete tutti come Berlusconi, quando vedete una bella donna non capite più niente!”, potrò rispondere “A quanto pare, mio caro francesino, le donne non piacciono solo a noi italiani. Berlusconi, almeno le paga le donne, non le aggredisce!”.
Naturalmente sia chi paga le donne sia chi le aggredisce compie una bassissima e pietosa meschinità.