Le Docteur Pascal

Le docteur Pascal

Ventesimo e ultimo volume del ciclo dei Rougon Macquart di Emile Zola, le Docteur Pascal fu pubblicato nel 1893 a chiusura di questa saga familiare.
Pascal Rougon, figlio di Pierre Rougon e Félicité Puech, vive a Plassans in una proprietà chiamata La Souleiade e lavora da più di trent’anni sul malessere ereditario che affligge la sua famiglia.
Creando un dossier di documenti e notizie per ogni componente, Pascal ha ricreato un albero genealogico che ripercorre la discendenza della famiglia.
Félicité Rougon, la madre del dottor Pascal, preoccupata di proteggere il buon nome della famiglia vuole distruggere questi documenti compromettenti che enfatizzano le pecche e le nevrosi delle pecore nere della famiglia.
Decisa nel compiere la sua missione distruttrice, la madre del dottore ottiene la complicità della badante Martine e della nipote Clotilde, che abita con il dottore da sette anni.
Convinta della funzione divina della sua opera, Clotilde riesce ad impossessarsi della chiave dell’armadio che contiene i documenti ma viene sorpresa dal dottore.
Pascal decide allora di rivelare a Clotilde i suoi studi sulla malattia ereditaria che affligge la famiglia.

In seguito alle spiegazioni del dottore, la giovane ragazza abbandona l’oscurantismo religioso e si avvicina alla scienza e al progresso seguendo l’esempio dello zio.
La sintonia tra zio e nipote degenera in una passione amorosa tra i due che vivranno un’intensa storia d’amore.
Tuttavia la situazione economica di Pascal diventa critica in seguito alle azioni fraudolente del suo notaio.
La drammatica crisi spinge Pascal a separarsi da Clotilde che viene inviata a Parigi per occuparsi del fratello Maxime da tempo ammalato di atassia.
Da poco stabilitasi a Parigi, Clotilde si accorge di essere incinta e annuncia la notizia al dottore con un telegramma.
Intanto Pascal si ammala gravemente e muore a causa di un attacco di cuore che non gli permetterà di rivedere Clotilde un’ultima volta.
Félicité, approfittando dell’assenza definitiva del figlio, brucia tutti i suoi documenti che contenevano le ricerche sul tema dell’ereditarietà.
Solamente l’albero genealogico si salva dalle fiamme.
In quest’ultimo romanzo della serie che mette in scena la storia naturale e sociale di una famiglia nel secondo impero, Zola contrappone il progresso della scienza e i lumi della ragione all’oscurantismo della religione.
Il romanzo rappresenta un inno alla vita e si conclude con una nota di speranza e la nascita del figlio di Pascal e Clotilde.

Annunci

Germinal

Germinal

Germinal

Germinal è senza dubbio uno dei romanzi più conosciuti di Zola.
Apparso inizialmente a puntate, dal novembre 1884 al febbraio 1885, l’opera venne pubblicata nel marzo 1885.
La trama della narrazione si sviluppa a Montsou, nel nod della Francia, e si concentra sulle condizioni di vita e di lavoro dei minatori di queste zone.
Il protagonsita della storia è Etienne Lantier, figlio di Gervaise Macquart e Auguste Lantier che animano la trama dell’Assommoir.
Erede della vena di follia che attraversa la famiglia Rougon-Macquart, Etienne conosce eccessi d’ira incontrollabili sotto l’effetto dell’alcool.
Dopo essere stato licenziato da un cantiere per aver litigato violentemente con il suo capo, Etienne trova lavoro presso la miniera di Montsou dove simpatizza con Maheu e sua figlia Catherine diventando rapidamente un minatore apprezzato per il suo lavoro.
Il giovane protagonista del romanzo nutre una forte passione per la politica e aderisce alle idee del socialismo che assimila grazie ai volumi fornitigli del militante Pluchart.

Etienne crea una cassa di risparmio e conquista la fiducia dei lavoratori rivendicando con veemenza i diritti dei minatori e la pretesa di condizioni di lavoro adeguate.
La protesta dei minatori sfocia in uno sciopero violentissimo e in un braccio di ferro estenuante con i gestori delle miniere.
Esasperati per le grosse perdite finanziarie, i padroni delle miniere fanno ricorso all’esercito che non esita a sparare sulla folla pur di garantire l’accesso alle miniere da parte dei lavoratori.
Lo sciopero termina tragicamente con la morte di decine di minatori uccisi dai soldati.
I lavoratori rinfacciano a Etienne l’inutilità di quello sciopero che li ha gettati in una miseria ancora più nera di prima.
I minatori, sfiduciati e rassegnati, scendono nuovamente nelle miniere per riprendere il lavoro.
Lo stesso Etienne e Catherine ritornano in miniera e resteranno bloccati a causa di un crollo della struttura.
Caterina morirà aspettando i soccorsi mentre Etienne riuscirà a salvarsi.

Il libro di Zola è dotato di un incredibile realismo e descrive minuziosamente le drammatiche condizioni di vita dei minatori e le ingiustizie che sono costretti a subire.
Il tema della lotta di classe che scorre lungo tutta la storia e che sfocia nello sciopero aggiunge una nota epica alla già superba struttura narrativa.
Zola aveva studiato a lungo le condizioni dei minatori e aveva letto numerose opere su tale argomento prima di lanciarsi nella stesura di un’opera interamente dedicata alle loro vite.
Si tratta del primo romanzo francese che vede come eroi gli operai e che enfatizza l’importanza dei conflitti di classe che oppongono lavoratori, padroni e organizzazioni sindacali: un romanzo popolare, scritto nella lingua del popolo, che segnò le coscienze dell’epoca perché ebbe il coraggio di puntare l’obiettivo su una classe sociale alienata e sfruttata.
Descrivendo la precarietà e gli stenti delle famiglie che lavorano in miniera, Zola traccia un vivido spaccato di una difficile realtà sociale che paragona in maniera sferzante alla borghesia dell’epoca.

Son excellence Rougon

Son excellence eugene rougon

Il sesto libro del ciclo dei Rougon-Macquart è interamente incentrato sull’ascesa di Eugène Rougon, figlio maggiore di Félicité e Pierre Rougon.
Dalla provincia di Plassans, Eugène si trasferisce a Parigi dove si dedica interamente alla politica.
Accecato dall’ambizione e dalla voglia di riuscire nel suo scopo, il modesto avvocato riuscirà a ottenere le cariche più importanti grazie all’appoggio della bella Clorinde Balbi e di un gruppo di fedeli sostenitori.
Il romanzo rappresenta l’ambizione politica vissuta come un’idea fissa e come una passione travolgente capace di coinvolgere tutta la volontà e la forza di un uomo.
Il Secondo Impero fa da contesto alle machiavelliche strategie e alla spudorata corruzione che permettono al protagonista di scalare la gerarchia politica fino a diventare Ministro dell’Interno.
Zola utilizza egregiamente le sue grandi capacità descrittive per dipingere l’affresco di un uomo divorato dalla brama di potere che utilizza gli altri per arrivare ai suoi obiettivi, un personaggio senza scrupoli che sarebbe stato a suo agio anche nella nostra epoca.

Eugène Rougon arriva al potere in occasione del colpo di Stato.
Inizialmente assume una posizione vicina a quella dei repubblicani e, poco dopo, cambia  radicalmente strategia appoggiando l’Impero.
La sua partecipazione alla distruzione della Repubblica gli vale il posto di Presidente del Consiglio di Stato e, in seguito, di Ministro dell’Interno.
Rougon sembra subire il fascino di Clorinde e per evitare di compromettersi preferisce farle sposare Delestang, un uomo ricco e intraprendente.
Clorinde utilizzerà abilmente la sua influenza su Napoleone III facendo nominare suo marito al posto di Eugène Rougon.

La curée

La curée

Aristide Rougon, insieme alla moglie Angèle e alla figlia Clothilde, lascia la città di Plassans dopo il colpo di stato per tentare la fortuna a Parigi.
Grazie all’aiuto di suo fratello Eugène, divenuto ministro dell’Interno, Aristide ottiene un posto d’assistente amministrativo al municipio.
Assetato di potere e di gloria, il giovane provinciale capisce che questo lavoro può rappresentare il trampolino di lancio per la foruna.
Aristide, su consiglio di suo fratello, cambia nome per diventare Aristide Saccard.
Avendo accesso al piano regolatore della città e ai progetti dei futuri cantieri, intuisce che l’acquisto di edifici situati vicino le nuove zone gli avrebbe apportato una fortuna sicura.
Le sue ambiziose pulsioni sono frenate dalla mancanza di denaro da investire.
La scomparsa di Angèle, che muore miseramente di tisi, permette a Aristide di trovare le risorse economiche di cui ha bisogno.
Il giovane senza scrupoli contrae, grazie anche al subdolo intervento della sorella Sidonie, un matrimonio d’interesse con Renée Béraud du Châtel, una giovane borghese rimasta incinta nel corso di una relazione con un uomo sposato.
Aristide accetta di fingere di essere il padre del bambino e di sposare Renée ricevendo come contropartita un’ingente somma di denaro in dote. Renée perde dopo pochi mesi il bambino che portava in grembo.
Da questo momento in poi Aristide dà libero sfogo alle sue ambizioni e raggiunge rapidamente la fortuna e il successo.
Aristide condivide il successo ottenuto con la moglie Renée e il figlio Maxime, avuto dal primo matrimonio con Angèle.
Renée nutre inizialmente un sentimento materno per Maxime ma gradulamente inizia a provare una forte passione amorosa per questo essere fragile e androgino.
Maxime cede ai corteggiamenti incestuosi di Renée ma, sentendosi soffocare dalla sua presenza asfissiante, l’abbandona rapidamente.
Arisitide convince finalmente Maxime a sposare una giovane, disabile ma ricchissima.
Renée, sentendosi derisa da Aristide e Maxime, spende tutti i suoi averi e muore da sola.

La Curée, secondo romanzo del ciclo dei Rougon Macquart, è un magnifico affresco della Parigi del Secondo Impero in un momento in cui le aspirazioni e i desideri della borghesia si scatenano.
Come il Bel Ami di Maupassant, Saccard compie una scalata sociale raggiungendo la gloria e la riuscita personale.
Tutto ciò che lo circonda è degenerato e snaturato: suo fratello lo rinnega, suo figlio si concede all’incesto con Renée e sua moglie annega nel lusso, nella superficialità e nell’apatia.
Zola dipinge con grande maestria descrittiva la speculazione furiosa di una classe senza scrupoli e la decadenza morale e spirituale di una donna che rappresetna tutta una società.
La Curée è un termine utilizzato nell’ambito della caccia per designare le carcasse che vengono lasciate ai cani e simboleggia Parigi sbranata dalle ambizioni fameliche degli speculatori.