Presidenziale 2012: Sarkozy vs Hollande

Sarkozy vs Hollande

Mercoledì sera si è consumata l’ultima cruciale tappa della campagna presidenziale 2012, il dibattito televisivo tra il candidato socialista François Hollande e il presidente uscente Nicolas Sarkozy.
Quasi diciotto milioni di francesi hanno assistito al dibattito tra i due candidati trasmesso da TF1 e France2, un duello televisivo studiato nei minimi particolari dallo staff dei due uomini politici.
Questa mattina sulla metropolitana non si parlava d’altro e gettando un’occhiata all’edicola vicino al mio ufficio ho potuto costatare che le prime pagine di tutti i quotidiani francesi ritraevano i volti accesi dall’antagonismo politico dei due candidati.
Personalmente sono rimasto positivamente stupito da Hollande che ha saputo controbattere colpo su colpo alle accuse di Sarkozy e ha mostrato un carisma politico che in molti avevano messo in discussione.
Il dibattito è stato dominato da un’atmosfera di tensione e i toni dei due uomini politici sono spesso diventati aspri richiedendo un attento lavoro di mediazione ai due giornalisti chiamati a moderare la discussione.

I due contendenti si sono affrontati senza esclusione di colpi mostrando una sprezzante aggressività già dalle battute iniziali del confronto.
Hollande ha criticato l’operato dell’attuale presidente della repubblica francese sottolineando il bilancio negativo del suo mandato che ha portato alla divisione fratricida del popolo francese.
Sarkozy ha replicato accusando il candidato socialista di utilizzare argomenti scontati e poco concreti per contrastare la sua caratura politica.
Infiammati dal dibattito, i due si sono rinfacciati reciprocamente le critiche e gli insulti che hanno caratterizzato la campagna presidenziale.
Sarkozy si è vantato di non avere registrato alcuna manifestazione violenta del popolo durante il suo quinquennio e di non avere mai dovuto ritirare una riforma a causa delle proteste della piazza.
Le strategie dei due candidati si sono palesate fin dall’inizio: Hollande ha sistematicamente rinfacciato al presidente in carica gli obiettivi non raggiunti durante il suo mandato, Sarkozy ha enfatizzato le ambiguità del candidato socialista come la sua posizione riguardo al tema dell’immigrazione (Hollande propone di estendere il diritto di voto agli immigrati, anche non comunitari, mentre Sarkozy non è d’accordo).
La tensione è stata palpabile durante tutto il dibattito e le parole “menzogna”, “falso” e “calunniatore” sono state ripetutamente e provocatoriamente pronunciate dal presidente candidato.
Sarkozy ha sottolineato con cinismo la mancanza di esperienza di Hollande che non ha mai avuto un ruolo politico importante, l’ex-marito di Segolène Royal ha risposto accusando Sarkozy di nascondersi troppo facilmente dietro il capro espiatorio della crisi economica per giustificare i suoi fallimenti.

Tutti i temi scottanti della campagna sono stati affrontati dall’affare DSK (Dominique Strauss-Kahn) al nucleare, dall’aumento della disoccupazione a quello delle tasse, e le divergenze tra i due diversi punti di vista sono emerse chiaramente.
Tra le varie tematiche discusse è saltato fuori anche il nome di Silvio Berlusconi, citato da Hollande come personaggio vicino a Sarkozy ed esempio negativo di gestione politica.
Sarkozy ha tenuto a precisare che non considera Silvio Berlusconi come un suo amico.
Il grande comunicatore Sarkozy è apparso teso e nervoso di fronte a un François Hollande inaspettatamente aggressivo e già proiettato nel futuro ruolo di presidente della repubblica (il candidato socialista ha ripetuto varie volte “moi, President de la Republique” nel corso del dibattito).
In ogni caso l’ombra del Fronte Nazionale volteggia beffarda sul risultato finale di questa elezione.
Se Hollande non ha rivolto alcun messaggio ai militanti del partito di estrema destra capeggiato da Marine Le Pen, è apparso fastidiosamente patetico l’appello finale di Sarkozy che ha invitato gli elettori del FN a votare per lui per rafforzare le frontiere della Francia.
Nel corso della sua campagna il presidente in carica ha manifestato più volte la vicinanza ideologica con i valori del Front National lasciando capire che se sarà rieletto punterà a cementificare l’identità francese e limitare l’immigrazione clandestina.
Bisognerà aspettare ancora qualche ora e le ultime dichiarazioni che accompagneranno gli sgoccioli della campagna presidenziale per conoscere il volto del nuovo presidente francese.
I sondaggi danno attualmente il candidato socialista favorito per la vittoria finale ma il dibattito di mercoledì ha forse mischiato le carte in tavola permettendo a Sarkozy di recuperare il ritardo sul concorrente.
L’atteggiamento demagogo e populista di Sarkozy potrebbe procurargli i voti degli indecisi e dell’estrema destra ma potrebbe avere un effetto boomerang sottraendogli preziosi voti. La risposta tra poche ore.

Carla Bruni e la statua della discordia

Carla Bruni e la statua della discordia

Da qualche settimana a questa parte un’iniziativa insolita e inaspettata fa discutere gli abitanti di Nogent sur Marne, un piccolo paesino a sud-est di Parigi.
Jacques Martin, sindaco della cittadina francese e militante del partito UMP (il partito di Sarkozy), ha deciso di erigere una statua in onore delle cosiddette plumassières , le operaie, prevalentemente italiane, che lavoravano nelle fabbriche di piume di Nogent agli inizi del 1900.
La statua di bronzo, alta due metri, occuperà una piazzetta all’ingresso del quartiere della petite Italie (piccola Italia) e sarà realizzata dalla scultrice Elisabeth Cibot.

Presentata in questo modo la notizia non desta scalpore, ma sembra piuttosto un gesto lodevole nei confronti delle nostre connazionali che emigrarono in Francia per guadagnarsi onestamente da vivere.
La notizia assume tinte grottesche se aggiungiamo un dettaglio essenziale: la statua avrà l’immagine di Carla Bruni Sarkozy.
Le reazioni di politici, stampa e semplici cittadini non si sono fatte attendere esprimendo  l’incredulità e talvolta lo sdegno di fronte a questa iniziativa assurda.
La scelta dell’effige di Carla Bruni per rappresentare la classe operaia italiana risulta a dir poco azzardata e ha scatenato un’accesa polemica tra i cittadini di Nogent.
Personalmente non penso che le operaie italiane del passato e del presente siano orgogliose di essere rappresentate dal volto della première dame di Francia poiché la Bruni appartiene a un universo completamente diverso dalla classe operaia.
Rappresentare il sudore e i sacrifici della classe operaia italiana con il volto di una donna che naviga nel lusso e nella ricchezza non è un’idea particolarmente apprezzata come testimoniano le tante reazioni contrarie alla realizzazione della statua.
Il progetto iniziale dell’opera, che costerà circa 80 mila euro, è stato modificato in seguito alle proteste dei cittadini e dell’opinione pubblica: la statua non sarà più collocata in una piazza ma nello spiazzo antistante a una proprietà privata e il comune di Nogent ha rinuciato al finanziamento di una parte delle spese che saranno interamente pagate dallo sponsor Cogedim.

Il caso ha voluto che quest’omaggio alla moglie di Nicolas Sarkozy coincida con il periodo elettorale e con la campagna presidenziale che chiamerà i francesi alle urne tra pochi giorni per una scelta fondamentale per la democrazia francese.
L’iniziativa ruffiana e irriverente del sindaco di Nogent si rivela ancora più fastidiosa se si pensa alle recenti dichiarazioni della Bruni che aveva affermato di “essere felice di non essere più italiana.”
L’ex-modella e cantante aveva azzardato questa sua esternazione per esprimere il suo disgusto nei confronti dell’infelice sortita dell’ex premier Silvio Berlusconi che aveva definito il presidente Barack Obama come “abbronzato”.
La reazione sdegnata della Bruni nei confronti di una delle tante figuracce internazionali di Berlusconi ci sta tutta.
Rinnegare la sua italianità, invece, è una pesante caduta di stile.
Il sentimento d’italianità di Carla Bruni si è rivelato molto instabile e altalenante nel corso del tempo.
Nel 2006 ha sfoggiato orgogliosa il suo essere italiana in occasione della cerimonia di apertura dei giochi olimpici invernali di Torino, sventolando il tricolore e cantando l’inno di Mameli.
Qualche anno dopo ha snobbato la sua italianità dichiarando apertamente di preferire la nazionalità francese.
Tralasciando tali considerazioni legate alla crisi d’identità e di nazionalità della première dame, bisogna pur considerare che la Bruni non ha mai svolto un lavoro usurante o che richieda un particolare sforzo fisico tale da poterla paragonare a un’operaia.
L’artista incaricata della realizzazione dell’opera ha già cominciato a scolpire la statua che presto sarà collocata tra le vie di Nogent.
Ogni cittadino del comune francese potrà vedere ciò che vuole in quel volto scolpito: alcuni penseranno alle operaie italiane che cucivano piume negli abiti e nei cappelli, altri vi rivedranno un simbolo di arrivismo e di disuguaglianza sociale.

Il capitalismo al capolinea

I PIIGS prosciugano avidamente l'EURO

La drammatica crisi mondiale in atto è oramai diventata l’argomento centrale di discussione tra la classe politica che non ha ancora trovato adeguate soluzioni e vie di salvezza e tra i semplici cittadini che si pongono inquietanti domande sul proprio futuro.
Da qualche tempo a questa parte a colazione mangiamo pane e spread: appena svegli, pur non avendo mai capito nulla di economia, ci aggiorniamo sull’evoluzione dell’oramai celebre dato che ci informa sul differenziale tra il tasso di rendimento dei bond tedeschi (Bund) e quelli italiani (Btp).
La nazione capeggiata dalla cancelliera Angela Merkel viene scelta come termine di paragone perchè la Germania è considerata lo stato dell’area euro più stabile finanziariamente.
Lo spread viene seguito con molto interesse e preoccupazione poichè permette di capire la solidità e la stabilità di uno Stato.
Questo famoso indice di valutazione è strettamente legato al debito pubblico del Paese e consente di capire quando si naviga in cattive acque.
L’avvicinarsi della crisi è evidente quando una nazione emette titoli di stato soltanto per finanziare il proprio debito: a quel punto l’entrata economica, destinata a ripagare il debito, non ha più fini produttivi e gli investitori diventano diffidenti verso il mercato.
Si instaura, allora, un drammatico circolo vizioso in cui la poca fiducia dei mercati riduce fortemente la domanda dei titoli aumentandone il rendimento e accelerando inesorabilmente il processo d’indebitamento.
Purtroppo la situazione descritta sopra assomiglia molto all’attuale andamento dell’economia italiana e degli altri stati europei incappati nello spettro della crisi e della recessione.
Gli stati artefici della crisi europea sono stati dispregiativamente etichettati con l’acronimo PIIGS (maiali) derivato dalle iniziali degli stati in questione (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), quasi a voler significare che l’ingordigia speculativa e la politica dissennata di questi Paesi mediterranei sta trascinando lentamente l’Europa verso il baratro.
Di fronte a questo scenario apocalittico, l’unica soluzione per il governo è la riconquista della fiducia del mercato e l’adozione di una politica di riduzione del debito pubblico.

Il nuovo premier Monti e i suoi ministri bocconiani (provenienti esclusivamente da università del nord) si sono insediati al governo da un paio di settimane e il popolo italiano attende speranzoso che la manna scenda dal cielo e che le gesta eroiche dei salvatori della patria si compiano.
Tuttavia il tempo passa rapidamente e le misure non arrivano.
Accantonata l’euforia per la tanto attesa abdicazione di Berlusconi, gli italiani iniziano a sentire la pressione dell’Europa personificata negli acidi e inopportuni rimproveri di Sarkozy e delle banche che dettano le loro condizioni.
Da Nord a Sud, lo Stivale attende di conoscere quali saranno le misure adottate da questa nuova realtà governativa per fronteggiare la crisi e rilanciare l’economia.
Le immagini della nuova “Triplice Alleanza” Merkel-Sarkozy-Monti hanno rimpiazzato la squallida fotografia del duo “Merkozy” che si prendeva allegramente gioco della crisi economica italiana nelle mani di un inetto Berlusconi giunto alla fine del suo regno.
L’Italia ha sicuramente riacquistato credibilità (non ci voleva tanto considerando la caratura del precedente governo) a livello europeo e mondiale ricominciando a sedersi al tavolo delle trattative dal quale era stata miseramente esclusa.
Oltre alla credibilità gli italiani aspettano la concretezza e i fatti.
Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno dichiarato di essere rimasti impressionati dalle misure illustrate recentemente da Mario Monti per risollevare le sorti dell’Italia.
Personalmente sono rimasto “impressionato” dal fatto che Monti abbia presentato le sue intenzioni all’Europa prima che al parlamento italiano.
Adombrato da un governo fatto esclusivamente di tecnici, il parlamento italiano ha perso la sua essenziale funzione politica ma dovrebbe conservare pur sempre la sua funzione democratica!
Augurandomi che non siano sempre gli stessi a dover versare “lacrime e sangue” e sacrificarsi, spero che le riforme del neo-governo costringano a pagare di più chi possiede di più, abbiano un occhio di riguardo per chi arriva a stento alla fine del mese e siano finalizzate a una più equa distribuzione delle ricchezze.

Una crisi profonda  che accomuna tragicamente i paesi della parte più sviluppata del pianeta che si ritrovano concatenati in una spirale perversa: se fallisce l’Italia fallisce l’Europa, se fallisce l’Europa fallisce l’economia statunitense realizzando un letale effetto papillon.
La maggior parte delle persone che hanno analizzato la crisi economica attuale sono arrivate a dire che la radice del problema è la crisi finanziaria, l’avidità degli speculatori, le manovre sbagliate delle banche, la complicità delle agenzie di rating e gli eccessi del sistema finanziario.
Alcuni economisti e pensatori hanno proposto di mettere una nuova imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax (così chiamata dal nome dell’economista e premio Nobel che la ha suggerita), per limitare le speculazioni.
E’indubbio che le conseguenze della crisi finanziaria sulla vita economica e sociale sono state pesantissime, ma siamo sicuri che la Tobin tax risolverebbe da sola la crisi?
Se pur si risolvesse attraverso una panacea miracolosa la difficile situazione in cui versa l’economia finanziaria, resterebbe da dirimere il problema dell’economia reale.
Dal punto di vista dell’economia reale, la crisi affonda le sue radici intorno alla fine degli anni 70 che furono caratterizzati dalle manovre di Margaret Thatcher in Inghilterra e Ronald Reagan negli USA.
La famosa Lady di Ferro con la sua politica conservativa aveva rilanciato il liberalismo attraverso un attento piano di privatizzazioni dando nuovo vigore all’economia inglese.
La Thatcher fu capace di prendere in mano le redini di un Paese, l’Inghilterra degli anni 70, decadente e distrutto e trasformarlo in una nazione moderna e ricca.
Tuttavia la Thatcher con il suo liberalismo selvaggio ha amplificato la crisi dell’economia reale.
Privatizzando a ruota libera, chiudendo le miniere e lottando contro le rivendicazioni di lavoratori e sindacati, la Thatcher ha rinvigorito l’economia inglese ma ha drammaticamente allargato il divario e le diseguaglianze tra poveri e ricchi.
Le classi medie si sono ritrovate impelagate in un immobilismo deleterio che le ha fatte scivolare lentamente verso un alto livello d’indebitamento.

Se l’uscita dalla crisi appare sempre più lontana, la sua gravita si mostra pienamente in tutte le aree dell’opulento Occidente.
Un segnale emblematico e preoccupante del sentimento di crisi e della precarietà in cui versano migliaia di famiglie americane è stato il Black Friday, il giorno successivo al Giorno del ringraziamento (Thanksgiving day) in cui numerose catene commerciali e grandi magazzini, come Walmart, hanno offerto sconti eccezionali per lanciare il periodo dello shopping natalizio.
In questa occasione è stato possibile osservare il drammatico risultato del sistema capitalistico e le crepe di una crisi profonda.
I negozi, aperti molto presto la mattina (a volte anche alle 4!), hanno accolto una folla inferocita di gente disperata pronta a tutto pur di accaparrarsi le migliori offerte.
La possibilità di risparmiare qualche soldo si è trasformata in frenesia collettiva e si producono scene di assurda irrazionalità.
In occasione dell’ultimo Black Friday un signore di 61 anni è deceduto tra la folla che ha continuato a calpestarlo, una donna ha utilizzato una bomboletta spray al peperoncino per allontanare la gente e poter acquistare una Xbox a prezzo stracciato e tantissime sono state le persone ferite tra la calca umana.
La fine del capitalismo si avvicina a grandi passi e la sua logica insensata e cieca sembra oramai giungere al capolinea.

La legge Hadopi e i suoi limiti

La legge Hadopi e i suoi limiti

A due anni di distanza dall’entrata in vigore della famosa legge Hadopi, creata per lottare contro chi scarica illegalmente da Internet, il presidente Sarkozy e il governo francese si felicitano del bilancio positivo.
L’Eliseo ha affermato in una dichiarazione ufficiale che i risultati della legge Hadopi sono incoraggianti e hanno mostrato un netto calo della pirateria informatica proteggendo i diritti di autori e i creatori.
Sarkozy e le istituzioni di governo che hanno emanato questa legge liberticida si compiacciono degli effetti benefici sui comportamenti scorretti degli internauti e degli ottimi risultati ottenuti.
In realtà la situazione è ben diversa e gli utilizzatori della Rete hanno già trovato innumerevoli modi per schivare la legge Hadopi.
Prima di illustrare i metodi principali escogitati dai webnauti per evitare questa odiosa legge che vuole tarpare le ali alla libertà di Internet, risulta utile ripercorrere i contenuti e le modalità d’applicazione della stessa legge Hadopi.
La versione definitiva (chiamata Hadopi 2) di questa disposizione legislativa è entrata in vigore il 28 ottobre 2009 dopo l’approvazione definitiva del Senato.
E’ una legge che mira a colpire, attraverso un sistema di avvisi e sanzioni, i pirati del web che scaricano illegalmente film, musica e altro materiale protetto dal diritto d’autore.
Il sistema di filtraggio utilizzato sorveglia l’uso che ogni utente fa di Internet e si insinua impietosamente nelle vite private di ogni singola persona che naviga sul web.
In questo modo risultano maggiormente bersagliati da questo procedimento gli utilizzatori di reti Peer to Peer (P2P), come eMule o Bittorrent, che vengono sospettati e inquisiti a prescindere dal loro uso della Rete.
La libertà della rete Internet viene fortemente lesa e colpita.
La legge Hadopi, conosciuta anche come legge Création et Internet, prende il suo nome dall’acronimo di Haute Autorité pour la Diffusion des Œuvres et la Protection des droits sur Internet, l’autorità amministrativa che si occupa di sanzionare l’uso illegale di Internet.

L’applicazione della legge Hadopi si fonda sul concetto di risposta graduata  da parte dell’utente: dopo aver inviato un’email e una lettera raccomandata all’utilizzatore che ha infranto la legge, il Comitato per la Protezione dei Diritti decide di sospendere l’abbonamento Internet del pirata per una durata che può variare dai tre mesi a un anno.
L’abbonato che viene colto in flagranza di reato sarà costretto a pagare il suo forfait Internet alla società che lo fornisce ma non potrà utilizzare il servizio.
Inoltre, come se non bastasse, all’abbonato incolpato di pirateria viene anche vietato di sottoscrivere un abbonamento con un altro fornitore di servizi Internet.
Il sistema concepito dal governo francese nell’ambito della legge Hadopi è stato spesso paragonato all’autovelox dove alcune postazioni di controllo vengono piazzate lungo l’autostrada per sorprendere e multare gli automobilisti che superano i limiti di velocità.
Se per quanto riguarda le automobili è possibile identificare il proprietario del veicolo grazie alla targa d’immatricolazione, nel caso di Internet è possibile identificare l’utilizzatore di una connessione attraverso l’indirizzo IP (che sta per “Internet Protocol“), un numero composto da quattro cifre comprese tra 0 e 255 (per esempio 192.168.0.1) che identifica in maniera unica ogni computer e corrisponde all’indirizzo al quale quella postazione Internet si trova.
Se volete conoscere il vostro indirizzo IP potete connettervi su questo sito www.ip-adress.com, vi renderete conto con quanta facilità potete essere localizzati.
La legge Hadopi presenta, in realtà, pecche macroscopiche riguardo questo processo di identificazione dei pirati.
Nel caso di una famiglia o di una azienda è possibile identificare solamente il titolare dell’abbonamento e non chi ha commesso il reato: in questo caso tutti i componenti della famiglia o tutti gli impiegati sarebbero privati ingiustamente della connessione.
E che dire poi delle persone che si connettono utilizzando le connessioni non protette dei vicini? Il pirata è protetto dietro l’anonimato e a pagare la multa è l’inconsapevole vicino colpevole solamente di non aver protetto la sua connessione Internet.

Questa legge liberticida ha drasticamente cambiato le abitudini degli internauti francesi che non si sono scoraggiati e hanno trovato numerosi stratagemmi per evitare di finire nelle maglie della Hadopi.
Uno dei sistemi più utilizzati per farsi gioco di questa legge ridicola è quello di utilizzare una rete VPN (Virtual Private Network – rete privata virtuale) che permette di nascondere il proprio indirizzo IP e di navigare nel totale anonimato.
L’uso del VPN è estremamente semplice e richiede soltanto l’installazione di un piccolo programma.
Un’altra soluzione per aggirare la legge Hadopi  è il direct download ovvero piattaforme (megaupload, megavideo e rapidshare sono le più conosciute) che archiviano enormi quantità di file che possono essere scaricati anonimamente.
Esiste anche la possibilità di guardare i propri video o canzoni preferite  in streaming su Youtube o Dailymotion .
In Italia non esiste ancora una legge bavaglio simile all’Hadopi ma l’AgCom ha tentato ripetutamente di limitare la libertà della Rete italiana attraverso normative per regolamentare la tutela del diritto d’autore in Internet.
Riusciremo a resistere a questo ulteriore tentativo di privazione di libertà?

Il testamento di Berlusconi

La risata di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy

Alea iacta est come disse Cesare attraversando il Rubicone o se preferite rien ne va plus, les jeux sont faits come dicono qui in Francia.
Il tramonto dell’impero Berlusconi è stato inesorabilmente sancito dalla lettera che il premier ha recentemente inviato all’unione europea per presentare le riforme che intende effettuare per garantire la stabilità economica dell’Italia.
Risulta abbastanza paradossale che in un’epoca dominata dalla tecnologia, dalle intercettazioni e dagli scambi telematici sia una lettera a condannare il governo Berlusconi.
Basta leggere pochi passi della lettera, che illustra in otto punti le riforme previste a breve termine, per capire che si tratta di un vero e proprio testamento con il quale il primo ministro italiano ratifica la fine del suo governo.
La missiva che Berlusconi ha inviato all’UE rappresenta un testamento, a mio avviso, perché contiene propositi irrealizzabili e inattuabili in un paese democratico e rappresenta un drammatico esempio di macelleria sociale.
La lettera d’intenti recapitata a Josè Manuel Barroso e Herman Van Rompuy, alla fine dell’ultimatum di 72 ore imposto all’Italia per presentare le garanzie, prevede sostanziali cambiamenti da realizzare nel corso dei prossimi 8 mesi nell’ambito delle pensioni, del lavoro e della pubblica amministrazione.
La lettera è la risposta del governo italiano alle risatine con cui Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno confermato davanti agli occhi del mondo che l’Italia è diventata lo zimbello d’Europa.
Personalmente ritengo che i punti sviluppati nel documento di 15 pagine presentato dal premier per tenere a bada Sarkozy e la Merkel (e soprattutto le banche europee) non saranno attuati e porteranno alla definitiva crisi di governo.
Come potranno mai passare le orrende misure proposte da Berlusconi quando il governo non è nemmeno stato capace di mettersi d’accordo sul rendiconto statale?
Il destino del governo sembra ormai segnato e la spada di Damocle, tenuta con due dita dalla Lega Nord, pende inesorabilmente sul suo capo.

I punti chiave della lettera di Berlusconi all’UE prevedono:

– Pensioni: Uomini e donne andranno in pensione a 67 anni a partire dal 2026

– Lavoro: Maggiore flessibilità richiesta ai lavoratori e licenziamenti più facili che tradotto nel linguaggio utilizzato nella lettera corrisponde a “una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti  di lavoro a tempo indeterminato e più stringenti condizioni nell’uso dei contratti para-subordinati“. Viene, dunque, cancellato l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e irrigidito l’articolo 8 della manovra di agosto.

– Pubblica amministrazione: Un’ulteriore precarizzazione del lavoro attraverso la mobilità obbligatoria del personale e la cassa integrazione tramite  “meccanismi cogenti e sanzionatori”.

– Liberalizzazioni e privatizzazioni: In nome del Dio denaro e delle squallide leggi del capitalismo saranno liberalizzati gli orari degli esercizi commerciali.
Le tariffe minime dei professionisti diventeranno  “soltanto un riferimento” e saranno “derogabili”. I servizi pubblici locali saranno “completamente liberalizzati“.

Nonostante il caldissimo Consiglio Europeo, tenutosi mercoledì scorso, sembra aver accettato positivamente la lettera d’intenti di Silvio Berlusconi, bisogna considerare la realtà nostrana e contestualizzare i punti proposti dal premier nel clima che si respira nel nostro Paese.
Come farà questo governo a risolvere rapidamente i problemi interni a una maggioranza sempre più frammentata e divisa?
In che modo il governo Berlusconi riuscirà a far inghiottire la pillola amara agli esasperati lavoratori italiani e ai sindacati inviperiti?
La risposta a queste due domande è la chiave di volta per capire se il governo è in grado di attuare quel serrato calendario d’impegni contenuto nella lettera da cui dipende il destino dell’Italia in Europa.
Si tratta di risolvere in pochi mesi la maggior parte dei problemi italiani irrisolti da decenni.

Il testamento del governo attuale è stato stilato e firmato con il sangue dei lavoratori italiani e della povera gente a cui si chiede di andare in pensione sempre più tardi (a 67 anni), di essere disposti a farsi licenziare in base all’umore del datore di lavoro e di diventare ancora più precari e flessibili.

La festa del 14 luglio

La festa del 14 luglio

Celebre in tutto il mondo, il 14 luglio 1789 segna l’inizio della Rivoluzione Francese che coincide con la presa della Bastiglia.
Una grande sfilata militare sugli Champs Elysées, in presenza del capo dello Stato, attira le folle provenienti da tutta la Francia. A Parigi e in tutte le città francesi la festa è grande.
Con il nome di festa della Federazione si vuole indicare la festa che venne celebrata nel campo di Marte a Parigi, il 14 luglio 1790, primo anniversario della presa della Bastiglia.
Per quest’occasione, si riunirono i deputati delle 83 regioni francesi e Luigi XVI vi prese parte. La partecipazione della gente fu enorme. I federati sfilarono con tamburi e bandiere di fronte a l’ Ecole Militaire. Una messa solenne fu pronunciata da Talleyrand sull’altare della patria.

Il 6 luglio 1880, la data del 14 luglio divenne ufficialmente giorno di festa nazionale francese, su proposta del deputato Benjamin Raspail, in ricordo della festa della Federazione.
Viene dunque celebrata la presa della Bastiglia, la mattina del 14 luglio 1789, quando il popolo parigino prese le armi custodite nell’edificio des Invalides per dirigersi e attaccare una vecchia fortezza reale: la Bastiglia.
Dopo un sanguinoso scontro, s’impossessarono della prigione e ne liberarono i prigionieri.
La presa della Bastiglia rappresenta una prima importante vittoria del popolo di Parigi contro uno dei simboli dell’Ancien Régime.

Bisognerà attendere il 1915 per vedere la prima sfilata sugli Champs-Elysées, oggi divenuta un evento attesissimo dai francesi.
Questa sfilata militare ha luogo in varie parti della Francia ma la principale é senza dubbio quella che attraversa l’avenue des Champs-Élysées, da place de l’Étoile fino a place de la Concorde.
Un’altra tipica espressione celebrativa é il ballo dei pompieri che ha luogo la notte del 13 luglio e che dura tutta la notte.

Informazioni pratiche

Sfilata militare ogni 14 luglio a partire dalle 09h00 sugli Champs Elysées

Da non perdere i giochi pirotecnici in tarda serata (da vedere preferibilmente dal suggestivo scenario del Campo di Marte).