Un po’ di Zucchero a Parigi

zucchero paris 2016

Zucchero a Parigi

Zucchero si esibirà il 6, 7 e 8 novembre 2016 all’Olympia di Parigi.
Zucchero, alias Adelmo Fornaciari, nasce il 25 settembre 1955 a Roncocesi, in Italia.
Si dedica alla musica fin da giovane suonando la chitarra e formando numerosi gruppi come Le Nuove Luci o ancora Sugar & Candies.
Il suo primo album, Un po’ di Zucchero, risale al 1983.
In seguito incontra Randy Jackson con cui fonda il gruppo Zucchero & the Randy Jackson Band.
Il grande successo arriva con l’album solo Blue’s del 1987 che venderà più di un milione e mezzo d’esemplari restando in testa alle vendite per circa un anno.
Il successo porterà Zucchero a calcare grandi palchi e duettare con artisti del calibro di Joe Cocker, uno dei suoi maestri.
Ispirandosi proprio a Joe Cocker, Zucchero realizza il Diavolo In Me che si rivelerà un grande successo europeo.

Il cantante italiano prosegue la sua ascesa con il single Senza Una Donna che riscuote un enorme successo in seguito all’interpretazione con Paul Young.
Dopo l’album Rispetto del 1992, Zucchero pubblica Miserere nel 1994.
L’album sarà sei volte disco di platino e la canzone che da il titolo all’album viene interpretata in duo con Luciano Pavarotti.
La collaborazione tra i due grandi artisti porta alla nascita del Pavarotti & Friends, riunione benevola annuale di artisti internazionali.
Zucchero viene nominato miglior cantante italiano al World Music Awards di Monte-Carlo.
Spinto dalla passione per il Blues americano, si reca a Los Angeles nel 1995 per registrare Spirito Divino.
Più di due milioni di esemplari dell’album saranno venduti in  tutto il mondo: un record per un artista italiano.

I suoi due album seguenti Blue Sugar (1998) e Overdose d’Amore (1999) conoscono un successo più mite.
Zucchero ritrova il successo nel 2002 con il disco Shake realizzato in buona parte negli USA con la collaborazione del manager di Eric Clapton.
L’album contiene una vera e propria perla: un duetto (Ali d’oro) con John Lee Hookerm,  il grande bluesman americano.
Anche in questo album Zucchero alterna pezzi in lingua in inglese a brani in italiano.
Troviamo la stessa alternanza linguistica nel disco seguente: Zucchero & Co (2004), una raccolta delle sue più belle canzoni sublimate dalla partecipazione d’invitati illustri come Sheryl Crow, Sting, B.B. King e Johnny Hallyday.
Nel 2006 Zucchero pubblica Fly, prodotto da Don Was che ha lavorato con Bob Dylan, Paula Abdul e i Rolling Stones.
Tre anni dopo Fly, Zucchero pubblica Chocabeck che contiene 11 nuovi pezzi registrati tra Los Angeles, Londra e l’Italia.

6-7-8 novembre 2016
Olympia
28, boulevard des Capucines
75009 Paris

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La prima centrale fotovoltaica

La prima centrale fotovoltaica

La prima centrale fotovoltaica di Parigi è stata recentemente istallata e messa in servizio sul tetto di un edificio nel XVII arrondissement della capitale francese.
Nel cuore del quartiere Clichy-Batignolles, la centrale è stata realizzata dalla società Solarvip utilizzando lo spazio messo a disposizione da una comproprietà costruita da Nexity.
La centrale occupa una superficie di 600 m² e possiede una capacità di produzione d’elettricità di 96 kilowatt-picco (kwp).
I pannelli della centrale sono stati disposti considerando le specificità del contesto parigino e studiando attentamente l’esposizione e gli eventuali filtri urbani.
All’inizio del 2013 un’altra centrale fotovoltaica dovrebbe vedere la luce nel quartiere di la Chapelle, nel XVIII arrondissement.
Installata sul tetto della hall Pajol, questa nuova centrale sarà dotata di una potenza di 465 kwp.
Parigi si rivela ancora una volta una capitale eco-sostenibile attenta al rispetto dell’ambiente e allo sviluppo di fonti alternative di energia.

I Pierrots de la nuit

I Pierrots de la nuit

E’ sabato sera. Uscite dalla discoteca dopo aver bevuto qualche Mojito di troppo e iniziate a gridare a squarciagola tra le vie di Parigi per dare sfogo alla vostra euforia.
Mentre vi dimenate allegramente e urlate frasi strampalate di canzoni che vi passano per la testa sentite qualcuno che vi tocca la spalla.
Vi girate e vi trovate di fronte un clown triste, vestito da Pierrot, che vi fissa bonariamente e comincia a mimare azioni immaginarie.
No, quello che vi trovate davanti non è un sogno o un’allucinazione (sempre che non abbiate assunto sostanze stupefacenti o funghetti allucinogeni in discoteca) ma si tratta di uno dei cosiddetti Pierrot de la nuit.
Brigate d’intervento artistico notturno da qualche settimana si aggirano per le vie di Parigi con lo scopo di invitare il popolo della notte a non alzare troppo il volume e rispettare la città che riposa.
Il sindaco di Parigi Bertand Delanoë ha fatto appello a quest’originale idea, già adottata con successo in altre città europee come Vienna e Barcellona, per facilitare la serena coabitazione tra divertimento notturno e tranquillità dei residenti.
I Pierrots de la nuit errano tra quindici arrondissement (quelli più animati) della capitale francese, per invitare i festaioli scatenati a rispettare la gente che dorme e che lavora.
Lo scopo secondario di questi artisti di strada è anche quello di evitare le chiusure amministrative di pub e locali notturni a causa delle lamentele del vicinato.
Proponendosi in maniera ludica, artistica e gioiosa, gli allegri clown veicolano un importante messaggio pedagogico finalizzato al rispetto degli altri.
Una squadra di Pierrots si compone di un mediatore e due mimi che attraverso simpatiche scenette, slogans e una buona dose di humour mirano a sensibilizzare i nottambuli e i tiratardi della ville lumière.
Questi artisti vestiti di bianco utilizzano il silenzio per combattere l’inquinamento acustico.
I risultati ottenuti nelle altre città lasciano presagire che i simpatici interventi artistici dei Pierrots de la nuit otterranno un maggiore effetto persuasivo rispetto alle coercitive discese notturne della polizia.

I Pierrots de la nuit hanno un blog  e una pagina Facebook per informare i parigini sulle loro performances.

Il paradosso della laicità francese

Il presepe sugli Champs Elysees

Come sottolineato dall’art. 4 della sentenza n.203/1989 della Corte Costituzionale, l’Italia è un paese laico e per la Costituzione Italiana la laicità è un “principio supremo dello Stato”.
Anche la Francia è un paese laico ma la laicità francese è ben diversa da quella italiana e spesso inciampa in assurdi paradossi.
Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, ha recentemente trovato sulla scrivania del suo ufficio una richiesta che è rapidamente diventata scottante e imbarazzante: una richiesta inoltrata dalla parrochia Saint-Pierre de Chaillot del XVI arrondissement per allestire un presepe sugli Champs Elysées.
Come ogni anno l’avenue più bella del mondo ha indossato la sua scintillante veste natalizia dotandosi di stupende illuminazioni e un coloratissimo mercatino di natale formato da tanti piccoli chalet posti uno accanto all’altro.
Il prete della vicina parrocchia parigina ha pensato bene di offrire un tetto a Maria e Giuseppe tra gli chalet del mercato di Natale.
Dopo estenuanti trattative e lunghi ripensamenti, il sindaco ha dato il suo sforzato consenso alla realizzazione del presepe sugli Champs Elysées a condizione che non abbia “una connotazione religiosa troppo pronunciata”.
Delanoë ha aggiunto che il presepe non dovrà essere troppo vistoso e che la parrocchia dovrà evitare le animazioni di ogni tipo e la presenza umana accanto allo chalet che ospiterà il presepe.
Il paradosso della laicità francese risiede in questo atteggiamento al limite della cristianofobia da parte dell’amministrazione che chiede di realizzare un presepe privo di significato religioso.
Personalmente mi chiedo in quale maniera sia possibile svuotare un presepe della simbologia che rappresenta e in che modo si possa nascondere il significato profondo della natività.

Il concetto di laicità della Francia non può certamente essere paragonato a quello dell’Italia poichè i due Paesi presentano contesti storico-culturali estremamente diversi.
L’Italia ospita lo Stato della città del Vaticano nel suo territorio e ciò influisce enormemente sull’educazione religiosa nazionale e sul peso della religione cattolica sull’intera nazione.
La religione cristiana ha da sempre dominato in Italia e attualmente quasi il 90% della popolazione italiana si dichiara cattolica.
Le pratiche cristiane sono profondamente radicate nelle nostre tradizioni e fanno parte della nostra cultura.
Da piccoli ci abituiamo a vedere il crocefisso appeso dietro la cattedra del maestro, seguiamo le prime lezioni del catechismo, ci confessiamo per la prima volta, assistiamo alla celebrazione della messa e iniziamo a prendere coscienza della nostra sfera religiosa.
Crescendo, poi, si possono prendere altre direzioni spirituali ma la religione cattolica farà, sempre e comunque, parte di noi e della nostra educazione.
In Francia l’eccessiva ricerca della laicità ha portato alla fobia del cristianesimo che viene bistrattato regolarmente mentre ampio spazio viene dato alle altre religioni temendo che le minoranze si sentano discriminate.
Molti francesi considerano gli italiani bigotti e asserviti al potere della Chiesa, molti altri ritengono assurda l’esposizione del crocefisso nelle scuole pubbliche italiane.
Bisogna pur ammettere che la Francia ha condotto una politica coloniale differente da quella italiana e conosce attualmente una immigrazione decisamente più importante rispetto a quella italiana.
I timori, le precauzioni e le esigenze anti-discriminatorie della Francia sono diverse rispetto a quelle italiane.
Basti pensare che la comunità musulmana (per citare la minoranza più numerosa) rappresenta il 10% dell’intera popolazione francese.

Penso che la laicità dello Stato sia una componente essenziale della democrazia e un tassello focale della costituzione italiana e francese.
Tuttavia il raggiungimento di uno Stato laico non si ottiene rinnegando le proprie origini cristiane o cercando di svuotare di significato i simboli religiosi.
Uno Stato laico è per definizione uno Stato in cui ogni individuo può professare liberamente la propria fede.
Considerando i McDonald e i fast food della capitale francese che servono regolarmente carne halal e i ristoranti della rue de Paris che rifiutano di servire i clienti durante il ramadan, penso che un presepe non faccia male a nessuno.
In ogni caso la venuta al mondo di Gesù bambino sotto il cielo di Parigi sarà abbastanza agitata quest’anno.

Tengo a precisare che non professo alcuna religione e voglio solo per sottolineare come spesso l’eccessiva ricerca del rispetto di tutte le religioni raggiunga momenti parossistici che rasentano l’assurdità.