Marrobbio: le vostre vacanze in Sicilia

Il villaggio Marrobbio: le vostre vacanze in Sicilia

L’estate si avvicina e non avete ancora deciso dove trascorrere le vacanze? Siete in cerca di sole, mare, relax e tanto divertimento?
Il villaggio Marrobbio è quello che fa per voi.
Il villaggio vacanze Marrobbio vi accoglie nella sua oasi di sole e relax situata a pochi passi dalle bellissime spiagge di Mazara del Vallo.
Lo staff ospitale e accogliente vi guiderà alla scoperta delle mobil home, della piscina e di tutti i servizi che allieteranno il vostro soggiorno in Sicilia.
Realizzato su un terreno pianeggiante, immerso in una piantagione di ulivi, il camping vi permetterà di trascorrere giornate spensierate e di ripartire con una collezione di ricordi indimenticabili.
Alloggiando in una comoda casetta attrezzata che può ospitare fino a 4 persone, avrete la possibilità di scoprire le bellezze nascoste della Sicilia.
Spiagge di sabbia fina (San Vito, Tonnarella) e di roccia (Quarara), acque cristalline, deliziose pietanze e paesaggi incantevoli contribuiranno a rendere la vostra vacanza unica.
La splendida costa di Mazara vi offre la possibilità di praticare numerosi sport acquatici dal wind-surf al kite o ancora le immersioni sottomarine.
Gli amanti della natura potranno godersi le bellezze mozzafiato della riserva dei Gorghi Tondi, protetta dal WWF.
Potrete raggiungere le splendide spiagge di Mazara e le sue bellezze naturali noleggiando una comoda bicicletta.
Gli amanti delle escursioni avranno l’imbarazzo della scelta per scoprire le città e le isole limitrofe.

Il termine “marrobbio” designa un rapido e inaspettato cambiamento del livello delle acque.
Il fiume Mazaro è particolarmente interessato da questo fenomeno che si verifica soprattutto in primavera e in autunno.
Le ragioni scientifiche che determinano questo repentino fenomeno sono ancora sconosciute (tra le varie ipotesi ci sono i bruschi cambiamenti climatici nel Mediterraneo, gli sbalzi atmosferici o ancora la confluenza di diverse correnti marine).
Il fiume impazzisce per qualche minuto e l’acqua risale la corrente determinando l’immediato innalzamento del livello del fiume.
Gli arabi soprannominarono il Mazaro “il fiume posseduto” proprio in virtù di questo particolarissimo fenomeno che lo interessa sporadicamente.
Il villaggio vacanze nasce dall’iniziativa di un gruppo di giovani che, come il marrobbio, ha deciso di andare controcorrente e di puntare tutto sul rispetto e sul soddisfacimento delle necessità del turista.
Il Marrobbio si pone come obiettivo prioritario il sorriso e la serenità dei visitatori.
L’équipe conosce perfettamente il territorio mazarese e siciliano e saprà rispondere esaurientemente alle vostre domande e alla vostra sete di curiosità.
Escursioni sapientemente studiate per scoprire i sapori e i colori della nostra bella isola, vi permetteranno di spingervi oltre i confini di Mazara del Vallo e di esplorarne i suoi dintorni.
Lo staff del villaggio comprende personale bilingue, inglese e francese, per comunicare con la clientela proveniente da tutto il mondo.

www.marrobbio.com

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Mucca o pecora?

Mucca o pecora?

Ogni volta che torno a Parigi dopo le vacanze trascorse in Sicilia le pagine di questo blog si tingono di sfumature agrodolci e gli articoli che pubblico hanno il sapore amaro della malinconia.
E’ come se tornando alla base parigina senta il bisogno di fare il punto della situazione cercando di venire a capo del groviglio di emozioni e sensazioni che si viene a creare dentro me.
Anche il seguente articoletto è foriero di quel senso di straniamento e alienazione che accompagna ogni mio rientro in Francia.
Sarà l’ultimo post di quest’anno ad avere toni grigiastri e striature nostalgiche, lo prometto!
Ridarò al blog il tono frizzante e spensierato che lo contraddistingue, tornando a proporvi iniziative originali, ad aggiornarvi sugli eventi parigini e a raccontarvi le novità culturali che rendono unica la capitale francese.
Dopo le vacanze natalizie, in particolar modo, mi viene automatico confrontare le mie due vite parallele e paragonarle inconsciamente tra di loro.
L’inizio di un nuovo anno rappresenta anche la chiusura di un ciclo temporale e un momento in cui si fa il bilancio di cosa si è fatto e dei progetti per il futuro.
Mi capita ogni anno, come penso capiti a milioni di persone nel mondo, ma quest’anno la conclusione alla quale sono arrivato è alquanto bizzarra: “sono una pecora ma la mucca che c’è dentro di me si sta prepotentemente svegliando”.
No, non mi riferisco all’oroscopo cinese e nemmeno a quello Maya ma piuttosto alla saggezza popolare siciliana che vale più di tutti gli astrologi e i veggenti esistenti su questo pianeta.

Chi legge le pagine di questo blog saprà che da qualche tempo a questa parte l’idea di lasciare Parigi per stabilirmi nella mia Sicilia natale mi frulla per la testa.
Durante le giornate trascorse a Cinisi mi è capitato di parlare con molte persone di questo mio progetto ricevendo come risposte pareri divergenti e discordanti.
Molti dei miei amici e delle mie conoscenze hanno, almeno inizialmente, scoraggiato questo mio ardente impeto e questa voglia di tornare alle origini.
Le loro frasi rimbombano ancora nella mia mente: “Bisogna stare dove c’è il pane!”, “Qui in Sicilia non c’è niente! Bisognerebbe immergerla sotto l’acqua quest’isola e poi farla rivenire a galla; solo così la mentalità dei siciliani potrebbe cambiare. Stai lì dove sei, non ti muovere.”
Un anziano signore che conosco da molto tempo ha addirittura citato una battuta del film di Tornatore Nuovo Cinema Paradiso recitandomi con foga la famosa frase che Alfredo (Philippe Noiret) dice a Totò (Salvatore Cascio)  “Questa terra è maledetta. Quando sei qui tutti i giorni hai la sensazione di essere al centro dell’universo, sembra che niente cambi mai. Poi te ne vai,un anno, due…E quando ritorni tutto è cambiato. Il filo è spezzato. Non ritrovi quello che stavi cercando, le tue cose non esistono più. Non è così? Devi andartene per molti, molti anni, prima di tornare e ritrovare di nuovo la tua gente, la terra dove sei nato. Ma non ora, non è possibile. Ora sei più cieco di me
Tuttavia questo non è un film ma la mia vita e per quanto la citazione cinematografica possa avermi toccato ed emozionato preferisco chiedere consiglio al mio migliore amico.

Alessandro mi conosce da molti anni e mi fido molto delle sue opinioni e dei suoi consigli perchè sono sempre dettati da un sapiente connubio di intelligenza, empatia e sincera amicizia.
Lo vado a trovare, poco prima del mio ritorno a Parigi, nella tipografia dove lavora e lo trovo impegnato a realizzare una delle sue tante creazioni grafiche.
Mi saluta affettuosamente e si stupisce nel vedermi spuntare dal nulla visto che non lo avevo informato di essere rimasto in Sicilia qualche giorno in più del previsto.
Iniziamo a discutere del paese, degli amici in comune, della situazione dell’Italia e di altri argomenti di comune interesse.
Poi il discorso cade sulla mia situazione e sulla delicata decisione che dovrò prendere tra qualche tempo.
Dibattiamo animatamente sui vantaggi e gli svantaggi di un possibile futuro in Sicilia o di un’eventuale permanenza a Parigi, ci proiettiamo avanti negli anni ipotizzando possibili scenari, montiamo e smontiamo i tasselli del mosaico della vita come se stessimo ricostruendo un puzzle immaginario.
La nostra discussione non approda a nessuna conclusione definitiva ma genera un evento che mi marca profondamente.

Il tipografo, che da molti anni gestisce l’azienda in cui lavora Alessandro, aveva ascoltato la conversazione e spinto dalla necessità di condividere il suo pensiero interviene nel dibattito.
L’arzillo signore aveva ascoltato le nostre elucubrazioni mentali dall’altro lato del negozio e aveva sentito il bisogno di prendere parola e raccontarci la sua storia.
Ci racconta della sua esperienza di vita all’estero quando era giovane, dei sacrifici e degli anni di lavoro in Svizzera lontano da tutti e da tutto.
Dieci lunghi anni durante i quali era riuscito a crearsi una posizione e a guadagnarsi degnamente da vivere fino a quando le sue radici lo hanno richiamato a casa.
Sentendo i nostri discorsi il mio compaesano ha rivisto passare davanti ai suoi occhi una fase importante della sua vita e ha rivissuto le emozioni, le incertezze e i dubbi che hanno accompagnato quel momento e che adesso sto vivendo io.
Il saggio tipografo, dopo aver concluso il suo aneddoto biografico, impreziosisce il racconto con un proverbio siciliano.
Mi guarda con una luce particolare negli occhi e mi dice: Ragazzo mio, qui da noi si dice “A vacca (sta) unni nasci, a pecora (sta) unni pasci” (ovvero “la mucca sta dove nasce, la pecora sta dove può mangiare”).
Al fine di ratificare maggiormente il senso delle sue parole, mi spiega che le mucche sono animali morbosamente legati ai luoghi abituali del loro pascolo e che li abbandonano con molta difficoltà; la pecora, invece, è capace di adattarsi a qualsiasi habitat naturale purchè abbia una sufficiente quantità d’erba da brucare.
Ascolto con grande ammirazione la verità e la saggezza egregiamente espresse in quel detto popolare che racchiude magicamente due lati antitetici e fondamentali della natura umana.
Guardo Alessandro con un sorriso beffardo e gli dico “Io ci sto provando a fare la pecora ma la mucca che c’è dentro di me sta uscendo fuori prepotentemente!”

E voi siete pecore o siete mucche?

Confessioni di un apolide

Confessioni di un apolide

Ripubblico di seguito un post che risale al gennaio di due anni fa. Il tempo è trascorso ma i miei sentimenti non sono cambiati.

Ed eccomi qua! L’ennesimo ritorno a Parigi dopo le tradizionali vacanze in Sicilia dove, come ogni anno, ho trascorso indimenticabili giornate.
Mi fa sempre una strana sensazione trascorrere le “vacanze” a casa mia, con la mia famiglia, nel mio paese, tra la mia gente e mi sembra altrettanto strano, poi, tornare a Parigi e sentirmi a casa: ritrovare le mie abitudini, la cerchia di amicizie parigine e quella routine metropolitana a cui ormai sono abituato.
Due vite parallele che avanzano incondizionatamente, due universi distanti ma mescolati insieme nella mia mente.
La mia attività onirica me lo dimostra costantemente: quando sono a Parigi sogno di persone, cose, aneddoti e luoghi siciliani e viceversa quando sono in Sicilia sogno “in francese”.
Ogni volta che ritorno in Sicilia, ho l’impressione che tutto sia rimasto come l’avevo lasciato l’ultima volta: è come se avessi premuto il pulsante stand by nel telecomando della vita, cristallizzando emozioni e persone, e che una volta ritornato, il flusso del tempo ricominci normalmente.
E’ uno stato d’animo particolare quello di chi vive sospeso tra due (o piú) Paesi, confinato in un limbo di emozioni e speranze, costretto alla nostalgia e condannato alla malinconia.
Questa struggente dicotomia dell’anima che si dibatte tra presente e passato, tra ricordi e realtà, tra tradizioni e pragmatismo, riguarda sopratutto i siciliani che lasciano la propria terra in cerca di un Eldorado lontano o semplicemente di dignità.

I siciliani, sono maggiormente legati alla proprie origini perchè provengono da una terra baciata dal sole e carezzata dal mare, dove non c’è nulla che vada per il verso giusto ma la gente ha sempre il sorriso sulla bocca.
O forse quest’eterna malinconia riguarda chiunque decida di lasciare il proprio paese, qualunque esso sia, per cercare fortuna altrove.
Mi sono sempre chiesto se il fatto di essere siciliano, di essere nato e aver trascorso tutta la prima parte della mia vita immerso in paesaggi da cartolina e tra gente genuina, possa aver accentuato il senso del distacco.
Da piccolo non avrei mai pensato di abbandonare la mia bella Sicilia.
Il pensiero non mi traversava minimamente lo spirito. Come lasciarla? Con quali parole le avrei detto Addio? Come lasciarmi alle spalle tutto ció che la Sicilia rappresentava per me e tutto quello che mi aveva dato? In che modo cancellarla dalla mia mente? Con quali occhi guardare il mare prima di partire? Impossibile!
Eppure l’ho fatto.
Ancora oggi mi chiedo dove abbia trovato la forza di lasciarmi tutto alle spalle, fare fagotto delle emozioni e dei ricordi che volevo portarmi dietro e partire.

Pensavo di fare la classica esperienza di qualche mese, tappa obbligata per qualsiasi studente laureato in Lingue che tramite l’Erasmus o il Leonardo o qualsiasi altro progetto, vuole mettere in pratica ció che ha studiato.
Non è stato l’Erasmus a portarmi a Parigi, nè il Leonardo o l’Archimede pitagorico ma è stata la vita che ha letteralmente sradicato la mia vecchia esistenza siciliana per impiantarla nella ville lumière.
Sono passati sette anni da quando la vita ha deciso la mia partenza.
A distanza di tempo, la Sicilia fa sempre parte del mio essere ma la mia vita ha assunto sfumature diverse da quando abito a Parigi.
Questa città è una creatura bella e dannata, una ninfa da baciare ma della quale non bisogna assolutamente innamorarsi o sarà lei ad avere la meglio e resterete, come il sottoscritto, invischiati tra le sue braccia.
Parigi è una carogna luccicante che sa ammaliare chi prova a sentirne l’odore o chi vuole solamente sfiorarla.
E’ facile restare impelagati in questa splendida città, godere dei piaceri che essa offre, abbandonarsi nei suoi meandri saporiti.
E’ facile sentirsi a casa a Parigi, ambientarsi, crearsi una nuova vita e non vedere passare gli anni.
Non è facile lasciare Parigi dopo che ti ha percorso l’anima.

La testa tra le olive

La tête dans les olives

La tête dans les olives

Nato a Parigi da madre francese e padre siciliano, Cédric Casanova è la mente che si nasconde dietro La Tête dans les olives, un originale e gustoso ristorante situato nel X arrondissement.
L’originalità del posto risiede principalmente nell’unica tavola (che può accogliere fino a cinque persone) messa a disposizione dei clienti: prenotandola in anticipo potrete godere del locale senza paura di disturbare altri clienti.
Il gusto sopraffino deriva invece dalla passione che Cédric mette nella preparazione dei piatti tipici della cucina mediterranea: capperi, tonno, bottarga, formaggi, ricotta e altri deliziosi ingredienti resi saporiti dal sole siciliano.

La Tête dans les olives, oltre ad essere un ristorantino mono-tavola, è soprattutto una miniera d’oro per gli amanti dell’olio di oliva che Cédric importa direttamente dalla sua Sicilia natale.
Questo localino, situato tra Belleville e République, è un laboratorio gastronomico dove gustare squisite varietà d’olio siciliano e deliziose qualità di olive come
biancolilla, cerasuola e nocellara del Belice.
Immersi nell’atmosfera mediterranea, tra bidoni pieni d’olio e grappoli di pomodoro che penzolano dal soffitto, penderete dalle labbra di un franco-siciliano DOC che vi guiderà attraverso un delicato percorso degustativo.

La Tête dans les olives
2, rue Saint Marthe
75010 Paris
Metro: Goncourt
Tel. 09 51 31 33 34

Aperto da martedi a sabato
Prenotazione obbligatoria a latable@latetedanslesolives.com

Un pugno nell’occhio

Peppino Impastato in un quadro di Pino Manzella

Peppino Impastato in un quadro di Pino Manzella

Non trascorrevo un 9 maggio a Cinisi da parecchi anni.
La vita di chi vive all’estero, per scelta o costrizione, comporta innumerevoli rinunce tra cui l’impossibilità di partecipare a eventi importanti della propria comunità.
La lontananza fisica, purtroppo, costringe chi vive fuori a non potere essere presente ai momenti essenziali della città/paese di appartenenza e a subire inevitabilmente uno straziante processo di alienazione dalle radici di provenienza.
In realtà basta poco per riassaporare il gusto inconfondibile dell’aria di casa e ritornare a essere la persona che si era prima di fare fagotto e partire.
E’ quello che mi è successo una decina di giorni fa.

Per chi è nato e ha vissuto a Cinisi, il 9 maggio non è una data qualunque ma rappresenta il giorno in cui la violenza della mafia ha strappato la vita a Peppino Impastato, un giovane siciliano che, lottando anche contro la sua famiglia, ha dedicato la sua breve esistenza alla denuncia di ogni forma di sopruso e ingiustizia a opera del potere mafioso.
La “casuale” coincidenza del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani il 9 maggio del 1978 ha contribuito a occultare fin da subito la storia del provincialotto siciliano che, giocando con la dinamite per preparare un attentato, era saltato in aria sui binari della ferrovia.
La tesi dell’inverosimile preparativo d’attentato finito male o addirittura del suicidio furono le versioni ufficiali portate avanti dalla stampa e dalle autorità.
I loschi depistaggi per allontanare l’inchiesta giudiziaria dalla verità sulla morte di Giuseppe Impastato cominciarono già all’indomani della sua morte quando il maggiore Subranni (attualmente indagato nell’ambito della trattativa stato-mafia), comandante del reparto operativo del gruppo carabinieri di Palermo, utilizzò queste parole nel suo rapporto relativo alla morte del giovane militante di Democrazia Proletaria:“L’Impastato, dopo avere riflettuto ancora una volta su quello che egli stesso aveva definito un fallimento, progetta ed attua l’attentato dinamitardo alla linea ferrata in maniera da legare il ricordo della sua morte ad un fatto eclatante”.
E’ stata solamente la tenacia delle ricerche dei compagni di Peppino che ha permesso di far riaffiorare quella verità che in molti avevano tentato di insabbiare: il ritrovamento di alcune tracce di sangue in un casolare poco distante dal luogo dell’esplosione tolse ogni dubbio sull’accaduto.
Peppino era stato barbaramente aggredito prima di essere posto sui binari della ferrovia con cinque chili di esplosivo.
Un assassinio brutale, selvaggio e violento.
Questo è stato il prezzo che la mafia ha fatto pagare a Peppino Impastato per la pungente ironia con cui aveva denunciato attraverso provocatorie emissioni radiofoniche su Radio Aut, gli abusi, gli sfregi sul territorio, i traffici illeciti e l’arroganza del boss locale Gaetano Badalamenti rinominato Tano Seduto.
Nonostante i depistaggi la verità alla fine è venuta a galla e nel 2002 (24 anni dopo l’assassinio!) e la corte di giustizia italiana ha condannato Gaetano Badalamenti all’ergastolo per l’omicidio.

Peppino Impastato davanti la sede di Radio Aut

Peppino Impastato davanti la sede di Radio Aut

Ricordo ancora il primo 9 maggio al quale ho partecipato da ragazzo.
Frequentavo le scuole medie di Cinisi e alcuni insegnanti particolarmente illuminati mi presentarono per la prima volta la storia di Peppino, insistendo sul significato profondo della sua vita.
Mi sono legato immediatamente a quel giovane che portava il mio stesso cognome e che appariva ai miei occhi come un personaggio rivoluzionario.
Un ragazzo di Cinisi, come me, che aveva trovato la forza e il coraggio per lottare contro il potere mafioso che, come se non bastasse, risiedeva nella sua stessa casa.
Ripenso vividamente al momento in cui per la prima volta ho appreso la sua storia e percepisco ancora le vibrazioni della mia anima per l’ammirazione verso il sacrificio di quel ragazzo di appena 30 anni.
Ricordo anche una sensazione di disilluso stupore quando, partecipando per la prima volta alle manifestazioni organizzate in onore di Peppino, mi resi conto che i dibattiti e le conferenze erano semi-deserte e i partecipanti ai cortei erano pochissimi.
Per molti anni, in occasione di quella data, lo stesso gruppo di persone, formato principalmente dai compagni di Peppino e da pochi altri cinisensi, ha ricordato e reso onore al proprio compaesano assassinato dalla mafia.
Poi nel 2000 tutto è cambiato.
L’uscita dei Cento Passi, il bellissimo film di Marco Tullio Giordana, ha permesso di sdoganare a livello nazionale la figura di Peppino Impastato e ha contribuito a sensibilizzare una fetta considerevole di persone che, fino a quel momento, non avevano mai sentito il suo nome.
Da quel momento la commemorazione del 9 maggio ha registrato una partecipazione massiccia di gente proveniente da tutt’Italia per ricordare il giovane di Cinisi che ha sacrificato la sua vita per lottare la mafia siciliana.

Il corteo per Peppino Impastato

Il corteo per Peppino Impastato

Quest’anno l’evento è stato particolarmente ricco e interessante: conferenze e dibattiti partecipatissimi, mostre di pittura, concerti, un colorato corteo da radio Aut fino alla casa di Peppino (oggi diventata un museo dedicato alla sua vita) e alla casa del boss Badalamenti (bene confiscato alla mafia e gestito dall’associazione Peppino Impastato), la presenza di numerosi sindaci di vari comuni italiani.
Tra i tanti eventi che hanno corredato la trentacinquesima commemorazione della scomparsa di Peppino Impastato, mi piace ricordare l’omaggio al poeta Gaspare Cucinella che ha ricevuto una targa alla carriera e ha recitato alcune delle sue poesie.
Gaspare Cucinella ha tra l’altro scritto una bellissima poesia dedicata a Peppino intitolata Na stidda chiamata Peppino.
Partecipare dopo tanto tempo al 9 maggio di Cinisi è stato molto toccante perchè mi ha ricordato l’importanza della memoria storica e della partecipazione di un’intera comunità agli eventi fondamentali della sua cultura.

Ho lasciato il corteo con l’animo gonfio di speranze nel prossimo e nella Sicilia, convinto che un mondo diverso sia possibile.
Tuttavia mi è bastato percorrere pochi chilometri per mettere da parte le utopie esistenziali e rendermi conto che la Sicilia è ancora impelagata nelle sue contraddizioni e nel gattopardesco “tutto cambia per non cambiare nulla”.
Mi è bastato spostarmi di qualche chilometro con la mia Punto bianca, passando da Cinisi a Terrasini, per rendermi conto che le lotte di Peppino sono più che mai attuali e il sacrificio della sua vita deve ricordarci che non bisogna mai arrendersi davanti alle ingiustizie.
Arrivato al lungomare di Terrasini, la mia attenzione è stata catturata da un gruppo di persone che contemplava e commentava animosamente un cantiere in costruzione sulla costa.
Incuriosito da quella strana presenza edile su un tratto di costa incontaminato e, tra l’altro, pericoloso per via della franosità della roccia (recentemente due giovani hanno perso la vita precipitando dalla scogliera), ho deciso di scendere dall’auto per prendere informazioni.
I presenti mi hanno spiegato che quello che si dispiegava davanti ai miei occhi era il cantiere che porterà alla realizzazione dell’ I-club, uno spazio “sapientemente adagiato nella costa di Terrasini” che ospiterà un ristorante, un Solarium “in cui gli ospiti saranno coccolati, serviti e viziati” e una discoteca notturna “che grazie a rinomati dj creerà qualcosa di innovativo”.
Le parole virgolettate, come avrete ben capito, sono tratte direttamente dal sito dell’I-club che descrive la propria creazione come una perla di rara bellezza capace di integrarsi perfettamente nel paesaggio costiero in cui si collocherà e di incrementare il turismo locale richiamando visitatori da tutto il mondo.

Il cantiere dell'I-club a Calarossa

Il cantiere dell’I-club a Calarossa

Il progetto, sulla carta, è stupendo: una piattaforma a due passi dal mare dove divertirsi e fare festa fino a notte fonda, un punto di osservazione unico per ammirare tramonti mozzafiato e un motore economico per incrementare il turismo siciliano.
Perché lamentarsi allora? Perché voler andare sempre contro ogni iniziativa? Perchè voler fare i bastian-contrari opponendosi a ogni novità e a ogni forma di cambiamento?
Perché la realtà è ben diversa dai testi poetici del sito web che decantano una struttura paradisiaca dove sognare e abbronzarsi allegramente.
La struttura in questione è un pugno nell’occhio e un pugno nella pancia della dignità siciliana.
Il Solarium installato sulla magnifica costa di Calarossa è una contraddizione inaccettabile per le seguenti ragioni:

– A livello paesaggistico è un pugno nell’occhio che rovina uno scenario da cartolina incantevole.
La sua presenza aggredisce brutalmente un tratto di costa incontaminato.
Non c’erano altri posti per realizzare questo progetto?

– Ruberà i tramonti agli abitanti di Terrasini.
Se i clienti della struttura potranno usufruire di splendidi tramonti, le tante coppie che si fermano sulla cosiddetta piazzetta degli innamorati per godersi il romantico tuffo del disco solare in mare, dovranno includere nella loro visione idilliaca anche un rettangolone bianco chiamato I-club.
Un tramonto macchiato di bianco vi sembra romantico?

– E’ pericoloso.
Non riesco a credere che il comune abbia autorizzato la costruzione di un locale a strapiombo della costa, in cima a un promontorio che si getta sul mare!!!
Ma siamo sicuri che i controlli geologici siano stati effettuati correttamente?

– Distrugge la bellezza.
E’ un vero e proprio assassinio della bellezza della zona dell’isolotto che verrà deturpata e privata del suo fascino.

– Il gioco non vale la candela.
Capisco che in nome del Dio denaro si è spesso pronti a sacrificare i valori più elevati, che come diceva Coleman Business is Business, che in Sicilia il lavoro bisogna crearselo ma francamente reputo che il gioco non valga la candela.
Voglio dire che la struttura, una volta ultimata, darà occupazione a un numero molto limitato di personale e, in ogni caso, non tale da giustificare un simile scempio paesaggistico.

Il cantiere di costruzione dell'I-club

Il cantiere di costruzione dell’I-club

Nel corso della sua breve vita Peppino condusse svariate lotte a difesa del territorio e contro le speculazioni edilizie, partecipò alla difesa dei terreni della zona del Mulinazzo che furono espropriati per quattro soldi ai contadini per realizzare la terza pista dell’aeroporto.
Quella del Mulinazzo era una delle zone più rigogliose e floride della costa occidentale e fu sacrificata per favorire l’aeroporto.
La storia si ripete a distanza di tempo e, ancora una volta, il territorio viene mortificato in nome del Dio denaro.
Quel tratto di costa terrasinese, già abbondantemente privatizzato, aveva in passato destato l’attenzione dell’opinione pubblica per il progetto di costruzione di un depuratore.
In quel caso il progetto é fallito grazie soprattutto all’intervento di associazioni ambientaliste e movimenti cittadini.
Chi vincerà questa volta?

Per ricollegare la prima parte del post dedicata a Peppino con la seconda incentrata sullo scempio paesaggistico in atto a Calarossa, ritengo opportuno includere uno spezzone del film i Cento Passi in cui Peppino espone il suo concetto di bellezza:

Uno sale qua sopra e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell’uomo…e invece non è così. In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere.
Dopo un pò tutto fa parte del paesaggio…c’è, esiste…nessuno si ricorda più di com’era prima. Non ci vuole niente a distruggere la bellezza.
E allora…allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘sctè fessarie, bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla.
La bellezza…è importante la bellezza…da quella scende giù tutto il resto

Bronte e il Sud depredato

Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non raccontano

Mi è capitato di vedere recentemente un film di Florestano Vancini che racconta un episodio della storia d’Italia poco conosciuto e, come sottolinea lo stesso titolo, poco raccontato.
Il film si intitola Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non raccontano e narra i drammatici eventi della strage di Bronte, cittadina vicino Catania, poco dopo l’impresa dei mille di Garibaldi.
Prima del 1972, quando il film fu divulgato al pubblico, l’episodio di Bronte era conosciuto da pochissime persone e la sua memoria era affidata alla novella Libertà di Giovanni Verga che illustrava in maniera cruda e realistica l’altra faccia del Risorgimento italiano.
L’episodio, raccontato da Verga e Vancini, racchiude tutte le contraddizioni della Sicilia e della storia dell’Italia e fa riflettere sul vero significato dell’unità del Paese.
Siamo nel 1860 e Garibaldi sta ottenendo importanti vittorie sui Borboni che lasciano sperare le classi più miserabili in un’imminente rivincita.
Garibaldi viene visto dai contadini siciliani come un liberatore, un eroe che vendicherà i soprusi subiti per anni a opera dei ricchi latifondisti.
La povera gente, i cosiddetti “berretti”, è assetata di giustizia, libertà e dignità e vede nel liberatore barbuto il riscatto della propria esasperazione, il generale buono che spazzerà via le ingiustizie dei “cappeddi” ovvero i padroni.
La prima parte del film si sofferma proprio sulle angherie e sulle crudeltà gratuite che i proprietari terrieri fanno patire ai poveri braccianti.
Galvanizzati dall’incombente arrivo di Garibaldi in Sicilia e fiduciosi che i soprusi dei signori nei confronti dei poveri sarebbero terminati, i contadini di Bronte insorgono.
Gonfi di rabbia e dell’odio maturato da anni di sopraffazioni e ingiustizie, i braccianti si appropriano dei beni dei “cappeddi” e uccidono sommariamente i padroni.
La rivolta si infiamma ulteriormente dopo l’arrivo di Gasparazzo un brigante rivoluzionario venuto dalle montagne per fare giustizia.
Il brigante, assetato di sangue, attraversa le strade di Bronte e senza tergiversare troppo uccide i ricchi proprietari che gli si fanno davanti in nome del diritto dei poveri di vendicare le sovercherie subite fino a quel momento.
Sedici persone vengono uccise durante l’insurrezione: si tratta principalmente di nobili, ufficiali e semplici civili.
Al personaggio sanguinario di Gasparazzo si contrappone la figura dell’avvocato Lombardo, un uomo di idee liberali che tenta di ristabilire l’ordine nel paese e di far ragionare le parti in lotta.
Lombardo si mette a capo di un governo provvisorio del paese e convince la gente ad aspettare l’arrivo di Garibaldi che avrebbe provveduto ad un’equa spartizione delle terre.
Nella cittadina siciliana giunge invece Nino Bixio, il braccio destro di Garibaldi, che per sedare la rivolta e ripristinare l’ordine arresta numerosi insorti.
Indifferente alle rivendicazioni dei rivoltosi che avevano agito dietro la spinta della promessa di libertà e riscatto, Bixio organizza un processo sommario per identificare rapidamente i responsabili della rivolta.
Il generale garibaldino ha il compito di placare l’insurrezione e proteggere gli interessi commerciali e terrieri dell’Inghilterra (Bronte apparteneva agli eredi di Nelson), che aveva favorito lo sbarco dei mille.
Il 10 agosto 1860 Bixio, spietato e intransigente, individua cinque colpevoli tra cui l’avvocato Lombardo e lo scemo del paese Nunzio, e ordina la fucilazione immediata.
La storia racconta che lo scemo del villaggio pregò la Madonna durante tutta l’esecuzione e scampò miracolosamente alla raffica dei fucili.
Quando Nunzio s’inginocchiò davanti a Bixio per chiedere la grazia, il generale lo freddò spietatamente con un colpo alla testa.
Garibaldi poteva continuare la sua avanzata e unificare l’Italia.

Questa fu l’esperienza garibaldina per Bronte e per la Sicilia: la povera gente si aspettava giustizia e libertà ed ebbe in cambio violenza e indifferenza.
Vancini illustra in maniera secca e lucida la disillusione dei contadini e la crudeltà di Nino Bixio realizzando un magnifico esempio di controinformazione storica che immortala cinicamente le speranze deluse dei contadini siciliani.
Il coraggioso regista attacca con forza il quadretto patriottico dell’epopea garibaldina e fa riflettere gli spettatori sulle vere ragioni dell’unificazione d’Italia.
Naturalmente la versione del Risorgimento che è stata diffusa nelle scuole è quella edulcorata del libro cuore di De Amicis e il film di Vancini è stato a lungo censurato e bandito dai cinema.
E’ un film che consiglio di vedere a tutti perchè consente di riesaminare la storia dell’Italia in maniera critica e comprendere con maggiore lucidità la situazione odierna.
L’episodio di Bronte va inserito nel più ampio contesto dell’unificazione d’Italia che rappresentò una sconfitta bruciante per il Sud e per il florido Regno delle du Sicilie.
Quella parte d’Italia che oggi viene sprezzantemente etichettata come Terronia dai leghisti era una zona di grande prestigio e ricchezza.
Bisognerebbe approfondire le reali ragioni che hanno portato Camillo Benso conte di Cavour nel 1861 ad annettere il ricco Regno delle due Sicilie al Piemonte, allora povero e sull’orlo di un tracollo finanziario per i debiti.
Oggi la Lega di Bossi vorrebbe cancellare il Sud dalla carta geografica dell’Italia e Maroni ha recentemente presentato un quesito referendario per escludere il Mezzogiorno dall’Europa e dalla moneta unica (al fine di evitare il default della comunità europea).
Sarebbe bene che gli amici leghisti ricordassero i tanti primati raggiunti dal regno delle due Sicilie e dal Sud prima che i piemontesi, con l’appoggio di Francia e Inghilterra, se ne impossessassero cacciando i Borboni dal trono.

Ecco un piccolo promemoria:

1735 – Prima cattedra di astronomia in Italia (Università di Napoli a Pietro De Martino)

1735 – Prima al mondo la Giunta dei Veleni per gli scarichi industriali

1735 – Prima in Italia Borsa e Cambi merci

1737 – Primo teatro nel mondo (San Carlo a Napoli)

1738 – Primi scavi archeologici al mondo (Ercolano e Pompei)

1739 – Primo tribunale di commercio in Italia

1740 – Inizio attività delle celebri manifatture di Capodimonte (lavorazione ceramica)

1741 – Prima abolizione in Italia dei beni ecclesiastici

1741 – Introduzione del catasto onciario (Carlo III)

1743 – Prime leggi igieniche per la prevenzione sanitaria e ambientale

1748 – Prima nascita al mondo della Scienza archeologica con il museo archeologico di Napoli

1748 – Fondazione Università di Altamura (Terra di Bari)

1750 – Invenzione dell’impermeabile da parte di Raimondo di Sangro, principe di San Severo

1751 – Primo Real Albergo dei Poveri a Napoli 100.000 mq (8000 posti letto)

1753 – Carlo Curzio descrisse per primo la sclerodermia nell’ospedale degli Incurabili di Napoli

1754 – Prima nel mondo, cattedra di Economia (Università di Napoli ad Antonio Genovesi)

1755 – Prima al mondo, Accademia Belle Arti di Ercolano e prime leggi a difesa del patrimonio culturale ed artistico

1757 – Inizio attività della Real Fabbrica d’Armi di Torre Annunziata

1762 – Fondazione Accademia di Architettura (tra le prime d’Europa)

1763 – Primo cimitero italiano per poveri (detto delle 366 fosse)

1764 – Inaugurazione dell’Acquedotto di Maddaloni detto “Carolino”

1768 – Inaugurazione del complesso siderurgico di Mongiana (VV) tra i maggiori d’Europa

1768 – Invenzione della Carrozza marittima, natante con al posto delle ruote aveva delle “pale”

1774 – Istituzione della motivazione delle sentenze (G. Filangieri)

1774 – Completamento dei lavori per la costruzione della Reggia di Caserta

1776 – Inizio attività del celebre setificio di San Leucio e della sua Comunità con acqua corrente nelle abitazioni, unica al mondo.

1778 – Ferdinando IV ordina agli enti ecclesiastici di dar vita a scuole pubbliche gratuite

1778 – Prima scuola gratuita ed obbligatoria d’Italia istituita a San Leucio

1778 – Prima in Italia, bonifica del Tavoliere delle Puglie

1781 – Primo codice marittimo del mondo (Michele Iorio)

1782 – Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare

1783 – Primo cimitero d’Europa ad uso di tutte le classi sociali (Palermo)

1783 – Primi criteri antisismici al mondo per la rapida ricostruzione di Messina e Reggio (terremoto)

1784 – Istituzione del Porto Franco a Messina (abolito nel 1879)

1786 – Più grande cantiere navale d’Italia e del Mediterraneo (Castellammare 2000 operai)

1786 – Prima al mondo, Cattedra di Astronomia, Napoli: Giuseppe Cassella

1787 – Prima scuola ufficiali in Italia, Scuola Militare della Nunziatella

1787 – Primo prototipo al mondo di ascensore dell’era moderna nel Real Casino di Carditello (CE)

1789 – Codice delle leggi di San Leucio: Prima assegnazione di case popolari in Italia, asili nido, indennità malattia,

prima assistenza sanitaria gratuita per malati, assistenza agli anziani, alle vedove, precisi orari

di lavoro, obbligo di abbigliamento uguale per tutti, meritocrazia, abolizione della ricchezza

1790 – Primo al mondo, Osservatorio astronomico di Palermo (1819 a Capodimonte, Napoli)

1792 – Primo Atlante Marittimo nel mondo (scuola di cartografia napoletana)

1795 – Primo in Italia, orto botanico per la fitomedicina a Palermo

1799 – Prima al mondo della lotta nazional-popolare di guerriglia contro lo straniero: Frà Diavolo

1801 – Primo museo Mineralogico del mondo

1802 – Primo in Italia, ospedale psichiatrico di Palermo con cattedra (1813 ad Aversa, Napoli)

1806 – Primo in Italia, telegrafo ad asta in Sicilia

1807 – Primo Orto botanico in Italia a Napoli

1812 – Prima in Italia, cattedra di psicoterapia, Palermo: Giovanni Linguiti

1812 – Prima in Italia, Costituzione siciliana emanata da Ferdinando IV di Borbone

1818 – Prima nave a vapore del mondo (Real Ferdinando I)

1818 – Prima al mondo, legge sulle monete, sulla finanza e sulla zecca

1819 – Riforma dei codici napoleonici

1819 – Primo in Italia, Codice Napoletano: raccolta leggi civili

1819 – Primo Osservatorio Astronomico in Italia (Capodimonte)

1820 – Primo codice militare al mondo

1820 – Prima in Italia, Costituzione di tipo francese è estesa in tutto il Regno da Ferdinando I di Borbone. Per la prima volta è prevista un’organizzazione della pubblica istruzione, scuole elementari sono istituite in ogni comune, nelle scuole superiori è studiata la costituzione, ogni cittadino può in libertà scrivere e pubblicare le sue idee senza autorizzazione preventiva

1821 – Prima introduzione in Italia e poi in Inghilterra della medicina omeopatia da parte del dr. Francesco Romano, medico personale di Ferdinando IV di Borbone

1825 – Prima in Italia, scuola ufficiale di artiglieria

1827 – Prima in Europa, linea di navigazione a vapore con navi nazionali

1829 – Prima clinica omeopatica in Italia voluta dal Re presso il più grande ospedale della Trinità a Napoli

1831 – Primi in Italia, aiuti all’agricoltura: Accademie Agricole e Monti Frumentari

1831 – Primi in Italia, aiuti all’industria: Istituto di Incoraggiamento di Arti e Manifatture a Palermo

1831 – Primi in Italia, carrozze omnibus nelle grandi città

1832 – Primo ponte sospeso in ferro in Italia (fiume Garigliano)

1832 – Prima città in Italia a varare una legge sulla raccolta differenziata dei rifiuti e sulla pulizia delle strade

1832 – Primi in Italia, incentivi alla Marina Mercantile per le esportazioni

1832 – Primo in Italia, pozzo artesiano, Torre dell’Annunziata

1832 – Prime in Italia, leggi sanitarie sulla quarantena per evitare contagi a Nisida

1832 – Primo Stato italiano a dotarsi di un Ufficio Centrale di Statistica

1833 – Primo editto a salvaguardia del novellame ittico con limitazioni alla pesca a strascico e dell’uso di reti fitte

1833 – Prima nave da crociera nel Mediterraneo, la “Francesco I”

1833 – Prima al mondo, stazione meteorologica “Osservatorio Vesuviano”

1833 – Primi in Italia, aiuti al commercio, incentivi alle linee marittime di esportazione se fanno anche importazione

1833 – Primo in Italia, Corpo dei Pompieri

1833 – Istituzione in ogni provincia della società economica per il commercio di olio e del vino

1834 – Primi in Italia, aiuti all’industria di costruzione, Compagnia Edilizia per il Credito Urbano

1834 – Prima in Italia, fabbrica di zucchero di barbabietola a Sarno

1835 – Prime in Italia, scuole di Commercio e Agricoltura: Napoli, Barletta, Palermo, Melfi

1835 – Primo istituto italiano per sordomuti

1836 – Primo in Italia, marchio DOC, società di enologia

1836 – Prima in Italia, fonderia a Napoli (Maddalena, Lino&Henri)

1836 – Prima compagnia di navigazione a vapore nel Mediterraneo

1836 – Prima in Italia, compagnia di Assicurazioni Generali: partenopea Sebezia

1837 – Durante l’anno Napoli viene visitata da oltre 7000 stranieri

1838 – Prima in Italia, navigazione intraoceanica: capitan De Bartolo in Malesia per la via del pepe

1838 – Riapertura dell’università di Messina soppressa durante il viceregno francese

1839 – Prima in Italia, agevolazione daziarie su libri stranieri esportando libri nazionali

1839 – Prima in Italia, istituzione asili infantili “al di qua del Faro”

1839 – Prima ferrovia e prima stazione in Italia, seconda in Europa (Napoli – Portici)

1839 – Prima in Italia, linea di diligenze: Napoli – Roma

1839 – Prima illuminazione a gas di una città italica e terza in Europa (Napoli, 350 lampade)

1840 – Prima in Italia, alpinismo, scalata Monte Bianco dal marchese Giuseppe Imperiale

1840 – Prima fabbrica metalmeccanica d’Italia (Pietrarsa con 1050 operai)

1841 – Prima in Europa, scuola macchinisti a Pietrarsa

1841 – Istituzione dell’Amministrazione Generale delle Bonificazioni (del Volturno 15000 ha, del Sarno, della Piana del Sele, delle paludi Sipontine, del golfo di Policastro, della piana di Bivona e dei dintorni di Brindisi)

1841 – Primo centro sismologico e vulcanologia al mondo (Ercolano, ing. Gaetano Fazzini)

1841 – Primo sistema di fari lenticolari a luce costante in Italia (porto di Napoli)

1843 – Prima nave da guerra a vapore d’Italia (pirofregata Ercole)

1844 – Primo in Italia, marchio DOC dell’olio pugliese

1844 – Primo Osservatorio Meteorologico in Italia (falde del Vesuvio dott. Melloni)

1845 – Prima locomotiva tutta in ferro a vapore costruita in Italia (stabilimento di Pietrarsa)

1845 – Risanamento del debito pubblico (ministro delle finanze D’Andrea)

1845 – Napoli ospita il settimo congresso degli scienziati italiani

1847 – Prima in Italia, propulsione ad elica per navigazione marittima, nave Giglio delle Onde (Castellammare di Stabia)

1847 – Fondazione della colonia agricola di S. Ferdinando di Puglia (FG), dopo bonifica

1848 – Primo Stato italiano a concedere la Costituzione per i moti del 1848 (29 gennaio)

1848 – Primo in Italia, esperimento di illuminazione ottica: Lecce

1852 – Primo in Europa, telegrafo sottomarino continentale tra Reggio e Messina

1852 – Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia (porto di Napoli)

1852 – Primo Piroscafo in Italia ad attraversare l’Atlantico (Il Sicilia, società di navigazione del palermitano Salvatore De Pace)

1852 – Primo esperimento di illuminazione elettrica in Italia (Capodimonte)

1852 – Primo in Italia, telegrafo elettrico tra Napoli, Capua, Gaeta e Caserta

1853 – Prima applicazione dei principi della Scuola Positiva Penale per il recupero dei malviventi

1855 – Collegamento telegrafico tra Napoli e Roma, Parigi, Londra

1855 – Forte aumento della popolazione: oltre 9 milioni rispetto ai 5.7 milioni del 1830 (+57,8%)

1855 – Istituzione dei monti frumentari per il finanziamento ai piccoli coltivatori.

1856 – Premio per il terzo paese al mondo per sviluppo industriale ed economico (Parigi Esposizione Internazionale)

1856 – Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo (arch. Luigi Palmieri)

1858 – Prima galleria ferroviaria del mondo (traforo Passo dell’Orco presso Nocera Inferiore)

1859 – Primo Stato in Europa per produzione di guanti (700.000 dozzine di paia ogni anno), pasta e lavorazione di coralli

1860 – Prima flotta mercantile e militare d’Italia, totale 4/5

1860 – Prima nave ad elica in Italia (Il Monarca)

1860 – Più bassa percentuale di mortalità infantile d’Italia

1860 – Più alta percentuale di medici per abitante d’Italia

1860 – Minor carico Tributario Erariale in Italia, solo cinque tributi

1860 – Maggior quantità di lire/oro tra tutti i Banchi Nazionali Preunitari (Banco delle Due Sicilie 443 milioni sui 668 milioni del totale: 66.3% del totale)

1860 – Prima borsa merci e seconda borsa valori d’Europa

1860 – Maggior numero di società per azioni in Italia

1860 – Miglior finanza pubblica tra gli stati preunitari

1860 – Rendita dello stato quotata alla Borsa di Parigi al tasso del 12%

1860 – Tasso di sconto più basso della penisola (5%)

1860 – Prima città in Italia per numero di abitanti (Napoli 447.065)

1860 – Prima città italiana per numero di teatri (Napoli)

1860 – Prima città d’Italia per numero di conservatori musicali (Napoli)

1860 – Prima città d’Italia a dotarsi di Piano Regolatore (Napoli) con centro direzionale e strada con funzione di tangenziale

1860 – Prima città d’Italia per numero di tipografie (113 in Napoli)

1860 – Prima città d’Italia per numero di pubblicazioni, riviste e giornali (Napoli)

1860 – Prima nazione ad emettere assegni bancari, detti “polizzini sulle fedi di credito”

1860 – Monopolio mondiale dello zolfo: 90% (industria bellica)

1861 – Nell’inventario dell’invasore italiano dei beni nel Palazzo Reale di Napoli, prima di saccheggiarlo, è annotato “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”, trattasi del bidet già in uso presso le corti napoletane dal ‘700.

1861 – Prima nazione italica per occupazione, censiti nell’industria: 1.595.369, agricoltura 3.133.261, commercio 275.069, professionisti 534.485, pubblica amministrazione 130.697, forze armate e polizia 240.044, proprietari 604.437, domestici 473.674 per un totale del 76,10% di popolazione occupata

Primo sistema pensionistico con ritenute del 2% sugli stipendi

Prima cattedra di Ostetricia e osservazioni chirurgiche

Primo stato italiano ad istituire il Ministero della Pubblica Istruzione

Prime agenzie turistiche della penisola

REALIZZAZIONI CULTURALI:

Apertura del Gabinetto di Fisica del Re

Scuola di musica e danza di S. Pietro a Maiella

Scuola pittorica di Posillipo

Apertura della Real Biblioteca

Fondazione dell’Accademia letteraria

Fondazione dell’Accademia di Scienze Mediche

35 teatri attivi tra Sicilia continentale e insulare

I battelli della speranza

I battelli della speranza sul Canal Saint Martin

Una bella iniziativa si è tenuta martedì scorso lungo il canale Saint Martin, nel X arrondissement di Parigi, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla triste sorte dei tanti immigrati che trovano la morte tra le costre africane e quelle europee.
Ogni anno sono tantissimi i disperati che tentano di raggiungere quello che considerano un Eldorado attraverso imbarcazioni di fortuna.
Molti sono gli immigrati provenienti dalle coste libiche, tunisine o marocchine che raggiungono le sponde di Lampedusa e della Sicilia in generale, ma tantissimi sono quelli che perdono la vita miseramente inseguendo speranze di cambiamento e di un’esistenza migliore.
Tra il 1994 e il 2011, circa 6000 immigrati hanno perso la vita tra le onde del Mediterraneo e il numero delle vittime è aumentano in maniera esponenziale in seguito alle rivoluzioni nei paesi arabi che hanno causato drammatici sconvolgimenti sociali e politici.
Un gran numero di battelli, zattere e gommoni si sono schiantati tra gli scogli trascinando in fondo al mare i sogni e le chimere di gente che scappava dalla guerra o da altre difficoltà per cercare un possibile futuro per sè e per la propria famiglia.
L’associazione Boats4people, che si batte per un Mediterraneo di libertà e solidarietà, ha organizzato una grande manifestazione per denunciare l’indifferenza degli stati dell’unione europea nei confronti di un dramma umano dalle dimensioni enormi.
Nell’ambito di questa utilissima iniziativa, il battello Oloferne navigherà tra la Tunisia e Lampedusa, per tutto il mese di luglio, effettuando alcune tappe intermedie che saranno accompagnate da svariate manifestazioni.
Anche le associazioni umanitarie parigine hanno voluto esprimere il loro contributo simbolico e la loro solidarietà verso questa delicata problematica organizzando un lancio di battelli di carta sul canale Saint Martin.
Una flotta di coloratissime barchette ha invaso per un giorno il canale parigino per ricordare che un mondo migliore sarà possibile solamente quando l’essere umano imparerà a rispettare e accettare i suoi simili.